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La rete della memoria
postato da Noa in editoria scolastica, news BBN
In occasione della Giornata della memoria 2011 abbiamo pubblicato un innovativo percorso didattico sulla storia dell’antisemitismo, ideato e composto dal prof. Stefano Zampieri, presidente di Phronesis – Associazione italiana per la consulenza filosofica.
L’ebook è composto da sette moduli indipendenti fra loro, anche se coordinati sia in senso cronologico sia per quanto riguarda lo sviluppo logico del discorso. Il materiale offre quindi un panorama storico-critico in sé compiuto, ma personalizzabile dall’insegnante secondo la programmazione individuale e le esigenze dei diversi ordini di scuola.
La rete della memoria analizza il tema del pregiudizio antisemita attraverso approcci diversificati di carattere storico-letterario (moduli 2 e 6: da Dante a Shakespeare, fino alla letteratura della Shoah), storico-sociale (moduli 1, 3, 4, 5: di più tradizionale impostazione storiografica ma densi di elementi di carattere sociologico), e filosofico (modulo 7).
Lo trovate QUI
Presto online la versione iPad e iPhone, a cura dei maghi di Enhancedpress
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SchoolBookcamp: resoconti e riflessioni
postato da Noa in dalla rete..., editoria scolastica, news BBN
Perdonate il ritardo di questo post. L’avevo promesso due giorni fa, ma sono a letto con febbre e bronchite. Io non ho ancora avuto la lucidità di scrivere nulla, ma c’è chi l’ha fatto e, quindi, raccolgo qui i link ai resoconti e alle riflessioni scaturite dal camp.
Ovviamente aggiornerò.
Maurizio Chatel: 2 giorni a Fosdinovo
Gianni Marconato: Schoolbookcamp, i temi
Antonio Fini: Disintermediamo la scuola
Gianni Marconato: Schoolbookcamp, riflessioni
Marina Boscaino: Note in calce
Maria Grazia Fiore: SchoolBookcamp: note di viaggio
Davide Mana: La quarta dimensione del libro
Alberto Ardizzone: Libri digitali a scuola: per tutti e insieme
Simone Lazzini: SchoolBookcamp Fosdinovo
Graziano Ferro: SchoolBookcamp
Maurizio Chatel: A cosa serve riflettere.
Paola Limoni: Ma si muove qualcosa?
Giorgio Jannis: SchoolbookCamp, poi
Mario Agati: l’e-book amplificato
Carlo Columba: Libro scolastico digitale: qualche riflessione
Innovascuola: SchoolBookCamp a Fosdinovo
Federico Lera: SchoolBookcamp: Legislazione e Futuro
Non specificatamente sul Camp, ma su argomenti che sono stati discussi:
Marina Boscaino, Marco Guastavigna: Marketing lessicale sui libri di scuola
Maria Grazia Fiore: Ancora sulla circolare sui libri di testo
Maurizio Chatel: “Civiltà in rete” è un testo originale?
Mario Agati: Auri, feisbuc e il libro di filosofia
Mario Agati: book-e-e-book
Davide Mana: La quarta dimensione del libro
Aggiornamento: videointerviste a cura di Giorgio Jannis QUI
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Spunti di riflessione
postato da Noa in dalla rete..., editoria scolastica

A volte capita di leggere in modo un po’ frettoloso, per appagare una curiosità sfuggente, e di accontentarsi di un attimo di condivisione. Capita soprattutto in rete dove, complice la lettura veloce – e, di sera, la stanchezza – si legge saltando pure qualche riga.
Capita anche, però, che rimanga la sensazione di essersi persi qualcosa, un pensiero che non si è lasciato afferrare. Quando mi succede annoto su taboo. E così questa sera andata a rileggermi una pagina di Maria Grazia.
Non era così nascosto il pensiero prezioso, ma lì in bella vista:
“Non mi interessa quello che il film dice allo spettatore, bensì ciò che lo spettatore crede che il film gli dica.
A me non interessa l’effetto che il film ha sullo spettatore bensì quello che lo spettatore fa sul film, con il suo modo di organizzare i dati, con le gerarchie di importanza che egli stabilisce, con le selezioni che compie e con i significati che egli produce e attribuisce in una donazione di senso.” [Angelo Franza]Se sostituite la parola film con blog (ma non solo…) ne ricavate un sacco di spunti di riflessione interessanti…
Indovinate con che termini ho sostituito la parola “film”
Ancora una cosa, ecco una delle rare volte in cui mi trovo d’accordo con Motta:
Google Book Search: il rischio di un monopolio online.
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Testimoni del tempo sul web.
postato da Noa in dalla rete...
Sergio Lepri, per 28 anni direttore dell’Ansa, sta scrivendo un libro
Ma lo pubblica solo su internet, aggiornandolo con le testimonianzeSergio Lepri, 89 anni, dei quali ventotto trascorsi come direttore dell’Ansa (1962-1990), ha rifiutato la proposta di un importante editore di scrivere un libro sul 1943: lo pubblica sul suo sito. Una specie di romanzo a puntate aperto alla collaborazione di tutti e pensato per avere una sua “vita infinita, senza limiti di contenuti e senza scadenza temporali, affidata all’autore finché vivrà e poi a qualcuno che ne continuerà e alimenterà la sopravvivenza, perché non si perda la memoria del tempo”.
L’opera è quindi aperta, interattiva, e quindi modificabile.
[...]
Quel che colpisce è che a quasi 90 anni, un grande figlio del Novecento, scelga di affidarsi esclusivamente a internet. Spiega: “Un libro a stampa deve essere: prima, terminato dall’autore; poi stampato, poi distribuito nelle librerie. Se non è segnalato da qualche recensione di giornale, lo scoprono soltanto quelli che frequentano le librerie e lo vedono fra i libri appena usciti. Se il testo li interessa, lo comprano (mille-duemila sono quelli che comprano libri di questo tipo), lo leggono, lo mettono in uno scaffale, se ne dimenticano. Dopo qualche tempo, il libraio lo sposta fra i libri meno in vista. Dopo qualche tempo l’editore lo toglie dal catalogo, lo manda al macero. A differenza dei libri a stampa, un libro in internet non deve essere necessariamente terminato prima di essere reso pubblico e può essere corretto o arricchito dall’autore anche dopo essere stato pubblicato. Intervenire per modificare un testo in rete è semplice. Questa è l’altra novità: un libro che può cambiare, e migliorare, seguendo la diversa ispirazione dell’autore o (per un libro storico o culturale) grazie alla raccolta di nuovi elementi”.
Sul suo sito dice “Nessuno mi ringrazi. Sono io che ringrazio chi mi leggerà“, ma non possiamo non abbracciare, con la mente e con il cuore, quest’uomo che ci trasmette quello che ogni padre e nonno ha di più prezioso: la memoria, e con essa il senso del nostro tempo.
E che lo fa nel migliore dei modi oggi possibili.
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60 anni fa, qualcuno aveva previsto tutto questo…
postato da Noa in dalla rete..., news scuola
dati, causa e pretesto, le attuali conclusioni (e poi non chiedetemi perché a volte sembro avvelenata).
[...]Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.
Piero Calamandrei
III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma – 11 febbraio 1950
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L’educazione civica ritorna in pagella.
postato da Noa in editoria scolastica, news BBN, news scuola
Un nuovo problema per i prof.
Limitiamoci per il momento ai licei, per i quali la questione è più scottante. Facciamo due conti: cattedra di Storia e filosofia, 5 ore settimanali di insegnamento – 3 di filosofia e 2 di storia, che nell’anno finale diventano 3. Se l’Educazione civica diventa una materia obbligatoria aggiuntiva dell’area storico-geografica-sociale, ovvero della cattedra di storia e filosofia, le 2 ore di storia settimanale vengono di brutto tagliate del 50%, a fronte di un programma ministeriale immenso, che già così è praticamente impossibile completare (vedi a proposito le geremiadi della stampa e dei ben-pensanti su “i nostri studenti che ignorano la storia patria”).
Che fare?
Nessuno vuole negare l’importanza della disciplina, in tempi come questi poi…. Ma al solito siamo nella palude delle riforme ministeriali di facciata, che vengono s-caricate su piattaforme strutturali marce e polverose. A questo punto rischia davvero di saltare il poco di buono che ancora riusciamo a passare ai nostri ragazzi sul senso del passato e dei diritti.
E quindi?
Quindi una proposta: cerchiamo di applicare con serietà e metodo il principio della verticalità. Se si vogliono fare le riforme senza toccare il telaio che regge il motore, almeno distribuiamo i pesi: facciamole tenendo conto delle competenze effettive delle fasce d’età. In questo senso, l’educazione alla cittadinanza è un processo “di base” che può benissimo competere alla fascia della scuola secondaria di primo grado; alla secondaria superiore, affidiamo l’educazione ai diritti. Ovvero un percorso di spiegazione delle fasi storiche che hanno portato all’evoluzione delle istituzioni, dei diritti, delle leggi, dell’idea di comunità che caratterizza la nostra area geo-politica. Facciamo cioè educazione civica (OK) ma senza separarla dall’insegnamento della storia, pur distinguendole nella forma e nei fini.
Esempi: la democrazia è un fenomeno che ha una data di nascita (anzi: tante date di nascita); niente di più importante che capirne l’evoluzione per comprenderne il senso. E allora, nel libro di storia, un MODULO di Educazione civica – ovvero di STORIA DELLE ISTITUZIONI – ci permetta di affrontare lo studio del fenomeno sia in senso sincronico (quando dove perché) che diacronico (cosa è diventata, a cosa occorrerà fare attenzione nel prosieguo degli studi storici, e perché no: quali filosofie del diritto hanno contribuito alla sua trasformazione).
Noi ci abbiamo già pensato, e forse siamo i primi che possono offrire agli insegnanti una soluzione davvero concreta, e non di bassa cucina editoriale, per allontanare la nuova minaccia che incombe sulla loro autostima. Vedere per credere…
Nota di noa: il file “storia delle istituzioni” è allegato al testo di storia a partire dal terzo modulo.
Puoi scaricare il piano dell’opera, la presentazione degli autori, la guida per l’insegnante, gli indici e due pagine di esempio qui.
Oppure puoi richiedere la copia saggio qui.


Noa Carpignano è l'editore che ha creato BBN: la prima casa editrice italiana che pubblica testi scolastici digitali. Ne è amministratore e art director, lavora in un nido d'aquila in riva al mare appesa a un paio di Mac. Per saperne di più puoi leggere una sua intervista 

