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Ecco a voi DidaSfera :)
postato da noa in didasfera, editoria scolastica, news BBN, non dite che non lo avevo detto
Finalmente l’abbiamo finita, DidaSfera.
Anche se c’è ancora qualcosina da fare per perfezionare gli strumenti e per renderla totalmente accessibile agli screen reader ecc… è su, è completa, è uscita dalla fase di test, la navigazione, gli strumenti personali e social sono funzionanti. Ma è una versione beta mica per niente… troverete qua e là un martello, un cacciavite… insomma, entrate, rovistate, gustatevi il bello della diretta, ci sono ancora un sacco di “lavori in corso” nei testi, ma in ogni caso quelli che vedete ora iniziati saranno tutti pronti per l’estate e quindi per l’anno scolastico 2012/13. E comunque i lavori in corso nei testi ci saranno sempre, che continueremo a pubblicare cose nuove eh!
E io son stanca morta, e poi di DidaSfera ho già scritto tanto, cosa posso raccontarvi di più? Tuttavia mi sono divertita a preparare un’infografica. E ve la pubblico qui, per festeggiare
Cliccare per ingrandire, che è meglio

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Ci siamo quasi: 9 giorni al lancio
postato da noa in didasfera, editoria scolastica, news BBN
Tra nove giorni, il 6 gennaio 2012, Didasfera sarà disponibile.
Ancora in versione beta ma perfettamente navigabile e sperimentabile.
In questo ultimo mese abbiamo lavorato su tre fronti:
- scioglimento dei testi (con tag, collegamenti, suggerimenti… che lavorone!!!)
- test e perfezionamento del motore di ricerca, implementazione blocchi appunti e glossari
- test e perfezionamento della memorizzazione dei percorsi e della creazione di gruppi per la condivisione dei materiali di studio.
Da una parte siamo in anticipo sulla tabella di marcia: gli strumenti personali e quelli “social network” sono disponibili con almeno due mesi di anticipo sulle più rosee previsioni. Dall’altra siamo un po’ in ritardo con l’inserimento dei contenuti: speravo che almeno i testi conclusi, quelli finiti e corretti, fossero tutti online al momento dell’apertura. Invece il lavoro si è rivelato più lungo del previsto, anche perché oltre a “sciogliere” i testi, taggare, inserire le note, segnalare link e risorse, agganciare i glossari, ecc.. stiamo facendo un lavoro sull’iconografia che nessun editore fa.
Ogni foto, ogni immagine che non sia stata scattata o disegnata da noi ha il riferimento della fonte e della licenza d’uso (che qui non vogliamo rogne) e, soprattutto, ogni immagine ha un testo alternativo ragionato.
Quindi ci perdonerete se vi faremo assistere ai lavori in corso ![]()
In pratica potrete vedere le unità di lavoro aumentare di giorno in giorno, le immagini moltiplicarsi, comparire nuove gallery, nuovi testi ecc… tutto il bello della diretta ![]()
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A proposito di testi alternativi, vi faccio un esempio tratto da un’unità di lavoro relativa alla percezione visiva (non a caso).

Riporto dal testo (Tecnologia–> testo: Tecnica per il [tuo] futuro–>Grafica–>Le leggi della configurazione–>La percezione delle figure–>Il fattore di chiusura):
Il fattore di chiusura
Come puoi vedere paragonando fra loro le immagini qui sotto, il fattore di chiusura prevale su quello della vicinanza: infatti nella seconda figura ignoriamo istintivamente le zone racchiuse tra margini più vicini e le zone più larghe, che prima leggevamo come sfondo assumono il ruolo di forma.

In questa immagine percepiamo le aste come raggruppate a due a due, in base alla legge di vicinanza, ma come puoi vedere nell’immagine successiva, la legge di chiusura prevale su quella di vicinanza.

Il testo alternativo all’immagine recita: L’immagine è divisa in due parti: sopra abbiamo una fila di aste posizionate a due a due (due vicine, spazio, altre due vicine, spazio…) sotto abbiamo la stessa fila di aste, ma gli spazi fra le aste lontane sono stati chiusi da delle linee orizzontali creando quindi dei quadrati.
La legge della “curva buona” (o continuità di direzione)
Osserva l’immagine qui sotto, istintivamente distinguerai nella figura due linee che si incrociano in un punto, e le separerai mentalmente in questo modo:

Il testo alternativo all’immagine recita: Questa immagine è divisa in due parti. La prima rappresenta, apparentemente, un segmento che incrocia (più o meno a 90°) una linea con delle curve. La seconda immagine ci mostra come istintivamente possiamo separare le linee: il segmento diritto da una parte, e la linea a serpentello dall’altra.
Eppure le due linee che si incrociano potrebbero essere decisamente diverse da quelle che tu percepisci, per esempio così:

Il testo alternativo recita: Questa immagine invece ci dimostra come la figura che abbiamo visto potrebbe essere composta da due segni diversi: una parte del segmento con una parte della linea curva sopra (dal segmento fino all’incrocio e da lì la linea curva che sale e forma una V) e la restante parte del segmento con l’altro pezzo di linea curva che scende, formando una V al contrario.
Per “curva buona” si intende quindi una percepibile continuità della direzione della linea.
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E a questo punto approfitto per lanciare anche un appello: se qualche non vedente, o insegnante che lavora con non vedenti, vuole segnalarci problemi o, per esempio, suggerire testi alternativi migliori… bè, ci fa un regalo
06
Prof e alunni, amicizia vietata su Facebook
postato da noa in didasfera, editoria scolastica, news scuola, personale, sassolino nella scarpa

Leggo oggi su laRepubblica di una circolare scolastica che vieta l’amicizia tra allievi e insegnanti su Facebook.
Probabilmente in un altro momento non ci avrei fatto caso, l’avrei licenziata in un attimo sotto la voce “imbecillità” per dimenticarmene subito dopo.
Ma proprio oggi stiamo testando su DidaSfera (per chi non conosce l’ambiente didattico digitale leggere questo post) la nuova funzione che consente agli insegnanti di creare gruppi di lavoro, ad esempio dei gruppi-classe, e di condividere percorsi e documenti.
In effetti quest’area di DidaSfera è un social network dedicato, protetto, è legata ai testi scolastici e i ragazzi non possono fare l’upload delle loro foto estive (gli insegnanti sì, ma dubito che condividano come materiale didattico le loro foto in costume da bagno). Quindi decadono tutti i pretesti che hanno portato a questa circolare: è un ambiente di apprendimento, e non consente deviazioni.
Facebook è oggettivamente un’altra cosa, ma non solo perché non ha i libri di scuola digitali dentro, e neppure per le caratteristiche tecniche e le funzionalità del lato social, che sono molto simili, la diversità dipende piuttosto dal loro utilizzo (e dalle possibilità che in fase di progettazione abbiamo scelto di dare o non dare a determinati utenti, diverse per allievi e docenti). Ma delle caratteristiche social di DidaSfera parleremo in un altro post, il punto ora è un altro: cosa vuol dire dare amicizia su Facebook?
Se abitiamo tutti la rete, con che criterio decidiamo che in un luogo ci conosciamo e in un altro no? Abbiamo bisogno di una circolare?
Anche a scuola abbiamo ambienti condivisi, e non solo le classi dove il ruolo è dichiarato, pensiamo ai corridoi: i ragazzi di solito non vanno a far cagnara in sala professori, ma nei corridoi, durante l’intervallo, si ritengono liberi. Nonostante questo sono consapevoli del fatto che meglio non fare a botte, e che per calarsi le brache è bene andare in bagno. Ecco, Facebook è un corridoio, è la pausa caffè e, a volte, l’incontro fortunato. Imbecille è chi si cala le brache pubblicamente, su FB come in qualsiasi altro luogo in rete o in strada, vale per tutti, adulti e ragazzini.
E poi, cosa vuol dire “È rispetto per i ragazzi, per il loro mondo, che non deve essere invaso dagli adulti, genitori compresi“?
Perché si pensa che Facebook è “il loro mondo”? Allora non entriamo a prendere il caffè nel bar sotto alla scuola perché ci sono quelli di quarta che si raccontano come hanno passato il weekend, e potremmo scoprire che sono andati a sciare invece di prepararsi per la verifica di mate? O non prendiamo più l’autobus perché a quell’ora è pieno di ragazzi che vanno al liceo? E devono potersi sbaciucchiare, canzonare l’insegnante di turno o, sia mai, passarsi un po’ di fumo?
O decidiamo semplicemente di non confonderci fra loro, abbigliamento, gestualità e gergo compreso, e di non prenderli a pacche sulle spalle?
Poi, su Facebook, ci sono docenti che preferiscono non dare amicizia ai loro allievi, altri che scelgono di dare amicizia solo agli ex (allievi), e ragazzi che per scelta non chiedono amicizia agli insegnanti. Lo stesso vale per i genitori. Ma sono scelte personali, sappiamo che c’è chi approva la richiesta di amicizia di chiunque, c’è chi rende il profilo pubblico e chi lo tiene blindato, e tutte le vie di mezzo che lo strumento consente.
È la libertà di scegliere chi salutare e chi no, a chi raccontare cosa e perché, anche seduti ad un tavolo con davanti un bicchiere di birra, anche agli allievi, anche agli insegnanti.
Non servono circolari per questo.
Voglio la libertà di scegliere e penso anche che avere insegnanti e genitori fra gli amici possa educare i rampolli (ma anche insegnanti e genitori) a non vomitare in bacheca. Già questo sarebbe un successo.
Se poi tutti imparassero a gestire le opzioni della privacy non ci sarebbero tante rogne. Ci sono le istruzioni.
E ci sono due opuscoli, buoni per tutti, ragazzi e adulti, disponibili sul sito del Garante della Privacy: uno sugli effetti collaterali dei social network, uno sulla privacy a scuola.
Ma è sempre più facile proibire che educare.
Oggi hanno sequestrato il cellulare a mio figlio. Lui lo tiene sempre spento durante le ore di lezione, lo accende quando prende il pullman per la mensa o per la scuola di danza. Stamattina però un’insegnante è arrivata con venti minuti di ritardo e, nel bighellonare generale, lui lo ha acceso per farsi un giochino. Un altro insegnante che passava in corridoio ha, giustamente, buttato un occhio nella classe scoperta, e così lui è finito come pinocchio fra i gendarmi, imparando che non importa se è spento, o se in quel momento non c’è lezione… è proprio vietato portarlo a scuola, l’infernale aggeggio (e non è vero).
E tocca a me, domani, andare a scuola per il dissequestro.
Dalle 9,30 alle 11, mi dicono, che sono gli orari di segreteria.
Tanto le mamme non hanno niente da fare no?
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DidaSfera e i libri a strati.
postato da noa in didasfera, editoria scolastica, news BBN
E se un testo (i famosi uno cento mille testi che sono diventati ambiente di apprendimento) consente anche di prendere appunti?
Vero, qualche appuntino a margine di pagina l’abbiamo sempre preso
Ma sto parlando di appunti un po’ più lunghi, sottolineati, evidenziati e… cliccabili.
MA
prima raccontarvi di questa nuova cosa, e di farvi vedere qualche immagine, non posso fare a meno di proporvi un video: Verso un libro a strati? di Gino Roncaglia. Probabilmente a voi non farà lo stesso effetto ma io, quando l’ho visto, sono cappottata con tutta la sedia: sapendo quello che stavamo giusto giusto combinando sembrava ci avesse letto nel pensiero.
Visto il video? allora vi faccio vedere come su DidaSfera abbiamo pensato di lavorare sugli strati (a parte le gallery e le note, che abbiamo già visto aprirsi in modal windows, quindi già su un livello superiore).
Lo strumento “appunti” è stato pensato per gli studenti ma, ovviamente, è a disposizione anche degli utenti riconosciuti come insegnanti
Navigando tra le Unità di lavoro di Didasfera è sempre presente, sulla sinistra del browser, una linguetta viola.

Cliccando sulla linguetta si apre sul testo una tendina che funziona come un blocco appunti.
Nelle due capture che seguono (clicca le immagini per ingrandire) puoi vedere la tendina degli appunti chiusa e aperta.
Il blocco appunti è legato alla materia, quindi ogni allievo avrà un blocco se sta consultando contenuti classificati sotto la materia “filosofia”, e un diverso blocco se sta consultando “matematica”. Nell’immagine vediamo che quello aperto ha il titolo “Appunti di tecnologia”.
La text area messa a disposizione nella tendina del blocco appunti consente di formattare il testo, di inserire link, di evidenziare le parole con colori diversi, di fare elenchi puntati e numerati.
Gli appunti possono poi essere:
• salvati dove sono: l’allievo ritrova gli appunti al suo ritorno sulla materia,quando ritorna a casa o alla lezione successiva
• salvati sul proprio computer: viene generato un file di testo (mantiene le formattazioni, i link ecc) che come nome ha la materia, la data e l’ora (ad esempio, un file di tecnologia salvato il 4 ottobre del 2011 a mezzogiorno avrà come nome: Tecnologia_04_10_11_12_00.doc). Questo per facilitare l’organizzazione dei file che lo studente può raccogliere in una cartella e avere in ordine cronologico. Ovviamente si possono rinominare
In questo modo possono essere anche facilmente condivisi.
• stampati direttamente su un foglio e inseriti nel quaderno
Come abbiamo detto la tendina degli appunti è su uno “strato” superiore, e per questo motivo si apre “sopra” anche quando abbiamo aperta quella del pannello di ricerca o quella degli strumenti social (nella seconda immagine di esempio è aperta sulla memorizzazione dei percorsi, cliccale per ingrandire)
Questo consente, ad esempio, di appuntarsi i link restituiti dal motore di ricerca o di verificare, e annotare, quali percorsi abbiamo condiviso.
Vi anticipo che lo stesso concetto di tendina, di livello o strato superiore che si apre sul testo, lo stiamo utilizzando per i glossari: a giorni sarà pronto il primo e potrò postare le immagini
Ah, giusto per dire, mio figlio l’ha subito testato con il suo cellulare: si è loggato e ha memorizzato qualche appunto nella text area direttamente con la tastiera touch del telefono, poi ha salvato ma.. non posso pubblicarvi la capture… erano adolescenziali sproloqui su sua madre che, con le unghie lunghe, sul touch fa grandi pasticci
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Nuove cose in fase di test su DidaSfera
postato da noa in didasfera, news BBN
Stiamo testando gli strumenti per gli utenti registrati. Sono di tre tipi:
• quelli personali: diario o agenda, memorizzazione dei percorsi didattici e l’upload di documenti – l’insegnante ha uno spazio server dedicato dove può fare l’upload e organizzare in cartelle dispense e file assortiti da condividere con la classe.
• quelli didattici: glossari (visibili anche ai non registrati nelle pagine creative commons) e blocchi appunti, ogni studente ha a disposizione un blocco appunti per materia che consente di memorizzare, esportare, stampare appunti. Di questi racconterò in un post dedicato, datemi un paio di giorni
• quelli social: rintracciare amici, mandare messaggi e, prossimamente (ci stiamo lavorando), creare gruppi e condividere con questi i percorsi e documenti che si sono memorizzati nel proprio profilo.
Vi mostro qualche anteprima
L’agenda (per gli insegnanti, diario per gli allievi)
La memorizzazione dei percorsi
L’insegnante può memorizzare dei percorsi inserendo (e organizzando in cartelle) link a pagine di Didasfera e/o pagine esterne (es wikipedia o altri siti). Lo studente può organizzarsi i percorsi per materia di settimana in settimana…
Io, per esempio, mi sto organizzando le pagine sulle quali sto lavorando per verificare, correggere i contenuti, le immagini ecc…
E l’upload documenti:
Si può fare l’upload di molti tipi di documenti, da file doc a mappe concettuali (.mm), inseriremo l’elenco delle estensioni consentite
Gli Amici, in fase di test (il pannello, non gli amici
)
Restate sintonizzati, che qui di giorno in giorno testiamo qualcosa di nuovo
(Se vuoi sapere cos’è DidaSfera leggi questo post)
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DidaSfera, quarto post: una struttura metastabile
postato da noa in didasfera, editoria scolastica, news BBN, news scuola, non dite che non lo avevo detto
ovvero, com’è stata progettata
(se non sai cos’è DidaSfera leggi il primo post)
Progettare una casa, un business plan o un armadio significa creare uno spazio interno isolando una porzione dello spazio esterno tramite frontiere (confini, pareti o numeri) che separano una regione interna da una esterna.
La regione interna può essere ulteriormente suddivisa e, secondo gli obiettivi che ci siamo prefissati, ci possono essere dei collegamenti fra questi spazi (una casa avrà le porte, mentre un cassetto è bene non abbia un buco che lo collega a quello sottostante).
Ma spazi interni non vuol dire spazi chiusi o isolati, la continuità spaziale deve comunque essere garantita con uno spazio di relazione, di comunicazione.
Supponiamo quindi di fare design solo con questo spazio, quello di relazione, e di abitare solo quello. Non abbiamo muri ma solo connessioni.
E iniziamo quindi a configurarle.
Abbiamo delle persone che sulla mappa sono insiemi di oggetti relazionati tra loro sulla base di tipi, non si tratta di una gerarchia, ma piuttosto di un’olarchia, dove non c’è una posizione – appunto – gerarchica, ma cluster autogestiti e mutevoli dove la posizione di ognuno (in un dato momento) è data dall’unicità dei frutti che può dare il suo interagire con gli altri. Frutti, creati e organizzati secondo una struttura modulare e una connessione logica.
Abbiamo così una mappa di dati mai completa, dati che, come i pensieri che rappresenta, sono un flusso, un diario di bordo e, nel contempo, un’impalcatura che ci consente di vedere l’intera struttura di un’idea così come di entrare nel dettaglio.
Questa impalcatura facilita la creazione condivisa, chiamiamole intuizioni collettive, e la condivisione della creazione (che è n’altra roba). In questo modo ciascuno può ottenere la comprensione visiva di un livello più elevato che è fondamentale in progetti complessi.
Noi siamo abituati a organizzare dividendo e spezzettando, e organizzando i dati in cartelle e sottocartelle (pensate alla directory del vostro computer) arriviamo alle parti più piccole. E la complessità del sistema tende ad aumentare man mano che andiamo specializzando. Creare una mappa è come mettere un livello di semplicità attraverso il quale leggere la complessità.
Colleghiamo le cose insieme, piuttosto che dividere e separare la conoscenza in piccole porzioni.
In ogni caso se vogliamo lavorare con approccio riduzionista possiamo farlo perdendoci però le interdipendenze, mentre così è sempre percepibile il contesto di riferimento all’interno del quale si può agganciare un’idea o un nuovo progetto che, il più delle volte, scaturirà dal contesto stesso. Ed è questo a far sì che l’insieme sia più della somma delle sue parti favorendo anche una forma di magnetismo che facilita l’aggregazione, sia da un punto di vista di collaborazioni autoriali, sia per quanto riguarda i contenuti.
La struttura che si crea è metastabile: si regge su un non equilibro capace di persistere, potremmo quindi dire che è relisiente.
Abbiamo quindi un organigramma a geometria variabile, una struttura policentrica e dialogica dove i confini sono sostituiti dalle connessioni, esattamente come il prodotto che viene creato: il risultato del lavoro ha le stesse caratteristiche “elastiche” della struttura operativa che l’ha realizzato.
La particolarità vera sta quindi anche nel fatto ciò che ne viene fuori è un libro (dieci libri o cento libri) che diventa un unico ambiente multidisciplinare che consente percorsi reticolari per chi al filo di Arianna preferisce la tela di Aracne. Un libro che non è più un libro non solo perché è digitale, ma perché non ha più senso leggerlo da cima a fondo in quanto nel liquefarsi ha perso sia la cima sia il fondo, e dove l’indice è costituito da punti evento che ne determinano topologicamente la pluridimensionalità.
In questa avventura l’innovazione sta non tanto nel modo nuovo di affrontare un singolo processo, ma nel sovvertire i tradizionali approcci in tutta quella che è normalmente chiamata “filiera”… ecco qui è sparita la filiera. Qui si è creata un’organizzazione del lavoro che è essa stessa un contesto formativo, esattamente come sarà il “libro” che stiamo creando. Ed esattamente come sarà, anche, il meccanismo di distribuizione: una funzione di ricerca utilizzabile come radar culturale.
Alla luce di tutto questo potrebbero essere un po’ meno oscuri questi tre miei precedenti post che qualcuno di voi forse ricorda (e magari ha pensato fossero un po’ strani):
How long is now
Veniamo in pace
Quello che oggi è grafica, domani sarà coreografia.
Questo è il quarto post della serie “DidaSfera“, gli altri potrebbero interessarti:
DidaSfera, primo post: la piattaforma BBN
DidaSfera, secondo post: la navigazione dei contenuti
DidaSfera, terzo post: strumenti e social learning
DidaSfera, quinto post: collaborare
DidaSfera, sesto post: bando di partecipazione
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DidaSfera, terzo post: strumenti e social learning
postato da noa in didasfera, editoria scolastica, news BBN, news scuola, non dite che non lo avevo detto
(se non sai cos’è DidaSfera leggi il primo post)
Abbiamo visto che il docente non è legato ad una sequenza lineare di pagine ma può crearsi dei percorsi personalizzati anche attraverso testi diversi e utilizzando contributi di vario genere.
Questi percorsi sono memorizzabili perché l’ambiente, oltre che un contenitore evoluto per il materiale didattico, è anche un social network: ciascuno ha un proprio profilo e DidaSfera riconosce il docente dall’allievo offrendo opportunità diverse.
Il menù degli strumenti veloci consente di registrare una pagina interessante tra i preferiti, oppure di memorizzarla in un preciso percorso salvandolo in modo da poterlo riproporre nella classe parallela o il prossimo anno.
L’insegnante ha quindi modo di prepararsi percorsi e lezioni e memorizzarli nel proprio profilo per recuperare velocemente il materiale necessario quando serve. Può anche inserire contenuti propri, e condividere il tutto – questo l’aspetto social – con altri utenti, anche con più persone, ad esempio una classe, o inviare la pagina via mail. Può creare gruppi di lavoro con gli allievi e colleghi, con classi di altre scuole, e chissà quante altre cose potremo inventarci sperimentando ![]()
ATTENZIONE: C’è da dire che stiamo lavorando dando la precedenza alla parte “contenuti”, e per questo non so dire ora quanti di questi strumenti saranno già operativi quando la piattaforma verrà resa pubblica. Li testeremo insieme man mano che verranno implementati Ora sono operativi
Questa immagine quindi è solo una bozza, quella sulla quale stanno lavorando i programmatori. Assomiglia a quello che ne uscirà – e che probabilmente sarà migliore visto che quello che è stato realizzato fino ad ora è meglio di quello che è stato dato come bozza lavoro
AGGIORNAMENTO del 20 novembre:
stiamo lavorando più speditamente del previsto, questa è la capture della versione definitiva del pannello di gestione dei percorsi, già perfettamente funzionante (clicca per ingrandire):
Questo è il terzo post della serie “DidaSfera“, gli altri potrebbero interessarti:
DidaSfera, primo post: la piattaforma BBN
DidaSfera, secondo post: la navigazione dei contenuti
DidaSfera, quarto post: una struttura metastabile
DidaSfera, quinto post: collaborare
DidaSfera, sesto post: bando di partecipazione
Altro aggiornamento sugli strumenti Social QUI
Aggiornamento dell’aggiornamento: DidaSfera è online QUI
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DidaSfera, secondo post: la navigazione dei contenuti
postato da noa in didasfera, editoria scolastica, news BBN, news scuola, non dite che non lo avevo detto
DidaSfera è navigabile in molti modi.
(se non sai cos’è DidaSfera leggi il primo post)
Il menu nella barra in alto offre una tradizionale classificazione tassonomica che consente di scegliere l’area e la materia e di sfogliare alla ricerca del testo che interessa.
Quando l’abbiamo trovato possiamo consultarne l’indice, scegliere il modulo, andare al capitolo, leggere il paragrafo… insomma, come un libro
Oppure si può cercare in modo più specifico utilizzando il motore di ricerca avanzata che consente di filtrare per materia e/o per tipo di contenuto (testo, immagini, giochi, esercizi…) e/o per età (+6 + 12 +14 ecc).
Il motore di ricerca non lo fa ancora (ci stiamo lavorando) ma presto restituirà anche una mappa semantica.
Lavorando direttamente su un argomento si può navigare per tag: ogni unità didattica restituisce i tag dell’intero modulo di appartenenza.

Oppure si può vedere quali risorse interne a DidaSfera stessa o quali link interni o esterni sono consigliati.
E aprire contestualmente la gallery fotografica segnalata.
Potete quindi rovistare liberamente tra testi di autori diversi e di materie diverse per scuole diverse. Potete copiaincollare, assemblare, miscelare con altri contenuti. Potete memorizzare i percorsi.
Potete smontare e rimontare, aggiungere e togliere, provare, sperimentare, condividere, imparare e… collaborare ![]()
Potete divertirvi, anche.
Tutto questo, in breve, dal punto di vista tecnico.
E da quello didattico? Un’idea potete farvela leggendo il post di Chatel “L’insegnante liquido”
Questo è il secondo post della serie “DidaSfera“, gli altri potrebbero interessarti:
DidaSfera, primo post: la piattaforma BBN
DidaSfera, terzo post: strumenti e social-learning
DidaSfera, quarto post: una struttura metastabile
DidaSfera, quinto post: collaborare
DidaSfera, sesto post: bando di partecipazione
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DidaSfera, primo post: la piattaforma BBN
postato da noa in didasfera, editoria scolastica, news BBN, news scuola, non dite che non lo avevo detto
Abbiamo parlato e straparlato di libri liquidi e di libri ambiente (didattico).
Riprendo un concetto che credo fondamentale:
…bisogna considerare anche la sua perdita di confini fisici dovuta non solo alla scomparsa della sua solidità, ma alla sua permeabilità a contenuti “altri”, alla sua miscelabilità con contentuti “altri”.
Le connessioni – che permettono di esplorare – e l’hackerabilità – che consente di appropriarsi e rimescolare e sperimentare i contenuti – fanno sì che il testo sia fluido e possa diventare un vero e proprio ambiente di apprendimento.
Siamo quindi partiti da qui, e siamo riusciti a progettare un libro ambiente che contiene libri liquidi. O, forse più correttamente, uno cento mille libri che fondendosi si fanno ambiente.

Si chiama DidaSfera: www.didasfera.it
È online ma l’accesso è per ora riservato agli addetti ai lavori: sarà parzialmente accessibile tra pochi giorni (ma solo su invito per lo stress test) e operativa prima di Natale.AGGIORNAMENTO: è online e accessibile
Il post di annuncio d’apertura, con infografica è QUI.
Un nuovo modello economico
Sono convinta – in BBN siamo convinti – che uno dei modelli economici sostenibili, per produrre e distribuire prodotti culturali con licenze estese o Creative Commons tutelando nel frattempo chi produce opere creative, sia quello della cultura flat-rate.
La sostenibilità (nel senso di ricavare un profitto con il quale remunerare l’opera di ingegno e reggere la struttura sul mercato) è da ricercare nella simmetria della logica tra sell in e sell out, offrendo così all’utente un servizio che gli consente l’accesso gratuito alle risorse tutelandone simmetricamente – e retribuendo, con un sistema di gestione collettiva – il diritto d’autore.
DidaSfera, l’ambiente di apprendimento al quale stiamo lavorando, e che abbiamo presentato in bozza a Milano e a Torino, e in versione beta allo Smau pochi giorni fa ha avuto origine da questa convinzione.
I contenuti di DidaSfera:
Tutti possono accedere a DidaSfera e navigare tra i contenuti rilasciati con licenza Creative Commons.
Per accedere agli altri contenuti bisogna invece essere registrarsi sottoscrivendo un abbonamento annuale.
L’utente registrato può navigare senza limitazione di materia e ordine di scuola e può consultare e prelevare (e copiaincollare, stampare, fotocopiare, miscelare, potare o integrare…) liberamente i contenuti che gli servono. Inoltre l’utente registrato ha a disposizione strumenti che consentono di memorizzare percorsi, condividere contenuti, creare gruppi di lavoro ecc.
In DidaSfera sono “liquefatti” i libri di testo digitali e altre risorse (schede, approfondimenti, dispense, video, podcast, materiale per LIM ecc) di tipo didattico. I testi inseriti hanno il codice ISBN e alcuni sono divisi in moduli, ciascuno con un suo codice (oltre a quello dell’opera completa).
In questo modo la scuola che sottoscrive l’abbonamento a DidaSfera può usare questi codici per le adozioni dei testi digitali. I testi in lavorazione vengono segnalati e, appena possibile, vengono resi disponibili indici e pagine demo agli insegnanti in modo che la scuola possa pianificarne l’adozione per l’anno scolastico successivo.
MA noi suggeriamo di utilizzarla, per ora, in affiancamento al tradizionale libro di testo in modo da testarla e sperimentarne l’uso in classe.
Il prezzo dell’abbonamento la rende conveniente anche nel caso la utilizzi un solo docente, infatti costa meno di un qualsiasi libro in adozione pur consentendo l’accesso a tutti i contenuti presenti di qualsiasi materia e corso di studi.
In questo modo l’insegnante di storia delle medie può sfogliare le gallerie di immagini di storia del costume, pensate per l’istituto d’arte, e far vedere agli allievi come andavano vestiti gli assiri, oppure può andare a rovistare tra le schede di approfondimento di tecnologia per spiegare cosa sono i dagherrotipi.
Nel frattempo l’insegnante di educazione fisica sta consultando con i ragazzi il testo di scienze per identificare il bicipite, mentre l’ora dopo sarà l’insegnante di scienze a pescare, in una tavola del testo di tecnica, le essenze del legno.
No, non ci sono ancora tutti i testi di tutte le materie di tutti i corsi di studio. Sarebbe bello ma… c’è tanto lavoro ancora da fare (collaboratori cercasi).
Questo è il primo post della serie “DidaSfera“, gli altri potrebbero interessarti:
DidaSfera, secondo post: la navigazione dei contenuti
DidaSfera, terzo post: strumenti e social-learning
DidaSfera, quarto post: una struttura metastabile
DidaSfera, quinto post: collaborare
DidaSfera, sesto post: bando di partecipazione
Aggiornamento: altri post con le news (nuovi strumenti ecc)
Nuove cose in fase di test su Didasfera: QUI
Didasfera e i libri a strati: QUI
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La scuola del libro, ci saremo pure noi :)
postato da noa in editoria scolastica, news BBN

L’università di Urbino “Carlo Bo” bandisce un Corso di Formazione professionale intitolato “La Scuola del Libro”.
La durata del corso è di 2 mesi e mezzo (16 maggio-30 luglio), con 20 giorni di didattica frontale, per un totale di 120 ore strutturate nell’arco di 10 fine settimana (venerdì, 7 ore e sabato, 5 ore).
Il Corso – condotto da Emanuerla Conti, Mario Guaraldi e Gianluigi Montresor – si avvale di docenze di eccellenza con una serie articolata di Seminari incentrati sulla rivoluzione digitale in atto nel mondo dell’editoria.
Ecco alcuni dei temi che verranno trattati:
- Analisi della “vecchia” filiera editoriale basata sulla “merce cartacea”
- Le figure professionali a rischio di estinzione: fotolitisti, tipografi, librai
- Aspetti evolutivi verso il commercio dei “contenuti immateriali”: dal caos normativo alla deregulation programmata
- Il Far-Web attuale: i buchi neri del “copyright” e della normativa sul commercio librario
- La galassia e-book dopo il primo big-bang (formati, devices, piattaforme distributive, pricing e nuove forme di promozione)
- Progettare e realizzare “libri digitali” (competenze del futuro “redattore editoriale”)
- Il ruolo dell’editore digitale nel contesto della distribuzione planetaria: l’editore come “banchiere di contenuti”
- Scansione, conversione e nuove forme di archiviazione editoriale
- Nuovi contenuti e recupero dell’antico sul fronte di una nuova accessibilità
- Il Print-on-demand
- L’e-book a Scuola: una rivoluzione educativa prima che didattica
- Il library-lending (prestito bibliotecario di contenuti immateriali): il futuro del libro è in Biblioteca?
- L’editore diffuso: Aziende e Istituzioni fra vecchia burocrazia e nuova “cultura digitale”.
Tra i docenti e gli esperti che interverranno: Marco Barulli, Giulio Blasi, Sergio Canneto, Noa Carpignano, Fulvio Corsini, Erika D’Amico, Alessandro Del Ninno, Fabrizio Fenucci, Giorgio Jannis, Paola Ricci, Gino Roncaglia, Massimo Russo, Antonio Tombolini, Ilio Trafeli, Giuseppe Vitiello.
A questi si aggiungono ospiti come Enrico Pazzali (Fiera di Milano) e Pierluigi Masini (Resto del Carlino).
Mi dicono che sono previste anche tre borse di studio, io non so dirvi di più ma per info potete scrivere alla tutor, la gentilissima dottoressa Silvia Castellani: silvia.castellani25@gmail.com
E questo è il link alla pagina informativa su www.uniurb.it
Ancora una cosa: penso che questo corso possa essere utile anche agli insegnanti che accarezzano l’idea di potersi spendere nella creazione di testi digitali per la scuola























Noa Carpignano è l'editore che ha creato BBN: la prima casa editrice italiana che pubblica testi scolastici digitali. Ne è amministratore e art director, lavora in un nido d'aquila in riva al mare appesa a un paio di Mac. Per saperne di più puoi leggere una sua intervista 

