Nov
11

questa è l'immagine del pdf del vademecum

Si parla di Siae, ma pochi conoscono l’AIDRO.

Dal sito:

AIDRO è l’associazione italiana che tutela i diritti di riproduzione delle Opere librarie e periodiche.

Ha due principali ambiti di attività:
• le azioni di contrasto contro la pirateria libraria
• la gestione, per conto degli autori ed editori associati, dei diritti di riproduzione in fotocopia delle opere librarie per uso professionale o commerciale, nei casi quindi che vanno oltre la riserva di legge concessa alla SIAE (uso personale entro il limite del 15% di ciascun libro o rivista). AIDRO offre un sistema di licenze studiato per soddisfare le diverse esigenze del mercato.
Creata nel 1989 da Autori ed Editori, nel 2004 si è dotata di uno statuto modificato per cercare di rispondere meglio alle sfide poste ora anche dalle nuove tecnologie. Nuovi mezzi pongono difatti ora nuovi problemi all’editoria sul fronte dell’antipirateria, poiché hanno reso più economiche e fedeli le copie pirata e più facile la diffusione delle stesse.

Socio di AIDRO è AIE (Associazione Italiana Editori).

AIDRO tutela i propri associati pure nei confronti della pirateria informatica delle Opere librarie, mettendo a punto strumenti sempre più sofisticati di controllo. Sono attualmente allo studio – grazie alla collaborazione con alcune consorelle estere – soluzioni efficaci per la gestione dei diritti in ambiente digitale, in particolare per soluzioni di print on demand.

Bene.

Questi signori hanno pubblicato un decalogo per il mondo della formazione. Penso che tutti i docenti e i dirigenti dovrebberlo leggerlo.

La cosa che mi fa sorridere è che anche il pdf del breve “vademecum per la formazione”, scaricabile QUI, è un file protetto.

Quindi se io volessi citarne un pezzettino, volessi copiaincollare qui due righe significative, non lo posso fare. Perché, cari i miei insegnanti, dovete sapere che anche la redazione di quelle “semplici” regole (cito dal decalogo) è costata fatica e sudore, e trattasi di opera di ingegno.

Quando si dice avere il chiodo fisso.

 

p.s. ho provato ad aprire il file con photoshop per creare l’immaginetta della prima pagina e mi chiede la password :D
quindi ho fatto una capture dello schermo, speriamo che non mi mandino una contravvenzione :P

p.p.s. ma non è che l’intento è quello di non farlo circolare, di non farlo leggere? forse conviene loro incassare le (salate) multe…

Feb
23

19 febbraio 2010 – Università di Padova – Cultura Senza Barriere
Seminario: I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola

Nell’abstract mi ero proposta di rispondere a 5 domande, ho quindi sommariamente diviso il mio intervento in 5 parti, e ora viene comodo dividere questo contributo in 5+1 post.

0. Premesse

1. Cosa si pensa che siano i testi digitali per la scuola?

2. Cosa invece dovrebbero essere?

3. Come la mettiamo con l’accessibilità?

sei qui –>4. Perché la pirateria non deve far paura?

5. Perché le scuole non devono subire il cambiamento e come possono essere parte attiva?

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immagine buffa: rappresenta Mr Bean travestito da Pippi Calzelunghe vestita da pirata

Tenete presente che io parlo sempre di scolastica, perché per la varia la questione è un po’ diversa.

Il testo digitale è un invito alla pirateria, una
volta che scarico il file ne posso fare mille copie.
L’unico modo per tutelare il diritto d’autore è
semplicemente non permettere il download.

Il già citato Michele Lessona, De Agostini, consigliere del Gruppo Educativo AIE, sostiene che i file non devono essere scaricati. Ma la discussione vera non è tanto sul download, se permetterlo o meno (anche perché la normativa è stata dirimente su questo punto parlando chiaramente di testi scaricabili), ma sui DRM.

il disegno rappresenta il logo delle licenze CC chiuso con un lucchetto
C’è addirittura chi pensa che sia cosa logica applicare DRM su contenuti rilasciati con CC, che è dir tutto.

I DRM sono dei lucchetti antipirateria, nati per limitare la diffusione illegale dei contenuti soggetti a diritto d’autore. La storia dell’industria musicale dovrebbe aver insegnato che non solo sono inutili, ma sono anche dannosi. Però se qualcuno pensa al libro digitale come a un oggetto fatto e finito, pensa di venderlo come tale, e quindi si premura di lucchettarlo.
Ma l’editore che si arrocca sull’idea di vendere un file come fosse un oggetto è miope: dimostra di non aver compreso la natura del prodotto e neppure lo spirito del contesto in cui opera.
Un testo scolastico, così come un testo di divulgazione scientifica, che sia aggiornabile in tempo reale, integrabile nella struttura, permeabile alle idee è il migliore dei testi possibili. L’interattività che un testo di questo tipo consente è così preziosa da rendere qualsiasi tentativo di costrizione un gesto scellerato.
La dissociazione schizofrenica di chi pensa di lavorare in rete senza condividerne lo spirito non può che dare un esito infausto.
[Noi investiamo risorse volentieri anche per pubblicare materiale gratuito. Per fare un esempio, i primi tre moduli del testo di storia sono composti da 416 pagine, mentre le schede free di approfondimento ad essi associate sono composte da un totale di 383 pagine, e chiunque può scaricarle. È il nostro piccolo tributo alla rete. Per questi file abbiamo scelto, in accordo con gli autori, la licenza Creative Commons.
E anche i file non free, quelli dati in licenza alle scuole, non sono protetti in alcun modo, non occorrono password per aprirli o stamparli, non c'è un controllo su quanti computer/dispositivi li possano aprire, non ci sono accrocchi di nessun genere che possano impedirne la copia e la diffusione che, anzi, è incoraggiata.
Inizialmente inibivamo solo la modifica dei file, per poter garantire la correttezza scientifica e la qualità dei contenuti (se qualcuno modificasse i testi scrivendo delle bufale, la credibilità degli autori e della casa editrice sarebbe compromessa), ma stiamo pensando a soluzioni diverse e più libere.]

piratepoetry-med

Eppure questo problema è così sentito che nel gennaio del 2009 è nato, per iniziativa governativa, il Comitato Tecnico contro la Pirateria Digitale, meglio sarebbe stato, come scrive Lera nel post “Il futuro dei contenuti digitali tra voglia di repressione e necessità di sviluppo” creare un Comitato per la regolazione e disciplina dei contenuti digitali.
[Chi è interessato ad approfondire può leggere l'ottimo articolo di Bobbio riportato da Guido Scorza]

Per quanto riguarda l’editoria in generale sono ben lontana dall’avere, e proporre, soluzioni, ma per l’editoria scolastica la soluzione è sotto il naso di tutti, l’abbiamo proposta già più di due anni fa.

insegnante davanti ad una LIM con il foulard da pirata

[Per praticità copioincollo da un vecchio post]

Premesso che NON tutti gli insegnanti sono pirati, incominciamo a dire che le adozioni sono pubbliche: in primavera gli insegnanti scelgono i libri di testo che i ragazzi (le famiglie) dovranno acquistare a settembre. Gli elenchi dei testi adottati in ogni scuola di ogni ordine e grado sono pubblici.
Supponiamo quindi che una scuola di Milano adotti il nostro testo di storia.
La scuola ci chiede la licenza (presidi corsari non ne conosco) e distribuisce i file ai ragazzi. Si tratta di file NON protetti: la nostra licenza ne permette la copia, la stampa e la fotocopia (più altrettanto materiale Creative Commons).

Ora ipotizziamo che uno dei ragazzi del liceo milanese, chiamiamolo Barbanera, e-mulizzi i file, e che un altro ragazzo, che chiameremo Barbagianni, li scarichi.

Caso 1: Barbagianni vive a Milano e frequenta lo stesso liceo di Barbanera.
Caso 2: Barbagianni vive a Bari, o a Venezia, o a Catania e frequenta un liceo che ha adottato lo stesso testo.
Caso 3: Barbagianni vive a… e frequenta un liceo che NON ha adottato questo testo.

E allora?
Caso 1: non ci interessa: se i ragazzi sono compagni di scuola, questa ha già acquistato la licenza per tutti. Che differenza fa quindi se Barbagianni utilizza il file che gli ha passato l’insegnante con la chiavetta usb, o quello identico che ha pescato in un torrente?
Caso 2: Il liceo di Bari, Venezia o Catania che sia, se ha adottato il testo ha anche acquistato la licenza, quindi vedi risposta al caso 1.
Caso 3: Barbagianni studia storia su un altro testo e i motivi per i quali ha scaricato i file possono essere due: o l’ha fatto per errore, quindi li butterà via o finiranno dimenticati in qualche sottocartella, oppure li ha scaricati per leggerli, consultarli, usarli per integrare il testo sul quale studia. Bene, questa è l’unica ipotesi dove potrebbe, secondo i criteri usuali, configurarsi la pirateria. Ma per quanto ci riguarda un ragazzo che sceglie di farsi il download di un libro scolastico, invece che di un gioco, è così raro che il testo gratis se lo merita. E se ce li richiede, al Barbagianni bucaniere, diamo pure gli altri.

[Addenda per gli studenti presenti in aula e per quelli che leggeranno questa sbobinatura.
Mi avete sentita sostenere che siamo contrari ai DRM, che la pirateria non è un problema e che un libro di testo è buono se è hackerabile (parte 5), poco dopo avete sentito Guaraldi sostenere che la pirateria è necessaria (come lo fu anche in real life ecc ecc). Ora io non voglio che interpretiate queste idee controcorrente di due bizzarri editori come un invito al brigantaggio: tenete ben a mente che la pirateria è un reato penale, che può costare anche tre anni di patrie galere.
Ma c'è modo e modo di fare pirateria, ci sono forme di militanza che non sono perseguibili: condividere idee, buone pratiche e novità osteggiate dalle lobby e quindi non pubblicate sui media mainstream. I canali li avete, da quelli reali (consigli di classe, di istituto, associazioni studentesche) a quelli virtuali (blog, forum e social network), e questi sono potentissimi e costituiscono il vantaggio "rivoluzionario" della vostra generazione. Ma pensate un po' che casino avremmo tirato su se li avessimo avuti noi nel decennio dal '68 al '78 :D ]

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Feb
23

19 febbraio 2010 – Università di Padova – Cultura Senza Barriere
Seminario: I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola

Nell’abstract mi ero proposta di rispondere a 5 domande, ho quindi sommariamente diviso il mio intervento in 5 parti, e ora viene comodo dividere questo contributo in 5+1 post.

sei qui –> 0. Premesse

1. Cosa si pensa che siano i testi digitali per la scuola?

2. Cosa invece dovrebbero essere?

3. Come la mettiamo con l’accessibilità?

4. Perché la pirateria non deve far paura?

5. Perché le scuole non devono subire il cambiamento e come possono essere parte attiva?

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Tutti gli anni, stagionali e puntuali come il virus dell’influenza, compaiono nei giornali articoli che denunciano il “caro scuola”, in modo particolare il “caro testi”. Sono tanto profonde e ragionate le tesi della maggior parte dei giornalisti da farmi pensare che questi articoli siano riciclati di anno in anno.
capture di un quotidiano online
Di testi digitali raramente si è parlato, e anche nel 2009 – come vedremo un anno particolare – si è evitato l’argomento il più possibile.
Eppure già nel luglio 2004 l’allora ministro Moratti propose di inserire nella finanziaria una norma per permettere di scaricare i libri di testo dalla rete.
Non ho mai compreso che senso potesse avere emanare un decreto per consentire di fare qualcosa che nessuno ha mai proibito.
Nonostante nel 2004 il webduepuntozero non fosse ancora nato (in realtà sì, ma qui nessuno lo sapeva), e nonostante fosse luglio (scuole chiuse), furono molte le discussioni e i commenti nei forum in rete. All’epoca era abbastanza ovvio che venissero percepiti solo i vantaggi dovuti alla diminuzione dei costi e alla riduzione del peso.

capture del blog di beppe grillo

Anche Beppe Grillo pubblicò un anatema sul suo blog (ma quando le cose si fecero concrete, e i primi editori non allineati iniziarono a pubblicare in digitale, preferì il silenzio).
Ci fu un’alzata di scudi da parte dei librai, gli editori brontolarono giusto un po’ (tanto a cosa serve permettere il download dei libri se gli editori non li mettono online?) e la norma fu stralciata dalla finanziaria.

Quattro anni dopo…
Nel luglio 2008 esce la finanziaria 2009

Estratto del testo della finanziaria: 1. A partire dall’anno scolastico 2008-2009, nel rispetto della normativa vigente e fatta salva l’autonomia didattica [...] i competenti organi  individuano preferibilmente i libri di testo disponibili, in tutto o in parte, nella rete internet. Gli studenti accedono ai testi disponibili tramite internet, gratuitamente o dietro pagamento a seconda dei casi previsti dalla  normativa vigente.  2 [...] A partire dall’anno scolastico 2011-2012, il collegio dei docenti  adotta esclusivamente libri utilizzabili nelle versioni on line scaricabili da internet o mista. Sono fatte salve le disposizioni relative all’adozione di strumenti didattici per i soggetti diversamente abili.

Da notare che a luglio le adozioni per l’anno scolastico 2008/9 sono già state fatte da due mesi.
Nel febbraio 2009 esce la circolare per l’adozione dei libri di testo per l’anno scolastico 2009/10:

La scuola, che è il luogo privilegiato per un insegnamento connesso
alla memoria come all’innovazione, non può non far interagire in modo dinamico il proprio tradizionale patrimonio di strumenti con quelli – sempre più diffusi e in continua evoluzione – offerti dalle nuove tecnologie.
L’articolo 15 della legge 133/2008 prevede infatti che i libri di testo siano prodotti nella versione a stampa, on line scaricabile da internet e mista.

La progressiva transizione ai libri di testo online o in versione mista, a partire dalle adozioni relative all’anno scolastico 2009/2010 sarà in relazione alla disponibilità delle proposte editoriali. A partire dall’anno scolastico 2011/2012 il collegio dei docenti adotta esclusivamente libri utilizzabili nelle versioni on line scaricabili da internet o mista.

Si ribadisce quindi, facendo riferimento anche alla finanziaria, che il collegio docenti dovrà privilegiare l’adozione di testi digitali, per quest’anno in relazione alla disponibilità delle proposte editoriali (leggi: per ora vi pigliate quello che gli editori, bontà loro, vi danno), mentre dal 2011/2012 si adotteranno solo libri online.
Nessuna norma però obbliga gli editori a fare i testi digitali e se, per assurdo, nessun editore rende disponibili i file… che fanno gli insegnanti?

Un accento sulla questione accessibilità
La normativa la prevede:

Per gli studenti con disabilità sono previsti libri di testo e strumenti rispondenti alle specifiche esigenze, sia sotto forma di testi trascritti in Braille per allievi non vedenti o con caratteri ingranditi per allievi ipovedenti, sia in forma digitale con prodotti che rispettino i requisiti previsti dalla normativa vigente ed in particolare il DPCM 30 aprile 2008 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 12 giugno 2008), concernente le “Regole tecniche disciplinanti l’accessibilità agli strumenti didattici e formativi a favore degli alunni disabili”

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Apr
16

fermaglio

Avevo in animo di scrivere una traccia del mio intervento di ieri, pensando di riassumerlo.
Ma, vuoi perché per motivi di tempi ho dovuto – come il bravissimo prof. Guastavigna1 prima di me – accorciare di parecchio il discorso previsto e quindi “andare a braccio”, vuoi perché Agostino Quadrino di Garamond, presente in sala, ha fatto una precisazione che mi ha fatto pensare di non essere stata molto chiara su un punto che ritengo estremamente importante, invece di fare un post riassuntivo ne farò uno di approfondimento, segnando in italic le cose che avete già sentito ieri. Con tutti i link, come previsto. Spero di non annoiarvi :)

Ho iniziato l’intervento partendo da una discussione in rete, una delle tante, interessantissime, che ho seguito in questi giorni.
Una discussione nata nel blog di Antonio Fini, docente di informatica, con il titolo “il mito dei nativi digitali” per essere ripresa su FB dall’attento Gianni Marconato e riapprodare sui blog, su “Apprendere” per primo, sempre di Marconato (qui e qui), e poi altri, ad esempio su “tecnologie per crescere” del disincantato (e bravissimo) Mario Agati (a puntate: qui, qui, qui e qui).
La tesi proposta da Antonio Fini, sostenuta da autorevoli pubblicazioni straniere, è che i nativi digitali, citati anche dalla circolare sulle adozioni, non esistono, sono un bluff.
I tre punti su cui fonda la tesi sono incontestabili:
1) diamo per scontato che i ragazzi vivano immersi nella tecnologia ma il suo uso reale è molto tradizionale (scrittura, email, navigazione)
2) produzione di contenuti è un fenomeno limitato
3) le differenze di skills all’interno della generazione sono le stesse esistenti tra generazioni.
Ma a parte queste considerazioni, che hanno generato riflessioni e pareri diversi, quello ha richiamato l’attenzione degli insegnanti che hanno partecipato, ripreso e rilanciato la discussione è il concetto di moral panic che la definizione di “nativi digitali” genera nel sistema educativo.
Si discute del rischio che “il sistema educativo potrebbe essere tentato di abdicare al proprio ruolo rispetto al tema delle tecnologie, sia perché si ritiene inadeguato sia perché pensa che comunque i nativi siano… nativamente competenti in virtù della loro appartenza generazionale!”.
L’articolo di Fini è, in definitiva, una provocazione, e chiude con una frase ad effetto:
“Non lasciamoci allora intimorire o confondere dai nativi digitali: in realtà…non esistono!!”

Mi è parso quindi interessante usare questa discussione come incipit e tracciare un parallelo dicendo:
Bene, vi rassicurerò, di nuovo, non lasciatevi intimorire o confondere dai libri digitali: in realtà… non esistono. Non ancora.
Se prendiamo, infatti, per buono il fatto che i nativi digitali non esistono perché le loro (presunte o reali) competenze sono di natura tecnica e non culturale, allora anche gli ebook non esistono. Infatti le poche cose che vi si propone ora sono infatti di natura tecnica e non culturale.
2

Questa frase è stata evidentemente fraintesa, e ha offeso il collega e i suoi autori. L’ho approfondita, ma evidentemente avrei dovuto farlo meglio.
Lo faccio qui riprendendo alcune cose che ho detto, sempre in italic, e allargando il discorso.

Tutto quello che viene presentato oggi come testo digitale, anche dalla BBN che rappresento, è qualcosa di estremamente primitivo rispetto a quello che potremo avere in mano tra qualche anno. Posso affermare, pronta a qualsiasi confronto, che quello che abbiamo in catalogo noi è, a livello di evoluzione e qualità di contenuti, quello che di meglio offre l’editoria scolastica digitale oggi, ma anche le nostre pubblicazioni sono ora delle sperimentazioni. Poche cose, e buone proprio perché son poche, fatte con fatica e con amore, con la passione per la ricerca e con l’indiscutibile vantaggio di non dover render conto a degli azionisti del nostro fatturato.

Ma io, che sono la prima ad aver pubblicato un catalogo digitale per le scuole (Il nostro primo catalogo di testi pronti e pubblicati sul sito è uscito nell’aprile del 2007) non so dirvi come sarà un testo digitale fra qualche anno.
Posso immaginarlo, e in BBN siamo, a livello di progetto e di evoluzione tecnica, ben oltre a quello che vi proponiamo già pubblicato, ma quello che bisogna fare oggi è sperimentare. I vantaggi che può offrire un testo digitale VERO vanno ben oltre le questioni di peso e di costo sulle quali si arenano i media.
Se un testo digitale, infatti, si limita a essere il classico testo distillato in un pdf (intendo il file di stampa, compresso con il distiller di acrobat per ottenere un pdf ragionevolmente leggero) abbiamo un testo che risolve dei problemi (peso e costo) per crearne degli altri (stampa casalinga e gestione dei fogli in classe), ma che, soprattutto, abdica a se stesso. Un testo digitale deve essere progettato come tale, la sua struttura diversamente articolata e, soprattutto, deve essere liquido.

Facciamo un piccolo salto e parliamo dei DRM. [trovate due post sul falso problema della pirateria qui e qui]
Sono dei lucchetti antipirateria, antipatiche e retrive restrizioni che limitano la diffusione e l’utilizzo illegale dei contenuti con diritto d’autore. Chi pensa al testo digitale come oggetto, e quindi come ad un file fatto e finito di un libro che, stampandolo, sarebbe niente più che un libro tradizionale (e quindi di venderlo come fosse un oggetto) pensa anche alla possibilità di lucchettare i file. Noi non l’abbiamo mai pensato: i file sono “mai finiti”, sono come un software, in continuo aggiornamento, e quindi non li vendiamo, e non abbiamo bisogno di mettere loro protezioni: li diamo in licenza d’uso alle scuole, agli insegnanti, i quali poi possono duplicare, stampare, fotocopiare ecc…
E, cosa più importante, possono intervenire. E qui torno al testo liquido.

Fino a oggi gli insegnanti si sono visti recapitare da volteggianti rappresentanti delle case editrici cataloghi e copie saggio. Tra queste offerte hanno dovuto (e devono ancora) scegliere il migliore o, a volte, il meno peggio.
Qualche coraggioso riesce a fare un’adozione alternativa, altri adottano testi che poi non usano proponendo in classe materiali autoprodotti, spesso di ottima qualità.

Ora c’è chi propone agli insegnanti corsi per spiegare in 150 ore com’è fatto e come si dovrebbe usare un testo che ad oggi null’altro è che il pdf di un testo tradizionale (chi ha insegnato e chi insegna sa quale bene prezioso siano 150 ore: pochi insegnanti dispongono di tante ore per svolgere il programma nell’intero anno scolastico). Di questo ieri non ho parlato, ma è importante ammettere che io non sarei in grado di parlarvi per 60 ore (sessanta!) di “strategie di integrazione e dell’innovazione didattico-metodologica di un ebook”. Invidio chi è in grado di farlo (verrebbe a me il “moral panic”!), ma starei 60 ore, e ancora 60, ad ascoltare voi.
Rilancio quindi l’appello: lavoriamo insieme, sperimentiamo e scopriamo insieme come sarà il VERO testo digitale.
E ripropongo (anche per chi mi legge e ieri non c’era) lo spiegone sul perché, anche se il testo nasce nella scuola, anche se esiste wikipedia (lunga vita a lei), la figura dell’editore rimane necessaria.

La figura dell’editore si deve evolvere, come i libri3.
Notate che parlo sempre di evoluzione, e non di innovazione.
L’editore ha dei compiti ai quali non deve abdicare: il primo, in assoluto quello più importante e anche il più impegnativo, è quello di garantire l’autorevolezza di un testo.
È un compito complesso che coinvolge, ovviamente, molte persone e sempre diverse. E su tante altre persone si spalma il resto del lavoro editoriale: dalla redazione alla correzione di bozze, dalla ricerca iconografica alla realizzazione dei disegni, dal progetto grafico all’impaginazione di tutto il testo. Parlando di testi digitali le cose non cambiano o, meglio, ci sono alcuni cambiamenti tecnici, o di flusso di lavoro, ma i compiti restano gli stessi.
4 Se ne aggiunge addirittura qualcuno perché, appunto, i testi digitali non devono essere semplici pagine tradizionali zippate, ad esempio devono (per legge!!!) essere accessibili.
Ieri ho spiegato, grosso modo, quali sono le caratteristiche di un testo accessibile.
Qui e qui potete approfondire. Anche perché non è una questione da poco, è importante, oltre che obbligatoria. Qui invece trovate un mio post su come NON deve essere il libro digitale (non so come saranno, ma come non devono essere mi è molto chiaro ;) )
Sulla questione dei testi digitali in divenire, un commento su FB di Francesco Leonetti [diatriba e-book VS libro] centra il problema: se gli ebook fossero fatti bene non richiamerebbero l’idea del libro e, soprattutto, non lo farebbero rimpiangere. Un collega ha definito il nostro testo di storia un manuale a geometria variabile. È una questione di struttura del testo, che è stata concepita diversa a monte5, è nato per essere digitale per cui si può dire che già non è un banale testo in pdf, ma tante altre saranno le caratteristiche che faranno di un testo digitale qualcosa di estremamente diverso da un libro, così come lo conosciamo. Ci dobbiamo lavorare, ci stiamo lavorando, non abbiamo un vecchio catalogo da spremere in zip per farlo rendere ancora qualche anno… stiamo lavorando sul pulito, sul nuovo. È divertente anche :)

Fermi quindi i principali compiti dell’editore, bisogna creare un laboratorio aperto per poter far sì che la lavorazione del testo non finisca con un visto si stampi (stampa su file pdf), bisogna creare una classe virtuale, ma mi piace di più l’idea di un salotto6, dove il testo ha una sua vita e può ricevere gli amici: autori, insegnanti, coautori, collaboratori e, perché no, pure allievi7 che apportano al testo nuovi interventi, nuovi contenuti, anche solo suggerimenti di navigazione.
Quindi torno un attimo, a scanso di equivoci, a precisare la questione dei testi digitali che non esistono ma esistono.
Sia noi (BBN) sia Garamond (anzi, loro ne hanno pubblicati addirittura 42!) abbiamo pubblicato degli ebook per la scuola.
Ma non sono a mio parere, i nostri come quelli di Garamond, i testi digitali che dobbiamo pensare per il futuro: proviamoli, usiamoli come punto di partenza.
La prima differenza tra quelli che io chiamo “falsi testi digitali” (il testo tradizionale in pdf) e i “veri testi digitali (nati per essere tali e per questo preferisco chiamarli “testi digitali” e non ebook – bisognerebbe inventarsi un nome oltre che inventarsi il resto) si può pensare sia la scrittura, che da lineare si fa radiale, ma è il flusso di ritorno a fare la vera differenza. In questo senso, i testi digitali non esistono ancora. In questo senso il parallelo con “nativi digitali” che pure esistono ma non esistono ancora. E sì che ero convinta di essere stata chiara, mi scuso con la docente/autrice che si è risentita delle mie affermazioni :)
Torno a dire quindi (scusate se sono ripetitiva, ma adesso ho il moral panic del fraintendimento) che un testo “online” deve essere permeabile alla rete, deve poter essere discusso, implementato, modificato, mai finito.
Come ho detto ieri dovrebbe essere concepito dalla scuola, svilupparsi nell’utero virtuale della rete, essere partorito dall’editore, crescere educato da tutti.
Incominciamo da questa discussione, non finiamola qui, ditemi voi cosa ne pensate.

Note
1 Qui un articolo di Marco Guastavigna e Marina Boscaino sugli ebook
2 Qui un altro interessantissimo articolo di Marco Guastavigna e Marina Boscaino
3 Qui Il Manifesto dell’Editore del XXI secolo
4 Vedi nota 1, nell’articolo è pubblicato un video molto ben fatto della casa editrice Sant’Anna
5 Scarica il piano dell’opera
6 Il primo salotto: il blog del testo di storia, Civiltà in rete
7 Ma i ragazzi non dicono nulla? Questi “nativi digitali”, non sarebbero da coinvolgere, almeno i più grandicelli, almeno un pochino?

Altri link, cose nostre e altre no, random:
Sulla circolare: qui e qui
Cosa fanno i grandi editori: qui e qui
Il pensiero di Mario Guaraldi: qui
Tutto sugli e-reader: qui e qui
Un’intervista al nostro responsabile editoriale: qui
BBN manifesto: qui
Le nostre posizioni politiche: qui.

Penso che possano bastare eh!
Vi invito quindi a discuterne qui sul blog, possiamo usare i commenti.
Ma potete anche lanciare un nuovo argomento postando sul nostro forum qui: www.bibienne.it/bbs

Ultima cosa, ma importantissima!
Il link alla pagina dello SchoolBookcamp: http://barcamp.org/SchoolBookcamp

Ringrazio:
Daniele Barca per lo spazio che mi ha dedicato, Mario Guaraldi per la stima che mi concede, Amalibri perché è venuta da Forlì apposta per incontrarmi, e ha realizzato con le sue mani quel fermaglio per capelli che vedete in fotografia (e che ieri ho subito indossato) che rappresenta molti pezzi della mia vita tutti straordinariamente indovinati (compreso il mucchio di panni da stirare :D ), ed è una piccola magia perché… non ci conoscevamo.

Ringrazio anche mio marito, che mi ha accompagnata :)

Feb
05

piratepoetry-med

Federico Lera, avvocato specializzato in diritto dell’informatica e diritto d’autore (lo incontreremo allo SchoolBookcamp) ha scritto un post per noi, grazie Federico!

Il futuro dei contenuti digitali tra voglia di repressione e necessità di sviluppo.

Il 14 gennaio 2009 ha visto la luce il Comitato Tecnico contro la Pirateria Digitale, organismo nato dall’iniziativa Governativa volta a regolamentare e disciplinare la scottante e variegata materia del diritto d’autore in ambito digitale.
Appare infatti ormai innegabile la necessità di provvedere a scrivere norme precise, specifiche e innovative per un settore che non può più reggersi su Leggi e concetti obsoleti e legati ad una cultura in cui il digitale non “ERA” ancora, in cui i contenuti erano ancora “materiali” e la cui circolazione era quindi regolata e regolabile con norme e principi che oggi, come detto, appaiono quantomeno inadatti se non addirittura completamente superati.
Permettetemi fin da subito un appunto alla scelta operata dal Consiglio dei Ministri che, vista l’importanza e l’attualità di un tema di discussione così delicato, avrebbe a mio avviso dovuto propendere per una denominazione ben diversa per il neonato Comitato.
Puntare l’attenzione unicamente sulla “Pirateria Digitale” pare suggerire una spinta Governativa volta più a reprimere le condotte in essere da parte degli utenti/cittadini della Rete, che a trovare la strada per segnare una disciplina del mondo dei contenuti digitali tale da prevenire e sconfiggere quello che sembra essere l’unico male della odierna circolazione culturale. Non si può considerare la pirateria come un male da sconfiggere per il buon andamento dell’attuale assetto economico, senza ragionare sui motivi di tale fenomeno e sulle soluzioni che dovrebbero essere predisposte a monte per arginare tale fenomeno.
Sarà per deformazione professionale o semplicemente perché mio padre è un medico, ma io (sarà pure una frase fatta, ma nasconde in sé quella che dovrebbe essere la soluzione ideale per questo spinoso problema) preferirei “prevenire” e quindi trovare soluzioni a monte del problema, piuttosto che “curare” e quindi sanzionare comportamenti che sono messi in atto per tutta una serie di ragionamenti che il neonato Comitato non può e non deve ignorare.
Alla luce di quanto detto, forse sarebbe apparso ben più utile provvedere alla formazione di un “Comitato per la regolamentazione e disciplina dei contenuti digitali” così da porre l’attenzione sul reale problema che l’organismo governativo dovrà affrontare.
“Sviluppo, non repressione”: questa la voce che si alza dal cosiddetto popolo della Rete che ha già fatto chiare le proprie ragioni e iniziative attraverso una lettera aperta che i cittadini e gli operatori della Rete hanno rivolto al presidente del Comitato.
Ad opinione di chi scrive, infatti, argomento principale e necessario della discussione dovrà certamente essere la definizione di quanto è “contenuto digitale”, della sua formazione, della sua circolazione, della sua tutela e, solo da ultimo, della repressione di un fenomeno (la pirateria) che deve tornare ad essere considerato alla stregua di un qualsiasi altro reato contro la proprietà (intellettuale, naturalmente) e non più un reato dai connotati “speciali” stante la posta economica in gioco.
La scelta di limitare temporalmente l’ambito di operatività del Comitato non fa ben sperare per una soluzione del problema che parta dall’analisi dell’esperienza di chi tutti i giorni lavora nel campo dei contenuti digitali: gli addetti ai lavori, le associazioni di categoria e i consumatori stessi avrebbero dovuto avere il diritto di sedersi al tavolo delle trattative per dirigere, suggerire e consigliare i responsabili del Comitato sulla strada che l’innovazione normativa deve seguire per adattarsi allo sviluppo che stiamo vivendo.
Perché sono loro i veri artefici del cambiamento che stiamo osservando, e senza la voce di chi ogni giorno vive la propria vita nel creare, gestire, trasferire e controllare i contenuti digitali non ci potrà essere una buona Legge che disciplini la materia.
E se vorremo davvero combattere il fenomeno della “pirateria informatica”.. non potremo che farlo partendo da questi soggetti: per prevenire, invece di curare.

Federico Lera

Il disegno è di Elizabeth O. Dulemba in “honor of Talk Like a Pirate Day

Aggiornamento: Federico Lera ha pubblicato il suo nuovo blog sul nuovo multiblog, questo è il post di inizio… lo trovate qui: http://lera.bibienne.net

Oct
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Il commento di un consulente informatico al mio post precedente mi fa pensare che sia bene chiarire – speriamo una volta per tutte – la questione della pirateria e delle licenze.
Non starò a questionare sul significato del termine “pirati”, e tantomeno su quello di “hacker”, termini utilizzati spesso a sproposito, magari tornerò sull’argomento. Mi limito a specificare che in questo contesto si intendono le persone che scaricano illegalmente materiale coperto da diritto d’autore.
Siamo in un paese dove l’incidenza delle copie pirata e’ altissimo, soprattutto tra i ragazzi.
Circa 10 anni fa’ avevo fatto un software per la gestione dei negozi di dischi.
Con la pirateria, quello spicciola intendo tipo emule e vari, hanno chiuso tutti, uno dopo l’altro.
” Commenta infatti prossio.

Ho già avuto modo di scrivere nel post dedicato ai DRM che la faccenda delle protezioni, in ambito di editoria scolastica, mi sembra una questione di lana caprina, oziosa quando non faziosa.
E in una risposta su un altro blog, mi è capitato di scrivere che se scoprissimo che i nostri testi sono stati e-mulati, noi ne saremmo o-norati.

Ho sempre pensato che il motivo per il quale non ci poniamo il problema delle copie pirata fosse chiaro. Ma, a quanto pare, non lo è…

Incominciamo a dire che le adozioni sono pubbliche: in primavera gli insegnanti scelgono i libri di testo che i ragazzi (le famiglie) dovranno acquistare a settembre. Gli elenchi dei testi adottati in ogni scuola di ogni ordine e grado sono pubblici.
Supponiamo quindi che una scuola di Milano adotti il nostro testo di storia.
La scuola ci chiede la licenza (presidi corsari non ne conosco) e distribuisce i file ai ragazzi. Si tratta di file NON protetti: la nostra licenza ne permette la copia, la stampa e la fotocopia (più altrettanto materiale Creative Commons).
Ora ipotizziamo che uno dei ragazzi del liceo milanese, chiamiamolo Barbanera, e-mulizzi i file, e che un altro ragazzo, che chiameremo Barbagianni, li scarichi.

Caso 1: Barbagianni vive a Milano e frequenta lo stesso liceo di Barbanera.
Caso 2: Barbagianni vive a Bari, o a Venezia, o a Catania e frequenta un liceo che ha adottato lo stesso testo.
Caso 3: Barbagianni vive a… e frequenta un liceo che NON ha adottato questo testo.

E allora?
Caso 1: non ci interessa: se i ragazzi sono compagni di scuola, questa ha già acquistato la licenza per tutti. Che differenza fa quindi se Barbagianni utilizza il file che gli ha passato l’insegnante con la chiavetta usb, o quello identico che ha pescato in un torrente?
Caso 2: Il liceo di Bari, Venezia o Catania che sia, se ha adottato il testo ha anche acquistato la licenza, quindi vedi risposta al caso 1.
Caso 3: Barbagianni studia storia su un altro testo e i motivi per i quali ha scaricato i file possono essere due: o l’ha fatto per errore, quindi li butterà via o finiranno dimenticati in qualche sottocartella, oppure li ha scaricati per leggerli, consultarli, usarli per integrare il testo sul quale studia. Bene, questa è l’unica ipotesi dove potrebbe, secondo i criteri usuali, configurarsi la pirateria. Ma per quanto ci riguarda un ragazzo che sceglie di farsi il download di un libro scolastico, invece che di un gioco, è così raro che il testo gratis se lo merita. E se ce li richiede, al Barbagianni bucaniere, diamo pure gli altri.

E trovatelo un altro editore così.
N04

  Noa

Noa Carpignano è l'editore che ha creato BBN: la prima casa editrice italiana che pubblica testi scolastici digitali. Ne è amministratore e art director, lavora in un nido d'aquila in riva al mare appesa a un paio di Mac. Per saperne di più puoi leggere una sua intervista QUI o vedere il suo profilo su LinkedIn.