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Donne sull’orlo di una crisi di nervi
postato da noa in convegni, ebookfest, personale
A poche ore dall’inizio dell’eBookFest, a cogliere l’istante non poteva che essere un’altra donna.
Grazie a Cinzia Manfredi abbiamo il ricordo di un momento che…
02
SMAU: Our predictions are all a load of hocus pocus
postato da noa in convegni, editoria scolastica, news BBN, non dite che non lo avevo detto, personale
Noa Carpignano e Maria Grazia Fiore insieme allo SMAU.
Per parlare di design thinking, di mappe e di sortilegi assortiti.
Milano, 20 ottobre, ore 12,30 – arena Vodafone pad.3
Design thinking: la mappa come pensiero, strumento, prodotto
Nel suo libro sulle metafore dell’organizzazione, Gareth Morgan propone la comparazione tra organizzazione e cervello, in quanto entrambi sistemi olografici.
I principi della progettazione olografica sono:
“Far entrare l’intero nelle parti”
“Creare interdipendenza e ridondanza”
“Creare specializzazione e nel contempo generalizzazione”
“Creare la capacità di auto-organizzarsi”
E’ per questo che vi proporremo un esempio di design thinking.
Un esempio dall’inizio alla fine, verrebbe da dire, se ci fosse un inizio e se ci fosse una fine. Ma un pensiero progettuale tridimensionale, senza soluzione di continuità fra relazioni aziendali, processo produttivo, prodotto stesso e rapporti con l’utenza, comporta che non siano percepibili né l’uno né l’altra.
E anche l’appellativo “utente finale” si rivela inadeguato, se non decisamente deviante.
Siamo convinte che i processi di adattamento e la gestione dei cambiamenti siano molto più semplici e veloci in un sistema team-based, dove cluster autogestiti e multidisciplinari creano in un ambiente sistemico, che si fa prodotto esso stesso.
Una struttura che non resiste alle sollecitazioni dunque, ma le accompagna. Un’organizzazione adattiva, non gerarchica e un workflow non lineare, per generare un prodotto flessibile altrettanto adattivo: il libro liquido.
In questa visione olistica lo strumento principe è la mappa mentale.
Da forma di pensiero a strumento operativo per diventare prodotto [mai] finale.
Vi chiedete cosa c’entra il design thinking con le streghe? provate voi, allora, a trasformare quotidianamente zucche in carrozze.
E poi mancheranno pochi giorni ad Halloween, e noi ci si prepara eh.

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Design thinking, una buona pratica poco conosciuta.
postato da noa in convegni, dalla rete..., non dite che non lo avevo detto, personale

Ho più volte espresso il mio punto di vista sul fatto che non c’è innovazione in un ebook, ma che il passaggio dalla versione cartacea al formato digitale è solo – se i contenuti rimangono gli stessi – una banale evoluzione.
Niente di innovativo, e tantomeno disruptive, quindi.
Verrà però un momento in cui la trasformazione non sarà più solo legata al contenitore (inteso sia come oggetto carta/ereader, sia come formato pdf/epub), ma arriverà a plasmare i contenuti. Uscirà quindi dal dominio tecnologico per dirompere, questa volta sì, nel pensiero. E non nel pensiero accademico, pur necessario, che abbiamo iniziato a intravedere, ma in quello chiamato “design thinking“.
Un approccio sistemico può rispondere a sfide complesse quanto concrete, una visione olistica ci evidenzia le proprietà emergenti, la condivisione di un processo creativo infonde coraggio alle idee, la pragmaticità del fare supporta la sperimentazione, e un feedback continuo consente di imparare e di affinare il ragionamento abdutivo.
Thinking outside the box is the only way to boldly go where no man has gone before.
O per fé l’euv fòra dla cavagna, come avrebbe detto mia nonna.
Un ringraziamento a GP, e-friend since 1999 e relatore all’eBookFest di Fosdinovo.
Aggiornamento: un anno dopo i risultati (se sei interessato al design thinking prosegui la lettura fino al terzo post) .
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Della danza e delle mamme.
postato da noa in personale, sassolino nella scarpa

Una comunità è cosa complicata.
Mettere d’accordo tutti non è facile, per quanto poche persone si sia. Tutti noi abbiamo vissuto la frustrante esperienza di una riunione di condominio o di un consiglio di classe.
Neanche gli interessi condivisi sono un collante, quando ciascuno poi si rifiuta di guardare al di là della siepe del proprio misero orticello.
Capita così che anche una manciata di mamme, una decina, pur condividendo molte cose (l’interesse delle figlie per la danza, la ricerca del benessere e della felicità delle stesse, gli sbattoni settimanali per accompagnarle, i costi non indifferenti) non ne condividano però abbastanza.
Capita così che una manciata di bambine e un maschietto (il mio), che lavorano da un anno alla preparazione di un concorso, rischiano di non poter partecipare perché un paio di madri dieci giorni prima – a coreografia già fatta, siamo alle ultime prove – decidono che le loro figlie non partecipano, perché “ci sono cose più importanti di un concorso di danza”.
E alle legittime rimostranze dell’insegnante rispondono rivendicando tutti i loro diritti sulle minori e si difendono dicendo che tanto le loro figlie non faranno mai le ballerine, che loro le mandano a danza solo perché facciano un po’ di movimento.
Ma se le mandassero a far nuoto, a correre semplicemente in un prato dietro ad una palla non sarebbe meglio? Meno impegno, meno soldi…
Oppure, per carità, che le mandino pure a far danza, ma lo dicano subito, all’inizio dell’anno e di tutti gli anni a venire: mia figlia viene per sgambettare un po’, ma non tenetela presente per concorsi, spettacoli ecc.
E no, questo non lo fanno, perché la pupattola potrebbe rimanerci male, allora tirano pacchi all’ultimo momento, così ci rimangono male tutti gli altri.
Eh, un battesimo signora mia, sia mai che si offendano i parenti. Se invece salta il concorso per tutte le altre pazienza, in fondo cosa sarà mai, è solo danza.
Tre anni fa, in questi giorni, ho ricevuto una telefonata alle 6 del mattino: era morto mio padre. Avremmo dovuto saltare in macchina e correre a Torino, se non (più) per lui, per l’anziana madre, appena rimasta vedova.
E invece ho caricato il figlio in macchina e l’ho portato a Massa, senza dirgli nulla del nonno, per le prove in teatro: la sera c’era lo spettacolo. E non l’ho fatto solo per lui, ma per tutti: come si fa a sostituire uno a poche ore dallo spettacolo? The show must go on.
Solo il mattino dopo siamo partiti per Torino.
E io non lo so se mio figlio farà mai il ballerino, o se sta sgambettando solo un po’, ma intanto si è preso degli impegni con l’insegnante e con le compagne, ed è bene che impari a mantenerli. Con questo non voglio dire che non possa capitare anche a mio figlio di tirar pacco a un concorso, ma deve avere due gambe rotte. Una deve rompersela lui e l’altra gliela rompo io per punizione, con quello che ho speso – oltretutto – per i costumi.
Altro che palle.
05
Bandiera rossa.
postato da noa in personale

Gonfaloni e tante, tante bandiere. E la banda.
La musica che accompagnava la potete sentire guardando i colori nel cielo.
04
Arrivederci Ivan.
postato da noa in personale

Qualcuno di voi, chi era qui lo scorso maggio, si ricorda certamente di “Ivan”, l’assessore Dante Bernardini che, insieme a Massimo Dadà, oggi Sindaco di Fosdinovo, ci ha tenuto compagnia – nonostante fossero entrambi, in quei giorni, in piena campagna elettorale.
Ivan se ne è andato, lasciando tutti sgomenti e un vuoto del quale non ci rendiamo ancora conto, ma che prenderà presto massa, peso e forma. E sarà grande.
Perché, tanto per dirne una, lo SchoolBookCamp dell’anno scorso non so se ci sarebbe stato senza lui, o comunque sarebbe stato molto, molto diverso: vedete, io abito qui da poco, e conoscendo poche persone, e sentendomi un po’ sradicata, andai da lui e gli parlai dell’idea di fare un barcamp qui a Fosdinovo. Lui ne fu entusiasta, mi incoraggiò.
Così ne parlammo con Massimo, che era assessore alla cultura, e via via il progetto prese forma.
Ivan seguì tutti i passaggi fin dalla prima riunione qui da me, con Guaraldi e Chatel (fu la volta che, incantata dai loro discorsi, lasciai bruciare le crêpes…), e in seguito si occupò di molte cose come la convenzione con i Bed and Breakfast, ed è suo il merito della felice scelta del catering che ci ha deliziati con le specialità del luogo.
Si dava molto da fare Ivan, ci si poteva contare e non si tirava indietro, per dirne un’altra, sempre allo SchoolBookCamp, andò alla stazione a recuperare alcuni partecipanti che arrivavano in treno, e ancora ne accompagnò la notte ai rispettivi alloggiamenti. E non ci ha mollati un attimo, mai che ci mancasse qualcosa. E trovatelo un assessore così, per dire, a Torino o a Roma. E solo pochi giorni fa siamo stati più di un’ora, al telefono, per l’organizzazione del prossimo evento, e per capire chi coinvolgere o di quali infrastrutture usufruire, ma per capire anche quali benefiche ricadute potesse avere sul territorio, perché questa era un cosa che gli interessava molto, il territorio intendo.
Ivan era anche presidente del Comitato Sentieri della Resistenza, che riunisce ANPI e Archivi della Resistenza, e con queste e altre associazioni fosdinovesi organizzava il Festival annuale, nei giorni del 25 aprile, “Fino al Cuore della Rivolta”. Un altro partigiano se ne va, scrivevo nella “preghiera alle apuane” solo un mese fa. Ma Ivan era giovane, e aveva ancora tante, troppe cose da fare. E di tante altre cose, infatti, si occupava qui in paese, non era mai fermo, e mi dispiace pensare che forse non tutti se ne rendevano conto.
Ma il vuoto si farà presenza, ne sono certa.
Arrivederci Ivan.
Ricordano Ivan anche Mario Guaraldi, Gianni Marconato e gli Archivi della Resistenza
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Ci vediamo a settembre: eBookFest!
postato da noa in convegni, ebookfest, editoria scolastica, news BBN, news scuola, non dite che non lo avevo detto

Lo SchoolBookCamp dell’anno scorso ci è piaciuto troppo.
Così abbiamo deciso, sollecitati da molti di voi
, di ripetere l’esperienza. Anzi, di raddoppiarla, e forse più.
Ci vedremo dunque a settembre, sempre qui a Fosdinovo, per l’eBookFest.
Abbiamo anche preparato un sito con tutte le informazioni (che verrà aggiornato regolarmente).
www.ebookfest.it
L’ eBookFest nasce come logica e naturale evoluzione di due precedenti esperienze di successo: il BookCamp di Rimini (2008) e lo SchoolBookCamp di Fosdinovo (2009).
Sullo sfondo, la necessità – sempre più sentita nel mondo dell’editoria come in quello della formazione – di supportare culturalmente i processi di cambiamento scaturiti dal ritmo serrato dell’innovazione tecnologica.Giunti al secondo appuntamento, i due Barcamp si arricchiscono di tavole rotonde, seminari di formazione (eBookLife – eBookTab), e di spazi espositivi (eBookShow) proponendosi di diventare un appuntamento annuale per far luce, attraverso il confronto tra studiosi, appassionati, operatori del settore, professionisti, docenti e istituzioni, sullo stato dell’arte dell’editoria digitale.
QUI trovate i bannerini per i vostri blog!
tag: ebookfest
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Preghiera alle Apuane
postato da noa in dalla rete..., sassolino nella scarpa
Calamandrei dettò un’epigrafe visibile a Firenze su Villa Triste (via Bolognese), dove vennero interrogati e torturati partigiani e antifascisti da uno speciale reparto della RSI (la 92° legione della Milizia Volontaria, detta “Banda Carità, dal cognome del comandante, contava circa 200 repubblichini – la maggior parte fu poi processata e condannata).

[immagine di Giovanni Baldini, Creative Commons - Attribuzione 3.0]
Una sede simile alla caserma “Alessando la Marmora” di via Asti a Torino, dove gli aguzzini della Guardia nazionale repubblicana, al soldo della Gestapo e delle SS torturarono, uccisero, deportarono. Quando i partigiani liberarono Firenze le sevizie proseguirono nella Villa Triste di Milano (una anche a Trieste, a Brescia, a Genova), creata e comandata da un seguace di Mario Carità, Pietro Koch (infatti questa viene chiamata la “banda Koch”).
Anche qui c’è una lapide che ricorda:
Un tragico luogo e una storia drammatica
della resistenza antifascista
nella nostra Milano
Amici di Kock e frequentatori della struttura erano l’attore Osvaldo Valenti e la sua compagna: l’attrice Luisa Ferida (fucilata dai partigiani).
E per quanto sia controverso il suo ruolo a Villa Triste, certo è che erano entrambi fascisti e lavoravano per il centro cinematografico della RSI.
La destra milanese (nella persona del Presidente del consiglio di Zona 8, tale Claudio Consolini) vuole dedicare una lapide all’attrice, nel più totale disprezzo della Medaglia d’Oro della Resistenza con la quale è stata decorata la città.
Detto questo sono molto felice di abitare in un paese che è ancora una roccaforte della sinistra buona, un paese di partigiani, un paese dove la parola “resistenza” non è ancora stata svuotata di significato.
Devo dire, però, che è un paese anziano, l’età media è piuttosto alta, e di tanto in tanto da casa mia – vicina al campanile – odo le campane suonare a morto.
Un altro [partigiano] che se ne va, penso, e volgo una laica preghiera alle montagne che ci sovrastano.

Una preghiera contro ogni ritorno, scritta per il popolo della lunigiana, e anche questa è di Piero Calamandrei:
Contro ogni ritorno.
Inermi Borgate dell’Alpe
asilo di rifugiati
prese d’assalto con i lanciafiamme
arsi vivi nel rogo dei casali
i bambini avvinghiati alle madri
fosse notturne scavate
dagli assassini in fuga
per nascondervi stragi di trucidati innocenti
questo vi riuscì
S. Terenzio, Bergiola, Zeri, Vinca,
Forno, Mommio, Traverde, S.Anna, S.Leonardo
scrivete questi nomi
son le vostre vittorie
ma espugnare queste trincee di marmo
di dove il popolo apuano
cavatori e pastori
e le loro donne staffette
tutti armati di fame e di libertà
vi sfidava beffardo da ogni cima
questo non vi riuscì
ora sul mare son tornati al carico i velieri
e nelle cave i boati delle mine
chiaman lavoro e non guerra
ma questa pace non è oblio
stanno in vedetta
queste montagne decorate di medaglie d’oro
al valore partigiano
taglienti come lame
immacolato baluardo sempre all’erta
contro ogni ritorno.
(epigrafe scolpita sul marmo della stele commemorativa delle Fosse del Frigido)
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Seminario CSB, parte 3.
postato da noa in convegni, editoria scolastica, news BBN, non dite che non lo avevo detto, sassolino nella scarpa
19 febbraio 2010 – Università di Padova – Cultura Senza Barriere
Seminario: I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola
Nell’abstract mi ero proposta di rispondere a 5 domande, ho quindi sommariamente diviso il mio intervento in 5 parti, e ora viene comodo dividere questo contributo in 5+1 post.
0. Premesse
1. Cosa si pensa che siano i testi digitali per la scuola?
2. Cosa invece dovrebbero essere?
sei qui –>3. Come la mettiamo con l’accessibilità?
4. Perché la pirateria non deve far paura?
5. Perché le scuole non devono subire il cambiamento e come possono essere parte attiva?
———————————————–
Si tende a pensare che un file pdf sia per sua natura accessibile.
Niente di più falso, vero è che, ad oggi, solo la suite di Adobe consente di editare pdf accessibili (gli altri software che consentono di esportare pdf non lo fanno).
Per essere però accessibile alle tecnologie assistive un file necessita di particolari accorgimenti, a partire dal progetto grafico, nell’impaginazione su indesign, e poi ancora sul pdf stesso.
Faccio alcuni esempi, senza la pretesa di essere esaustiva.
Parliamo della dignità dei titoli: i vedenti riconoscono il titolo di un paragrafo, e quello di un sottoparagrafo, perché si accorgono che sono scritti in grassetto, magari con un corpo più grande, probabilmente in una posizione precisa o con un motivo grafico che li distingue.
Ma un non vedente non riconosce un titolo per queste caratteristiche e a nulla serve sottolinearlo di rosso.
L’unico modo perché il software riconosca i titoli dal testo corrente, e dia anche loro la giusta dignità, è fare in modo che all’interno del file esista una “struttura”:
1
1.1
1.1.1
2
2.1
che nel nostro caso del pdf diventa H1, H2 ecc come in HTML.
Questo si può ottenere utilizzando gli stili di paragrafo in indesign, e mappando i tag nel pdf.

[clik per ingrandire]
Questo è un esempio di impaginato su indesign, lavorato per la stampa.

[clik per ingrandire]
Questo è lo stesso impaginato sul quale sono stati usati alcuni accorgimenti per renderlo accessibile, ad esempio i decori grafici (filetti e amenità assortite) che vengono taggati come artifact.
Tenete presente che io non sono un tecnico, mi tocca fare l’editore
, quindi non sarò molto precisa in questa spiegazione che vuole essere solo di orientamento. Quello che so lo devo a Livio Mondini, e se qualcuno tra i presenti ha interesse ad approfondire la cosa troverà molte risorse che lui ha generosamente condiviso in rete, a partire dal suo sito.
Altro esempio: le note.
I vedenti, quando leggono il numerino piccino vicino a una parola scelgono se andare a leggere la nota, che può essere in fondo alla pagina, in fondo al capitolo o in fondo al testo. Nel pdf la nota deve avere un collegamento attivo, un link che porti direttamente il lettore vocale a quella specifica nota.
Non solo, il vedente tiene in qualche modo il segno (nel testo tradizionale mette il ditino…) e finita la nota torna a leggere da dove aveva lasciato, questo il non vedente non lo può fare, per questo motivo si mette alla fine della nota un rimando non visibile ai vedenti, ma che le tecnologie assistive leggono, che dice pressoché: “torna al testo”. E un altro link attivo riporta l’utente al testo nel punto esatto dell’interruzione.
Altro esempio ancora: l’ordine del testo.
Immaginiamo un testo su due colonne: il vedente legge la colonna di sinistra e poi incomincia con quella di destra.
Il software invece può scambiarle, e se gli girasse di leggere la prima riga di una e la prima dell’altra, la seconda di una e la seconda dell’altra? un bel problema.
Oppure immaginiamo un testo con di fianco un’immagine (con il testo alternativo!) e, sotto a questa, la didascalia della stessa.
Il software quando arriva all’altezza della didascalia inizia a leggerla, oppure decide di leggerla tra un paragrafo e l’altro a casaccio.
Questo tipo di problemi si risolve se si è data una buona struttura all’inizio, in fase di impaginazione, e lavorando a posteriori sul pdf assegnando e correggendo l’ordine di lettura con strumenti appositi (vedere immagine).
aggiornamento: un post senza pretese di esaustività sulle caratteristiche delle font che facilitano la lettura (dislessia e disabilità cognitive)
aggiornamento, marzo 2012: anche la nuova circolare sui libri di testo parla di accessibilità, ne parla in maniera non chiara, e addossa la responsabilità della conformità alla normativa ai dirigenti scolastici. Se vuoi approfondire trovi QUI un post dedicato.
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23
Seminario CSB, parte 1.
postato da noa in convegni, editoria scolastica, news BBN, non dite che non lo avevo detto, sassolino nella scarpa
19 febbraio 2010 – Università di Padova – Cultura Senza Barriere
Seminario: I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola
Nell’abstract mi ero proposta di rispondere a 5 domande, ho quindi sommariamente diviso il mio intervento in 5 parti, e ora viene comodo dividere questo contributo in 5+1 post.
0. Premesse
sei qui –>1. Cosa si pensa che siano i testi digitali per la scuola?
2. Cosa invece dovrebbero essere?
3. Come la mettiamo con l’accessibilità?
4. Perché la pirateria non deve far paura?
5. Perché le scuole non devono subire il cambiamento e come possono essere parte attiva?
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È bene precisare che una delle particolarità del libro di scuola, rispetto ad altri prodotti è che chi lo sceglie non lo compra, e chi lo compra non lo usa. Non è come un paio di scarpe, che io scelgo, io compro e io uso, o come un bestseller, o un profumo, che li posso anche regalare ma rimane il fatto che io scelgo e io compro, nel caso del libro scolastico chi paga non può scegliere, e neppure chi poi dovrà usarlo.
Un’altra particolarità del libro di testo è che viene stampato sapendo già più o meno quanti ne verranno venduti: non a caso la piattaforma per le adozioni è gestita dall’Associazione Italiana Editori, e quindi gli editori a maggio sanno quali e quanti titoli dovranno rendere disponibili nelle librerie per settembre (e in quali zone).

Notate cosa si legge in fondo alla pagina:
La banca di dati consultabile su questo sito è di esclusiva proprietà dell’Associazione Italiana Editori.
Questo meccanismo comporta che la percentuale di testi destinata al macero sia infinitamente più bassa rispetto a quella (scandalosamente enorme) dell’editoria varia.
Visto che non sono gli studenti a decidere l’acquisto di un testo, è importante capire cosa sia il testo digitale nell’immaginario degli insegnanti, in definitiva ciò che conta è quello che ne pensano loro.
Per poter pensare però devono essere informati, e da chi sono informati i docenti? Dai rappresentanti delle case editrici (più son grandi più possono contare su una buona rete di vendita) che hanno tutto l’interesse a disinformare, e dai media – lobby editoriali, peggio che andar di notte.
Quindi, con le poche informazioni (distorte) che hanno cosa pensano?
Qui devo fare qualche premessa:
-premesso che si tende a dividere sommariamente i docenti in due macrocategorie: i bravi docenti e i docenti zavorra, e che le tecnologie didattiche non spostano la situazione, nonostante il motto “la LIM ti salverà”.
- premesso che le scuole non sono adeguatamente informatizzate, che il ministro fa le nozze con i fichi secchi, e gli insegnanti sono stati lasciati abbastanza soli in questa fase di cambiamento.
- premesso che il cambiamento intimorisce molti ed entusiasma pochi, e che se non lo si gestisce adeguatamente il caos è assicurato.
- premesso che è mia personale convinzione che i docenti bravi, e quelli che si lasciano entusiasmare sono sì pochi, ma molti di più di quanti è dipinto dai media embeddati,
- e premesso anche che questa “imposizione” dei testi digitali è stata inserita in una riforma che millanta il proprio nome, e che come tale dalla scuola è tutt’altro che condivisa (e questo fa si che molti gettino il bambino con l’acqua sporca)
premesse tutte queste cose il mio personalissimo, e certamente limitato, punto di osservazione mi ha portata a identificare 4 categorie, che rappresentano 4 diverse percezioni del testo digitale scolastico.
1) sotto vuoto spinto – questi non li si raggiungerà mai (sono luddisti che mai useranno un testo digitale, e mai una LIM, semplicemente perché si fanno un vezzo del non saper accendere un computer).
2) insegnanti bravi e attivi impegnati però soprattutto nelle politiche scolastiche (e meno male)
3) insegnanti attenti che hanno percepito il testo scolastico come la versione digitale del testo tradizionale, e che perlopiù la rifiutano.
4) come sopra, che però non credono sia possibile che le cose stiano esattamente così, ed essendo tendenzialmente più competenti da un punto di vista informatico, e magari appassionati di tecnologie didattiche, intuiscono che si può fare di più.
L’opinione degli insegnanti che hanno partecipato allo Schoolbookcamp infatti era unanime: un coro di “no pdf”, non come formato tout court, ma come concetto di testo tradizionale distribuito digitalmente. È chiaro agli insegnanti navigati e naviganti che i vantaggi del peso/costo sono marginali rispetto ad altri benefici che il testo digitale può garantire, e sono quelli che vogliono.
Un accento sulla questione accessibilità
Gli insegnanti dei quali stiamo parlando si rendono anche conto del problema dell’accessibilità, e in modo anche più ampio di quello di solito considerato: non solo disabilità sensoriali ma anche quelle di tipo cognitivo, e intuiscono che un prodotto digitale può essere concepito in modo da essere utile a un bambino dislessico, o con problemi che rientrano nello spettro autistico, senza impoverire il normodotato. Questo è importante, senza impoverire, e ne sta parlando la dottoressa Fiore nell’aula accanto alla nostra.
Non sanno magari come, ma intravedono che deve esserci questa possibilità.
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Noa Carpignano è l'editore che ha creato BBN: la prima casa editrice italiana che pubblica testi scolastici digitali. Ne è amministratore e art director, lavora in un nido d'aquila in riva al mare appesa a un paio di Mac. Per saperne di più puoi leggere una sua intervista 

