Jan
01

immagine di una veggente con la sfera di cristallo

(immagine trovata per caso, non ricordo più dove, che ho grabbato perché mi ricorda una cartomante che…)

È appena iniziato l’anno e le profezie semiserie di Quintadicopertina “Le dieci cose che succederanno nel 2012 nel mercato degli ebook” non tardano ad avverarsi. Il punto 10: Man mano che passeranno i mesi, ci si renderà conto che il 2013 sarà – senz’ombra di dubbio – l’anno degli ebook.
Il primo articolo che leggo la mattina di capodanno è su l’Unità: Scrittori ed editori: il 2012 sarà l’anno degli ebook? Leggendolo mi chiedo se ci sarà qualcosa di nuovo sull’Unitag “Speciale ebook”, del quale immagino che l’articolo rappresenti l’antipasto e, tra le altre cose, non posso fare a meno di notare che dei 19 intervistati nessuno è disposto a sostenere che il 2012 sarà l’anno degli ebook, tra gli scettici e quelli che fanno scongiuri, tutto fa pensare che la faccenda sarà rimandata, appunto, al 2013.
A noi, che ci occupiamo di scolastica, non fa molta differenza: per chi lavora nella scuola e per la scuola l’anno nuovo inizia a settembre, e l’ultima circolare sull’adozione dei libri di testo dice che sarà l’anno scolastico 2012/13 a imporre l’ebook nelle classi. Il che dimostra che le profezie dei visionari, anche se scherzose, hanno più probabilità di avverarsi di quanto non ne abbia una demagogica circolare ministeriale di essere rispettata perché questo non succederà.
Abbiamo pubblicato i primi ebook nel 2007 e l’anno dopo è uscita la finanziaria che ne rendeva obbligatoria la sperimentazione. Avremmo potuto pensare di essere sulla strada giusta, e invece abbiamo interrotto la produzione: aveva un bel dire il ministro, ma l’ebook così come lo conoscevamo non poteva entrare nelle scuole. E avevamo ragione, non sono entrati. Ben altro infatti bisognava fare, bisognava studiare, sperimentare. L’abbiamo fatto. Abbiamo studiato, sperimentato, profetizzato libri digitali liquidi ed hackerabili, libri visibili ai non vedenti, libri che diventavano ambienti, libri che non fanno rimpiangere i libri. Profezie serissime, per quanto bislacche. E ora siamo pronti. Speriamo che si avverino.

Dec
04

E se un testo (i famosi uno cento mille testi che sono diventati ambiente di apprendimento) consente anche di prendere appunti?

Vero, qualche appuntino a margine di pagina l’abbiamo sempre preso :) Ma sto parlando di appunti un po’ più lunghi, sottolineati, evidenziati e… cliccabili.

MA

prima raccontarvi di questa nuova cosa, e di farvi vedere qualche immagine, non posso fare a meno di proporvi un video: Verso un libro a strati? di Gino Roncaglia. Probabilmente a voi non farà lo stesso effetto ma io, quando l’ho visto, sono cappottata con tutta la sedia: sapendo quello che stavamo giusto giusto combinando sembrava ci avesse letto nel pensiero.

Visto il video? allora vi faccio vedere come su DidaSfera abbiamo pensato di lavorare sugli strati (a parte le gallery e le note, che abbiamo già visto aprirsi in modal windows, quindi già su un livello superiore).

Lo strumento “appunti” è stato pensato per gli studenti ma, ovviamente, è a disposizione anche degli utenti riconosciuti come insegnanti :)

Navigando tra le Unità di lavoro di Didasfera è sempre presente, sulla sinistra del browser, una linguetta viola.

capture del browser con la linguetta viola

Cliccando sulla linguetta si apre sul testo una tendina che funziona come un blocco appunti.

Nelle due capture che seguono (clicca le immagini per ingrandire) puoi vedere la tendina degli appunti chiusa e aperta.

libri a strati: capture del browser con la tendina degli appunti chiusa

 

ebook a strati: capture del browser con la tendina degli appunti aperta

 

Il blocco appunti è legato alla materia, quindi ogni allievo avrà un blocco se sta consultando contenuti classificati sotto la materia “filosofia”, e un diverso blocco se sta consultando “matematica”. Nell’immagine vediamo che quello aperto ha il titolo “Appunti di tecnologia”.

La text area messa a disposizione nella tendina del blocco appunti consente di formattare il testo, di inserire link, di evidenziare le parole con colori diversi, di fare elenchi puntati e numerati.

Gli appunti possono poi essere:

salvati dove sono: l’allievo ritrova gli appunti al suo ritorno sulla materia,quando ritorna a casa o alla lezione successiva

salvati sul proprio computer: viene generato un file di testo (mantiene le formattazioni, i link ecc) che come nome ha la materia, la data e l’ora (ad esempio, un file di tecnologia salvato il 4 ottobre del 2011 a mezzogiorno avrà come nome: Tecnologia_04_10_11_12_00.doc). Questo per facilitare l’organizzazione dei file che lo studente può raccogliere in una cartella e avere in ordine cronologico. Ovviamente si possono rinominare :) In questo modo possono essere anche facilmente condivisi.

stampati direttamente su un foglio e inseriti nel quaderno

 

Come abbiamo detto la tendina degli appunti è su uno “strato” superiore, e per questo motivo si apre “sopra” anche quando abbiamo aperta quella del pannello di ricerca o quella degli strumenti social (nella seconda immagine di esempio è aperta sulla memorizzazione dei percorsi, cliccale per ingrandire)

tendina degli appunti aperta sul pannello di ricerca avanzata

tendina degli appunti aperta sulla finestra di memorizzazione dei percorsi

Questo consente, ad esempio, di appuntarsi i link restituiti dal motore di ricerca o di verificare, e annotare, quali percorsi abbiamo condiviso.

Vi anticipo che lo stesso concetto di tendina, di livello o strato superiore che si apre sul testo, lo stiamo utilizzando per i glossari: a giorni sarà pronto il primo e potrò postare le immagini :)

Ah, giusto per dire, mio figlio l’ha subito testato con il suo cellulare: si è loggato e ha memorizzato qualche appunto nella text area direttamente con la tastiera touch del telefono, poi ha salvato ma.. non posso pubblicarvi la capture… erano adolescenziali sproloqui su sua madre che, con le unghie lunghe, sul touch fa grandi pasticci :P

Nov
02

copertina del libroGli atti dell’eBookFest di Fosdinovo 2010, già pubblicati in forma “liquida” QUI, e scaricabili sempre gratuitamente in versione lineare QUI, sono ora acquistabili in versione stampata nel sito di Guaraldi, QUI.

 

 

Oct
29

I testi scolastici e i contenuti in generale dell’ambiente di apprendimento DidaSfera sono creati da insegnanti, redattori, illustratori, grafici, programmatori…
(se non sai cos’è DidaSfera leggi il primo post)

In ogni unità didattica è possibile vedere gli autori e i collaboratori che, a vario titolo, hanno contribuito a realizzarla.

capture della finestra dei crediti
Abitiamo in città e regioni diverse e lavoriamo connessi fra noi con gli strumenti che la tecnologia ci offre. Se vuoi vedere quanti siamo, chi e dove, puoi curiosare in questa google map che cerchiamo, senza troppo successo, di tenere aggiornata :)

Molti di noi non si conoscono fra loro e l’organizzazione del flusso di lavoro è spesso complessa. Usiamo diversi strumenti cercando di assecondare le preferenze e le abitudini di tutti. C’è un forum con la “bottega degli autori”, ma per comunicare e scambiarci materiali e segnalazioni usiamo anche molto le mail, msn e… facebook :)

Stiamo sperimentando un nuovo modo per fare editoria scolastica, era un’idea bizzarra, la nostra, se si pensa che è nata 10 anni fa, e anche se ora sembra meno utopistica è comunque ancora difficile da raccontare.
La nostra idea di editoria è quella di un laboratorio aperto, il ruolo dell’editore rimane quello di sempre, le modalità cambiano completamente.

Con DidaSfera abbiamo inventato anche un nuovo modello economico, abbracciando la filosofia della culture flat rate e delle licenze Creative Commons, e optando per un contratto di gestione collettiva dei diritti d’autore.

Se sei un insegnante, un grafico, un illustratore, un redattore, un flasher, un programmatore, un traduttore o un visionario e ti piace l’idea di lavorare a questo progetto puoi scrivere a:
redazione@bibienne.com

In generale ci interessano, oltre alle competenze tipiche di queste figure, e della propria materia per i docenti, una profonda conoscenza della rete, dei social network, dei blog. E siamo interessati anche competenze che riguardano la sfera delle disabilità sensoriali e cognitive.

Ti anticipiamo che il prossimo (sesto e ultimo) post della serie sarà un bando di partecipazione alla selezione di progetti e contributi: lo pubblichiamo domani e scadrà a gennaio (così hai anche le vacanze di Natale per pensarci :D ).

Questo è il quinto post della serie “DidaSfera“, gli altri potrebbero interessarti:

DidaSfera, primo post: la piattaforma BBN
DidaSfera, secondo post: la navigazione dei contenuti
DidaSfera, terzo post: strumenti e social learnig
DidaSfera, quarto post: una struttura metastabile (ovvero, com’è stata progettata)
DidaSfera, sesto post: bando di partecipazione

Aggiornamento: in questo post trovi un’infografica dove ci sono anche i collaboratori

Oct
24

DidaSfera è navigabile in molti modi.
(se non sai cos’è DidaSfera leggi il primo post)
Il menu nella barra in alto offre una tradizionale classificazione tassonomica che consente di scegliere l’area e la materia e di sfogliare alla ricerca del testo che interessa.
Quando l’abbiamo trovato possiamo consultarne l’indice, scegliere il modulo, andare al capitolo, leggere il paragrafo… insomma, come un libro :)

capture della ricerca tassonomica

 

Capture della pagina iniziale del testo

Oppure si può cercare in modo più specifico utilizzando il motore di ricerca avanzata che consente di filtrare per materia e/o per tipo di contenuto (testo, immagini, giochi, esercizi…) e/o per età (+6 + 12 +14 ecc).

 capture della maschera di ricerca avanzata

Il motore di ricerca non lo fa ancora (ci stiamo lavorando) ma presto restituirà anche una mappa semantica.

bozza della mappa semantica - wheel - del motore di ricerca

Lavorando direttamente su un argomento si può navigare per tag: ogni unità didattica restituisce i tag dell’intero modulo di appartenenza.

Oppure si può vedere quali risorse interne a DidaSfera stessa o quali link interni o esterni sono consigliati.

capture della pagina con evidenziati i link suggeriti

E aprire contestualmente la gallery fotografica segnalata.

capture della gallery di immagini

Potete quindi rovistare liberamente tra testi di autori diversi e di materie diverse per scuole diverse. Potete copiaincollare, assemblare, miscelare con altri contenuti. Potete memorizzare i percorsi.
Potete smontare e rimontare, aggiungere e togliere, provare, sperimentare, condividere, imparare e… collaborare :D
Potete divertirvi, anche.

Tutto questo, in breve, dal punto di vista tecnico.
E da quello didattico? Un’idea potete farvela leggendo il post di Chatel “L’insegnante liquido:)

Questo è il secondo post della serie “DidaSfera“, gli altri potrebbero interessarti:

DidaSfera, primo post: la piattaforma BBN
DidaSfera, terzo post: strumenti e social-learning
DidaSfera, quarto post: una struttura metastabile
DidaSfera, quinto post: collaborare
DidaSfera, sesto post: bando di partecipazione

Oct
23

Abbiamo parlato e straparlato di libri liquidi e di libri ambiente (didattico).

Riprendo un concetto che credo fondamentale:

…bisogna considerare anche la sua perdita di confini fisici dovuta non solo alla scomparsa della sua solidità, ma alla sua permeabilità a contenuti “altri”, alla sua miscelabilità con contentuti “altri”.
Le connessioni – che permettono di esplorare – e l’hackerabilità – che consente di appropriarsi e rimescolare e sperimentare i contenuti – fanno sì che il testo sia fluido e possa diventare un vero e proprio ambiente di apprendimento.

Siamo quindi partiti da qui, e siamo riusciti a progettare un libro ambiente che contiene libri liquidi. O, forse più correttamente, uno cento mille libri che fondendosi si fanno ambiente.

immagine della home
Si chiama DidaSfera: www.didasfera.it

È online ma l’accesso è per ora riservato agli addetti ai lavori: sarà parzialmente accessibile tra pochi giorni (ma solo su invito per lo stress test) e operativa prima di Natale.
AGGIORNAMENTO: è online e accessibile :)
Il post di annuncio d’apertura, con infografica è QUI.

Un nuovo modello economico

Sono convinta – in BBN siamo convinti – che uno dei modelli economici sostenibili, per produrre e distribuire prodotti culturali con licenze estese o Creative Commons tutelando nel frattempo chi produce opere creative, sia quello della cultura flat-rate.
La sostenibilità (nel senso di ricavare un profitto con il quale remunerare l’opera di ingegno e reggere la struttura sul mercato) è da ricercare nella simmetria della logica tra sell in e sell out, offrendo così all’utente un servizio che gli consente l’accesso gratuito alle risorse tutelandone simmetricamente – e retribuendo, con un sistema di gestione collettiva – il diritto d’autore.
DidaSfera, l’ambiente di apprendimento al quale stiamo lavorando, e che abbiamo presentato in bozza a Milano e a Torino, e in versione beta allo Smau pochi giorni fa ha avuto origine da questa convinzione.

I contenuti di DidaSfera:

Tutti possono accedere a DidaSfera e navigare tra i contenuti rilasciati con licenza Creative Commons.

Per accedere agli altri contenuti bisogna invece essere registrarsi sottoscrivendo un abbonamento annuale.

L’utente registrato può navigare senza limitazione di materia e ordine di scuola e può consultare e prelevare (e copiaincollare, stampare, fotocopiare, miscelare, potare o integrare…) liberamente i contenuti che gli servono. Inoltre l’utente registrato ha a disposizione strumenti che consentono di memorizzare percorsi, condividere contenuti, creare gruppi di lavoro ecc.

In DidaSfera sono “liquefatti” i libri di testo digitali e altre risorse (schede, approfondimenti, dispense, video, podcast, materiale per LIM ecc) di tipo didattico. I testi inseriti hanno il codice ISBN e alcuni sono divisi in moduli, ciascuno con un suo codice (oltre a quello dell’opera completa).

In questo modo la scuola che sottoscrive l’abbonamento a DidaSfera può usare questi codici per le adozioni dei testi digitali. I testi in lavorazione vengono segnalati e, appena possibile, vengono resi disponibili indici e pagine demo agli insegnanti in modo che la scuola possa pianificarne l’adozione per l’anno scolastico successivo.
MA noi suggeriamo di utilizzarla, per ora, in affiancamento al tradizionale libro di testo in modo da testarla e sperimentarne l’uso in classe.
Il prezzo dell’abbonamento la rende conveniente anche nel caso la utilizzi un solo docente, infatti costa meno di un qualsiasi libro in adozione pur consentendo l’accesso a tutti i contenuti presenti di qualsiasi materia e corso di studi.

In questo modo l’insegnante di storia delle medie può sfogliare le gallerie di immagini di storia del costume, pensate per l’istituto d’arte, e far vedere agli allievi come andavano vestiti gli assiri, oppure può andare a rovistare tra le schede di approfondimento di tecnologia per spiegare cosa sono i dagherrotipi.
Nel frattempo l’insegnante di educazione fisica sta consultando con i ragazzi il testo di scienze per identificare il bicipite, mentre l’ora dopo sarà l’insegnante di scienze a pescare, in una tavola del testo di tecnica, le essenze del legno.

No, non ci sono ancora tutti i testi di tutte le materie di tutti i corsi di studio. Sarebbe bello ma… c’è tanto lavoro ancora da fare (collaboratori cercasi).

Questo è il primo post della serie “DidaSfera“, gli altri potrebbero interessarti:

DidaSfera, secondo post: la navigazione dei contenuti
DidaSfera, terzo post: strumenti e social-learning
DidaSfera, quarto post: una struttura metastabile
DidaSfera, quinto post: collaborare
DidaSfera, sesto post: bando di partecipazione

Aggiornamento: altri post con le news (nuovi strumenti ecc)

Nuove cose in fase di test su Didasfera: QUI
Didasfera e i libri a strati: QUI

Apr
05

Nel post precedente ho segnalato i convegni di venerdì 8 (Milano) e sabato 9 aprile (Torino).

Ecco l’abstract del mio intervento, e anche quello di Maria Grazia Fiore.
Non parleremo solo, faremo vedere delle cose.
E a Torino qualcosina di più perché saremo con i tempi meno stretti :)

Noa Carpignano

Fuori testo: dalla pagina gutenberghiana all’ambiente per l’apprendimento

Da alcuni anni ormai si parla di libri di scuola digitali, l’argomento sarebbe da considerare già vecchio (addirittura la normativa risale a tre anni fa e la prima proposta di legge risale al 2004) se non fosse che, nonostante i convegni, le innumerevoli discussioni online e in barba alla norma, nelle scuole di testi scolastici digitali non se ne vede ancora l’ombra.
Perché? Questa lentezza nell’adozione di contenuti digitali è da addebitare, come si tende a fare, alla mancanza di adeguate strutture scolastiche? oppure alla mancanza di aggiornamento degli insegnanti? e, in definitiva, al progressivo disinvestimento culturale che il nostro paese opera ormai da anni?
Sì, ma non solo. È che di testi digitali, nati per essere digitali e non rozze e parziali conversioni, non ce ne sono. Lo stato in cui versa la scuola italiana (vero) e la riottosità dei docenti (vera o presunta) sono ottimi pretesti per gli editori che remano contro per non proporre nulla di seriamente innovativo.
Eppure i vantaggi dei testi digitali sono molti e, esaminando la questione da vicino, ci rendiamo conto che quelli del peso e del costo – dei quali maggiormente si parla – sono marginali per quanto importanti. Ma per poter godere di questi vantaggi bisogna essere disposti a cambiare molte cose, non possiamo accontentarci del pdf del vecchio libro di testo. E quindi cambia tutta la filiera editoriale, dalla progettazione alla distribuzione fino alla gestione dei diritti d’autore.
E a scuola? Le possibilità per l’insegnante possono anche non cambiare, ma si moltiplicano.
Ho parlato spesso della liquidità del libro di testo digitale, intesa sia come flusso di lavoro integrato con le scuole, sia come perdita di confini fisici, e questa dovuta non solo alla scomparsa della sua solidità, ma alla sua permeabilità a contenuti “altri”, alla sua miscelabilità con contentuti “altri”. Le connessioni, che permettono di esplorare, e l’hackerabilità, che consente di appropriarsi e rimescolare e sperimentare i contenuti, fanno sì che il testo sia fluido e possa diventare un vero e proprio ambiente di apprendimento.
Progettare un libro tradizionale, per quanto digitale, o progettare un libro-ambiente son cose decisamente diverse, così come diverso potrà essere il lavoro in classe: il filo d’Arianna non va perduto ma potrà essere sostituito dalla tela di Aracne perché l’indice può essere costituito da punti evento che ne determinano topologicamente la pluridimensionalità.
Proviamo quindi a vedere come può essere un testo digitale e come può evolversi. Siamo partiti da un banale pdf di un testo tradizionale per arrivare a un pdf più evoluto ed accessibile, ora proviamo a trasformare il testo in un ambiente di apprendimento, perché quello, secondo la nostra convizione, sarà il futuro.

Maria Grazia Fiore

Libri digitali e disturbi di apprendimento

L’apprendimento mediante testo a stampa ha acquisito sempre più importanza e centralità nei sistemi educativi contemporanei, grazie al vantaggio economico di poter riprodurre numerose copie di testi e di insegnare contemporaneamente a gruppi sempre più numerosi.

Le conseguenze sono state ovviamente di ampia portata, a partire dalla rappresentazione stessa delle conoscenze e della loro organizzazione disciplinare. Il libro di testo è diventato la pietra angolare delle istituzioni formative e di un modello di insegnamento/apprendimento incentrato essenzialmente sulla forma-libro e basato sullo sforzo di leggere, interpretare, capire e mandare a memoria per poi ripetere.

Un modello prioritariamente simbolico-ricostruttivo che permette di conoscere ciò che attraverso l’esperienza non è possibile (per condizioni spazio-temporali o per le caratteristiche di astrattezza dell’argomento di studio, ad esempio) ma che ha declassato quello esperenziale-laboratoriale a modello di serie B, ponendo al tempo stesso una “barriera d’ingresso” ineludibile a chi ha delle compromissioni della comunicazione linguistica, siano queste dovute ad uno sviluppo neuroatipico, a svantaggio di tipo socio-culturale o a disturbi specifici dell’apprendimento.

Esiste cioé un problema di “accessibilità” del libro di testo a stampa che viene dato quasi per scontato (tanto da essere praticamente ignorato), a cui si ovvia troppo spesso attraverso un impoverimento dei contenuti piuttosto che ad un reale adattamento ad esigenze comunicative divergenti da quelle “standard”.

Nonostante il modello comunicativo della Rete sia ben lontano dall’essersi affrancato dal primato del codice verbale, è soprattutto grazie ai processi di formazione a distanza e ai nuovi orizzonti delineati dall’editoria digitale, che si è tornati a discutere delle sinergie più adeguate tra i diversi codici nei processi di apprendimento nonché del processo di decostruzione del testo secondo criteri non lineari che risulta essere fondamentale per l’esplicitazione di quella struttura interna che non tutti riescono a fare propria.

Secondo Ruth Clark, le pagine a stampa sono “vettori di testo di facile lettura” mentre gli schermi usufruiscono di una minore quantità di testo e quindi “la visualizzazione del contenuto è molto più importante rispetto ai supporti cartacei”. È sempre vero? O esistono dei principi basilari che dovrebbero sottendere alla realizzazione (nonché alla scelta) di libri specificatamente pensati per la formazione, a prescindere dal supporto che li sostanzia? Esiste, insomma, un problema di “design for all” che ha da sempre riguardato anche i testi a stampa per la scuola e che – se non adeguatamente esplicitato – rischia di riproporsi sic et simpliciter in quelli digitali? Proveremo a rifletterci su.

Maggiori info sui convegni QUI

Mar
31

Convegno a Milano, 8 aprile

“Convegno E-didattica. Tecnologie e contenuti digitali a scuola e in biblioteca”, organizzato dall’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia, Auditorium Giorgio Gaber, Palazzo Pirelli.
Nel pomeriggio, ore 15,30, il focus sui testi digitali:

Ulisse Jacomuzzi, Presidente del Gruppo Educativo – AIE
La voce degli editori
Noa Carpignano, editore BBN
Fuori testo: dalla pagina gutenberghiana all’ambiente per l’apprendimento
Maria Grazia Fiore, Università degli Studi di Foggia
Libri digitali e disturbi di apprendimento
Agostino Quadrino, direttore Garamond
Social learning nella scuola digitale
Giulio Blasi, responsabile MediaLibraryOnLine
Una piattaforma di prestito digitale per le scuole
L. Ferrieri, Direttore Biblioteca di Cologno Monzese
L’e-book nella biblioteca pubblica
B. Fiore, Università degli Studi Milano Bicocca
ICT e indagine OCSE PISA 2009

Occorre iscriversi e programma completo è scaricabile qui

[aggiornamento per entrambi i convegni: l'abstract mio e quello di Maria Grazia Fiore sono pubblicati QUI]

Convegno a Torino, 9 aprile

Presso l’Auditorium della Scuola Internazionale Europea Altiero Spinelli il convegno
Tecnologie didattiche e libri di testo digitali
Un incontro per gli insegnanti: stato dell’arte, possibilità, criticità, nuove proposte.

I relatori:

Elena Favaron, S.M.S. Guerrino Nicoli, Settimo Torinese
rappresentante del network “La scuola che funziona”
Davide Mana, Università Carlo Bo di Urbino
Noa Carpignano, BBN editrice
Maurizio Chatel, Liceo Altiero Spinelli
Maria Grazia Fiore, Università di Foggia

Appuntamento alle ore 10 di sabato mattina

clicca per ingrandire/scaricare la locandina

Mar
19

Visioni condivise

postato da noa in news BBN

simbolo collana visioni condivise (un occhio con la rosa dei venti come iride)
Nuova collana, dedicata a docenti e formatori, inaugurata oggi con “Archeodidattica virtuale” di Anna Rita Vizzari.

La collana “Visioni Condivise“, ideata da e a cura di Maria Grazia Fiore, nasce per condividere sperimentazioni e buone pratiche, presidiando la linea di frontiera tra lo stato dell’arte e quello pioneristico, con il proposito di proporre visioni, documentare esperienze, divulgare l’apprendimento cooperativo per la cura del sé professionale.

Come già sperimentato con gli atti dell’eBookFest, abbiamo stemperato il testo in un blog e lo inseriremo anche in una piattaforma che stiamo approntando della quale presto vi racconteremo. Inoltre sarà disponibile a breve la versione digitale tradizionale – che detta così pare un ossimoro.
La “liquidità” che ci offre questa modalità di pubblicazione è di per sè esemplare: permette di navigare il testo in più modi (indice lineare, indice mappa, tag, random…), concede di inserire contributi diversi (video, mappe concettuali…), consente di sviluppare il testo nel tempo, seguendo e segnalando i progressi e le trasformazioni che l’evoluzione delle tecnologie ci porterà a rincorrere. Quest’ultima cosa assai appropriata date le finalità e considerato lo spirito della collana: piedi ben piantati per terra e sguardo all’orizzonte degli eventi.

Altri due titoli sono in lavorazione, uno di Davide Mana “Mappe Mentali” e un altro della stessa Fiore “Lezione Aperta”.

I primi tre testi di questa collana sono rilasciati con licenza Creative Commons, per gli altri si vedrà: di qualcosa bisogna pur campare.

Jan
27

Copertina La rete della Memoria

In occasione della Giornata della memoria 2011 abbiamo pubblicato un innovativo percorso didattico sulla storia dell’antisemitismo, ideato e composto dal prof. Stefano Zampieri, presidente di Phronesis – Associazione italiana per la consulenza filosofica.

L’ebook è composto da sette moduli indipendenti fra loro, anche se coordinati sia in senso cronologico sia per quanto riguarda lo sviluppo logico del discorso. Il materiale offre quindi un panorama storico-critico in sé compiuto, ma personalizzabile dall’insegnante secondo la programmazione individuale e le esigenze dei diversi ordini di scuola.
La rete della memoria analizza il tema del pregiudizio antisemita attraverso approcci diversificati di carattere storico-letterario (moduli 2 e 6: da Dante a Shakespeare, fino alla letteratura della Shoah), storico-sociale (moduli 1, 3, 4, 5: di più tradizionale impostazione storiografica ma densi di elementi di carattere sociologico), e filosofico (modulo 7).

Lo trovate QUI

Presto online la versione iPad e iPhone, a cura dei maghi di Enhancedpress

  noa

Noa Carpignano è l'editore che ha creato BBN: la prima casa editrice italiana che pubblica testi scolastici digitali. Ne è amministratore e art director, lavora in un nido d'aquila in riva al mare appesa a un paio di Mac. Per saperne di più puoi leggere una sua intervista QUI o vedere il suo profilo su LinkedIn.