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La circolare sull’adozione dei libri di testo, le allegre compagnie di editori e le responsabilità dei dirigenti.
postato da noa in dalla rete..., didasfera, editoria scolastica, news BBN, news scuola, non dite che non lo avevo detto, sassolino nella scarpa
Bisogna pure che qualcuno le scriva certe cose, perché alle scuole nessuno le spiega.
E allora, caro insegnante, caro dirigente, nel tuo interesse seguimi che ti aiuto a togliere un po’ di castagne dal fuoco.
E se hai un figlio dislessico, o non vedente, o in qualche altro modo disabile, seguimi anche tu, che ti sarà utile.
Partiamo dalle prime righe della circolare (vedere QUI):
La scelta dei libri di testo nelle scuole statali di ogni ordine e grado costituisce rilevante momento di espressione dell’autonomia professionale e della libertà di insegnamento dei docenti e ha ormai trovato una compiuta regolamentazione ad opera della circolare ministeriale 10 febbraio 2009, n. 16, che qui si intende integralmente richiamata, emanata in applicazione della normativa primaria vigente.
Quindi la circolare ministeriale fa riferimento a quella del 2009 la quale (come potete vedere scaricandola QUI) a sua volta fa riferimento alla normativa primaria citando sia la finanziaria 2008 (articolo 15 della legge 133/2008) che ha introdotto i testi digitali, sia citando:
in particolare il DPCM 30 aprile 2008 concernente le “Regole tecniche disciplinanti l’accessibilità agli strumenti didattici e formativi a favore degli alunni disabili”.
E noi queste cose dobbiamo saperle perché la circolare ultima, questa qui del 2012, dice anche:
I dirigenti avranno cura di esercitare la necessaria vigilanza affinchè le adozioni dei libri di testo di tutte le discipline siano deliberate nel rispetto dei vincoli di legge.
Una bella rogna per i dirigenti scolastici, che non è mica una roba da poco.
Allora andiamo a vedere questo DPCM che sembra essere la fonte di tutta la questione e che inizia con:
Vista la legge 9 gennaio 2004, n. 4, recante «Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici» ed in particolare l’art. 5, comma 1
Eccoci! scava scava siamo arrivati alla legge principe, stiamo parlando della legge Stanca (se vuoi la trovi QUI) della quale il nostro DPCM è infatti il decreto di attuazione.
Ai fini del presente decreto s’intendono per:
a) accessibilità: ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera a), della legge 9 gennaio 2004, n. 4, la capacità dei sistemi informatici, nelle forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche a coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari;
[...]
c) strumenti didattici e formativi: programmi informatici e documenti in formato elettronico usati nei processi di istruzione e apprendimento. Sono tali, ad esempio, il software didattico e i documenti elettronici, ivi compresi i libri di testo, prodotti anche con programmi applicativi diversi dal software didattico, usati come strumenti di lavoro nell’attività scolastica o essi stessi oggetto di studio e addestramento
Fermiamoci.
Quello che preme ora sapere è che il libro di testo DEVE essere accessibile, per legge, se non basta il buon senso.
Ma come deve essere per essere accessibile? Potete leggervi tutta la normativa (ma di base è sufficiente l’ultimo decreto citato combinato con la Stanca e l’allegato A) oppure, più semplicemente, vi fate un’infarinatura con quello che c’è scritto QUI.
Di fatto la nuova circolare fa anche un autogoal, roba da far rabbrividire: nelle ultime righe evidenzia la possibilità che per la parte a stampa dei libri misti (visto che quelli solo a stampa non si possono più adottare) i dirigenti che hanno alunni:
non vedenti, o ipovedenti, provvederanno immediatamente a richiedere ai centri di produzione specializzati che normalmente curano la trascrizione e la stampa braille i testi scolastici necessari.
Pare che i bambini e i ragazzi con altri tipi di disabilità possiamo tirarli dalla rupe, alla faccia della legge Stanca.
Comunque sia… vediamo un po’ quello che c’è in giro, quello che, dicevo, mi ha fatto saltar la mosca al naso. Qualcuno ricorda cosa avevo detto al convegno “Cultura senza Barriere” di Padova? su quello che avrebbero fatto i grandi editori, pur di spremere ancora un po’ il loro polveroso catalogo?
Eccoli che sono arrivati, i grandi. E, come previsto, con ebook finti… semplici pdf scaricabili da internet ma visualizzabili SOLO con il loro reader proprietario (no, non con acrobat reader) scaricabile dal loro sito.
A questo punto il dirigente avveduto, anche turandosi il naso sul formato, dovrebbe domandarsi: sono accessibili?
E come fa a saperlo? non è che si può scaricare la copia saggio di tutti, installarsi jaws (programma per non vedenti) sul computer e provarli uno per uno. E poi provarli anche con altri tipi di tecnologie assistive per altri tipi di disabilità (che, ricordiamolo ancora una volta, non ci sono solo ciechi tra i ragazzi che necessitano dei libri di scuola e possono avvantaggiarsi di queste tecnologie).
Allora vi passo io due dritte di massima.
Se il testo è in pdf quasi sicuramente NON è accessibile, ma potrebbe esserlo se è un testo che è stato impaginato con specifici criteri (non libri che erano prima a stampa), quindi non eliminiamolo a priori.
Diciamo che possiamo però escludere subito i pdf che hanno delle limitazioni, delle protezioni.
I testi in pdf che abbiamo visto QUI hanno delle FORTI limitazioni: alcuni non si possono stampare per nulla, alcuni hanno altri limiti di stampa. E hanno una limitazione ancora più grave: nessuno fra quelli che ho analizzato offre la possibilità di selezionare e copiare parti di testo. In pratica è come se ogni pagina fosse una grossa fotografia della stessa.

Ecco, queste protezioni, dichiarate già nel sito (ingrandisci per leggere), rendono il file inaccessibile a prescindere. Inutile provarlo.
Se non ci sono limitazioni possiamo allora fare un’analisi sommaria, ma bisogna avere un software che ci aiuti. Io non sono stata a fare l’esperimento su Jaws, quello sarebbe eventualmente un passo successivo, mi è bastato aprire il file saggio con Acrobat (non il reader, il programma – per i file di anteprima non è necessario scaricare il loro reader) e sono venute fuori un bel po’ di segnalazioni.
A partire da quella iniziale:

e ancora:

e le immagini non hanno un testo alternativo (gravissimo!!!)

e poi ancora…

insomma, cari dirigenti, vi aspetta un duro lavoro di verifica, ricerca, selezione.
Sì, io il suggerimento lo avrei, ma poi mi si dice che scrivo solo per fare pubblicità a DidaSfera.
E allora che sia, facciamo direttamente un po’ di pubblicità comparativa tra ebook per la scuola NON accessibili e ambiente didattico con testi online accessibili. E lo faccio semplicemente riproponendovi questa infografica (che meriterebbe un aggiornamento visto che già ora ci sono molte più cose… lo farò al più presto).
Ma prima voglio ancora dire che la differenza tra un testo in pdf e un testo digitale didattico, non sta solo nell’accessibilità. Sta in tante altre (importantissime) cose e soprattutto nell’uso che se ne può fare.
E segnalare che direttamente sull’accessibilità dei libri di testo in questi giorni hanno scritto anche:
Livio Mondini: Libri di testo elettronici per le scuole, a chi servono?
Maria Grazia Fiore: Libri di testo online, accessibilità ‘for all’ e gerarchia delle fonti
Clicca per ingrandire

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Ecco a voi DidaSfera :)
postato da noa in didasfera, editoria scolastica, news BBN, non dite che non lo avevo detto
Finalmente l’abbiamo finita, DidaSfera.
Anche se c’è ancora qualcosina da fare per perfezionare gli strumenti e per renderla totalmente accessibile agli screen reader ecc… è su, è completa, è uscita dalla fase di test, la navigazione, gli strumenti personali e social sono funzionanti. Ma è una versione beta mica per niente… troverete qua e là un martello, un cacciavite… insomma, entrate, rovistate, gustatevi il bello della diretta, ci sono ancora un sacco di “lavori in corso” nei testi, ma in ogni caso quelli che vedete ora iniziati saranno tutti pronti per l’estate e quindi per l’anno scolastico 2012/13. E comunque i lavori in corso nei testi ci saranno sempre, che continueremo a pubblicare cose nuove eh!
E io son stanca morta, e poi di DidaSfera ho già scritto tanto, cosa posso raccontarvi di più? Tuttavia mi sono divertita a preparare un’infografica. E ve la pubblico qui, per festeggiare
Cliccare per ingrandire, che è meglio

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Auguri a tutti :)
postato da noa in didasfera, editoria scolastica, personale
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Nuove cose in fase di test su DidaSfera
postato da noa in didasfera, news BBN
Stiamo testando gli strumenti per gli utenti registrati. Sono di tre tipi:
• quelli personali: diario o agenda, memorizzazione dei percorsi didattici e l’upload di documenti – l’insegnante ha uno spazio server dedicato dove può fare l’upload e organizzare in cartelle dispense e file assortiti da condividere con la classe.
• quelli didattici: glossari (visibili anche ai non registrati nelle pagine creative commons) e blocchi appunti, ogni studente ha a disposizione un blocco appunti per materia che consente di memorizzare, esportare, stampare appunti. Di questi racconterò in un post dedicato, datemi un paio di giorni
• quelli social: rintracciare amici, mandare messaggi e, prossimamente (ci stiamo lavorando), creare gruppi e condividere con questi i percorsi e documenti che si sono memorizzati nel proprio profilo.
Vi mostro qualche anteprima
L’agenda (per gli insegnanti, diario per gli allievi)
La memorizzazione dei percorsi
L’insegnante può memorizzare dei percorsi inserendo (e organizzando in cartelle) link a pagine di Didasfera e/o pagine esterne (es wikipedia o altri siti). Lo studente può organizzarsi i percorsi per materia di settimana in settimana…
Io, per esempio, mi sto organizzando le pagine sulle quali sto lavorando per verificare, correggere i contenuti, le immagini ecc…
E l’upload documenti:
Si può fare l’upload di molti tipi di documenti, da file doc a mappe concettuali (.mm), inseriremo l’elenco delle estensioni consentite
Gli Amici, in fase di test (il pannello, non gli amici
)
Restate sintonizzati, che qui di giorno in giorno testiamo qualcosa di nuovo
(Se vuoi sapere cos’è DidaSfera leggi questo post)
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Sesto (e ultimo) post: il bando di partecipazione.
postato da noa in didasfera, editoria scolastica, news BBN, news scuola
Ecco il bando per partecipare alla selezione dei contributi per DidaSfera.
Scarica il bando
Perché un bando?
Perché non avendo a disposizione le risorse di un editore grande come – giusto per esempio – la Mondadori, non possiamo pensare di elaborare e pubblicare tutto quello che ci capita a tiro, per “roba buona” che sia.
Mi spiego meglio: noi non prendiamo il materiale che gli insegnanti/autori ci propongono e lo buttiamo in una piattaforma così com’è, giusto per far volume. Noi ci lavoriamo sopra parecchio. Quindi, se da una parte la selezione può servire a scegliere i contenuti migliori, dall’altra garantisce anche gli autori che avranno tutto il nostro appoggio, le nostre competenze e le nostre risorse per completare, ottimizzare e valorizzare il loro lavoro. Le nostre risorse però (tempo e professionisti come redattori, illustratori ecc) non sono illimitate, ecco perché dobbiamo scegliere e anche perché abbiamo messo una data di scadenza.
Perché in questo modo possiamo pianificare il lavoro di tutti e prepararci al meglio, magari aumentando il numero dei collaboratori dove serve.
Inoltre tutti i contenuti, una volta verificati, corretti, corredati di apparati iconografici e didattici, non vengono messi in DidaSfera come se questa fosse una comune piattaforma, uno scaffale, ma vengono impaginati e taggati in modo da essere correlati fra loro. Ci sono “metaredattori” (per questo termine che abbiamo fatto nostro ringrazio il grande Alessandro Vigiani) che taggano le unità didattiche e i moduli, suggeriscono agganci a contenuti dello stesso progetto o a parti pertinenti che appartengono a risorse differenti, di altri autori o altre materie, o suggeriscono link esterni. Insomma, vengono creati e suggeriti percorsi di navigazione interna ed esterna a DidaSfera stessa.
Capirete che è un lavorone ![]()
Ma è l’unico modo per offrire un ambiente che sia davvero navigabile e non semplicemente uno scatolone di file sconnessi, e per garantire dei contenuti di qualità e non robe delle quali neppure si è verificata l’autorevolezza.
Ci vorrà quindi del tempo. Non potremo offrire da subito centinaia di migliaia di testi e contributi, ma… ci stiamo attrezzando.
Sosteneteci, su.
Questo è il sesto post della serie “DidaSfera“, gli altri potrebbero interessarti:
DidaSfera, primo post: la piattaforma BBN
DidaSfera, secondo post: la navigazione dei contenuti
DidaSfera, terzo post: strumenti e social learnig
DidaSfera, quarto post: una struttura metastabile (ovvero, com’è stata progettata)
DidaSfera, quinto post: collaborare
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DidaSfera, quinto post: collaborare
postato da noa in didasfera, editoria scolastica, news BBN, news scuola, non dite che non lo avevo detto
I testi scolastici e i contenuti in generale dell’ambiente di apprendimento DidaSfera sono creati da insegnanti, redattori, illustratori, grafici, programmatori…
(se non sai cos’è DidaSfera leggi il primo post)
In ogni unità didattica è possibile vedere gli autori e i collaboratori che, a vario titolo, hanno contribuito a realizzarla.

Abitiamo in città e regioni diverse e lavoriamo connessi fra noi con gli strumenti che la tecnologia ci offre. Se vuoi vedere quanti siamo, chi e dove, puoi curiosare in questa google map che cerchiamo, senza troppo successo, di tenere aggiornata
Molti di noi non si conoscono fra loro e l’organizzazione del flusso di lavoro è spesso complessa. Usiamo diversi strumenti cercando di assecondare le preferenze e le abitudini di tutti. C’è un forum con la “bottega degli autori”, ma per comunicare e scambiarci materiali e segnalazioni usiamo anche molto le mail, msn e… facebook
Stiamo sperimentando un nuovo modo per fare editoria scolastica, era un’idea bizzarra, la nostra, se si pensa che è nata 10 anni fa, e anche se ora sembra meno utopistica è comunque ancora difficile da raccontare.
La nostra idea di editoria è quella di un laboratorio aperto, il ruolo dell’editore rimane quello di sempre, le modalità cambiano completamente.
Con DidaSfera abbiamo inventato anche un nuovo modello economico, abbracciando la filosofia della culture flat rate e delle licenze Creative Commons, e optando per un contratto di gestione collettiva dei diritti d’autore.
Se sei un insegnante, un grafico, un illustratore, un redattore, un flasher, un programmatore, un traduttore o un visionario e ti piace l’idea di lavorare a questo progetto puoi scrivere a:
redazione@bibienne.com
In generale ci interessano, oltre alle competenze tipiche di queste figure, e della propria materia per i docenti, una profonda conoscenza della rete, dei social network, dei blog. E siamo interessati anche competenze che riguardano la sfera delle disabilità sensoriali e cognitive.
Ti anticipiamo che il prossimo (sesto e ultimo) post della serie sarà un bando di partecipazione alla selezione di progetti e contributi: lo pubblichiamo domani e scadrà a gennaio (così hai anche le vacanze di Natale per pensarci
).
Questo è il quinto post della serie “DidaSfera“, gli altri potrebbero interessarti:
DidaSfera, primo post: la piattaforma BBN
DidaSfera, secondo post: la navigazione dei contenuti
DidaSfera, terzo post: strumenti e social learnig
DidaSfera, quarto post: una struttura metastabile (ovvero, com’è stata progettata)
DidaSfera, sesto post: bando di partecipazione
Aggiornamento: in questo post trovi un’infografica dove ci sono anche i collaboratori
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DidaSfera, quarto post: una struttura metastabile
postato da noa in didasfera, editoria scolastica, news BBN, news scuola, non dite che non lo avevo detto
ovvero, com’è stata progettata
(se non sai cos’è DidaSfera leggi il primo post)
Progettare una casa, un business plan o un armadio significa creare uno spazio interno isolando una porzione dello spazio esterno tramite frontiere (confini, pareti o numeri) che separano una regione interna da una esterna.
La regione interna può essere ulteriormente suddivisa e, secondo gli obiettivi che ci siamo prefissati, ci possono essere dei collegamenti fra questi spazi (una casa avrà le porte, mentre un cassetto è bene non abbia un buco che lo collega a quello sottostante).
Ma spazi interni non vuol dire spazi chiusi o isolati, la continuità spaziale deve comunque essere garantita con uno spazio di relazione, di comunicazione.
Supponiamo quindi di fare design solo con questo spazio, quello di relazione, e di abitare solo quello. Non abbiamo muri ma solo connessioni.
E iniziamo quindi a configurarle.
Abbiamo delle persone che sulla mappa sono insiemi di oggetti relazionati tra loro sulla base di tipi, non si tratta di una gerarchia, ma piuttosto di un’olarchia, dove non c’è una posizione – appunto – gerarchica, ma cluster autogestiti e mutevoli dove la posizione di ognuno (in un dato momento) è data dall’unicità dei frutti che può dare il suo interagire con gli altri. Frutti, creati e organizzati secondo una struttura modulare e una connessione logica.
Abbiamo così una mappa di dati mai completa, dati che, come i pensieri che rappresenta, sono un flusso, un diario di bordo e, nel contempo, un’impalcatura che ci consente di vedere l’intera struttura di un’idea così come di entrare nel dettaglio.
Questa impalcatura facilita la creazione condivisa, chiamiamole intuizioni collettive, e la condivisione della creazione (che è n’altra roba). In questo modo ciascuno può ottenere la comprensione visiva di un livello più elevato che è fondamentale in progetti complessi.
Noi siamo abituati a organizzare dividendo e spezzettando, e organizzando i dati in cartelle e sottocartelle (pensate alla directory del vostro computer) arriviamo alle parti più piccole. E la complessità del sistema tende ad aumentare man mano che andiamo specializzando. Creare una mappa è come mettere un livello di semplicità attraverso il quale leggere la complessità.
Colleghiamo le cose insieme, piuttosto che dividere e separare la conoscenza in piccole porzioni.
In ogni caso se vogliamo lavorare con approccio riduzionista possiamo farlo perdendoci però le interdipendenze, mentre così è sempre percepibile il contesto di riferimento all’interno del quale si può agganciare un’idea o un nuovo progetto che, il più delle volte, scaturirà dal contesto stesso. Ed è questo a far sì che l’insieme sia più della somma delle sue parti favorendo anche una forma di magnetismo che facilita l’aggregazione, sia da un punto di vista di collaborazioni autoriali, sia per quanto riguarda i contenuti.
La struttura che si crea è metastabile: si regge su un non equilibro capace di persistere, potremmo quindi dire che è relisiente.
Abbiamo quindi un organigramma a geometria variabile, una struttura policentrica e dialogica dove i confini sono sostituiti dalle connessioni, esattamente come il prodotto che viene creato: il risultato del lavoro ha le stesse caratteristiche “elastiche” della struttura operativa che l’ha realizzato.
La particolarità vera sta quindi anche nel fatto ciò che ne viene fuori è un libro (dieci libri o cento libri) che diventa un unico ambiente multidisciplinare che consente percorsi reticolari per chi al filo di Arianna preferisce la tela di Aracne. Un libro che non è più un libro non solo perché è digitale, ma perché non ha più senso leggerlo da cima a fondo in quanto nel liquefarsi ha perso sia la cima sia il fondo, e dove l’indice è costituito da punti evento che ne determinano topologicamente la pluridimensionalità.
In questa avventura l’innovazione sta non tanto nel modo nuovo di affrontare un singolo processo, ma nel sovvertire i tradizionali approcci in tutta quella che è normalmente chiamata “filiera”… ecco qui è sparita la filiera. Qui si è creata un’organizzazione del lavoro che è essa stessa un contesto formativo, esattamente come sarà il “libro” che stiamo creando. Ed esattamente come sarà, anche, il meccanismo di distribuizione: una funzione di ricerca utilizzabile come radar culturale.
Alla luce di tutto questo potrebbero essere un po’ meno oscuri questi tre miei precedenti post che qualcuno di voi forse ricorda (e magari ha pensato fossero un po’ strani):
How long is now
Veniamo in pace
Quello che oggi è grafica, domani sarà coreografia.
Questo è il quarto post della serie “DidaSfera“, gli altri potrebbero interessarti:
DidaSfera, primo post: la piattaforma BBN
DidaSfera, secondo post: la navigazione dei contenuti
DidaSfera, terzo post: strumenti e social learning
DidaSfera, quinto post: collaborare
DidaSfera, sesto post: bando di partecipazione
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DidaSfera, terzo post: strumenti e social learning
postato da noa in didasfera, editoria scolastica, news BBN, news scuola, non dite che non lo avevo detto
(se non sai cos’è DidaSfera leggi il primo post)
Abbiamo visto che il docente non è legato ad una sequenza lineare di pagine ma può crearsi dei percorsi personalizzati anche attraverso testi diversi e utilizzando contributi di vario genere.
Questi percorsi sono memorizzabili perché l’ambiente, oltre che un contenitore evoluto per il materiale didattico, è anche un social network: ciascuno ha un proprio profilo e DidaSfera riconosce il docente dall’allievo offrendo opportunità diverse.
Il menù degli strumenti veloci consente di registrare una pagina interessante tra i preferiti, oppure di memorizzarla in un preciso percorso salvandolo in modo da poterlo riproporre nella classe parallela o il prossimo anno.
L’insegnante ha quindi modo di prepararsi percorsi e lezioni e memorizzarli nel proprio profilo per recuperare velocemente il materiale necessario quando serve. Può anche inserire contenuti propri, e condividere il tutto – questo l’aspetto social – con altri utenti, anche con più persone, ad esempio una classe, o inviare la pagina via mail. Può creare gruppi di lavoro con gli allievi e colleghi, con classi di altre scuole, e chissà quante altre cose potremo inventarci sperimentando ![]()
ATTENZIONE: C’è da dire che stiamo lavorando dando la precedenza alla parte “contenuti”, e per questo non so dire ora quanti di questi strumenti saranno già operativi quando la piattaforma verrà resa pubblica. Li testeremo insieme man mano che verranno implementati Ora sono operativi
Questa immagine quindi è solo una bozza, quella sulla quale stanno lavorando i programmatori. Assomiglia a quello che ne uscirà – e che probabilmente sarà migliore visto che quello che è stato realizzato fino ad ora è meglio di quello che è stato dato come bozza lavoro
AGGIORNAMENTO del 20 novembre:
stiamo lavorando più speditamente del previsto, questa è la capture della versione definitiva del pannello di gestione dei percorsi, già perfettamente funzionante (clicca per ingrandire):
Questo è il terzo post della serie “DidaSfera“, gli altri potrebbero interessarti:
DidaSfera, primo post: la piattaforma BBN
DidaSfera, secondo post: la navigazione dei contenuti
DidaSfera, quarto post: una struttura metastabile
DidaSfera, quinto post: collaborare
DidaSfera, sesto post: bando di partecipazione
Altro aggiornamento sugli strumenti Social QUI
Aggiornamento dell’aggiornamento: DidaSfera è online QUI
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DidaSfera, secondo post: la navigazione dei contenuti
postato da noa in didasfera, editoria scolastica, news BBN, news scuola, non dite che non lo avevo detto
DidaSfera è navigabile in molti modi.
(se non sai cos’è DidaSfera leggi il primo post)
Il menu nella barra in alto offre una tradizionale classificazione tassonomica che consente di scegliere l’area e la materia e di sfogliare alla ricerca del testo che interessa.
Quando l’abbiamo trovato possiamo consultarne l’indice, scegliere il modulo, andare al capitolo, leggere il paragrafo… insomma, come un libro
Oppure si può cercare in modo più specifico utilizzando il motore di ricerca avanzata che consente di filtrare per materia e/o per tipo di contenuto (testo, immagini, giochi, esercizi…) e/o per età (+6 + 12 +14 ecc).
Il motore di ricerca non lo fa ancora (ci stiamo lavorando) ma presto restituirà anche una mappa semantica.
Lavorando direttamente su un argomento si può navigare per tag: ogni unità didattica restituisce i tag dell’intero modulo di appartenenza.

Oppure si può vedere quali risorse interne a DidaSfera stessa o quali link interni o esterni sono consigliati.
E aprire contestualmente la gallery fotografica segnalata.
Potete quindi rovistare liberamente tra testi di autori diversi e di materie diverse per scuole diverse. Potete copiaincollare, assemblare, miscelare con altri contenuti. Potete memorizzare i percorsi.
Potete smontare e rimontare, aggiungere e togliere, provare, sperimentare, condividere, imparare e… collaborare ![]()
Potete divertirvi, anche.
Tutto questo, in breve, dal punto di vista tecnico.
E da quello didattico? Un’idea potete farvela leggendo il post di Chatel “L’insegnante liquido”
Questo è il secondo post della serie “DidaSfera“, gli altri potrebbero interessarti:
DidaSfera, primo post: la piattaforma BBN
DidaSfera, terzo post: strumenti e social-learning
DidaSfera, quarto post: una struttura metastabile
DidaSfera, quinto post: collaborare
DidaSfera, sesto post: bando di partecipazione
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Pirati matricolati? No. DRM? No.
postato da noa in editoria scolastica, news BBN, non dite che non lo avevo detto

Università e ebook sprotetti.
Abbiamo pubblicato due semplici .pdf (presto anche in .epub), il classico ebook senza rich media aggiunti, lontano quindi dall’evoluzione che abbiamo in mente, ma è quello che ai docenti universitari che l’hanno proposto serviva (però il testo ha un blog per la discussione pubblica classe/docenti), per intenderci un classico ebook di quelli che si possono stampare, fotocopiare redistribuire senza alcun problema: non abbiamo utilizzato DRM – chi ci legge da tempo sa che siamo contrari.
Un’idea, per l’editoria universitaria (e solo per quella), è quella di utilizzare i social DRM: una concessione agli autori.
Ma questo, in due volumi, l’abbiamo pubblicato senza: è dunque assolutamente duplicabile e distribuibile, sia come file che come fotocopia.
L’insegnante si è limitato, nella sua facoltà – per ora è stato segnalato solo lì – a spiegare che piratare il testo non sarebbe stato socialmente utile.
Morale: a distanza di poco più di un mese dalla pubblicazione, e sapendo grosso modo quanti allievi sosterranno quell’esame, valutiamo che il 90% degli studenti abbia già acquistato il testo.
A me basta per continuare a sostenere la nostra politica contraria ai DRM.
E per questo ringrazio gli autori del testo, Alberto Voltolini e Carola Barbero, che ci hanno consentito di pubblicare senza protezioni, e gli studenti della facoltà di filosofia dell’Università di Torino.
E ringrazio anche Maurizio Chatel e Giulia Palmieri, che si sono adoperati perché il testo venisse pubblicato nei tempi previsti, e nel migliore dei modi, seguendo da vicino tutte fasi di lavorazione, ed Emanuele Nonni aka 300dpi, che l’ha impaginato e illustrato.




















Noa Carpignano è l'editore che ha creato BBN: la prima casa editrice italiana che pubblica testi scolastici digitali. Ne è amministratore e art director, lavora in un nido d'aquila in riva al mare appesa a un paio di Mac. Per saperne di più puoi leggere una sua intervista 

