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La fobia del diritto d’autore e la scuola.
postato da Noa in dalla rete..., sassolino nella scarpa

Si parla di Siae, ma pochi conoscono l’AIDRO.
Dal sito:
AIDRO è l’associazione italiana che tutela i diritti di riproduzione delle Opere librarie e periodiche.
Ha due principali ambiti di attività:
• le azioni di contrasto contro la pirateria libraria
• la gestione, per conto degli autori ed editori associati, dei diritti di riproduzione in fotocopia delle opere librarie per uso professionale o commerciale, nei casi quindi che vanno oltre la riserva di legge concessa alla SIAE (uso personale entro il limite del 15% di ciascun libro o rivista). AIDRO offre un sistema di licenze studiato per soddisfare le diverse esigenze del mercato.
Creata nel 1989 da Autori ed Editori, nel 2004 si è dotata di uno statuto modificato per cercare di rispondere meglio alle sfide poste ora anche dalle nuove tecnologie. Nuovi mezzi pongono difatti ora nuovi problemi all’editoria sul fronte dell’antipirateria, poiché hanno reso più economiche e fedeli le copie pirata e più facile la diffusione delle stesse.Socio di AIDRO è AIE (Associazione Italiana Editori).
AIDRO tutela i propri associati pure nei confronti della pirateria informatica delle Opere librarie, mettendo a punto strumenti sempre più sofisticati di controllo. Sono attualmente allo studio – grazie alla collaborazione con alcune consorelle estere – soluzioni efficaci per la gestione dei diritti in ambiente digitale, in particolare per soluzioni di print on demand.
Bene.
Questi signori hanno pubblicato un decalogo per il mondo della formazione. Penso che tutti i docenti e i dirigenti dovrebberlo leggerlo.
La cosa che mi fa sorridere è che anche il pdf del breve “vademecum per la formazione”, scaricabile QUI, è un file protetto.
Quindi se io volessi citarne un pezzettino, volessi copiaincollare qui due righe significative, non lo posso fare. Perché, cari i miei insegnanti, dovete sapere che anche la redazione di quelle “semplici” regole (cito dal decalogo) è costata fatica e sudore, e trattasi di opera di ingegno.
Quando si dice avere il chiodo fisso.
p.s. ho provato ad aprire il file con photoshop per creare l’immaginetta della prima pagina e mi chiede la password ![]()
quindi ho fatto una capture dello schermo, speriamo che non mi mandino una contravvenzione
p.p.s. ma non è che l’intento è quello di non farlo circolare, di non farlo leggere? forse conviene loro incassare le (salate) multe…
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Meet the Media Guru: MIMI ITO
postato da Noa in convegni, dalla rete...

Mimi Ito è un’antropologa culturale che da anni studia come i giovani si rapportano ai nuovi media.
Sarà possibile incontrarla alla Mediateca Santa Teresa (Milano) venerdì 1 ottobre – forse non per caso nel giorno dei remigini.
Il suo intervento “Back to Digital School”, che sarà sui giovani digitali, i nuovi modelli di apprendimento e ipersocialità, fa parte di un percorso molto più ampio: Meet the Media Guru è un appuntamento costante che da quattro anni crea occasioni di dibattito con le voci più eminenti della cultura new media e dell’innovazione.
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Metaverse eBookFest: leggiamo in Second Life
postato da Noa in ebookfest, news BBN

In occasione dell’eBookFest di Fosdinovo verrà organizzato un evento cross-universe che si svolgerà in Second Life. Lo spazio dedicato, ora in allestimento, sarà localizzato nella land di “Second Physics” e sarà in collegamento permanente con una postazione all’interno della manifestazione tra le mura del paese.
Qui a Fosdinovo un’antica e suggestiva sala medievale sarà luogo di incontro tra i due mondi, con due PC collegati tramite i quali i visitatori potranno sperimentare l’immersività in SL e accedere alla lettura di libri digitali in SL.
Su un grande schermo a orari prefissati saranno visibili gli incontri e le interviste con realtà operative presenti in Second Life nel mondo dell’editoria digitale, publishers, editors, vendors, librarians, graphyc composers, authors and readers di libri digitali realizzati negli standard diffusi in SL.
Queste attività cross universe sono rese possibili grazie al gemellaggio con l’associazione Esplica, Laboratorio di Divulgazione culturale e scientifica nell’era digitale.
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Seminario CSB, parte 5.
postato da Noa in convegni, editoria scolastica, news BBN, non dite che non lo avevo detto, sassolino nella scarpa
19 febbraio 2010 – Università di Padova – Cultura Senza Barriere
Seminario: I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola
Nell’abstract mi ero proposta di rispondere a 5 domande, ho quindi sommariamente diviso il mio intervento in 5 parti, e ora viene comodo dividere questo contributo in 5+1 post.
0. Premesse
1. Cosa si pensa che siano i testi digitali per la scuola?
2. Cosa invece dovrebbero essere?
3. Come la mettiamo con l’accessibilità?
4. Perché la pirateria non deve far paura?
sei qui –>5. Perché le scuole non devono subire il cambiamento e come possono essere parte attiva?
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Come gli insegnanti possono essere parte attiva, e non terminale passivo di iniziative editoriali, quando non ministeriali?

Oggi i libri di testo vengono confezionati dalle case editrici, proposti agli insegnanti dai loro rappresentanti, e adottati per cadere infine, con tutto il loro peso, sulla testa degli allievi [per chiarimenti sull'iconografia utilizzata vedere il video nel post con l'abstract].

Quando ho iniziato a parlar di libri liquidi, molto tempo fa, profetizzavo un cambiamento radicale nel workflow del libro di testo: contenuti che nascono dalla scuola, che nascono dal “fare”, contenuti che vengono elaborati dall’editore, per poi tornare alla scuola e ritornare all’editore in un flusso continuo di idee e collaborazione.
Anche se sono ottimi i progetti autonomi delle scuole (per esempio Classi 2.0), la figura dell’editore è bene che non scompaia. Il lavoro dell’editore infatti non diminuisce con la pubblicazione digitale (poiché l’editore non è quello che stampa i libri, anche se cartacei), ma aumenta. I suoi compiti principali sono:
1) garantire autorevolezza al testo coinvolgendo anche professionisti esterni ed estranei alla scuola, ad esempio il primo modulo del nostro testo di storia, quello sulla preistoria, è stato verificato da Alberto Salza, un antropologo di indiscussa competenza, mentre il secondo modulo, sulle Civiltà dell’antico Egitto, è stato revisionato da Alfredo Luvino, egittologo e collaboratore del Museo Egizio di Torino.
2) lavorare a una revisione stilistica, non se la prenda chi insegna: bisogna considerare che alcuni docenti, con gli anni, a forza di tarpare il proprio lessico nello sforzo di farsi capire, impoveriscono il loro linguaggio, inoltre è importante aiutare quelli che non insegnano materie umanistiche e che spesso non sono proprio delle “buone penne”. Una revisione può quindi regalare una ricchezza lessicale che, oltre a dare valore al testo diventa un’ulteriore opportunità per lo studente.
3) Reperire le immagini: dove le prendono i ragazzi e i loro insegnanti le immagini che utilizzano producendo il materiale in proprio? tze tze, non si possono rubare al testo della Zanichelli, e poi se sparissero davvero gli editori non esisterebbero neanche più i libri dai quali fotocopiarle ![]()
E non è così banale che le scuole abbiano accessi e abbonamenti alle banche immagini, insomma, tra foto e disegni gli apparati iconografici non sono cosa di così poco conto.

4) disegni, carte e mappe: questa è una mappa del modulo di preistoria del quale vi parlavo prima, voglio vedere quella classe che ha le competenze per produrre una mappa così, e poi che si fa? si copia? e se gli editori non pubblicano più materiale di qualità da chi si copia?
5) progetto grafico e impaginazione: non è fondamentale, ci sono testi in giro che sembrano tesine della maturità impaginata su word, ma se c’è un impaginato gradevole, e funzionale come un professionista sa fare, non è meglio?
6) e a proposito di impaginazione, chi rende i materiali accessibili? Non tutti gli insegnanti sono in grado di lavorare file accessibili, finchè si tratta di un file di word, o di una pagina html basta un po’ di buona volontà, ma se si fanno cose più complesse, o si esce dai formati tradizionali… si stanno mettendo le mani nei capelli fior di grafici [uno per tutti la nostra bravissima Francesca Cattina]
E poi sono anche problemi da affrontare in modo specialistico, come l’accesso alle varie disabilità, e il tipo di lettura che non è più lineare, bisogna tenere presente la tendenza allo scansionamento visivo della pagina, alla frammentazione della lettura, agli elementi che consentono di agganciare parti diverse del discorso creando personalissimi percorsi di lettura.
Tutto questo non può prescindere da un cambiamento nelle dinamiche in classe, abbiamo parlato del ruolo dell’editore, vediamo quello dell’insegnante, perché se è vero che il testo digitale può valorizzare le capacità autoformative degli allievi, non si può certo trascurare la funzione di orientamento del docente. Anche perché stiamo parlando di un ambiente, la rete, che i ragazzi vivono sempre di più come il principale mezzo d’informazione, ma per molti è difficile trovare il filo conduttore e la complessità si fa sconcertante. È l’insegnante che deve quindi in qualche modo riposizionarsi, deve portarsi non più di fronte ma di fianco all’allievo per fare, oltre che da guida, da mediatore culturale tra la tecnologia e i ragazzi, che da parte loro sappiamo essere sempre meno disposti a interpretare il ruolo del vaso da riempire.
È da questo fare, da questo sperimentare, che deve partire il dialogo continuo tra il mondo della scuola e quello dell’editoria.
Ma il mio concetto di liquidità del testo non è limitato solo al flusso di lavoro, di contributi: bisogna considerare anche la sua perdita di confini fisici dovuta non solo alla scomparsa della sua solidità, ma alla sua permeabilità a contenuti “altri”, alla sua miscelabilità con contentuti “altri”.
Le connessioni –che permettono di esplorare– e l’hackerabilità –che consente di appropriarsi e rimescolare e sperimentare i contenuti– fanno sì che il testo sia fluido e possa diventare un vero e proprio ambiente di apprendimento.
Allo schoolbookcamp si è parlato di “libro ambiente”, ne hanno parlato Giorgio Jannis e Gianni Marconato (una visita al sito è raccomandata per chi si occupa di apprendimento) e io penso che la combinazione dei due concetti “libro liquido” e “libro ambiente” sia quella giusta.
Si continua a pensare a testi digitali come a opere da mettere su uno scaffale, pure digitale, ma Andreas Formiconi, università di Firenze, ha scritto in un post a proposito della Folksonomia:
L’intuizione cruciale degli autori di Google è stata riconoscere che in Internet non è necessario piazzare per forza tutto sugli scaffali prima, ma è invece sufficiente lasciare crescere le connessioni da sole ed utilizzarle dopo che queste sono spontaneamente emerse.
Insomma, in Internet non c’è bisogno di scaffali.
Ed è con questo pensiero che io vi lascio immaginare il futuro del libro di testo.
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sei alla fine dell’intervento, qui la prima parte.
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Technologeek?
postato da Noa in dalla rete..., news scuola
eGovernment, Berlusconi presenta il piano di Brunetta
“L’obiettivo è quello di allineare l’Italia ai migliori paesi europei nelle tecnologie Internet [...]
Così il premier Silvio Berlusconi ha presentato oggi il piano per “l’e-government entro il 2012″ in conferenza stampa a Palazzo Chigi, dove il ministro Renato Brunetta ha fatto distribuire la cartella stampa su chiavetta Usb “per non sprecare carta”.
Leggerò tutto con calma e poi magari commenterò, ma una cosa mi chiedo, un normalissimo ciddì non costava meno? o non era abbastanza technologeek?
Fonti:
L’articolo citato, anticipazioni sulla scuola, dossier sul sito del ministero.
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E poi dicono…
postato da Noa in dalla rete...
…che i contenuti digitali non danno garanzie di correttezza e attendibilità – come se una pubblicazione potesse trasformarsi in bufala al solo travaso di supporto – e lo sostengono con il tono falsamente preoccupato di chi ha a cuore l’interesse dell’utente.
Intendiamoci, sono preoccupati davvero, ma non per l’utente.
In quanto alle bufale… sarah il caso di controllare.
A volte succede, però, che non siano svarioni (vedere voce photographs controversies).
Quello che, oltre al resto, disturba i media/editori mainstream è che i loro strafalcioni, e le loro cantonate, sono ora sbeffeggiati in tempo reale.
E viene così dimostrato che quello che rende l’editore degno di credito non è il marchio ma sono le persone, non il supporto cartaceo o digitale, ma l’onesto lavoro di scrittura, redazione, verifica.
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Nasce codice internet
postato da Noa in dalla rete...
Marco Montemagno (con in quale abbiamo un debito di riconoscenza poiché è stato uno tra i primi a segnalare, sul blog SKY TG24, la nascita di BBN) ha lanciato una nuova iniziativa. Nasce quindi Codice Internet: un progetto ardito, ma sostenibile, per portare internet alle persone.
Ripropongo qui quello che ho scritto là.
Dovendo divulgare e promuovere una giusta cultura del web ci troviamo (ma solo apparentemente) in un raro e felice caso in cui il mezzo pare, appunto, coincidere con il messaggio: grazie al pressapochismo dei media “internet” è una parola svuotata di senso e, nello stesso tempo, rappresenta più grande raccoglitore di contenuti che l’umanità sia riuscita ad organizzare, il web. Infatti, per i più, il mezzo è il contenuto (che sta come confondere il frigorifero con le provviste).
Il problema, però, è che dobbiamo portare una parte di questo (il web, il contenuto) là dove l’altra (internet, il mezzo) non arriva. E non [solo] da un punto di vista tecnico, ma soprattutto culturale.
Utilizzare quindi un altro veicolo (qualcuno propone la TV) sembrerebbe il modo più veloce ed efficiente per portarlo là dove con le sue gambe non riesce a farsi strada.
E probabilmente è vero.
Però.
Come dimostro la potenza informativa del web se per raccontarla, per spiegarla, devo usare un altro mezzo, una tecnologia che non è la sua? E una volta spiegato in TV che il web è cosa buona e giusta, cosa avremo ottenuto? Forse qualche madre sarà meno apprensiva, forse qualche ragazzino in più avrà l’anelato computer, ma penso che questo progetto voglia essere più ambizioso.
Con tutto questo non ritengo di avere la giusta ricetta, ma due cose sono convinta sia giusto fare:
1) Cercare di dimostrare la potenza del web facendo vedere che il principio funziona addirittura senza rete. Il passaparola, la più antica forma di comunicazione di massa, può dimostrare che la potenza della rete è tale da poter fare a meno anche di se stessa. Il messaggio può uscirne per tornarvi rafforzato.
Alla faccia degli altri media, che pian piano sta inglobando.
2) Dalla comunicazione tradizionale mutuerei solo alcune tecniche, e non la tecnologia, per esempio ragionerei per target. Quale target? uomini? donne? medici? operai? ricchi? diplomati? IMHO il miglior target è quello dei genitori.
Un target trasversale che, nella sua ampiezza (ed è quello che serve), consente l’individuazione di un luogo preciso: la scuola. E, a cascata, consente di lavorare su due generazioni – al prezzo di una.
Aggiornamento: Bello l’articolo di Alessando Gilioli “E il Web uscì dalla rete“. Appunto.
Noa Carpignano è l'editore che ha creato BBN: la prima casa editrice italiana che pubblica testi scolastici digitali. Ne è amministratore e art director, lavora in un nido d'aquila in riva al mare appesa a un paio di Mac. Per saperne di più puoi leggere una sua intervista 

