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Pirati matricolati? No. DRM? No.
postato da noa in editoria scolastica, news BBN, non dite che non lo avevo detto

Università e ebook sprotetti.
Abbiamo pubblicato due semplici .pdf (presto anche in .epub), il classico ebook senza rich media aggiunti, lontano quindi dall’evoluzione che abbiamo in mente, ma è quello che ai docenti universitari che l’hanno proposto serviva (però il testo ha un blog per la discussione pubblica classe/docenti), per intenderci un classico ebook di quelli che si possono stampare, fotocopiare redistribuire senza alcun problema: non abbiamo utilizzato DRM – chi ci legge da tempo sa che siamo contrari.
Un’idea, per l’editoria universitaria (e solo per quella), è quella di utilizzare i social DRM: una concessione agli autori.
Ma questo, in due volumi, l’abbiamo pubblicato senza: è dunque assolutamente duplicabile e distribuibile, sia come file che come fotocopia.
L’insegnante si è limitato, nella sua facoltà – per ora è stato segnalato solo lì – a spiegare che piratare il testo non sarebbe stato socialmente utile.
Morale: a distanza di poco più di un mese dalla pubblicazione, e sapendo grosso modo quanti allievi sosterranno quell’esame, valutiamo che il 90% degli studenti abbia già acquistato il testo.
A me basta per continuare a sostenere la nostra politica contraria ai DRM.
E per questo ringrazio gli autori del testo, Alberto Voltolini e Carola Barbero, che ci hanno consentito di pubblicare senza protezioni, e gli studenti della facoltà di filosofia dell’Università di Torino.
E ringrazio anche Maurizio Chatel e Giulia Palmieri, che si sono adoperati perché il testo venisse pubblicato nei tempi previsti, e nel migliore dei modi, seguendo da vicino tutte fasi di lavorazione, ed Emanuele Nonni aka 300dpi, che l’ha impaginato e illustrato.
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Seminario CSB, parte 4.
postato da noa in convegni, editoria scolastica, news BBN, non dite che non lo avevo detto, sassolino nella scarpa
19 febbraio 2010 – Università di Padova – Cultura Senza Barriere
Seminario: I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola
Nell’abstract mi ero proposta di rispondere a 5 domande, ho quindi sommariamente diviso il mio intervento in 5 parti, e ora viene comodo dividere questo contributo in 5+1 post.
0. Premesse
1. Cosa si pensa che siano i testi digitali per la scuola?
2. Cosa invece dovrebbero essere?
3. Come la mettiamo con l’accessibilità?
sei qui –>4. Perché la pirateria non deve far paura?
5. Perché le scuole non devono subire il cambiamento e come possono essere parte attiva?
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Tenete presente che io parlo sempre di scolastica, perché per la varia la questione è un po’ diversa.
Il testo digitale è un invito alla pirateria, una
volta che scarico il file ne posso fare mille copie.
L’unico modo per tutelare il diritto d’autore è
semplicemente non permettere il download.
Il già citato Michele Lessona, De Agostini, consigliere del Gruppo Educativo AIE, sostiene che i file non devono essere scaricati. Ma la discussione vera non è tanto sul download, se permetterlo o meno (anche perché la normativa è stata dirimente su questo punto parlando chiaramente di testi scaricabili), ma sui DRM.

C’è addirittura chi pensa che sia cosa logica applicare DRM su contenuti rilasciati con CC, che è dir tutto.
I DRM sono dei lucchetti antipirateria, nati per limitare la diffusione illegale dei contenuti soggetti a diritto d’autore. La storia dell’industria musicale dovrebbe aver insegnato che non solo sono inutili, ma sono anche dannosi. Però se qualcuno pensa al libro digitale come a un oggetto fatto e finito, pensa di venderlo come tale, e quindi si premura di lucchettarlo.
Ma l’editore che si arrocca sull’idea di vendere un file come fosse un oggetto è miope: dimostra di non aver compreso la natura del prodotto e neppure lo spirito del contesto in cui opera.
Un testo scolastico, così come un testo di divulgazione scientifica, che sia aggiornabile in tempo reale, integrabile nella struttura, permeabile alle idee è il migliore dei testi possibili. L’interattività che un testo di questo tipo consente è così preziosa da rendere qualsiasi tentativo di costrizione un gesto scellerato.
La dissociazione schizofrenica di chi pensa di lavorare in rete senza condividerne lo spirito non può che dare un esito infausto.
[Noi investiamo risorse volentieri anche per pubblicare materiale gratuito. Per fare un esempio, i primi tre moduli del testo di storia sono composti da 416 pagine, mentre le schede free di approfondimento ad essi associate sono composte da un totale di 383 pagine, e chiunque può scaricarle. È il nostro piccolo tributo alla rete. Per questi file abbiamo scelto, in accordo con gli autori, la licenza Creative Commons.
E anche i file non free, quelli dati in licenza alle scuole, non sono protetti in alcun modo, non occorrono password per aprirli o stamparli, non c'è un controllo su quanti computer/dispositivi li possano aprire, non ci sono accrocchi di nessun genere che possano impedirne la copia e la diffusione che, anzi, è incoraggiata.
Inizialmente inibivamo solo la modifica dei file, per poter garantire la correttezza scientifica e la qualità dei contenuti (se qualcuno modificasse i testi scrivendo delle bufale, la credibilità degli autori e della casa editrice sarebbe compromessa), ma stiamo pensando a soluzioni diverse e più libere.]

Eppure questo problema è così sentito che nel gennaio del 2009 è nato, per iniziativa governativa, il Comitato Tecnico contro la Pirateria Digitale, meglio sarebbe stato, come scrive Lera nel post “Il futuro dei contenuti digitali tra voglia di repressione e necessità di sviluppo” creare un Comitato per la regolazione e disciplina dei contenuti digitali.
[Chi è interessato ad approfondire può leggere l'ottimo articolo di Bobbio riportato da Guido Scorza]
Per quanto riguarda l’editoria in generale sono ben lontana dall’avere, e proporre, soluzioni, ma per l’editoria scolastica la soluzione è sotto il naso di tutti, l’abbiamo proposta già più di due anni fa.

[Per praticità copioincollo da un vecchio post]
Premesso che NON tutti gli insegnanti sono pirati, incominciamo a dire che le adozioni sono pubbliche: in primavera gli insegnanti scelgono i libri di testo che i ragazzi (le famiglie) dovranno acquistare a settembre. Gli elenchi dei testi adottati in ogni scuola di ogni ordine e grado sono pubblici.
Supponiamo quindi che una scuola di Milano adotti il nostro testo di storia.
La scuola ci chiede la licenza (presidi corsari non ne conosco) e distribuisce i file ai ragazzi. Si tratta di file NON protetti: la nostra licenza ne permette la copia, la stampa e la fotocopia (più altrettanto materiale Creative Commons).
Ora ipotizziamo che uno dei ragazzi del liceo milanese, chiamiamolo Barbanera, e-mulizzi i file, e che un altro ragazzo, che chiameremo Barbagianni, li scarichi.
Caso 1: Barbagianni vive a Milano e frequenta lo stesso liceo di Barbanera.
Caso 2: Barbagianni vive a Bari, o a Venezia, o a Catania e frequenta un liceo che ha adottato lo stesso testo.
Caso 3: Barbagianni vive a… e frequenta un liceo che NON ha adottato questo testo.
E allora?
Caso 1: non ci interessa: se i ragazzi sono compagni di scuola, questa ha già acquistato la licenza per tutti. Che differenza fa quindi se Barbagianni utilizza il file che gli ha passato l’insegnante con la chiavetta usb, o quello identico che ha pescato in un torrente?
Caso 2: Il liceo di Bari, Venezia o Catania che sia, se ha adottato il testo ha anche acquistato la licenza, quindi vedi risposta al caso 1.
Caso 3: Barbagianni studia storia su un altro testo e i motivi per i quali ha scaricato i file possono essere due: o l’ha fatto per errore, quindi li butterà via o finiranno dimenticati in qualche sottocartella, oppure li ha scaricati per leggerli, consultarli, usarli per integrare il testo sul quale studia. Bene, questa è l’unica ipotesi dove potrebbe, secondo i criteri usuali, configurarsi la pirateria. Ma per quanto ci riguarda un ragazzo che sceglie di farsi il download di un libro scolastico, invece che di un gioco, è così raro che il testo gratis se lo merita. E se ce li richiede, al Barbagianni bucaniere, diamo pure gli altri.
[Addenda per gli studenti presenti in aula e per quelli che leggeranno questa sbobinatura.
Mi avete sentita sostenere che siamo contrari ai DRM, che la pirateria non è un problema e che un libro di testo è buono se è hackerabile (parte 5), poco dopo avete sentito Guaraldi sostenere che la pirateria è necessaria (come lo fu anche in real life ecc ecc). Ora io non voglio che interpretiate queste idee controcorrente di due bizzarri editori come un invito al brigantaggio: tenete ben a mente che la pirateria è un reato penale, che può costare anche tre anni di patrie galere.
Ma c'è modo e modo di fare pirateria, ci sono forme di militanza che non sono perseguibili: condividere idee, buone pratiche e novità osteggiate dalle lobby e quindi non pubblicate sui media mainstream. I canali li avete, da quelli reali (consigli di classe, di istituto, associazioni studentesche) a quelli virtuali (blog, forum e social network), e questi sono potentissimi e costituiscono il vantaggio "rivoluzionario" della vostra generazione. Ma pensate un po' che casino avremmo tirato su se li avessimo avuti noi nel decennio dal '68 al '78
]
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Seminario CSB, parte 2.
postato da noa in convegni, editoria scolastica, news BBN, non dite che non lo avevo detto, sassolino nella scarpa
19 febbraio 2010 – Università di Padova – Cultura Senza Barriere
Seminario: I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola
Nell’abstract mi ero proposta di rispondere a 5 domande, ho quindi sommariamente diviso il mio intervento in 5 parti, e ora viene comodo dividere questo contributo in 5+1 post.
0. Premesse
1. Cosa si pensa che siano i testi digitali per la scuola?
sei qui –>2. Cosa invece dovrebbero essere?
3. Come la mettiamo con l’accessibilità?
4. Perché la pirateria non deve far paura?
5. Perché le scuole non devono subire il cambiamento e come possono essere parte attiva?
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Per dire come saranno i testi del futuro bisognerebbe possedere capacità divinatorie che io non ho, ma è logico pensare che con esattezza nessuno lo sa, ciascuno ha le sue visioni, e siamo talmente in pochi (tra gli editori dico) ad averne qualcuna che bisognerà darsi parecchio da fare.
Siamo partiti tutti con i pdf, chi in un modo chi nell’altro, chi con una politica di distribuzione e chi con un’altra, ma quello che conta è che il primo catalogo, povero, di testi digitali è uscito in tempi non sospetti, ben PRIMA cioè delle normative, e se da una parte me ne arrogo il merito (e con soddisfazione perché quando nel 1998 condividevo le mie visioni con un paio di editori per i quale lavoravo mi sono presa della pazza) dall’altra questo significa che non c’è bisogno, e non ci deve essere una imposizione dall’alto perché le cose si evolvano, l’evoluzione – che non si tratta di innovazione – è un processo naturale, con i suoi tempi, e stabilire per decreto che entro due o tre anni tutto sarà diverso è da scellerati.
In questo modo si abilitano le scorciatoie che producono mostri.
Nell’abstract mi proponevo di dimostrare come NON devono essere fatti i testi digitali.

Nel mese di settembre la rivista Altroconsumo ha pubblicato un’inchiesta sugli ebook a scuola, ci sono stralci di interviste a me, ad Agostino Quadrino di Garamond, e a Michele Lessona:
“Sulla parola ‘digitale’ siamo già pronti”, rassicura Michele Lessona, consigliere del gruppo Educativo dell’Aie (Associazione italiana editori) e presidente di DeAgostini scuola. “Abbiamo i pdf di tutti i nostri libri, vi si possono aggiungere collegamenti ipertestuali, e renderli scaricabili da internet non è un grosso problema”.
Questa è solo una citazione, ma discorsi del genere si sono sentiti da più parti. E in seguito a questa dichiarazione, avevo scritto un post: Te vojo vedè online.
Vediamo allora perché, secondo me, non è corretto mettere online il pdf di stampa.

Zanichelli ha aperto da pochi mesi scuolabook, un sito dove vende alcuni degli ebook del suo gruppo editoriale. Eccone uno:

Il formato scelto è Adobe digital edition, un formato con protezioni antipirateria (e il formato dell’anteprima è pdf – protetto), pesa 23 mega per 82 pagine, ma quanto peserà allora un testo di 600 pagine? mica tutti hanno fastweb eh! E poi, stampa non permessa, copia non permessa. Ok.
Allora ho scaricato il pdf di anteprima di un testo di arte (si tratta sempre di supporti didattici, non di testi adozionali che sarebbero molto più pesanti e commercialmente più “rischiosi” da mettere online). Bisogna dire che è un gran bel cartaceo prodotto, ben fatto, curato, non entro nel merito dei contenuti ma il lavoro editoriale certo si vede.

Il file pesa mediamente 315 kb a pagina, che pare niente ma provate a moltiplicare.
E se pensate che le sottolineature siano link… vi sbagliate.
Allora, io non amo le sottolineature neppure nel cartaceo, preferisco usare semibold, occasionalmente bold, ma il problema è che in un testo digitale le sottolineature hanno un’altro significato. Questo per dire che lavorando un testo per il digitale bisogna cambiare la normativa, altrimenti l’utente va un po’ in confusione…
e, ancora, non c’è un solo testo alternativo alle immagini.
Però hanno aggiunto il © in ogni singola pagina, segno che anche se l’hanno protetto, anche se hanno vietato la stampa, sanno perfettamente che il file è craccabile. No, io non l’ho craccato, per mostrarvi la singola pagina ho fatto una capture dello schermo.
Ora vi faccio vedere un file nato per essere digitale, il formato di queste slide è PDF, scelto appositamente per farvi vedere cosa si può fare [Intendo le slide proiettate al convegno, qui inserisco l'immagine, cliccando sopra potete scaricare il pdf].
Queste pagine appartengono a un nostro testo di educazione tecnica per le medie che – essendo nato digitale – pesa 120 kb a pagina, meno della metà del testo che abbiamo visto prima di Zanichelli, nonostante abbia immagini a colori (che pesano di più in compressione di quelle bn) e… filmati QuickTime!
[per vedere i filmati aprire i file con adobe pdf reader (versione recente) e cliccare sul disegno]
Inoltre ci sono link a risorse esterne (non sono ancora attive, questo è materiale sperimentale e l’url è fittizio) e altre forme di interattività.

[nota: questi file non sono ancora stati resi accessibili alle tecnologie assistive, per questo mi scuso]
Prendere i file predisposti per la stampa e distillarli semplicemente in bassa risoluzione per tirar fuori un pdf (e quindi un ebook) può anche funzionare per la narrativa, per un romanzo (sempre fingendo di dimenticare l’accessibilità – che con il distiller va a farsi benedire mai ci fosse stata).
Ma per un testo scolastico è sconsigliabile anche per altri motivi, più importanti ancora del peso, vediamoli:
L’impaginato: di solito è pieno di fondini colorati che distinguono parti di testo, glossarietti, box di approfondimento e apparati didattici vari. Sono molto funzionali e vanno benissimo per un testo tradizionale, ma stampati con la epson di casa mangiano inchiostro e se non sono estremamente chiari rendono poco leggibile il testo che vi è posizionato sopra, a meno che non vengano stampati in qualità fotografica (che in tempo e soldi mangia per traverso tutta la famiglia).
A video invece i fondini colorati con il testo sopra creano problemi di accessibilità.
Le immagini: I testi scolastici sono zeppi di immagini, grandi, belle. Ad alta risoluzione. Sono immagini a 300 dpi, scelte per andare in stampa. Diverso il criterio per il testo digitale, meno immagini (piuttosto una gallery aggiuntiva online), un pochino più piccole, scelte con accortezza in modo da poterle comprimere al punto giusto, e non tutte nello stesso modo, ci sono immagini che sopportano una maggiore compressione e altre che per le caratteristiche della foto, o per la ricchezza o la pregnanza del contenuto, richiedono una risoluzione maggiore. E devono essere in RGB, perché il CMYK usato per la stampa le rende meno sature e un po’ smortine.
E poi le immagini devono avere il testo alternativo: nell’impaginato di stampa questo non esiste.
I testi scolastici sono pieni di schemi, ad esempio tabelle, torte, diagrammi ad albero, nel testo tradizionale sono immagini inserite, nel testo digitale sono file vettoriali (si vedono meglio, mantengono sempre la definizione, anche ingrandendo per l’ipovisione, e pesano nulla).
Se si prende il file e lo si distilla “in bassa” tutto insieme e senza distinguo viene fuori ‘na schifezza. E resta comunque pesantissimo, decine di mega.
E poi, diciamolo finalmente, a cosa serve un testo digitale se non si può navigare?
Abbiamo detto che costa meno, vero ed è già qualcosa (qualcuno vuol far credere che non è vero, ma questo è un altro discorso), sicuramente pesa meno, ed è indiscutibilmente un altro vantaggio, ma non sono vantaggi che possiamo offrire semplicemente spremendo il libro sotto una pressa. Se fosse navigabile non sarebbe meglio? E se avesse link ad approfondimenti online da raggiungere con un click?
Un testo digitale deve agevolare l’accesso a una vasta gamma di materiali da consultare (ad esempio glossari o voci enciclopediche, o fonti originali, testi integrali ecc.. ) che non è detto siano solo testo e immagini, ma anche file audio, filmati, mappe concettuali ecc.
A proposito dei file audio:
Questo testo digitale della Garamond – nato per essere digitale – pesa quanto il testo Zanichelli che abbiamo visto prima, PERO’ ha 50% di pagine in più, immagini a colori, ed è zeppo, ma proprio zeppo, di file musicali.
[cliccare per ingrandire]
Per inserire queste due pagine nelle slide, non come immagine ma nel formato originale per farvi sentire quest’arpa, ho dovuto “estrarle” sproteggendo il .pdf, ma Agostino Quadrino mi perdonerà perché l’ho fatto a fin di bene ![]()
[Agostino, se mi leggi e mi dai il consenso io le metto scaricabili come ho fatto con le mie, giusto queste due
] Agostino ci ha dato il consenso, e io ho aggiornato il post: cliccando sulle pagine scaricate i pdf con i file audio.
In ogni caso il capitolo di saggio è scaricabile dal sito della Garamond.
E se il testo fosse componibile? E se fosse un ciddì tutto navigabile come come un sito, con audio e giochi didattici? E se… tante tante cose si possono, si devono fare, si devono ancora inventare.

La slide rappresenta l’interfaccia del CD del nostro testo di storia, che è stato definito da un collega “testo a geometria variabile”, una definizione azzeccata.
Ma le caratteristiche tecniche che abbiamo descritto le troviamo in gran parte anche nella normativa:
. Rendere disponibili i libri di testo on line scaricabili nei formati più diffusi e garantire massima compatibilità di fruizione con tutti i dispositivi hardware più diffusi
. Avvalersi delle possibilità offerte dai supporti multimediali: interattività, collegamenti ipertestuali, animazioni, con uso pertinente di supporti audio, video e di immagini
. Inserire un sommario navigabile che permetta il collegamento diretto ai corrispondenti contenuti e prevedere idonei collegamenti ipertestuali per il ritorno all’indice
. Prevedere funzionalità di lettura dinamiche: possibilità di inserire nel testo evidenziazioni, segnalibri, annotazioni
. Poter beneficiare di una funzione di aiuto integrata o Guida in linea, di funzionalità di ricerca
. Utilizzare le potenzialità offerte dalla rete internet per l’aggiornamento delle
informazioni, accesso a dati remoti e altri servizi integrativi
Non è pensabile che i grandi editori non la conoscano, convenite?
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05
Voglia di repressione.
postato da noa in dalla rete..., editoria scolastica

Federico Lera, avvocato specializzato in diritto dell’informatica e diritto d’autore (lo incontreremo allo SchoolBookcamp) ha scritto un post per noi, grazie Federico!
Il futuro dei contenuti digitali tra voglia di repressione e necessità di sviluppo.
Il 14 gennaio 2009 ha visto la luce il Comitato Tecnico contro la Pirateria Digitale, organismo nato dall’iniziativa Governativa volta a regolamentare e disciplinare la scottante e variegata materia del diritto d’autore in ambito digitale.
Appare infatti ormai innegabile la necessità di provvedere a scrivere norme precise, specifiche e innovative per un settore che non può più reggersi su Leggi e concetti obsoleti e legati ad una cultura in cui il digitale non “ERA” ancora, in cui i contenuti erano ancora “materiali” e la cui circolazione era quindi regolata e regolabile con norme e principi che oggi, come detto, appaiono quantomeno inadatti se non addirittura completamente superati.
Permettetemi fin da subito un appunto alla scelta operata dal Consiglio dei Ministri che, vista l’importanza e l’attualità di un tema di discussione così delicato, avrebbe a mio avviso dovuto propendere per una denominazione ben diversa per il neonato Comitato.
Puntare l’attenzione unicamente sulla “Pirateria Digitale” pare suggerire una spinta Governativa volta più a reprimere le condotte in essere da parte degli utenti/cittadini della Rete, che a trovare la strada per segnare una disciplina del mondo dei contenuti digitali tale da prevenire e sconfiggere quello che sembra essere l’unico male della odierna circolazione culturale. Non si può considerare la pirateria come un male da sconfiggere per il buon andamento dell’attuale assetto economico, senza ragionare sui motivi di tale fenomeno e sulle soluzioni che dovrebbero essere predisposte a monte per arginare tale fenomeno.
Sarà per deformazione professionale o semplicemente perché mio padre è un medico, ma io (sarà pure una frase fatta, ma nasconde in sé quella che dovrebbe essere la soluzione ideale per questo spinoso problema) preferirei “prevenire” e quindi trovare soluzioni a monte del problema, piuttosto che “curare” e quindi sanzionare comportamenti che sono messi in atto per tutta una serie di ragionamenti che il neonato Comitato non può e non deve ignorare.
Alla luce di quanto detto, forse sarebbe apparso ben più utile provvedere alla formazione di un “Comitato per la regolamentazione e disciplina dei contenuti digitali” così da porre l’attenzione sul reale problema che l’organismo governativo dovrà affrontare.
“Sviluppo, non repressione”: questa la voce che si alza dal cosiddetto popolo della Rete che ha già fatto chiare le proprie ragioni e iniziative attraverso una lettera aperta che i cittadini e gli operatori della Rete hanno rivolto al presidente del Comitato.
Ad opinione di chi scrive, infatti, argomento principale e necessario della discussione dovrà certamente essere la definizione di quanto è “contenuto digitale”, della sua formazione, della sua circolazione, della sua tutela e, solo da ultimo, della repressione di un fenomeno (la pirateria) che deve tornare ad essere considerato alla stregua di un qualsiasi altro reato contro la proprietà (intellettuale, naturalmente) e non più un reato dai connotati “speciali” stante la posta economica in gioco.
La scelta di limitare temporalmente l’ambito di operatività del Comitato non fa ben sperare per una soluzione del problema che parta dall’analisi dell’esperienza di chi tutti i giorni lavora nel campo dei contenuti digitali: gli addetti ai lavori, le associazioni di categoria e i consumatori stessi avrebbero dovuto avere il diritto di sedersi al tavolo delle trattative per dirigere, suggerire e consigliare i responsabili del Comitato sulla strada che l’innovazione normativa deve seguire per adattarsi allo sviluppo che stiamo vivendo.
Perché sono loro i veri artefici del cambiamento che stiamo osservando, e senza la voce di chi ogni giorno vive la propria vita nel creare, gestire, trasferire e controllare i contenuti digitali non ci potrà essere una buona Legge che disciplini la materia.
E se vorremo davvero combattere il fenomeno della “pirateria informatica”.. non potremo che farlo partendo da questi soggetti: per prevenire, invece di curare.
Federico Lera
Il disegno è di Elizabeth O. Dulemba in “honor of Talk Like a Pirate Day“
Aggiornamento: Federico Lera ha pubblicato il suo nuovo blog sul nuovo multiblog, questo è il post di inizio… lo trovate qui: http://lera.bibienne.net
08
Il falso problema della pirateria.
postato da noa in dalla rete..., editoria scolastica
Il commento di un consulente informatico al mio post precedente mi fa pensare che sia bene chiarire – speriamo una volta per tutte – la questione della pirateria e delle licenze.
Non starò a questionare sul significato del termine “pirati”, e tantomeno su quello di “hacker”, termini utilizzati spesso a sproposito, magari tornerò sull’argomento. Mi limito a specificare che in questo contesto si intendono le persone che scaricano illegalmente materiale coperto da diritto d’autore.
“Siamo in un paese dove l’incidenza delle copie pirata e’ altissimo, soprattutto tra i ragazzi.
Circa 10 anni fa’ avevo fatto un software per la gestione dei negozi di dischi.
Con la pirateria, quello spicciola intendo tipo emule e vari, hanno chiuso tutti, uno dopo l’altro.” Commenta infatti prossio.
Ho già avuto modo di scrivere nel post dedicato ai DRM che la faccenda delle protezioni, in ambito di editoria scolastica, mi sembra una questione di lana caprina, oziosa quando non faziosa.
E in una risposta su un altro blog, mi è capitato di scrivere che se scoprissimo che i nostri testi sono stati e-mulati, noi ne saremmo o-norati.
Ho sempre pensato che il motivo per il quale non ci poniamo il problema delle copie pirata fosse chiaro. Ma, a quanto pare, non lo è…
Incominciamo a dire che le adozioni sono pubbliche: in primavera gli insegnanti scelgono i libri di testo che i ragazzi (le famiglie) dovranno acquistare a settembre. Gli elenchi dei testi adottati in ogni scuola di ogni ordine e grado sono pubblici.
Supponiamo quindi che una scuola di Milano adotti il nostro testo di storia.
La scuola ci chiede la licenza (presidi corsari non ne conosco) e distribuisce i file ai ragazzi. Si tratta di file NON protetti: la nostra licenza ne permette la copia, la stampa e la fotocopia (più altrettanto materiale Creative Commons).
Ora ipotizziamo che uno dei ragazzi del liceo milanese, chiamiamolo Barbanera, e-mulizzi i file, e che un altro ragazzo, che chiameremo Barbagianni, li scarichi.
Caso 1: Barbagianni vive a Milano e frequenta lo stesso liceo di Barbanera.
Caso 2: Barbagianni vive a Bari, o a Venezia, o a Catania e frequenta un liceo che ha adottato lo stesso testo.
Caso 3: Barbagianni vive a… e frequenta un liceo che NON ha adottato questo testo.
E allora?
Caso 1: non ci interessa: se i ragazzi sono compagni di scuola, questa ha già acquistato la licenza per tutti. Che differenza fa quindi se Barbagianni utilizza il file che gli ha passato l’insegnante con la chiavetta usb, o quello identico che ha pescato in un torrente?
Caso 2: Il liceo di Bari, Venezia o Catania che sia, se ha adottato il testo ha anche acquistato la licenza, quindi vedi risposta al caso 1.
Caso 3: Barbagianni studia storia su un altro testo e i motivi per i quali ha scaricato i file possono essere due: o l’ha fatto per errore, quindi li butterà via o finiranno dimenticati in qualche sottocartella, oppure li ha scaricati per leggerli, consultarli, usarli per integrare il testo sul quale studia. Bene, questa è l’unica ipotesi dove potrebbe, secondo i criteri usuali, configurarsi la pirateria. Ma per quanto ci riguarda un ragazzo che sceglie di farsi il download di un libro scolastico, invece che di un gioco, è così raro che il testo gratis se lo merita. E se ce li richiede, al Barbagianni bucaniere, diamo pure gli altri.
E trovatelo un altro editore così.
N04
04
Insegnanti dall’anima hacker? magari!
postato da noa in dalla rete...
Sul blog di Gattopazzo ho letto una serie di post sul tema “scuola e tecnologia”. Uno ci riguarda, ringrazio e… commento direttamente là ![]()
Di un altro riporto un pezzo, il resto potete leggerlo direttamente su TuttaCasa&Scuola.
Insegnanti hacker nell’anima.
Sarebbe bello e, ci credo davvero, pure giusto.
L’insegnante, il maestro, dovrebbe prima di tutto essere curioso, ricercare, scoprire e quindi sapere. E sapere di non sapere, anche. E quindi non fermarsi mai, imparare e rimettersi in gioco sempre.
L’insegnante, il maestro, dovrebbe anche avere a cuore l’avvenire dei suoi pupilli.
E quindi insegnare a essere curiosi, a ricercare, a scoprire… e a non fermarsi mai.
Insegnare ad apprezzare il “divenire”, la mobilità delle cose (non il precariato), a rimettersi in gioco sempre.
Tutto questo, ovviamente, non può essere materia di studio, ma dovrebbe essere strumento per lo studio di tutte. Non sono d’accordo con zeus (olimpo informatico) sul fatto che l’hacker sia una figura negativa. Sono d’accordo sul fatto che si sia creata un’immagine fortemente romantica del pirata informatico e che questa abbia delle connotazioni potenzialmente pericolose, ma l’essenza dell’hacking è il motore della ricerca. E un insegnante con l’anima hacker è il migliore degli insegnanti possibili. [...]


Noa Carpignano è l'editore che ha creato BBN: la prima casa editrice italiana che pubblica testi scolastici digitali. Ne è amministratore e art director, lavora in un nido d'aquila in riva al mare appesa a un paio di Mac. Per saperne di più puoi leggere una sua intervista 

