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Ecco a voi DidaSfera :)
postato da Noa in didasfera, editoria scolastica, news BBN, non dite che non lo avevo detto
Finalmente l’abbiamo finita, DidaSfera.
Anche se c’è ancora qualcosina da fare per perfezionare gli strumenti e per renderla totalmente accessibile agli screen reader ecc… è su, è completa, è uscita dalla fase di test, la navigazione, gli strumenti personali e social sono funzionanti. Ma è una versione beta mica per niente… troverete qua e là un martello, un cacciavite… insomma, entrate, rovistate, gustatevi il bello della diretta, ci sono ancora un sacco di “lavori in corso” nei testi, ma in ogni caso quelli che vedete ora iniziati saranno tutti pronti per l’estate e quindi per l’anno scolastico 2012/13. E comunque i lavori in corso nei testi ci saranno sempre, che continueremo a pubblicare cose nuove eh!
E io son stanca morta, e poi di DidaSfera ho già scritto tanto, cosa posso raccontarvi di più? Tuttavia mi sono divertita a preparare un’infografica. E ve la pubblico qui, per festeggiare
Cliccare per ingrandire, che è meglio

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Letterina di Natale
postato da Noa in dalla rete..., editoria scolastica
Riporto qui, perché credo meriti essere diffusa, la letterina di Natale che la Rete dei Redattori Precari ha mandato in occasione delle feste a Marco Polillo, presidente dell’Associazione Italiana Editori e in quanto tale rappresentante di quelle case editrici a cui molti dei redattori precari prestano la propria manodopera.
Sette domande scomode a cui ci auguriamo che l’illustre destinatario vorrà dare risposta: è il nostro modo per denunciare quello che non ci piace del sistema editoriale italiano e allo stesso tempo gettare un seme di dialogo, sperando che dall’altra parte si pensi non solo agli utili di un gruppo di aziende ma anche alla cultura e alla civiltà di un paese.
È triste dover chiedere come dono di Natale una riflessione su diritti che dovrebbero essere riconosciuti da decenni, diritti per i quali si sono battuti i nostri nonni, intendo – e ho l’età per esser già nonna pure io.
Allora non mi limito a postare la “cartolina” ma ricopio il testo, perché possa vederlo anche chi non vede e perché sia indicizzato dai motori di ricerca, ecco.
1) Secondo la vostra associazione c’è un rapporto tra qualità del lavoro (in termini di diritti, di tutele e serenità del lavoratore) e qualità del prodotto editoriale?
2) Secondo la vostra associazione, il lavoratore è un costo o un patrimonio?
3) La vostra associazione attua controlli mirati ad accertare che gli editori aderenti non eludano le leggi in materia di diritto del lavoro?
4) L’industria editoriale gode di facilitazioni e sovvenzioni pubbliche di vario genere. La vostra associazione non ritiene che ciò dovrebbe impegnare gli editori a far ricadere i benefici ottenuti anche sui propri lavoratori?
5) Perché nell’ambito dell’ultimo rinnovo del CCNL grafici-editoriali la vostra associazione si è dichiarata contraria a concordare con le controparti un sistema regolamentativo che, senza nuocere alle case editrici, garantisca condizioni di lavoro più dignitose ai loro collaboratori?
6) La vostra associazione sarebbe disposta a definire un sistema di riconoscimento e valorizzazione delle case editrici che instaurano con i propri collaboratori rapporti di lavoro corretti ed equi, al fine di incentivare queste condotte?
7) La vostra associazione sarebbe disposta ad aprire un dialogo con la Rete dei Redattori Precari sulla questione del precariato in editoria?
Personalmente penso che una particolare riflessione meriti il punto 4.
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DidaSfera, primo post: la piattaforma BBN
postato da Noa in didasfera, editoria scolastica, news BBN, news scuola, non dite che non lo avevo detto
Abbiamo parlato e straparlato di libri liquidi e di libri ambiente (didattico).
Riprendo un concetto che credo fondamentale:
…bisogna considerare anche la sua perdita di confini fisici dovuta non solo alla scomparsa della sua solidità, ma alla sua permeabilità a contenuti “altri”, alla sua miscelabilità con contentuti “altri”.
Le connessioni – che permettono di esplorare – e l’hackerabilità – che consente di appropriarsi e rimescolare e sperimentare i contenuti – fanno sì che il testo sia fluido e possa diventare un vero e proprio ambiente di apprendimento.
Siamo quindi partiti da qui, e siamo riusciti a progettare un libro ambiente che contiene libri liquidi. O, forse più correttamente, uno cento mille libri che fondendosi si fanno ambiente.

Si chiama DidaSfera: www.didasfera.it
È online ma l’accesso è per ora riservato agli addetti ai lavori: sarà parzialmente accessibile tra pochi giorni (ma solo su invito per lo stress test) e operativa prima di Natale.AGGIORNAMENTO: è online e accessibile
Il post di annuncio d’apertura, con infografica è QUI.
Un nuovo modello economico
Sono convinta – in BBN siamo convinti – che uno dei modelli economici sostenibili, per produrre e distribuire prodotti culturali con licenze estese o Creative Commons tutelando nel frattempo chi produce opere creative, sia quello della cultura flat-rate.
La sostenibilità (nel senso di ricavare un profitto con il quale remunerare l’opera di ingegno e reggere la struttura sul mercato) è da ricercare nella simmetria della logica tra sell in e sell out, offrendo così all’utente un servizio che gli consente l’accesso gratuito alle risorse tutelandone simmetricamente – e retribuendo, con un sistema di gestione collettiva – il diritto d’autore.
DidaSfera, l’ambiente di apprendimento al quale stiamo lavorando, e che abbiamo presentato in bozza a Milano e a Torino, e in versione beta allo Smau pochi giorni fa ha avuto origine da questa convinzione.
I contenuti di DidaSfera:
Tutti possono accedere a DidaSfera e navigare tra i contenuti rilasciati con licenza Creative Commons.
Per accedere agli altri contenuti bisogna invece essere registrarsi sottoscrivendo un abbonamento annuale.
L’utente registrato può navigare senza limitazione di materia e ordine di scuola e può consultare e prelevare (e copiaincollare, stampare, fotocopiare, miscelare, potare o integrare…) liberamente i contenuti che gli servono. Inoltre l’utente registrato ha a disposizione strumenti che consentono di memorizzare percorsi, condividere contenuti, creare gruppi di lavoro ecc.
In DidaSfera sono “liquefatti” i libri di testo digitali e altre risorse (schede, approfondimenti, dispense, video, podcast, materiale per LIM ecc) di tipo didattico. I testi inseriti hanno il codice ISBN e alcuni sono divisi in moduli, ciascuno con un suo codice (oltre a quello dell’opera completa).
In questo modo la scuola che sottoscrive l’abbonamento a DidaSfera può usare questi codici per le adozioni dei testi digitali. I testi in lavorazione vengono segnalati e, appena possibile, vengono resi disponibili indici e pagine demo agli insegnanti in modo che la scuola possa pianificarne l’adozione per l’anno scolastico successivo.
MA noi suggeriamo di utilizzarla, per ora, in affiancamento al tradizionale libro di testo in modo da testarla e sperimentarne l’uso in classe.
Il prezzo dell’abbonamento la rende conveniente anche nel caso la utilizzi un solo docente, infatti costa meno di un qualsiasi libro in adozione pur consentendo l’accesso a tutti i contenuti presenti di qualsiasi materia e corso di studi.
In questo modo l’insegnante di storia delle medie può sfogliare le gallerie di immagini di storia del costume, pensate per l’istituto d’arte, e far vedere agli allievi come andavano vestiti gli assiri, oppure può andare a rovistare tra le schede di approfondimento di tecnologia per spiegare cosa sono i dagherrotipi.
Nel frattempo l’insegnante di educazione fisica sta consultando con i ragazzi il testo di scienze per identificare il bicipite, mentre l’ora dopo sarà l’insegnante di scienze a pescare, in una tavola del testo di tecnica, le essenze del legno.
No, non ci sono ancora tutti i testi di tutte le materie di tutti i corsi di studio. Sarebbe bello ma… c’è tanto lavoro ancora da fare (collaboratori cercasi).
Questo è il primo post della serie “DidaSfera“, gli altri potrebbero interessarti:
DidaSfera, secondo post: la navigazione dei contenuti
DidaSfera, terzo post: strumenti e social-learning
DidaSfera, quarto post: una struttura metastabile
DidaSfera, quinto post: collaborare
DidaSfera, sesto post: bando di partecipazione
Aggiornamento: altri post con le news (nuovi strumenti ecc)
Nuove cose in fase di test su Didasfera: QUI
Didasfera e i libri a strati: QUI
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SMAU, ci vediamo a Milano?
postato da Noa in convegni, didasfera, editoria scolastica, news BBN
Aggiornamento: QUI la videointervista a Maurizio Chatel
Qui il post del giorno dopo di Maria Grazia Fiore
Workshop formativo allo Smau, con me ci saranno Maurizio Chatel e Maria Grazia Fiore.
Vi racconteremo e vi faremo vedere la versione beta del nostro libro liquido: uno, dieci, cento testi scolastici che sono diventati un unico ambiente di apprendimento, si chiama DidaSfera.
DidaSfera è una piattaforma didattica con caratteristiche tipiche dei social network, è una biblioteca ma anche un ambiente di lavoro, è un’agenda ma anche un diario di bordo, è uno strumento di condivisione e, soprattutto, è in continua e costante evoluzione.
E parleremo anche di un nuovo modello economico, perché in un mercato che si confronta quotidianamente con il problema dei diritti d’autore e della pirateria noi abbiamo fatto una scelta controcorrente, quella della cultura flat rate.
Quindi vediamoci là, su.
Venerdì 21 ottobre, ore 11, sala 2 – pad. 4
Abstract:
Se l’anno scorso abbiamo fatto un esempio teorico di Design Thinking, quest’anno ve lo mostriamo in tutta la sua concretezza: Didasfera, la piattaforma didattica BBN, sarà ora disponibile in versione beta per chi vorrà sperimentarla.
“Un’organizzazione adattiva, non gerarchica e un workflow non lineare, per generare un prodotto flessibile altrettanto adattivo”, si diceva. A partire dunque da un organigramma a geometria variabile, da una struttura policentrica e dialogica dove i confini sono sostituiti dalle connessioni, il prodotto è un libro che non è più un libro: nel “liquefarsi” ha perso sia la cima, sia il fondo e il suo indice è costituito da punti evento che ne determinano topologicamente la pluridimensionalità.
In questa avventura l’innovazione sta non tanto nel modo nuovo di affrontare un singolo processo, ma nel sovvertire i tradizionali approcci in tutta quella che è normalmente chiamata “filiera” … Ecco qui è sparita la filiera. Qui si è creata un’organizzazione del lavoro che è essa stessa un contesto formativo, esattamente come sarà il “libro” che andiamo creando ed il suo meccanismo di distribuizione.
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How Long Is Now
postato da Noa in editoria scolastica, non dite che non lo avevo detto

No, non ho nessuna intenzione di aprire il vaso di Pandora: non mi interessa, in questa sede, il pensiero dei grandi della filosofia, e neanche la posizione formale della fisica moderna. Potrei fare un pensierino sull’utilizzo del peyote per dilazionare un po’ il tempo – che è sempre troppo poco – ma anche per quello non è il momento ![]()
Quello che mi interessa è il tempo della conversazione, e non solo nell’apprendimento.
Noi possiamo immagazzinare – e l’editoria questo ha sempre fatto – molte informazioni, organizzarle e archiviarle, per poi renderle accessibili e fissarle in uno spazio-tempo. Ma se invece di organizzarle in stock, le strutturiamo in flow, la comunicazione costante coltiva un diverso senso collettivo dello spazio e del tempo: non si tratta più di confezionare un libro, o una rivista, ma di adoperarsi continuamente per implementare e organizzare tracciati, di valutare e riordinare le correnti delle informazioni e gli aggiornamenti che si sovrappongono.
Si tratta di applicare, come dice Guastavigna e interpretando un po’ a modo mio, la prospettiva della pubblicazione come processo anziché come prodotto. Le categorie e le suddivisioni delle informazioni vengono sostituite da flussi, e la comunicazione fra parti di conoscenza adiacenti nello spazio e/o nel tempo permettono un dialogo la cui complessità rende necessarie competenze specifiche per poter accompagnare il discente in un percorso di apprendimento che lo sfida alla partecipazione attiva.
Quindi l’editoria, soprattutto quella scolastica, ha ben altri compiti che continuare ad ammassare, catalogare e vendere informazioni: di archivi è piena la rete. La gestione dei flussi, questa è la vera sfida.
Now.
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Convegni Milano e Torino: abstract
postato da Noa in convegni, editoria scolastica, news BBN, non dite che non lo avevo detto
Nel post precedente ho segnalato i convegni di venerdì 8 (Milano) e sabato 9 aprile (Torino).
Ecco l’abstract del mio intervento, e anche quello di Maria Grazia Fiore.
Non parleremo solo, faremo vedere delle cose.
E a Torino qualcosina di più perché saremo con i tempi meno stretti
Noa Carpignano
Fuori testo: dalla pagina gutenberghiana all’ambiente per l’apprendimento
Da alcuni anni ormai si parla di libri di scuola digitali, l’argomento sarebbe da considerare già vecchio (addirittura la normativa risale a tre anni fa e la prima proposta di legge risale al 2004) se non fosse che, nonostante i convegni, le innumerevoli discussioni online e in barba alla norma, nelle scuole di testi scolastici digitali non se ne vede ancora l’ombra.
Perché? Questa lentezza nell’adozione di contenuti digitali è da addebitare, come si tende a fare, alla mancanza di adeguate strutture scolastiche? oppure alla mancanza di aggiornamento degli insegnanti? e, in definitiva, al progressivo disinvestimento culturale che il nostro paese opera ormai da anni?
Sì, ma non solo. È che di testi digitali, nati per essere digitali e non rozze e parziali conversioni, non ce ne sono. Lo stato in cui versa la scuola italiana (vero) e la riottosità dei docenti (vera o presunta) sono ottimi pretesti per gli editori che remano contro per non proporre nulla di seriamente innovativo.
Eppure i vantaggi dei testi digitali sono molti e, esaminando la questione da vicino, ci rendiamo conto che quelli del peso e del costo – dei quali maggiormente si parla – sono marginali per quanto importanti. Ma per poter godere di questi vantaggi bisogna essere disposti a cambiare molte cose, non possiamo accontentarci del pdf del vecchio libro di testo. E quindi cambia tutta la filiera editoriale, dalla progettazione alla distribuzione fino alla gestione dei diritti d’autore.
E a scuola? Le possibilità per l’insegnante possono anche non cambiare, ma si moltiplicano.
Ho parlato spesso della liquidità del libro di testo digitale, intesa sia come flusso di lavoro integrato con le scuole, sia come perdita di confini fisici, e questa dovuta non solo alla scomparsa della sua solidità, ma alla sua permeabilità a contenuti “altri”, alla sua miscelabilità con contentuti “altri”. Le connessioni, che permettono di esplorare, e l’hackerabilità, che consente di appropriarsi e rimescolare e sperimentare i contenuti, fanno sì che il testo sia fluido e possa diventare un vero e proprio ambiente di apprendimento.
Progettare un libro tradizionale, per quanto digitale, o progettare un libro-ambiente son cose decisamente diverse, così come diverso potrà essere il lavoro in classe: il filo d’Arianna non va perduto ma potrà essere sostituito dalla tela di Aracne perché l’indice può essere costituito da punti evento che ne determinano topologicamente la pluridimensionalità.
Proviamo quindi a vedere come può essere un testo digitale e come può evolversi. Siamo partiti da un banale pdf di un testo tradizionale per arrivare a un pdf più evoluto ed accessibile, ora proviamo a trasformare il testo in un ambiente di apprendimento, perché quello, secondo la nostra convizione, sarà il futuro.
Maria Grazia Fiore
Libri digitali e disturbi di apprendimento
L’apprendimento mediante testo a stampa ha acquisito sempre più importanza e centralità nei sistemi educativi contemporanei, grazie al vantaggio economico di poter riprodurre numerose copie di testi e di insegnare contemporaneamente a gruppi sempre più numerosi.
Le conseguenze sono state ovviamente di ampia portata, a partire dalla rappresentazione stessa delle conoscenze e della loro organizzazione disciplinare. Il libro di testo è diventato la pietra angolare delle istituzioni formative e di un modello di insegnamento/apprendimento incentrato essenzialmente sulla forma-libro e basato sullo sforzo di leggere, interpretare, capire e mandare a memoria per poi ripetere.
Un modello prioritariamente simbolico-ricostruttivo che permette di conoscere ciò che attraverso l’esperienza non è possibile (per condizioni spazio-temporali o per le caratteristiche di astrattezza dell’argomento di studio, ad esempio) ma che ha declassato quello esperenziale-laboratoriale a modello di serie B, ponendo al tempo stesso una “barriera d’ingresso” ineludibile a chi ha delle compromissioni della comunicazione linguistica, siano queste dovute ad uno sviluppo neuroatipico, a svantaggio di tipo socio-culturale o a disturbi specifici dell’apprendimento.
Esiste cioé un problema di “accessibilità” del libro di testo a stampa che viene dato quasi per scontato (tanto da essere praticamente ignorato), a cui si ovvia troppo spesso attraverso un impoverimento dei contenuti piuttosto che ad un reale adattamento ad esigenze comunicative divergenti da quelle “standard”.
Nonostante il modello comunicativo della Rete sia ben lontano dall’essersi affrancato dal primato del codice verbale, è soprattutto grazie ai processi di formazione a distanza e ai nuovi orizzonti delineati dall’editoria digitale, che si è tornati a discutere delle sinergie più adeguate tra i diversi codici nei processi di apprendimento nonché del processo di decostruzione del testo secondo criteri non lineari che risulta essere fondamentale per l’esplicitazione di quella struttura interna che non tutti riescono a fare propria.
Secondo Ruth Clark, le pagine a stampa sono “vettori di testo di facile lettura” mentre gli schermi usufruiscono di una minore quantità di testo e quindi “la visualizzazione del contenuto è molto più importante rispetto ai supporti cartacei”. È sempre vero? O esistono dei principi basilari che dovrebbero sottendere alla realizzazione (nonché alla scelta) di libri specificatamente pensati per la formazione, a prescindere dal supporto che li sostanzia? Esiste, insomma, un problema di “design for all” che ha da sempre riguardato anche i testi a stampa per la scuola e che – se non adeguatamente esplicitato – rischia di riproporsi sic et simpliciter in quelli digitali? Proveremo a rifletterci su.
Maggiori info sui convegni QUI
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Scuola, tecnologie e libri digitali: due convegni per Piemonte e Lombardia
postato da Noa in convegni, editoria scolastica, news BBN
Convegno a Milano, 8 aprile
“Convegno E-didattica. Tecnologie e contenuti digitali a scuola e in biblioteca”, organizzato dall’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia, Auditorium Giorgio Gaber, Palazzo Pirelli.
Nel pomeriggio, ore 15,30, il focus sui testi digitali:
Ulisse Jacomuzzi, Presidente del Gruppo Educativo – AIE
La voce degli editori
Noa Carpignano, editore BBN
Fuori testo: dalla pagina gutenberghiana all’ambiente per l’apprendimento
Maria Grazia Fiore, Università degli Studi di Foggia
Libri digitali e disturbi di apprendimento
Agostino Quadrino, direttore Garamond
Social learning nella scuola digitale
Giulio Blasi, responsabile MediaLibraryOnLine
Una piattaforma di prestito digitale per le scuole
L. Ferrieri, Direttore Biblioteca di Cologno Monzese
L’e-book nella biblioteca pubblica
B. Fiore, Università degli Studi Milano Bicocca
ICT e indagine OCSE PISA 2009
Occorre iscriversi e programma completo è scaricabile qui
[aggiornamento per entrambi i convegni: l'abstract mio e quello di Maria Grazia Fiore sono pubblicati QUI]
Convegno a Torino, 9 aprile
Presso l’Auditorium della Scuola Internazionale Europea Altiero Spinelli il convegno
Tecnologie didattiche e libri di testo digitali
Un incontro per gli insegnanti: stato dell’arte, possibilità, criticità, nuove proposte.
I relatori:
Elena Favaron, S.M.S. Guerrino Nicoli, Settimo Torinese
rappresentante del network “La scuola che funziona”
Davide Mana, Università Carlo Bo di Urbino
Noa Carpignano, BBN editrice
Maurizio Chatel, Liceo Altiero Spinelli
Maria Grazia Fiore, Università di Foggia
Appuntamento alle ore 10 di sabato mattina
clicca per ingrandire/scaricare la locandina
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Veniamo in pace :)
postato da Noa in editoria scolastica, news BBN, non dite che non lo avevo detto
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Mariaserena, in un commento al precedente post, mi dice che a suo avviso un ebook scolastico non deve essere semplicemente un pdf.
Vero, e se ne era già ampiamente parlato QUI, ma ci siamo ulteriormente evoluti, e abbiamo deciso che non solo non sarà un pdf, ma neppure un epub come molti si aspettano.
La cosiddetta Guerra dei Formati non ci interessa. Per un testo scolastico sarà sempre più necessario utilizzarne parecchi. Nell’immagine trovate le icone che ho disegnato per i nostri, quelle che per ora si sono rivelate necessarie, ma mi aspetto che ne saltino fuori altre
Aggiornamento (quasi un anno dopo): se volete vedere cosa abbiamo combinato…
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Quello che oggi è grafica, domani sarà coreografia.
postato da Noa in editoria scolastica, non dite che non lo avevo detto

Si è già [stra]parlato di tutto quello che ruota intorno a un’ebook (supporti, mercati, diritti…) e anche molto di quello che potrebbe starci dentro (narrative non lineari, multimedialità e pure illustrazioni – trovate tutto qui), ma sulla grafica tutto tace. Giusto un menarello tecnico sui canoni tipografici e un paio di post in giro sulle copertine. Di questi il più interessante è quello di Giulio: l’unico che non si ferma alla prima di copertina.
La questione è infatti molto più complessa e, specialmente per quei testi che sono qualcosa di più di una semplice narrativa – il libro scolastico è davvero il migliore esempio – il progetto grafico si rivela di estrema importanza.
Il layout di un libro (ma anche di una brochure o di un manifesto) serve a reggerne il significato strutturale. Siamo abituati, e da generazioni, a una serie di convenzioni che con l’editoria elettronica verranno ridefinite in breve tempo, e non è solo una banale questione di lettering. In un testo digitale a 4 dimensioni bisognerà elegantemente ed efficacemente rappresentare evolute relazioni, e le convenzioni tipografiche lasceranno il posto a dinamiche soluzioni che leghino alla parola scritta i suoni e le immagini.
Il flusso di lettura non sarà costante: il fattore tempo, variabile con l’ibridazione dei media, influirà sul tipo di relazione tra le parole e il design non sarà più “content independent” ma dovrà seguire il ritmo tra i diversi registri comunicativi.
I temi grafici saranno dunque flessibili: la composizione, le sequenze e la leggibilità saranno vincolati a gerarchie variabili di contenuti in movimento. Dovranno diventare tensostrutture visuali per veicolare idee, dirigere il traffico fra le informazioni, consigliare percorsi, suggerire alternative, visualizzare mappe di contenuti. Dovranno guidare il cambiamento facendosi carico della complessità.
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SMAU: Our predictions are all a load of hocus pocus
postato da Noa in convegni, editoria scolastica, news BBN, non dite che non lo avevo detto, personale
Noa Carpignano e Maria Grazia Fiore insieme allo SMAU.
Per parlare di design thinking, di mappe e di sortilegi assortiti.
Milano, 20 ottobre, ore 12,30 – arena Vodafone pad.3
Design thinking: la mappa come pensiero, strumento, prodotto
Nel suo libro sulle metafore dell’organizzazione, Gareth Morgan propone la comparazione tra organizzazione e cervello, in quanto entrambi sistemi olografici.
I principi della progettazione olografica sono:
“Far entrare l’intero nelle parti”
“Creare interdipendenza e ridondanza”
“Creare specializzazione e nel contempo generalizzazione”
“Creare la capacità di auto-organizzarsi”
E’ per questo che vi proporremo un esempio di design thinking.
Un esempio dall’inizio alla fine, verrebbe da dire, se ci fosse un inizio e se ci fosse una fine. Ma un pensiero progettuale tridimensionale, senza soluzione di continuità fra relazioni aziendali, processo produttivo, prodotto stesso e rapporti con l’utenza, comporta che non siano percepibili né l’uno né l’altra.
E anche l’appellativo “utente finale” si rivela inadeguato, se non decisamente deviante.
Siamo convinte che i processi di adattamento e la gestione dei cambiamenti siano molto più semplici e veloci in un sistema team-based, dove cluster autogestiti e multidisciplinari creano in un ambiente sistemico, che si fa prodotto esso stesso.
Una struttura che non resiste alle sollecitazioni dunque, ma le accompagna. Un’organizzazione adattiva, non gerarchica e un workflow non lineare, per generare un prodotto flessibile altrettanto adattivo: il libro liquido.
In questa visione olistica lo strumento principe è la mappa mentale.
Da forma di pensiero a strumento operativo per diventare prodotto [mai] finale.
Vi chiedete cosa c’entra il design thinking con le streghe? provate voi, allora, a trasformare quotidianamente zucche in carrozze.
E poi mancheranno pochi giorni ad Halloween, e noi ci si prepara eh.




Noa Carpignano è l'editore che ha creato BBN: la prima casa editrice italiana che pubblica testi scolastici digitali. Ne è amministratore e art director, lavora in un nido d'aquila in riva al mare appesa a un paio di Mac. Per saperne di più puoi leggere una sua intervista 

