Dec
19

Riporto qui, perché credo meriti essere diffusa, la letterina di Natale che la Rete dei Redattori Precari ha mandato in occasione delle feste a Marco Polillo, presidente dell’Associazione Italiana Editori e in quanto tale rappresentante di quelle case editrici a cui molti dei redattori precari prestano la propria manodopera.

Sette domande scomode a cui ci auguriamo che l’illustre destinatario vorrà dare risposta: è il nostro modo per denunciare quello che non ci piace del sistema editoriale italiano e allo stesso tempo gettare un seme di dialogo, sperando che dall’altra parte si pensi non solo agli utili di un gruppo di aziende ma anche alla cultura e alla civiltà di un paese.

È triste dover chiedere come dono di Natale una riflessione su diritti che dovrebbero essere riconosciuti da decenni, diritti per i quali si sono battuti i nostri nonni, intendo – e ho l’età per esser già nonna pure io.

lettera trascritta sotto

Allora non mi limito a postare la “cartolina” ma ricopio il testo, perché possa vederlo anche chi non vede e perché sia indicizzato dai motori di ricerca, ecco.

1) Secondo la vostra associazione c’è un rapporto tra qualità del lavoro (in termini di diritti, di tutele e serenità del lavoratore) e qualità del prodotto editoriale?

2) Secondo la vostra associazione, il lavoratore è un costo o un patrimonio?

3) La vostra associazione attua controlli mirati ad accertare che gli editori aderenti non eludano le leggi in materia di diritto del lavoro?

4) L’industria editoriale gode di facilitazioni e sovvenzioni pubbliche di vario genere. La vostra associazione non ritiene che ciò dovrebbe impegnare gli editori a far ricadere i benefici ottenuti anche sui propri lavoratori?

5) Perché nell’ambito dell’ultimo rinnovo del CCNL grafici-editoriali la vostra associazione si è dichiarata contraria a concordare con le controparti un sistema regolamentativo che, senza nuocere alle case editrici, garantisca condizioni di lavoro più dignitose ai loro collaboratori?

6) La vostra associazione sarebbe disposta a definire un sistema di riconoscimento e valorizzazione delle case editrici che instaurano con i propri collaboratori rapporti di lavoro corretti ed equi, al fine di incentivare queste condotte?

7) La vostra associazione sarebbe disposta ad aprire un dialogo con la Rete dei Redattori Precari sulla questione del precariato in editoria?

Personalmente penso che una particolare riflessione meriti il punto 4.

 

Nov
24

In diretta dal blog dei liquefAtti.

Liquidi di natura, gli echi digitali delle chiacchiere nel cortile del castello o per i vicoli del paese, dei confronti e riscontri professionali, degli interventi a braccio e di quelli punteggiati da slides meticolose, sono stati conservati così, cercando di rispettarne la forma originaria.

L‘eBookFest è stata un’occasione di formazione/informazione “orizzontale” senza precedenti per tutti coloro che – a vario titolo e per motivi differenti – si interessano alle nuove frontiere dell’editoria digitale: abbiamo voluto conservarne traccia, pur con tutte le difficoltà che una raccolta di contributi postuma comporta.

Non ci siamo arrese e abbiamo pazientemente setacciato la Rete per raccogliere quegli echi, cucendo, filtrando e intessendo trame di lettura, che permettessero di scegliere autonomamente percorsi di senso senza imporli a priori.

Mi piace immaginare che ognuno possa ritrovare nelle varie possibilità, quella più consona al proprio stile e che possa recuperare, tutto ciò che la ricchezza delle sessioni parallele non ha permesso di ascoltare.

Le nostre “trame” toccano molti luoghi sparsi per la Rete e utilizzano strumenti diversi per lasciare indizi di sé: Delicious, aNobii, Youtube, Slideshare, Mindomo, WordPress permettono di cercare il contributo del singolo ma anche di apprezzare quello della community. Una cosa è vedere la foresta, un’altra l’insieme dei singoli alberi…

Il lavoro non è finito ma confidiamo di continuarlo insieme a voi.

Maria Grazia Fiore

Gli atti del dell’eBookFest sono stati pubblicati in forma “liquida” all’indirizzo http://ebookfest.bibienne.net.
Presto saranno pubblicate anche la versione pdf e epub. E poco più avanti la versione cartacea print on demand.

Si tratta di una coedizione BBN (per le versioni digitali) – GUARALDI (per la versione a stampa) a cura di Maria Grazia Fiore.
Gli atti vengono rilasciati con licenza Creative Commons 2.5

Noa Carpignano

Aug
18

Sono giorni che tempero la matita attendendo buone notizie che non sono arrivate.
Giorni di solleciti, qualcuno da parte mia, qualcuno da parte di Alessandro Vigiani che ha proposto e stava organizzando (e avrebbe moderato) la tavola rotonda (in occasione dell’eBookFestdi Fosdinovo).
Ma questa tavola rotonda non s’ha da fare, dicono gli editori interpellati.
Sono convinti di non aver niente da dire o hanno paura dei fantasmi del castello?
Quali scheletri hanno paura che i loro redattori possano portare alla luce?
Principato, De Agostini, Mondadori Education: sono tre dipendenti di queste case editrici che non hanno ottenuto il permesso per partecipare a un incontro che avrebbe cercato di far luce sulle nuove competenze redazionali che l’editoria digitale comporta. Specialmente nella scolastica dove il lavoro redazionale è particolarmente significativo.
A due di loro che avevano interrogato i vertici aziendali circa l’opportunità di intervenire alla tavola rotonda non è mai giunta risposta, a una il consenso è stato esplicitamente negato.
Che dire? grazie.
Avete, ancora una volta, dimostrato qualcosa.

E io mi son tolta un altro sassolino nella scarpa. Avrei preferito la tavola rotonda, ma prometto, e sia di monito, che la prossima volta farò nomi e cognomi.
Nel frattempo vi mando a succhiarvi un limone.

Aggiornamento del 16 settembre, mi scuso per non averlo fatto prima, ma sono stati giorni impegnativi… :)

La tavola rotonda è stata fatta, anche grazie Giunti editore che ha letto questo post rilanciato su FB e ha dato la sua disponibilità:
Re-inventare la redazione”: nuove competenze redazionali per l’editoria scolastica digitale
Filippo Cabiddu (Capoverso) , Elena Asteggiano (redattrice editoriale), Giuseppe Dino Baldi (Giunti Scuola) modera Alessandro Vigiani (Docente master editoria Università Cattolica di Milano e collaboratore Mondadori Education).

L’elenco delle tavole rotonde è visibile QUI

Feb
23

19 febbraio 2010 – Università di Padova – Cultura Senza Barriere
Seminario: I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola

Nell’abstract mi ero proposta di rispondere a 5 domande, ho quindi sommariamente diviso il mio intervento in 5 parti, e ora viene comodo dividere questo contributo in 5+1 post.

0. Premesse

1. Cosa si pensa che siano i testi digitali per la scuola?

2. Cosa invece dovrebbero essere?

3. Come la mettiamo con l’accessibilità?

4. Perché la pirateria non deve far paura?

sei qui –>5. Perché le scuole non devono subire il cambiamento e come possono essere parte attiva?

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Come gli insegnanti possono essere parte attiva, e non terminale passivo di iniziative editoriali, quando non ministeriali?

il disegno rappresenta il flusso commerciale del libro di testo: editore faraone, rappresentanti vampiri, docenti, allievi con icone tipiche di messenger vestite in modo da rappresentare personaggi dell'immaginario collettivo

Oggi i libri di testo vengono confezionati dalle case editrici, proposti agli insegnanti dai loro rappresentanti, e adottati per cadere infine, con tutto il loro peso, sulla testa degli allievi [per chiarimenti sull'iconografia utilizzata vedere il video nel post con l'abstract].

il disegno sposta i personaggi del disegno precedente, da un diagramma di gant si passa a un diagramma con flusso circolare

Quando ho iniziato a parlar di libri liquidi, molto tempo fa, profetizzavo un cambiamento radicale nel workflow del libro di testo: contenuti che nascono dalla scuola, che nascono dal “fare”, contenuti che vengono elaborati dall’editore, per poi tornare alla scuola e ritornare all’editore in un flusso continuo di idee e collaborazione.
Anche se sono ottimi i progetti autonomi delle scuole (per esempio Classi 2.0), la figura dell’editore è bene che non scompaia. Il lavoro dell’editore infatti non diminuisce con la pubblicazione digitale (poiché l’editore non è quello che stampa i libri, anche se cartacei), ma aumenta. I suoi compiti principali sono:
1) garantire autorevolezza al testo coinvolgendo anche professionisti esterni ed estranei alla scuola, ad esempio il primo modulo del nostro testo di storia, quello sulla preistoria, è stato verificato da Alberto Salza, un antropologo di indiscussa competenza, mentre il secondo modulo, sulle Civiltà dell’antico Egitto, è stato revisionato da Alfredo Luvino, egittologo e collaboratore del Museo Egizio di Torino.
2) lavorare a una revisione stilistica, non se la prenda chi insegna: bisogna considerare che alcuni docenti, con gli anni, a forza di tarpare il proprio lessico nello sforzo di farsi capire, impoveriscono il loro linguaggio, inoltre è importante aiutare quelli che non insegnano materie umanistiche e che spesso non sono proprio delle “buone penne”. Una revisione può quindi regalare una ricchezza lessicale che, oltre a dare valore al testo diventa un’ulteriore opportunità per lo studente.
3) Reperire le immagini: dove le prendono i ragazzi e i loro insegnanti le immagini che utilizzano producendo il materiale in proprio? tze tze, non si possono rubare al testo della Zanichelli, e poi se sparissero davvero gli editori non esisterebbero neanche più i libri dai quali fotocopiarle :D
E non è così banale che le scuole abbiano accessi e abbonamenti alle banche immagini, insomma, tra foto e disegni gli apparati iconografici non sono cosa di così poco conto.

il disegno rappresenta una mappa storico/antropologica

4) disegni, carte e mappe: questa è una mappa del modulo di preistoria del quale vi parlavo prima, voglio vedere quella classe che ha le competenze per produrre una mappa così, e poi che si fa? si copia? e se gli editori non pubblicano più materiale di qualità da chi si copia?
5) progetto grafico e impaginazione: non è fondamentale, ci sono testi in giro che sembrano tesine della maturità impaginata su word, ma se c’è un impaginato gradevole, e funzionale come un professionista sa fare, non è meglio?
6) e a proposito di impaginazione, chi rende i materiali accessibili? Non tutti gli insegnanti sono in grado di lavorare file accessibili, finchè si tratta di un file di word, o di una pagina html basta un po’ di buona volontà, ma se si fanno cose più complesse, o si esce dai formati tradizionali… si stanno mettendo le mani nei capelli fior di grafici [uno per tutti la nostra bravissima Francesca Cattina]

E poi sono anche problemi da affrontare in modo specialistico, come l’accesso alle varie disabilità, e il tipo di lettura che non è più lineare, bisogna tenere presente la tendenza allo scansionamento visivo della pagina, alla frammentazione della lettura, agli elementi che consentono di agganciare parti diverse del discorso creando personalissimi percorsi di lettura.

Tutto questo non può prescindere da un cambiamento nelle dinamiche in classe, abbiamo parlato del ruolo dell’editore, vediamo quello dell’insegnante, perché se è vero che il testo digitale può valorizzare le capacità autoformative degli allievi, non si può certo trascurare la funzione di orientamento del docente. Anche perché stiamo parlando di un ambiente, la rete, che i ragazzi vivono sempre di più come il principale mezzo d’informazione, ma per molti è difficile trovare il filo conduttore e la complessità si fa sconcertante. È l’insegnante che deve quindi in qualche modo riposizionarsi, deve portarsi non più di fronte ma di fianco all’allievo per fare, oltre che da guida, da mediatore culturale tra la tecnologia e i ragazzi, che da parte loro sappiamo essere sempre meno disposti a interpretare il ruolo del vaso da riempire.
È da questo fare, da questo sperimentare, che deve partire il dialogo continuo tra il mondo della scuola e quello dell’editoria.

Ma il mio concetto di liquidità del testo non è limitato solo al flusso di lavoro, di contributi: bisogna considerare anche la sua perdita di confini fisici dovuta non solo alla scomparsa della sua solidità, ma alla sua permeabilità a contenuti “altri”, alla sua miscelabilità con contentuti “altri”.
Le connessioni –che permettono di esplorare– e l’hackerabilità –che consente di appropriarsi e rimescolare e sperimentare i contenuti– fanno sì che il testo sia fluido e possa diventare un vero e proprio ambiente di apprendimento.
Allo schoolbookcamp si è parlato di “libro ambiente”, ne hanno parlato Giorgio Jannis e Gianni Marconato (una visita al sito è raccomandata per chi si occupa di apprendimento) e io penso che la combinazione dei due concetti “libro liquido” e “libro ambiente” sia quella giusta.

Si continua a pensare a testi digitali come a opere da mettere su uno scaffale, pure digitale, ma Andreas Formiconi, università di Firenze, ha scritto in un post a proposito della Folksonomia:

L’intuizione cruciale degli autori di Google è stata riconoscere che in Internet non è necessario piazzare per forza tutto sugli scaffali prima, ma è invece sufficiente lasciare crescere le connessioni da sole ed utilizzarle dopo che queste sono spontaneamente emerse.

Insomma, in Internet non c’è bisogno di scaffali.

Ed è con questo pensiero che io vi lascio immaginare il futuro del libro di testo.

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sei alla fine dell’intervento, qui la prima parte.

Feb
23

19 febbraio 2010 – Università di Padova – Cultura Senza Barriere
Seminario: I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola

Nell’abstract mi ero proposta di rispondere a 5 domande, ho quindi sommariamente diviso il mio intervento in 5 parti, e ora viene comodo dividere questo contributo in 5+1 post.

0. Premesse

sei qui –>1. Cosa si pensa che siano i testi digitali per la scuola?

2. Cosa invece dovrebbero essere?

3. Come la mettiamo con l’accessibilità?

4. Perché la pirateria non deve far paura?

5. Perché le scuole non devono subire il cambiamento e come possono essere parte attiva?

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immagine di vecchi libri con in copertina il logo del formato pdf

È bene precisare che una delle particolarità del libro di scuola, rispetto ad altri prodotti è che chi lo sceglie non lo compra, e chi lo compra non lo usa. Non è come un paio di scarpe, che io scelgo, io compro e io uso, o come un bestseller, o un profumo, che li posso anche regalare ma rimane il fatto che io scelgo e io compro, nel caso del libro scolastico chi paga non può scegliere, e neppure chi poi dovrà usarlo.
Un’altra particolarità del libro di testo è che viene stampato sapendo già più o meno quanti ne verranno venduti: non a caso la piattaforma per le adozioni è gestita dall’Associazione Italiana Editori, e quindi gli editori a maggio sanno quali e quanti titoli dovranno rendere disponibili nelle librerie per settembre (e in quali zone).
capture della piattaforma gestita dall'aie
Notate cosa si legge in fondo alla pagina:
La banca di dati consultabile su questo sito è di esclusiva proprietà dell’Associazione Italiana Editori.
Questo meccanismo comporta che la percentuale di testi destinata al macero sia infinitamente più bassa rispetto a quella (scandalosamente enorme) dell’editoria varia.

Visto che non sono gli studenti a decidere l’acquisto di un testo, è importante capire cosa sia il testo digitale nell’immaginario degli insegnanti, in definitiva ciò che conta è quello che ne pensano loro.
Per poter pensare però devono essere informati, e da chi sono informati i docenti? Dai rappresentanti delle case editrici (più son grandi più possono contare su una buona rete di vendita) che hanno tutto l’interesse a disinformare, e dai media – lobby editoriali, peggio che andar di notte.
Quindi, con le poche informazioni (distorte) che hanno cosa pensano?
Qui devo fare qualche premessa:
-premesso che si tende a dividere sommariamente i docenti in due macrocategorie: i bravi docenti e i docenti zavorra, e che le tecnologie didattiche non spostano la situazione, nonostante il motto “la LIM ti salverà”.
- premesso che le scuole non sono adeguatamente informatizzate, che il ministro fa le nozze con i fichi secchi, e gli insegnanti sono stati lasciati abbastanza soli in questa fase di cambiamento.
- premesso che il cambiamento intimorisce molti ed entusiasma pochi, e che se non lo si gestisce adeguatamente il caos è assicurato.
- premesso che è mia personale convinzione che i docenti bravi, e quelli che si lasciano entusiasmare sono sì pochi, ma molti di più di quanti è dipinto dai media embeddati,
- e premesso anche che questa “imposizione” dei testi digitali è stata inserita in una riforma che millanta il proprio nome, e che come tale dalla scuola è tutt’altro che condivisa (e questo fa si che molti gettino il bambino con l’acqua sporca)

premesse tutte queste cose il mio personalissimo, e certamente limitato, punto di osservazione mi ha portata a identificare 4 categorie, che rappresentano 4 diverse percezioni del testo digitale scolastico.

1) sotto vuoto spinto – questi non li si raggiungerà mai (sono luddisti che mai useranno un testo digitale, e mai una LIM, semplicemente perché si fanno un vezzo del non saper accendere un computer).
2) insegnanti bravi e attivi impegnati però soprattutto nelle politiche scolastiche (e meno male)
3) insegnanti attenti che hanno percepito il testo scolastico come la versione digitale del testo tradizionale, e che perlopiù la rifiutano.
4) come sopra, che però non credono sia possibile che le cose stiano esattamente così, ed essendo tendenzialmente più competenti da un punto di vista informatico, e magari appassionati di tecnologie didattiche, intuiscono che si può fare di più.

L’opinione degli insegnanti che hanno partecipato allo Schoolbookcamp infatti era unanime: un coro di “no pdf”, non come formato tout court, ma come concetto di testo tradizionale distribuito digitalmente. È chiaro agli insegnanti navigati e naviganti che i vantaggi del peso/costo sono marginali rispetto ad altri benefici che il testo digitale può garantire, e sono quelli che vogliono.

Un accento sulla questione accessibilità
Gli insegnanti dei quali stiamo parlando si rendono anche conto del problema dell’accessibilità, e in modo anche più ampio di quello di solito considerato: non solo disabilità sensoriali ma anche quelle di tipo cognitivo, e intuiscono che un prodotto digitale può essere concepito in modo da essere utile a un bambino dislessico, o con problemi che rientrano nello spettro autistico, senza impoverire il normodotato. Questo è importante, senza impoverire, e ne sta parlando la dottoressa Fiore nell’aula accanto alla nostra.
Non sanno magari come, ma intravedono che deve esserci questa possibilità.

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vai alla parte successiva

Nov
21

cc_lock
Nel post precedente vi ho segnalato che alcuni mesi fa io e altri sei editori impegnati in pubblicazioni digitali siamo stati intervistati da una laureanda.
E che quando abbiamo avuto modo di leggere la sua tesi, insieme a Mario Guaraldi e Antonio Tombolini abbiamo deciso di pubblicarla.

È importante dire, a questo punto, che si è deciso con l’autrice – tutti assolutamente di comune accordo – per una pubblicazione free, rilasciata con licenza Creative Commons*, e che si è pensato a una coedizione fra tutti gli intervistati. L’autrice si fa carico di proporla quindi anche agli altri editori coinvolti: Giacomo Bruno aderisce subito.
Gli altri tre (pur fornendo gentilmente e tempestivamente il loro logo in alta definizione per la copertina) non aderiscono alla coedizione, ciascuno per i suoi – legittimi – motivi.
Come legittima è la posizione di qualcuno (dichiarata anche nelle interviste riportate dall’autrice) sui DRM**.
Ma sono rimasta sgomenta (e consentitemi anche un po’ di disappunto) nel sapere che uno non ha accettato la coedizione di questo libro solo perché rilasciato senza DRM.
A me l’idea di una pubblicazione gratuita CC con DRM sembra tanto, ma proprio tanto, assurda.

E con questo post inauguro un’altra categoria: “sassolini nella scarpa”.
Tiè.

*Consigliato free ebook di Simone Aliprandi: QUI

**Come la pensiamo noi QUI, e per sapere come la pensa ciascuno degli altri editori scaricate il libro QUI.

Nov
18

Analisi delle opportunità e delle minacce della nuova editoria in rete attraverso l’esperienza degli editori che hanno accolto la sfida dell’ebook

orizzonti_bbn1

Tempo fa io e altri sei editori impegnati in pubblicazioni digitali siamo stati intervistati da una laureanda di Scienze della Comunicazione della Sapienza di Roma, Serena Fusco: le interessavano gli ebook, e gli editori che stavano sperimentando.
A tesi sostenuta e laurea conquistata la fanciulla, come atto di cortesia, ce la spedisce.

Ci piace, e piace anche a Mario Guaraldi e ad Antonio Tombolini e a Giacomo Bruno.
La pubblichiamo in coedizione, rigorosamente Creative Commons.
È una bella occhiata sul mondo dell’editoria italiana alle prese con i primi esperimenti di editoria digitale divisa in 4 capitoli:
L’evoluzione storico mediale del’editoria
L’editoria libraria online
Focus sui nuovi editori
Luci e ombre dell’e-book.

Più le conclusioni: una frontiera tutta da scoprire.

E lo è davvero.

Copioincollo qui un pezzo della bella presentazione del prof. Valerio Eletti:

[...]in Italia in questo periodo si è creato un ambiente di sperimentazione e di creatività che permetterà a breve di far emergere per selezione naturale i modelli di business darwinianamente più adatti alle condizioni di mercato e culturali di questa nostra società del ventunesimo secolo caratterizzata dalla connessione sempre più spinta, sempre più presente nel nostro quotidiano.

—–>Scarica il libro<—–
Versione digitale rilasciata free Creative Commons.
Per la versione cartacea vedere sul sito di Guaraldi

Oct
20

Mario, il profeta, ha scritto nel suo primo post sul suo nuovo blog:

E c’è da immaginarsi che nei prossimi giorni assisteremo a una valanga di (finte) conversioni al Web 2.0

Io, nel frattempo, me la prendo con Lessona che ipotizza di mettere online i pdf che confezionano per la stampa e chiudo con un “Te vojo vedé online“.

Passano 24 ore da un post e neanche quelle dall’altro.

Ora leggo su la Repubblica:

“Finalmente è nato www.scuolabook.it, ossia il portale per l’editoria digitale pensato per le scuole secondarie di primo e secondo grado per contenere la spesa delle famiglie italiane. Basato sullo standard Adobe Digital Edition per la gestione del DRM, permette di scaricare libri equivalenti a quelli della versione su carta, con una visualizzazione molto simile al tradizionale formato cartaceo…”

E ho iniziato a ridere, pensando alla profezia di Mario, e a chiedermi se pure io l’avevo indovinata sulla questione dei pdf: possibile?

Possibile sì:

geografia_zanichelli

Caratteristiche da notare:

1) il peso: 82 pagine = 23 mega

2) stampa NON permessa

3) copia digitale NON permessa

Ho scaricato l’anteprima (24 pagine free) ed è un testo in bianco e nero (è un supporto didattico) ricco di immagini – ben fatto, tra l’altro.

Ho quindi preso un file dei miei, di altra materia ma analogo come quantità di immagini inserite, per vedere la differenza di peso tra un file nato per andare in tipografia e un file nato per una vita digitale. Il mio pesa 5,6 mega per 46 pagine (il testo è a moduli, in totale sono più di 600).

Vi posto una pagina del primo (no, non ho sprotetto il pdf, ho semplicemente fatto una capture dello schermo) e un paio del secondo. Cliccateci sopra per ingrandire.

zanichelli tecnica1 tecnica2

Visto che un mega corrisponde a 1024 kb, il file del loro “diventato ebook” pesa 315 kb a pagina, mentre il nostro file del “nato ebook” pesa 124 kb a pag.

Se poi consideriamo che il nostro file oltre a essere tutto a colori (le immagini a colori pesano di più) contiene anche un filmato quicktime, ecco spiegato quello che intendo dire quando sostengo che un file creato per andare in lastra non è adatto al web.

Ma il peso è solo la prima cosa che salta agli occhi, ci sono tanti altri motivi per i quali vi rimando QUI.

Poi ci sono cose che non solo non saltano agli occhi, ma non si vedono proprio.

Oggi ho lavorato come una matta per rendere accessibile un ebook molto semplice.

Ho impiegato ore solo a mettere i collegamenti ipertestuali alle note (con scritte invisibili, ma che lo screen reader legge per il ritorno al testo) e dicevo a mio marito “pensa, ci sono chicche in questo file che puoi vedere solo se sei cieco: questo è un buon file“.

E queste cose non si possono fare in un pdf da stampa: infatti quello che ho scaricato non ha neppure un banalissimo testo alternativo alle immagini.

E sono cose previste dalla normativa (rileggetevi la circolare sull’adozione dei libri di testo…).

Insomma, la stampa al torchio garantisce una buona qualità, ma non per questo torchiare il vecchio catalogo per schiacciarlo as is in un pdf è una buona idea.

Un’ultima nota: ho iniziato citando Lessona, ma devo specificare che lui rappresenta De Agostini, i libri dei quali ho parlato sono invece Zanichelli.

Portino pazienza gli uni e gli altri: se vogliono commentare sono i benvenuti.

Oct
20

te_vojo_vede
Hi-tech, interessante e ben fatta pubblicazione di Altroconsumo, numero di settembre.
Inchiesta sugli ebook, e si parla anche di noi: potete scaricare il file QUI
Ho evidenziato in giallo la parte che ci riguarda, ma non ho potuto fare a meno di evidenziare con un cerchio rosso la parte che riguarda le dichiarazioni di Michele Lessona, presidente di De Agostini scuola e consigliere Aie.
Qui ne cito una parte, e commento:

“Sulla parola ‘digitale’ siamo già pronti”, rassicura Michele Lessona, consigliere del gruppo Educativo dell’Aie (Associazione italiana editori) e presidente di DeAgostini scuola. “Abbiamo i pdf di tutti i nostri libri, vi si possono aggiungere collegamenti ipertestuali, e renderli scaricabili da internet non è un grosso problema”. Ma Lessona avverte che il loro prezzo non crollerebbe. “I libri scolastici sono tra i più complessi e costosi da produrre, l’investimento iniziale è molto elevato. Produrre un corso di Geografia, completo di atlante, eserciziario e varie altre
appendici, può costare anche 500.000 euro”.

La De Agostini nasce ad inizio secolo scorso come Istituto Geografico (i fratelli De Agostini erano uno cartografo, l’altro esploratore) ed esordisce con un Atlante scolastico e due anni dopo con un calendario Atlante. E questa rimarrà la vocazione d’impresa per molti, molti anni, mentre l’attività puramente editoriale verrà differenziata da questa soltanto settant’anni dopo.
Non si capisce perché dunque, visto che la De Agostini gioca in casa per quanto riguarda mappe, carte e immagini che possono servire per una pubblicazione di questo tipo (cioè non deve chiedere i diritti a nessuno, detenendo i copyright), debba spendere 500.000 mila euro per realizzare un testo di geografia.
Da notare, tra l’altro, che approfitta del vantaggio per venderli ad un prezzo decisamente inferiore rispetto, per esempio, alla Zanichelli (verificato su catalogo online).
Ma Lessona ciurla nel manico, visto che di digitale si tratta, e comprende nei costi quelli di carta, stampa, legatoria, ecc… allora si fa presto, con 10.000 copie, a tirar su cifre. Gli viene fatto notare e si difende abbattendo il 50%, che è più o meno quello che abbiamo sempre sostenuto noi.(poi c’è la questione dell’Iva che vedremo come va a finire…).
Mi rimane da capire dove se ne vanno 250.000 euro per la lavorazione pre-pre-stampa un testo di geografia (i diritti d’autore non costituiscono costo).
Ma, a parte questo, mi stupisce che Michele Lessona dichiari: “Abbiamo i pdf di tutti i nostri libri, vi si possono aggiungere collegamenti ipertestuali, e renderli scaricabili da internet non è un grosso problema”.
Avevamo già affrontato questo discorso io e Livio, da due diversi punti di vista, direi sinergici.
Se questa dichiarazione Lessona l’avesse fatta un paio di anni fa avrei pensato che, al solito, chi cerca di mantenere rendite di posizione, chi dichiara che tanto fra quindici anni sarà in pensione e quindi se ne frega (cit. Ferrari, direttore generale divisione libri di Mondadori) poco si guarda intorno, poco cerca di capire, anzi, fa lo struzzo per poter meglio difendere le proprie retrograde posizioni.
Ma in questi ultimi anni, e specialmente in questi ultimi mesi, si è fatto un gran parlare di ebook e penso che chi dirige una casa editrice dovrebbe rendersi conto che non è il pdf di un testo tradizionale che vogliono gli insegnanti (e giustamente), ma se queste questioni sono troppo complesse basterebbe che si rendesse conto che i pdf in loro possesso, quelli che utilizzano per le lastre di stampa, non vanno bene per il web. E questo non è molto difficile: i pdf per la stampa di un’antologia (la loro “incontri” per esempio) di 640 + 398 + 302 + 302 pagine, pesano centinaia di mega. Te vojo vedé online.
Oltre a tutte le altre considerazioni che trovate QUI.

Oct
12

darwin_mulino

Ho sempre sostenuto che l’ebook non è innovazione ma evoluzione.
L’editrice Il Mulino ha pubblicato “Darwin books”, una piattaforma con 300 titoli.
Sarebbe una buona notizia, sarebbe.
Avrebbe potuto essere, cioè. Povero Darwin.

- Ma i piani erano ben visibili al pubblico…
- Visibili?! Sono dovuto andare nello scantinato per vederli!
- Ma e’ quello l’ufficio di consultazione per il pubblico!
- E si deve consultare con la torcia elettrica?
- Oh gia’, si vede che le lampade si erano fulminate!
- Ma non mancava solo la luce. Mancava anche la scala!
- Insomma, avete trovato i piani?
- Si’ – disse Arthur – si’. Erano in fondo a un casellario chiuso a chiave che si trovava in un gabinetto inservibile sulla cui porta era stato affisso il cartello “Attenti al leopardo“.

——-> Douglas Adams, “Guida Galattica per gli Autostoppisti”

Alla faccia dei DRM.

  noa

Noa Carpignano è l'editore che ha creato BBN: la prima casa editrice italiana che pubblica testi scolastici digitali. Ne è amministratore e art director, lavora in un nido d'aquila in riva al mare appesa a un paio di Mac. Per saperne di più puoi leggere una sua intervista QUI o vedere il suo profilo su LinkedIn.