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DidaSfera, primo post: la piattaforma BBN
postato da noa in didasfera, editoria scolastica, news BBN, news scuola, non dite che non lo avevo detto
Abbiamo parlato e straparlato di libri liquidi e di libri ambiente (didattico).
Riprendo un concetto che credo fondamentale:
…bisogna considerare anche la sua perdita di confini fisici dovuta non solo alla scomparsa della sua solidità, ma alla sua permeabilità a contenuti “altri”, alla sua miscelabilità con contentuti “altri”.
Le connessioni – che permettono di esplorare – e l’hackerabilità – che consente di appropriarsi e rimescolare e sperimentare i contenuti – fanno sì che il testo sia fluido e possa diventare un vero e proprio ambiente di apprendimento.
Siamo quindi partiti da qui, e siamo riusciti a progettare un libro ambiente che contiene libri liquidi. O, forse più correttamente, uno cento mille libri che fondendosi si fanno ambiente.

Si chiama DidaSfera: www.didasfera.it
È online ma l’accesso è per ora riservato agli addetti ai lavori: sarà parzialmente accessibile tra pochi giorni (ma solo su invito per lo stress test) e operativa prima di Natale.AGGIORNAMENTO: è online e accessibile
Il post di annuncio d’apertura, con infografica è QUI.
Un nuovo modello economico
Sono convinta – in BBN siamo convinti – che uno dei modelli economici sostenibili, per produrre e distribuire prodotti culturali con licenze estese o Creative Commons tutelando nel frattempo chi produce opere creative, sia quello della cultura flat-rate.
La sostenibilità (nel senso di ricavare un profitto con il quale remunerare l’opera di ingegno e reggere la struttura sul mercato) è da ricercare nella simmetria della logica tra sell in e sell out, offrendo così all’utente un servizio che gli consente l’accesso gratuito alle risorse tutelandone simmetricamente – e retribuendo, con un sistema di gestione collettiva – il diritto d’autore.
DidaSfera, l’ambiente di apprendimento al quale stiamo lavorando, e che abbiamo presentato in bozza a Milano e a Torino, e in versione beta allo Smau pochi giorni fa ha avuto origine da questa convinzione.
I contenuti di DidaSfera:
Tutti possono accedere a DidaSfera e navigare tra i contenuti rilasciati con licenza Creative Commons.
Per accedere agli altri contenuti bisogna invece essere registrarsi sottoscrivendo un abbonamento annuale.
L’utente registrato può navigare senza limitazione di materia e ordine di scuola e può consultare e prelevare (e copiaincollare, stampare, fotocopiare, miscelare, potare o integrare…) liberamente i contenuti che gli servono. Inoltre l’utente registrato ha a disposizione strumenti che consentono di memorizzare percorsi, condividere contenuti, creare gruppi di lavoro ecc.
In DidaSfera sono “liquefatti” i libri di testo digitali e altre risorse (schede, approfondimenti, dispense, video, podcast, materiale per LIM ecc) di tipo didattico. I testi inseriti hanno il codice ISBN e alcuni sono divisi in moduli, ciascuno con un suo codice (oltre a quello dell’opera completa).
In questo modo la scuola che sottoscrive l’abbonamento a DidaSfera può usare questi codici per le adozioni dei testi digitali. I testi in lavorazione vengono segnalati e, appena possibile, vengono resi disponibili indici e pagine demo agli insegnanti in modo che la scuola possa pianificarne l’adozione per l’anno scolastico successivo.
MA noi suggeriamo di utilizzarla, per ora, in affiancamento al tradizionale libro di testo in modo da testarla e sperimentarne l’uso in classe.
Il prezzo dell’abbonamento la rende conveniente anche nel caso la utilizzi un solo docente, infatti costa meno di un qualsiasi libro in adozione pur consentendo l’accesso a tutti i contenuti presenti di qualsiasi materia e corso di studi.
In questo modo l’insegnante di storia delle medie può sfogliare le gallerie di immagini di storia del costume, pensate per l’istituto d’arte, e far vedere agli allievi come andavano vestiti gli assiri, oppure può andare a rovistare tra le schede di approfondimento di tecnologia per spiegare cosa sono i dagherrotipi.
Nel frattempo l’insegnante di educazione fisica sta consultando con i ragazzi il testo di scienze per identificare il bicipite, mentre l’ora dopo sarà l’insegnante di scienze a pescare, in una tavola del testo di tecnica, le essenze del legno.
No, non ci sono ancora tutti i testi di tutte le materie di tutti i corsi di studio. Sarebbe bello ma… c’è tanto lavoro ancora da fare (collaboratori cercasi).
Questo è il primo post della serie “DidaSfera“, gli altri potrebbero interessarti:
DidaSfera, secondo post: la navigazione dei contenuti
DidaSfera, terzo post: strumenti e social-learning
DidaSfera, quarto post: una struttura metastabile
DidaSfera, quinto post: collaborare
DidaSfera, sesto post: bando di partecipazione
Aggiornamento: altri post con le news (nuovi strumenti ecc)
Nuove cose in fase di test su Didasfera: QUI
Didasfera e i libri a strati: QUI
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Zibaldoni digitali
postato da noa in editoria scolastica, news scuola

In un recente ottimo articolo, pubblicato in seguito all’emanazione della circolare n°16 sull’adozione dei libri di testo, Marina Boscaino e Marco Guastavigna scrivono:
Nonostante il nostro interesse per l’argomento, non vorremmo assolutamente essere nei panni del figlio di Gutenberg che dovrà definire per decreto (di prossima emanazione!) le caratteristiche tecnologiche dei libri di testo nella versione on line (sic!), destinata ai “nativi digitali”. Abbastanza misterioso il significato di “versione on line”, anche se se sembra prevalerne l’interpretazione – assolutamente riduttiva – di materiale “scaricabile da Internet”; l’essere online diverrebbe, così, mero meccanismo distributivo… Insomma, un concetto forse ad effetto, ma davvero fumoso, se affrontato con un minimo di senso critico, la cui vaghezza è superata solo da quello di “versione mista”.
Per quanto riguarda i “figli di Gutemberg” vi mando qui ![]()
Siamo in effetti molto curiosi di vedere il decreto di prossima emanazione che definirà le caratteristiche tecnologiche. Anche perché il decreto Stanca sull’accessibilità al quale si fa riferimento è abbastanza preciso. Quali altre caratteristiche dovranno avere, dunque, questi testi? E se lo dicono ora, come faranno gli editori a renderli conformi in poche settimane? mah!
E come non essere d’accordo sull’interpretazione scellerata che riduce il concetto di “testo online” a un meccanismo distributivo?
E ancora:
L’intervento del ministero – come molto spesso accade per ciò che riguarda la scuola – è improntato a logiche che con la dimensione culturale non hanno nulla a che fare: come per il taglio degli insegnanti e per la riforma degli ordini scolastici, con vergognosi scardinamenti di modelli didattici efficaci e significativi, anche la proposta dell’e-book non è sostenuta da alcuna elaborazione, né da convinzioni ed evidenze di carattere pedagogico, didattico, cognitivo. Ma occhieggia, italianamente, alle tasche dei genitori e alla salute degli studenti più piccoli: motivi nobili, ma certamente non dirimenti.
Non dirimenti e addirittura pericolosi e controproducenti. Far penetrare la pratica dell’e-book attraverso queste chiavi interpretative, può significare tagliare le gambe all’operazione sin dai suoi primi passi. Significa proporre una soluzione la cui dimensione culturale, che dovrebbe essere prioritaria e determinante e che non riguarda solo l’autorevolezza dei testi, ma l’approccio all’apprendimento, nonché elementi di inclusione, di condivisione, di democrazia, che investono aree cognitive e aree sociali, passa in secondo piano. Significa incentivare un mercato che in alcuni casi ha già annunciato una tendenza alla spregiudicatezza e all’approssimazione. Significa rischiare un ulteriore abbassamento della qualità degli strumenti didattici e di conseguenze delle richieste pedagogiche. Significa sottrarre qualunque possibilità di respiro ad un dibattito che – invece – riteniamo fondamentale in termini di possibilità, di prospettive, di dimensione metaculturale.
Chi ci conosce sa che condividiamo ampiamente.
L’articolo è tutto molto interessante e gustoso assai, direi, in alcune sue parti.
E, visto che non parla di noi, consiglio di leggerlo tutto.
05
Il marketplace proposto da Garamond.
postato da noa in dalla rete..., editoria scolastica
È assai interessante l’idea lanciata da Garamond per la costituzione di un marketplace di contenuti didattici digitali in adozione nella scuola italiana.
Con un chiaro riferimento all’art. 15 della finanziaria sui libri scolastici digitali, l’idea consiste nell’introdurre l’adozione di contenuti digitali come “libri di testo”, sotto forma di e-book, podcast, learning object, giochi interattivi, video… e delinea un modello economico che consentirebbe ai contenuti didattici di essere gratuiti per insegnanti e studenti e, nel contempo, salvaguardare il diritto alla giusta remunerazione del lavoro di autori ed editori.
La proposta in linea di massima mi piace e ne condivido lo spirito e le finalità, ma.
Il modello economico è descritto in 5 punti che riassumo:
Punto 1) Autori ed Editori pubblicano sul marketplace indicando il costo unitario di licenza d’uso.
Punto 2) Gli insegnanti valutano i materiali e adottano, indicando il numero di licenze per classe
Punto 3) Autori ed Editori fatturano quanto adottato in base al report generato dal gestionale del market.
Fin qui tutto perfetto. Ed è quello che noi abbiamo impostato da due anni (i nostri testi sono già, infatti, rilasciati in licenza d’uso alle scuole).
Punto 4) L’Amministrazione (il Ministero?) reperisce i fondi per pagare Autori e Editori creando un’imposta di scopo a carico di aziende attive nel settore IT (produttori di computer, cellulari, connessioni di rete ecc.)
Punto 5) I fondi vengono utilizzati per l’acquisto dei contenuti didattici digitali e per la formazione del personale docente
Qui invece ho delle obiezioni.
I nostri testi costano mediamente la metà di un testo tradizionale (e di più, mantendento alta la qualità, non è possibile fare), nonostante questo sarei felice anch’io se il costo dei libri di testo non ricadesse sulle famiglie.
Infatti la BBN applica uno sconto speciale alle scuole che utilizzano il budget d’istituto per pagare le licenze senza poi rivalersi sugli allievi e che distribuiscono, quindi, i testi gratuitamente.
Ma non vedo nei punti 4 e 5 la giusta soluzione.
L’imposta di scopo non credo possa essere ammessa, visto che – per la nostra dottrina – l’imposta deve avere carattere di generalità e indeterminatezza, questo perché lo Stato possa spendere il denaro in modo indipendente.
Il fatto che siano state recentemente introdotte delle “imposte di scopo” (anche se altri tributi non chiamati così potevano considerarsi tali, ad esempio la tassa regionale per il diritto allo studio) ha sollevato non poche polemiche alla camera proprio per la natura anticostituzionale delle stesse, e in nome di un federalismo tampone sono state deliberate.
Resta comunque il fatto che devono colpire unicamente i contribuenti che potenzialmente si avvalgono del servizio (e non è il nostro caso) e devono avere carattere di provvisorietà e non ripetibilità (e non è il nostro caso).
Proporre quindi un’imposta di scopo per spalmare il costo degli studi su aziende che (solo potenzialmente) trarranno beneficio dalla diffusione dei pc, mi sembra strada assai difficile da intraprendere e, a mio parere, e ferma la condivisione della finalità, niente affatto corretta.
Oltre ad avvallare l’anticostituzionalità del tributo, il rischio è quello di fornire al governo una scorciatoia istituzionale per trovare risorse che non ha voglia di investire.
Bene quindi il marketplace, benissimo le licenze d’uso.
Ma non aspettiamoci miracoli governativi.
Tiriamoci su le maniche, e puntiamo sulla qualità.
Noi dobbiamo fare il nostro lavoro, e distribuire contenuti ineccepibili con le possibilità che abbiamo, ed è quello che noi di BBN stiamo già facendo, senza stare ad aspettare che altri costruiscano market finanziati.
Il risparmio per le famiglie già così è assicurato e, con il tempo e la sensibilizzazione, può darsi che i soldi saltino fuori senza stare a strapazzare aziende di altri settori con tasse inique.
Potete leggere la proposta Garamond per intero QUI e intervenire nella discussione sul loro blog QUI.
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L’AIE dice NO, NO e ancora NO.
postato da noa in dalla rete..., editoria scolastica
All’AIE hanno le idee chiare.
Enrico Greco, presidente del gruppo editoria scolastica dice:
“Non chiedeteci di fare una campagna a favore dell’usato, noi facciamo libri nuovi”.
E ancora:
“Lungo la filiera non esistono isole felici. Attenzione a parlare di modifica della filiera libraria: a chi propone di andare ad acquistare libri direttamente nelle case editrici dico che poi qualcuno si dovrà porre il problema delle librerie costrette a chiudere”
Federico Motta, presidente dell’AIE, riferendosi alla proposta di bloccare le riedizioni per 4 o 5 anni dice:
“In questo paese non c’è più niente da meravigliarsi, siamo costernati: non c’è nient’altro da dire, a questo punto si faccia direttamente l’editoria di Stato”.
E francamente io non vedo il nesso tra le due cose.
Riassumendo l’AIE rema contro all’usato, alla possibilità di acquisti collettivi, alla possibilità di rallentare il meccanismo delle nuove edizioni.
E riguardo agli ebook sono, da sempre, profondamente contrari:
Federico Motta, presidente dell’Aie, spera che se questo passaggio dovrà avvenire tra tre anni “almeno avvenga nel rispetto del diritto d’autore“.
Michele Lessona, presidente della De Agostini Scuola dice:
“Il testo è un invito alla pirateria una volta che scarico il file, ne posso fare mille copie. L’unico modo per tutelare il diritto d’autore è semplicemente non permettere il download”.
Ecco perché noi di BBN non siamo iscritti all’AIE.
Non fino a quando tirerà quest’aria. Un domani chissà.
Però su una cosa ha ragione Motta: “Comprensibilmente Tremonti ritiene che i libri e i loro contenuti debbano avere una certa stabilità – ha osservato – Il fatto è che dal 1997 a oggi ci sono state tre riforme del sistema scolastico e questo vuol dire mettere necessariamente mano ai testi per adeguarli alle norme nazionali“.
Anche se sappiamo che non tutte le nuove edizioni sono addebitabili ai cambiamenti dovuti alle riforme – e le riedizioni erano continue anche ai tempi miei – i continui cambiamenti di rotta hanno sicuramente influito.
E anche su questo fronte l’ebook aggiornabile in tempo reale (e nel nostro caso gli aggiornamenti sono gratuiti) ha i suoi vantaggi.
Fonti qui, qui e qui e in giro per la rete
05
Class action per i libri di testo
postato da noa in dalla rete..., news scuola
Interessante questa notizia che prendiamo in prestito dal blog di gattopazzo.
Il sindacato dei consumatori ADOC promuove una class action contro nove tra le maggiori case editrici scolastiche (Principato, De Agostini, Il Capitello, Le Monnier, Giunti Scuola, Paravia Bruno Mondadori, RCS libri, S.E.I., Zanichelli).
L’accusa è quella di aver aumentato i prezzi dei libri di scuola del 10/15% all’anno nell’ultimo lustro. L’obiettivo è invece quello di ottenere il rimborso di quanto pagato in più dalle famiglie negli ultimi cinque anni scolastici.
Infatti, sostiene l’Adoc, gli impegni che le case editrici hanno preso per i prossimi anni, in seguito all’istruttoria del Garante, non escludono la sussistenza dell’illecito negli anni passati.
La causa partirà ufficialmente dal 30 giugno e i consumatori saranno rappresentati… (continua sul blog TuttaCasa&Scuola “Ho comprato il libro, datemi il resto“)
02
Una recensione sui testi digitali
postato da noa in dalla rete...
Faraona scrive una recensione (citata anche da wikipedia alla voce Libro di testo) sui testi scolastici digitali.
Si tratta di un’analisi comparativa fra le uniche due offerte – ad oggi – esistenti sul mercato, la nostra e quella di Garamond.
Dalla distribuzione dei libri di saggio al numero di pagine, dal prezzo dei testi alla navigabilità del sito passando attraverso il tipo di licenza d’utilizzo, Faraona pare analizzare proprio tutto.
Si astiene, e motiva, sulla qualità dei contenuti.
Peccato, perché è una questione sulla quale proprio non temiamo confronti ![]()
Comunque grazie a Faraona per la generosissima recensione.

Noa Carpignano è l'editore che ha creato BBN: la prima casa editrice italiana che pubblica testi scolastici digitali. Ne è amministratore e art director, lavora in un nido d'aquila in riva al mare appesa a un paio di Mac. Per saperne di più puoi leggere una sua intervista 

