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Sesto (e ultimo) post: il bando di partecipazione.
postato da noa in didasfera, editoria scolastica, news BBN, news scuola
Ecco il bando per partecipare alla selezione dei contributi per DidaSfera.
Scarica il bando
Perché un bando?
Perché non avendo a disposizione le risorse di un editore grande come – giusto per esempio – la Mondadori, non possiamo pensare di elaborare e pubblicare tutto quello che ci capita a tiro, per “roba buona” che sia.
Mi spiego meglio: noi non prendiamo il materiale che gli insegnanti/autori ci propongono e lo buttiamo in una piattaforma così com’è, giusto per far volume. Noi ci lavoriamo sopra parecchio. Quindi, se da una parte la selezione può servire a scegliere i contenuti migliori, dall’altra garantisce anche gli autori che avranno tutto il nostro appoggio, le nostre competenze e le nostre risorse per completare, ottimizzare e valorizzare il loro lavoro. Le nostre risorse però (tempo e professionisti come redattori, illustratori ecc) non sono illimitate, ecco perché dobbiamo scegliere e anche perché abbiamo messo una data di scadenza.
Perché in questo modo possiamo pianificare il lavoro di tutti e prepararci al meglio, magari aumentando il numero dei collaboratori dove serve.
Inoltre tutti i contenuti, una volta verificati, corretti, corredati di apparati iconografici e didattici, non vengono messi in DidaSfera come se questa fosse una comune piattaforma, uno scaffale, ma vengono impaginati e taggati in modo da essere correlati fra loro. Ci sono “metaredattori” (per questo termine che abbiamo fatto nostro ringrazio il grande Alessandro Vigiani) che taggano le unità didattiche e i moduli, suggeriscono agganci a contenuti dello stesso progetto o a parti pertinenti che appartengono a risorse differenti, di altri autori o altre materie, o suggeriscono link esterni. Insomma, vengono creati e suggeriti percorsi di navigazione interna ed esterna a DidaSfera stessa.
Capirete che è un lavorone ![]()
Ma è l’unico modo per offrire un ambiente che sia davvero navigabile e non semplicemente uno scatolone di file sconnessi, e per garantire dei contenuti di qualità e non robe delle quali neppure si è verificata l’autorevolezza.
Ci vorrà quindi del tempo. Non potremo offrire da subito centinaia di migliaia di testi e contributi, ma… ci stiamo attrezzando.
Sosteneteci, su.
Questo è il sesto post della serie “DidaSfera“, gli altri potrebbero interessarti:
DidaSfera, primo post: la piattaforma BBN
DidaSfera, secondo post: la navigazione dei contenuti
DidaSfera, terzo post: strumenti e social learnig
DidaSfera, quarto post: una struttura metastabile (ovvero, com’è stata progettata)
DidaSfera, quinto post: collaborare
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DidaSfera, quarto post: una struttura metastabile
postato da noa in didasfera, editoria scolastica, news BBN, news scuola, non dite che non lo avevo detto
ovvero, com’è stata progettata
(se non sai cos’è DidaSfera leggi il primo post)
Progettare una casa, un business plan o un armadio significa creare uno spazio interno isolando una porzione dello spazio esterno tramite frontiere (confini, pareti o numeri) che separano una regione interna da una esterna.
La regione interna può essere ulteriormente suddivisa e, secondo gli obiettivi che ci siamo prefissati, ci possono essere dei collegamenti fra questi spazi (una casa avrà le porte, mentre un cassetto è bene non abbia un buco che lo collega a quello sottostante).
Ma spazi interni non vuol dire spazi chiusi o isolati, la continuità spaziale deve comunque essere garantita con uno spazio di relazione, di comunicazione.
Supponiamo quindi di fare design solo con questo spazio, quello di relazione, e di abitare solo quello. Non abbiamo muri ma solo connessioni.
E iniziamo quindi a configurarle.
Abbiamo delle persone che sulla mappa sono insiemi di oggetti relazionati tra loro sulla base di tipi, non si tratta di una gerarchia, ma piuttosto di un’olarchia, dove non c’è una posizione – appunto – gerarchica, ma cluster autogestiti e mutevoli dove la posizione di ognuno (in un dato momento) è data dall’unicità dei frutti che può dare il suo interagire con gli altri. Frutti, creati e organizzati secondo una struttura modulare e una connessione logica.
Abbiamo così una mappa di dati mai completa, dati che, come i pensieri che rappresenta, sono un flusso, un diario di bordo e, nel contempo, un’impalcatura che ci consente di vedere l’intera struttura di un’idea così come di entrare nel dettaglio.
Questa impalcatura facilita la creazione condivisa, chiamiamole intuizioni collettive, e la condivisione della creazione (che è n’altra roba). In questo modo ciascuno può ottenere la comprensione visiva di un livello più elevato che è fondamentale in progetti complessi.
Noi siamo abituati a organizzare dividendo e spezzettando, e organizzando i dati in cartelle e sottocartelle (pensate alla directory del vostro computer) arriviamo alle parti più piccole. E la complessità del sistema tende ad aumentare man mano che andiamo specializzando. Creare una mappa è come mettere un livello di semplicità attraverso il quale leggere la complessità.
Colleghiamo le cose insieme, piuttosto che dividere e separare la conoscenza in piccole porzioni.
In ogni caso se vogliamo lavorare con approccio riduzionista possiamo farlo perdendoci però le interdipendenze, mentre così è sempre percepibile il contesto di riferimento all’interno del quale si può agganciare un’idea o un nuovo progetto che, il più delle volte, scaturirà dal contesto stesso. Ed è questo a far sì che l’insieme sia più della somma delle sue parti favorendo anche una forma di magnetismo che facilita l’aggregazione, sia da un punto di vista di collaborazioni autoriali, sia per quanto riguarda i contenuti.
La struttura che si crea è metastabile: si regge su un non equilibro capace di persistere, potremmo quindi dire che è relisiente.
Abbiamo quindi un organigramma a geometria variabile, una struttura policentrica e dialogica dove i confini sono sostituiti dalle connessioni, esattamente come il prodotto che viene creato: il risultato del lavoro ha le stesse caratteristiche “elastiche” della struttura operativa che l’ha realizzato.
La particolarità vera sta quindi anche nel fatto ciò che ne viene fuori è un libro (dieci libri o cento libri) che diventa un unico ambiente multidisciplinare che consente percorsi reticolari per chi al filo di Arianna preferisce la tela di Aracne. Un libro che non è più un libro non solo perché è digitale, ma perché non ha più senso leggerlo da cima a fondo in quanto nel liquefarsi ha perso sia la cima sia il fondo, e dove l’indice è costituito da punti evento che ne determinano topologicamente la pluridimensionalità.
In questa avventura l’innovazione sta non tanto nel modo nuovo di affrontare un singolo processo, ma nel sovvertire i tradizionali approcci in tutta quella che è normalmente chiamata “filiera”… ecco qui è sparita la filiera. Qui si è creata un’organizzazione del lavoro che è essa stessa un contesto formativo, esattamente come sarà il “libro” che stiamo creando. Ed esattamente come sarà, anche, il meccanismo di distribuizione: una funzione di ricerca utilizzabile come radar culturale.
Alla luce di tutto questo potrebbero essere un po’ meno oscuri questi tre miei precedenti post che qualcuno di voi forse ricorda (e magari ha pensato fossero un po’ strani):
How long is now
Veniamo in pace
Quello che oggi è grafica, domani sarà coreografia.
Questo è il quarto post della serie “DidaSfera“, gli altri potrebbero interessarti:
DidaSfera, primo post: la piattaforma BBN
DidaSfera, secondo post: la navigazione dei contenuti
DidaSfera, terzo post: strumenti e social learning
DidaSfera, quinto post: collaborare
DidaSfera, sesto post: bando di partecipazione
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liquefAtti. Tracce dell’eBookFest allo stato liquido.
postato da noa in convegni, ebookfest, news BBN
In diretta dal blog dei liquefAtti.
Liquidi di natura, gli echi digitali delle chiacchiere nel cortile del castello o per i vicoli del paese, dei confronti e riscontri professionali, degli interventi a braccio e di quelli punteggiati da slides meticolose, sono stati conservati così, cercando di rispettarne la forma originaria.
L‘eBookFest è stata un’occasione di formazione/informazione “orizzontale” senza precedenti per tutti coloro che – a vario titolo e per motivi differenti – si interessano alle nuove frontiere dell’editoria digitale: abbiamo voluto conservarne traccia, pur con tutte le difficoltà che una raccolta di contributi postuma comporta.
Non ci siamo arrese e abbiamo pazientemente setacciato la Rete per raccogliere quegli echi, cucendo, filtrando e intessendo trame di lettura, che permettessero di scegliere autonomamente percorsi di senso senza imporli a priori.
Mi piace immaginare che ognuno possa ritrovare nelle varie possibilità, quella più consona al proprio stile e che possa recuperare, tutto ciò che la ricchezza delle sessioni parallele non ha permesso di ascoltare.
Le nostre “trame” toccano molti luoghi sparsi per la Rete e utilizzano strumenti diversi per lasciare indizi di sé: Delicious, aNobii, Youtube, Slideshare, Mindomo, WordPress permettono di cercare il contributo del singolo ma anche di apprezzare quello della community. Una cosa è vedere la foresta, un’altra l’insieme dei singoli alberi…
Il lavoro non è finito ma confidiamo di continuarlo insieme a voi.
Maria Grazia Fiore
Gli atti del dell’eBookFest sono stati pubblicati in forma “liquida” all’indirizzo http://ebookfest.bibienne.net.
Presto saranno pubblicate anche la versione pdf e epub. E poco più avanti la versione cartacea print on demand.
Si tratta di una coedizione BBN (per le versioni digitali) – GUARALDI (per la versione a stampa) a cura di Maria Grazia Fiore.
Gli atti vengono rilasciati con licenza Creative Commons 2.5
Noa Carpignano
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Un ossario digitale per 288 storie
postato da noa in dalla rete..., news BBN
I Volti della Memoria
Questo il titolo della mostra virtuale permanente realizzata per celebrare il decennale della legge che, nel 2000, ha istituito il Giorno della Memoria.
La Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) ha pubblicato una delle sue raccolte documentarie più preziose: le 364 fotografie degli ebrei deportati dall’Italia, raccolte dal Comitato Ricerche Deportati Ebrei (CRDE) negli anni del dopoguerra.
Ho rubato il titolo del post al pezzo di Gian Antonio Stella sul Corriere: “I sorrisi dei bambini prima del lager” un buon articolo con un titolo ad effetto, ma bisogna ammettere che è vero, è proprio dalle foto dei bambini che è difficile staccare gli occhi.
Leggete pure l’articolo, e visitate il sacrario virtuale.
Da dire mi restano però due cose, la prima è che io questa pubblicazione l’avrei realizzata in altro modo: andando sul sito della fondazione si arriva a una pagina con un elenco di nomi, e solo cliccando su ciascun nome si apre una pagina con la scheda (e la foto piccina…). Sulla sobrietà non si discute ma, ferma questa, io l’avrei risolta decisamente in modo diverso.
La seconda è che stiamo per pubblicare un testo sull’antisemitismo, opera del professor Stefano Zampieri (presidente dell’Associazione Italiana per la Consulenza Filosofica Phronesis). Il testo è finito e stiamo ora lavorando all’apparato iconografico: se qualcuno ha delle immagini (anche dei filmati) da sottoporci… grazie!
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Mary Pepper online…
postato da noa in dalla rete..., news BBN
Finalmente online l’anello mancante, il nuovo blog di Maria Grazia Fiore (chi non la conosce può fare un giretto nell’altro suo blog Speculum maius).
Buon divertimento Mary
La foto è di Milacroft, la mia fotografa preferita, un’altra ragazza pepatella: il suo porftolio QUI.
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BlogBooks(onthe)Net
postato da noa in news BBN
L’idea c’era da un po’ di tempo, ma lo sappiamo, il tempo è tiranno ![]()
Alla fine, dopo tanto lavoro e tanti santi strappati al calendario (c’è qualcuno qui che sostiene io chieda sempre cose impossibili… però poi le fa
), il multiblog WP è online.
Io sposto questo blog, Maurizio Chatel e Federico Lera inaugurano il loro, e per ora incominciamo così, ma nel futuro faremo della piattaforma un uso non molto convenzionale… ne parleremo.
Nel giro di poche ore sarà fatto un redirect perché dominio e server sono nuovi: aggiornate i bookmark e i blogroll.
In ogni caso, il multiblog è servito.
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È nato! È nato!
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a domenica…









Noa Carpignano è l'editore che ha creato BBN: la prima casa editrice italiana che pubblica testi scolastici digitali. Ne è amministratore e art director, lavora in un nido d'aquila in riva al mare appesa a un paio di Mac. Per saperne di più puoi leggere una sua intervista 

