Mar
05

Bisogna pure che qualcuno le scriva certe cose, perché alle scuole nessuno le spiega.
E allora, caro insegnante, caro dirigente, nel tuo interesse seguimi che ti aiuto a togliere un po’ di castagne dal fuoco.
E se hai un figlio dislessico, o non vedente, o in qualche altro modo disabile, seguimi anche tu, che ti sarà utile.

Partiamo dalle prime righe della circolare (vedere QUI):

La scelta dei libri di testo nelle scuole statali di ogni ordine e grado costituisce rilevante momento di espressione dell’autonomia professionale e della libertà di insegnamento dei docenti e ha ormai trovato una compiuta regolamentazione ad opera della circolare ministeriale 10 febbraio 2009, n. 16, che qui si intende integralmente richiamata, emanata in applicazione della normativa primaria vigente.

Quindi la circolare ministeriale fa riferimento a quella del 2009 la quale (come potete vedere scaricandola QUI) a sua volta fa riferimento alla normativa primaria citando sia la finanziaria 2008 (articolo 15 della legge 133/2008) che ha introdotto i testi digitali, sia citando:

in particolare il DPCM 30 aprile 2008 concernente le “Regole tecniche disciplinanti l’accessibilità agli strumenti didattici e formativi a favore degli alunni disabili”.

E noi queste cose dobbiamo saperle perché la circolare ultima, questa qui del 2012, dice anche:

I dirigenti avranno cura di esercitare la necessaria vigilanza affinchè le adozioni dei libri di testo di tutte le discipline siano deliberate nel rispetto dei vincoli di legge.

Una bella rogna per i dirigenti scolastici, che non è mica una roba da poco.

Allora andiamo a vedere questo DPCM che sembra essere la fonte di tutta la questione e che inizia con:

Vista la legge 9 gennaio 2004, n. 4, recante «Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici» ed in particolare l’art. 5, comma 1

Eccoci! scava scava siamo arrivati alla legge principe, stiamo parlando della legge Stanca (se vuoi la trovi QUI) della quale il nostro DPCM è infatti il decreto di attuazione.

Ai fini del presente decreto s’intendono per:
a) accessibilità: ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera a), della legge 9 gennaio 2004, n. 4, la capacità dei sistemi informatici, nelle forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche a coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari;
[...]
c) strumenti didattici e formativi: programmi informatici e documenti in formato elettronico usati nei processi di istruzione e apprendimento. Sono tali, ad esempio, il software didattico e i documenti elettronici, ivi compresi i libri di testo, prodotti anche con programmi applicativi diversi dal software didattico, usati come strumenti di lavoro nell’attività scolastica o essi stessi oggetto di studio e addestramento

Fermiamoci.
Quello che preme ora sapere è che il libro di testo DEVE essere accessibile, per legge, se non basta il buon senso.
Ma come deve essere per essere accessibile? Potete leggervi tutta la normativa (ma di base è sufficiente l’ultimo decreto citato combinato con la Stanca e l’allegato A) oppure, più semplicemente, vi fate un’infarinatura con quello che c’è scritto QUI.

Di fatto la nuova circolare fa anche un autogoal, roba da far rabbrividire: nelle ultime righe evidenzia la possibilità che per la parte a stampa dei libri misti (visto che quelli solo a stampa non si possono più adottare) i dirigenti che hanno alunni:

non vedenti, o ipovedenti, provvederanno immediatamente a richiedere ai centri di produzione specializzati che normalmente curano la trascrizione e la stampa braille i testi scolastici necessari.

Pare che i bambini e i ragazzi con altri tipi di disabilità possiamo tirarli dalla rupe, alla faccia della legge Stanca.

Comunque sia… vediamo un po’ quello che c’è in giro, quello che, dicevo, mi ha fatto saltar la mosca al naso. Qualcuno ricorda cosa avevo detto al convegno “Cultura senza Barriere” di Padova? su quello che avrebbero fatto i grandi editori, pur di spremere ancora un po’ il loro polveroso catalogo?
Eccoli che sono arrivati, i grandi. E, come previsto, con ebook finti… semplici pdf scaricabili da internet ma visualizzabili SOLO con il loro reader proprietario (no, non con acrobat reader) scaricabile dal loro sito.
A questo punto il dirigente avveduto, anche turandosi il naso sul formato, dovrebbe domandarsi: sono accessibili?
E come fa a saperlo? non è che si può scaricare la copia saggio di tutti, installarsi jaws (programma per non vedenti) sul computer e provarli uno per uno. E poi provarli anche con altri tipi di tecnologie assistive per altri tipi di disabilità (che, ricordiamolo ancora una volta, non ci sono solo ciechi tra i ragazzi che necessitano dei libri di scuola e possono avvantaggiarsi di queste tecnologie).

Allora vi passo io due dritte di massima.

Se il testo è in pdf quasi sicuramente NON è accessibile, ma potrebbe esserlo se è un testo che è stato impaginato con specifici criteri (non libri che erano prima a stampa), quindi non eliminiamolo a priori.
Diciamo che possiamo però escludere subito i pdf che hanno delle limitazioni, delle protezioni.
I testi in pdf che abbiamo visto QUI hanno delle FORTI limitazioni: alcuni non si possono stampare per nulla, alcuni hanno altri limiti di stampa. E hanno una limitazione ancora più grave: nessuno fra quelli che ho analizzato offre la possibilità di selezionare e copiare parti di testo. In pratica è come se ogni pagina fosse una grossa fotografia della stessa.

immagine del sito sul quale sono dichiarate le limitazioni/protezioni ai file pdf
Ecco, queste protezioni, dichiarate già nel sito (ingrandisci per leggere), rendono il file inaccessibile a prescindere. Inutile provarlo.
Se non ci sono limitazioni possiamo allora fare un’analisi sommaria, ma bisogna avere un software che ci aiuti. Io non sono stata a fare l’esperimento su Jaws, quello sarebbe eventualmente un passo successivo, mi è bastato aprire il file saggio con Acrobat (non il reader, il programma – per i file di anteprima non è necessario scaricare il loro reader) e sono venute fuori un bel po’ di segnalazioni.
A partire da quella iniziale:
capture dello schermo dalla quale si evince che ci sono problemi di accessibilità del file

 

e ancora:
altra capture: l'ordine di lettura non è stato dichiarato
e le immagini non hanno un testo alternativo (gravissimo!!!)
capture del report: le immagini non hanno testo alternativo
e poi ancora…
altra capture: il testo unicode

insomma, cari dirigenti, vi aspetta un duro lavoro di verifica, ricerca, selezione.

Sì, io il suggerimento lo avrei, ma poi mi si dice che scrivo solo per fare pubblicità a DidaSfera.
E allora che sia, facciamo direttamente un po’ di pubblicità comparativa tra ebook per la scuola NON accessibili e ambiente didattico con testi online accessibili. E lo faccio semplicemente riproponendovi questa infografica (che meriterebbe un aggiornamento visto che già ora ci sono molte più cose… lo farò al più presto).

Ma prima voglio ancora dire che la differenza tra un testo in pdf e un testo digitale didattico, non sta solo nell’accessibilità. Sta in tante altre (importantissime) cose e soprattutto nell’uso che se ne può fare.
E segnalare che direttamente sull’accessibilità dei libri di testo in questi giorni hanno scritto anche:
Livio Mondini: Libri di testo elettronici per le scuole, a chi servono?
Maria Grazia Fiore: Libri di testo online, accessibilità ‘for all’ e gerarchia delle fonti

Clicca per ingrandire

infografica su didasfera

Dec
19

Riporto qui, perché credo meriti essere diffusa, la letterina di Natale che la Rete dei Redattori Precari ha mandato in occasione delle feste a Marco Polillo, presidente dell’Associazione Italiana Editori e in quanto tale rappresentante di quelle case editrici a cui molti dei redattori precari prestano la propria manodopera.

Sette domande scomode a cui ci auguriamo che l’illustre destinatario vorrà dare risposta: è il nostro modo per denunciare quello che non ci piace del sistema editoriale italiano e allo stesso tempo gettare un seme di dialogo, sperando che dall’altra parte si pensi non solo agli utili di un gruppo di aziende ma anche alla cultura e alla civiltà di un paese.

È triste dover chiedere come dono di Natale una riflessione su diritti che dovrebbero essere riconosciuti da decenni, diritti per i quali si sono battuti i nostri nonni, intendo – e ho l’età per esser già nonna pure io.

lettera trascritta sotto

Allora non mi limito a postare la “cartolina” ma ricopio il testo, perché possa vederlo anche chi non vede e perché sia indicizzato dai motori di ricerca, ecco.

1) Secondo la vostra associazione c’è un rapporto tra qualità del lavoro (in termini di diritti, di tutele e serenità del lavoratore) e qualità del prodotto editoriale?

2) Secondo la vostra associazione, il lavoratore è un costo o un patrimonio?

3) La vostra associazione attua controlli mirati ad accertare che gli editori aderenti non eludano le leggi in materia di diritto del lavoro?

4) L’industria editoriale gode di facilitazioni e sovvenzioni pubbliche di vario genere. La vostra associazione non ritiene che ciò dovrebbe impegnare gli editori a far ricadere i benefici ottenuti anche sui propri lavoratori?

5) Perché nell’ambito dell’ultimo rinnovo del CCNL grafici-editoriali la vostra associazione si è dichiarata contraria a concordare con le controparti un sistema regolamentativo che, senza nuocere alle case editrici, garantisca condizioni di lavoro più dignitose ai loro collaboratori?

6) La vostra associazione sarebbe disposta a definire un sistema di riconoscimento e valorizzazione delle case editrici che instaurano con i propri collaboratori rapporti di lavoro corretti ed equi, al fine di incentivare queste condotte?

7) La vostra associazione sarebbe disposta ad aprire un dialogo con la Rete dei Redattori Precari sulla questione del precariato in editoria?

Personalmente penso che una particolare riflessione meriti il punto 4.

 

Feb
23

19 febbraio 2010 – Università di Padova – Cultura Senza Barriere
Seminario: I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola

Nell’abstract mi ero proposta di rispondere a 5 domande, ho quindi sommariamente diviso il mio intervento in 5 parti, e ora viene comodo dividere questo contributo in 5+1 post.

0. Premesse

sei qui –>1. Cosa si pensa che siano i testi digitali per la scuola?

2. Cosa invece dovrebbero essere?

3. Come la mettiamo con l’accessibilità?

4. Perché la pirateria non deve far paura?

5. Perché le scuole non devono subire il cambiamento e come possono essere parte attiva?

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immagine di vecchi libri con in copertina il logo del formato pdf

È bene precisare che una delle particolarità del libro di scuola, rispetto ad altri prodotti è che chi lo sceglie non lo compra, e chi lo compra non lo usa. Non è come un paio di scarpe, che io scelgo, io compro e io uso, o come un bestseller, o un profumo, che li posso anche regalare ma rimane il fatto che io scelgo e io compro, nel caso del libro scolastico chi paga non può scegliere, e neppure chi poi dovrà usarlo.
Un’altra particolarità del libro di testo è che viene stampato sapendo già più o meno quanti ne verranno venduti: non a caso la piattaforma per le adozioni è gestita dall’Associazione Italiana Editori, e quindi gli editori a maggio sanno quali e quanti titoli dovranno rendere disponibili nelle librerie per settembre (e in quali zone).
capture della piattaforma gestita dall'aie
Notate cosa si legge in fondo alla pagina:
La banca di dati consultabile su questo sito è di esclusiva proprietà dell’Associazione Italiana Editori.
Questo meccanismo comporta che la percentuale di testi destinata al macero sia infinitamente più bassa rispetto a quella (scandalosamente enorme) dell’editoria varia.

Visto che non sono gli studenti a decidere l’acquisto di un testo, è importante capire cosa sia il testo digitale nell’immaginario degli insegnanti, in definitiva ciò che conta è quello che ne pensano loro.
Per poter pensare però devono essere informati, e da chi sono informati i docenti? Dai rappresentanti delle case editrici (più son grandi più possono contare su una buona rete di vendita) che hanno tutto l’interesse a disinformare, e dai media – lobby editoriali, peggio che andar di notte.
Quindi, con le poche informazioni (distorte) che hanno cosa pensano?
Qui devo fare qualche premessa:
-premesso che si tende a dividere sommariamente i docenti in due macrocategorie: i bravi docenti e i docenti zavorra, e che le tecnologie didattiche non spostano la situazione, nonostante il motto “la LIM ti salverà”.
- premesso che le scuole non sono adeguatamente informatizzate, che il ministro fa le nozze con i fichi secchi, e gli insegnanti sono stati lasciati abbastanza soli in questa fase di cambiamento.
- premesso che il cambiamento intimorisce molti ed entusiasma pochi, e che se non lo si gestisce adeguatamente il caos è assicurato.
- premesso che è mia personale convinzione che i docenti bravi, e quelli che si lasciano entusiasmare sono sì pochi, ma molti di più di quanti è dipinto dai media embeddati,
- e premesso anche che questa “imposizione” dei testi digitali è stata inserita in una riforma che millanta il proprio nome, e che come tale dalla scuola è tutt’altro che condivisa (e questo fa si che molti gettino il bambino con l’acqua sporca)

premesse tutte queste cose il mio personalissimo, e certamente limitato, punto di osservazione mi ha portata a identificare 4 categorie, che rappresentano 4 diverse percezioni del testo digitale scolastico.

1) sotto vuoto spinto – questi non li si raggiungerà mai (sono luddisti che mai useranno un testo digitale, e mai una LIM, semplicemente perché si fanno un vezzo del non saper accendere un computer).
2) insegnanti bravi e attivi impegnati però soprattutto nelle politiche scolastiche (e meno male)
3) insegnanti attenti che hanno percepito il testo scolastico come la versione digitale del testo tradizionale, e che perlopiù la rifiutano.
4) come sopra, che però non credono sia possibile che le cose stiano esattamente così, ed essendo tendenzialmente più competenti da un punto di vista informatico, e magari appassionati di tecnologie didattiche, intuiscono che si può fare di più.

L’opinione degli insegnanti che hanno partecipato allo Schoolbookcamp infatti era unanime: un coro di “no pdf”, non come formato tout court, ma come concetto di testo tradizionale distribuito digitalmente. È chiaro agli insegnanti navigati e naviganti che i vantaggi del peso/costo sono marginali rispetto ad altri benefici che il testo digitale può garantire, e sono quelli che vogliono.

Un accento sulla questione accessibilità
Gli insegnanti dei quali stiamo parlando si rendono anche conto del problema dell’accessibilità, e in modo anche più ampio di quello di solito considerato: non solo disabilità sensoriali ma anche quelle di tipo cognitivo, e intuiscono che un prodotto digitale può essere concepito in modo da essere utile a un bambino dislessico, o con problemi che rientrano nello spettro autistico, senza impoverire il normodotato. Questo è importante, senza impoverire, e ne sta parlando la dottoressa Fiore nell’aula accanto alla nostra.
Non sanno magari come, ma intravedono che deve esserci questa possibilità.

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vai alla parte successiva

Oct
20

Mario, il profeta, ha scritto nel suo primo post sul suo nuovo blog:

E c’è da immaginarsi che nei prossimi giorni assisteremo a una valanga di (finte) conversioni al Web 2.0

Io, nel frattempo, me la prendo con Lessona che ipotizza di mettere online i pdf che confezionano per la stampa e chiudo con un “Te vojo vedé online“.

Passano 24 ore da un post e neanche quelle dall’altro.

Ora leggo su la Repubblica:

“Finalmente è nato www.scuolabook.it, ossia il portale per l’editoria digitale pensato per le scuole secondarie di primo e secondo grado per contenere la spesa delle famiglie italiane. Basato sullo standard Adobe Digital Edition per la gestione del DRM, permette di scaricare libri equivalenti a quelli della versione su carta, con una visualizzazione molto simile al tradizionale formato cartaceo…”

E ho iniziato a ridere, pensando alla profezia di Mario, e a chiedermi se pure io l’avevo indovinata sulla questione dei pdf: possibile?

Possibile sì:

geografia_zanichelli

Caratteristiche da notare:

1) il peso: 82 pagine = 23 mega

2) stampa NON permessa

3) copia digitale NON permessa

Ho scaricato l’anteprima (24 pagine free) ed è un testo in bianco e nero (è un supporto didattico) ricco di immagini – ben fatto, tra l’altro.

Ho quindi preso un file dei miei, di altra materia ma analogo come quantità di immagini inserite, per vedere la differenza di peso tra un file nato per andare in tipografia e un file nato per una vita digitale. Il mio pesa 5,6 mega per 46 pagine (il testo è a moduli, in totale sono più di 600).

Vi posto una pagina del primo (no, non ho sprotetto il pdf, ho semplicemente fatto una capture dello schermo) e un paio del secondo. Cliccateci sopra per ingrandire.

zanichelli tecnica1 tecnica2

Visto che un mega corrisponde a 1024 kb, il file del loro “diventato ebook” pesa 315 kb a pagina, mentre il nostro file del “nato ebook” pesa 124 kb a pag.

Se poi consideriamo che il nostro file oltre a essere tutto a colori (le immagini a colori pesano di più) contiene anche un filmato quicktime, ecco spiegato quello che intendo dire quando sostengo che un file creato per andare in lastra non è adatto al web.

Ma il peso è solo la prima cosa che salta agli occhi, ci sono tanti altri motivi per i quali vi rimando QUI.

Poi ci sono cose che non solo non saltano agli occhi, ma non si vedono proprio.

Oggi ho lavorato come una matta per rendere accessibile un ebook molto semplice.

Ho impiegato ore solo a mettere i collegamenti ipertestuali alle note (con scritte invisibili, ma che lo screen reader legge per il ritorno al testo) e dicevo a mio marito “pensa, ci sono chicche in questo file che puoi vedere solo se sei cieco: questo è un buon file“.

E queste cose non si possono fare in un pdf da stampa: infatti quello che ho scaricato non ha neppure un banalissimo testo alternativo alle immagini.

E sono cose previste dalla normativa (rileggetevi la circolare sull’adozione dei libri di testo…).

Insomma, la stampa al torchio garantisce una buona qualità, ma non per questo torchiare il vecchio catalogo per schiacciarlo as is in un pdf è una buona idea.

Un’ultima nota: ho iniziato citando Lessona, ma devo specificare che lui rappresenta De Agostini, i libri dei quali ho parlato sono invece Zanichelli.

Portino pazienza gli uni e gli altri: se vogliono commentare sono i benvenuti.

Oct
20

te_vojo_vede
Hi-tech, interessante e ben fatta pubblicazione di Altroconsumo, numero di settembre.
Inchiesta sugli ebook, e si parla anche di noi: potete scaricare il file QUI
Ho evidenziato in giallo la parte che ci riguarda, ma non ho potuto fare a meno di evidenziare con un cerchio rosso la parte che riguarda le dichiarazioni di Michele Lessona, presidente di De Agostini scuola e consigliere Aie.
Qui ne cito una parte, e commento:

“Sulla parola ‘digitale’ siamo già pronti”, rassicura Michele Lessona, consigliere del gruppo Educativo dell’Aie (Associazione italiana editori) e presidente di DeAgostini scuola. “Abbiamo i pdf di tutti i nostri libri, vi si possono aggiungere collegamenti ipertestuali, e renderli scaricabili da internet non è un grosso problema”. Ma Lessona avverte che il loro prezzo non crollerebbe. “I libri scolastici sono tra i più complessi e costosi da produrre, l’investimento iniziale è molto elevato. Produrre un corso di Geografia, completo di atlante, eserciziario e varie altre
appendici, può costare anche 500.000 euro”.

La De Agostini nasce ad inizio secolo scorso come Istituto Geografico (i fratelli De Agostini erano uno cartografo, l’altro esploratore) ed esordisce con un Atlante scolastico e due anni dopo con un calendario Atlante. E questa rimarrà la vocazione d’impresa per molti, molti anni, mentre l’attività puramente editoriale verrà differenziata da questa soltanto settant’anni dopo.
Non si capisce perché dunque, visto che la De Agostini gioca in casa per quanto riguarda mappe, carte e immagini che possono servire per una pubblicazione di questo tipo (cioè non deve chiedere i diritti a nessuno, detenendo i copyright), debba spendere 500.000 mila euro per realizzare un testo di geografia.
Da notare, tra l’altro, che approfitta del vantaggio per venderli ad un prezzo decisamente inferiore rispetto, per esempio, alla Zanichelli (verificato su catalogo online).
Ma Lessona ciurla nel manico, visto che di digitale si tratta, e comprende nei costi quelli di carta, stampa, legatoria, ecc… allora si fa presto, con 10.000 copie, a tirar su cifre. Gli viene fatto notare e si difende abbattendo il 50%, che è più o meno quello che abbiamo sempre sostenuto noi.(poi c’è la questione dell’Iva che vedremo come va a finire…).
Mi rimane da capire dove se ne vanno 250.000 euro per la lavorazione pre-pre-stampa un testo di geografia (i diritti d’autore non costituiscono costo).
Ma, a parte questo, mi stupisce che Michele Lessona dichiari: “Abbiamo i pdf di tutti i nostri libri, vi si possono aggiungere collegamenti ipertestuali, e renderli scaricabili da internet non è un grosso problema”.
Avevamo già affrontato questo discorso io e Livio, da due diversi punti di vista, direi sinergici.
Se questa dichiarazione Lessona l’avesse fatta un paio di anni fa avrei pensato che, al solito, chi cerca di mantenere rendite di posizione, chi dichiara che tanto fra quindici anni sarà in pensione e quindi se ne frega (cit. Ferrari, direttore generale divisione libri di Mondadori) poco si guarda intorno, poco cerca di capire, anzi, fa lo struzzo per poter meglio difendere le proprie retrograde posizioni.
Ma in questi ultimi anni, e specialmente in questi ultimi mesi, si è fatto un gran parlare di ebook e penso che chi dirige una casa editrice dovrebbe rendersi conto che non è il pdf di un testo tradizionale che vogliono gli insegnanti (e giustamente), ma se queste questioni sono troppo complesse basterebbe che si rendesse conto che i pdf in loro possesso, quelli che utilizzano per le lastre di stampa, non vanno bene per il web. E questo non è molto difficile: i pdf per la stampa di un’antologia (la loro “incontri” per esempio) di 640 + 398 + 302 + 302 pagine, pesano centinaia di mega. Te vojo vedé online.
Oltre a tutte le altre considerazioni che trovate QUI.

Apr
01

peach

Una nuova primavera per l’editoria, che però parte da presupposti sbagliati.

Ricevo un comunicato che annuncia un convegno, uno dei tanti organizzati in questi ultimi mesi in seguito alle nuove norme e alla circolare ministeriale sull’adozione dei libri di testo.
Sarebbero utili questi convegni se si affrontasse l’argomento in modo progettuale: visto che questi libri di testo digitale nessuno li ha ancora visti, visto che quello che offre ora il mercato è qualcosa di sperimentale e (dico io) primitivo, perché non parlare di cosa e di come può essere, nel prossimo vicinissimo futuro, un testo digitale?
No. I convegni dei quali ho notizia sono un parlarsi addosso di grandi nomi che sventolano posizioni quantomeno sospette (oppure sono delle specie di televendite, ma almeno lì si vede qualcosa di concreto).
Ricevo, dicevo, questo comunicato che copioincollo con qualche commento.

CONVEGNO A BRERA: A SCUOLA SENZA LIBRI?
Milano, Biblioteca Nazionale Braidense, 8 maggio 2009

A scuola senza libri?
ommimmì, doveandremoafinire, ma la casalinga di Voghera esiste ancora?
Ma chi ha mai detto che si andrà a scuola senza libri? Ma quando mai.

Il Master in Editoria dell’Università Cattolica di Milano organizza il convegno A scuola senza libri? Emergenza educativa, editoria scolastica e internet.

Emergenza educativa? °_°

Venerdì 8 maggio dalle 9.30, presso la Biblioteca Nazionale Braidense (sala Maria Teresa), si discuterà sul futuro della scuola e del libro scolastico.
Ne parleranno con Edoardo Barbieri, direttore del Master, il direttore dell’Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia Scolastica Giovanni Biondi, il vicepresidente dell’Associazione Italiana Editori Enrico Greco, Simonetta Polenghi, straordinario di Storia dell’educazione alla Cattolica, Valentina Grohovaz, dirigente scolastico, Gian Carlo Quadri (Editrice La Scuola), Franco Menin (Principato), Emilio Zanette (Pearson Paravia Bruno Mondadori).

Ma SE esiste un’emergenza educativa non è meglio parlare delle continue e scellerate riforme della scuola? e invece di sproloquiare su internet pensare all’influsso nefasto della TV?
Qual è la VERA emergenza per i ferengi dell’editoria scolastica alle prese con internet?
E perché cercano di farla passare per emergenza educativa? eh?

Una serie di recenti interventi legislativi ha stabilito il blocco delle adozioni dei testi scolastici e la progressiva scomparsa dei libri cartacei in favore delle versioni scaricabili dalla rete.
In apparenza un risparmio immediato per le famiglie, che però non fa i conti con l’insorgenza di costi latenti (effettiva disponibilità di un computer, collegamento al web, costi di stampa).

“il blocco delle adozioni dei testi scolastici”, detta così pare che nessuno adotti più nulla (nulla di più falso). Su questo punto e sui presunti costi latenti si è già discusso assai, in rete, e non credo ci sia ancora da dire.

L’unico frutto, al momento, sembra quello di aver gettato nel caos gli editori di scolastica, con l’immediato annullamento di nuovi progetti e lo stop delle assunzioni.

Ma pensa te, c’è un mondo intero da inventare e questi che fanno? vanno nel caos, annullano i progetti, non assumono nessuno, incrociano le braccia insomma (io non ci credo neanche se li vedo).

Nel frattempo, la circolare ministeriale del 10 febbraio 2009 ha però riaffermato la «continuità con la tradizione italiana di una editoria scolastica di indubbio livello» e il valore dei libri di testo come «dotazione personale la cui utilità può prolungarsi al di là della vita scolastica».

E mi pare cosa buona e giusta, l’editoria italiana deve continuare a produrre, e i libri di testo sono sicuramente destinati a non morire. Ma a cambiare sì, quindi chi pensa che questa affermazione della circolare sia in contraddizione con il resto del testo non ha (finge di non aver) capito niente.

Da che parte stiamo andando? A scuola si imparerà solo quello che passa Google? Stiamo assistendo alla morte di una delle nostre migliori industrie culturali?

Possono morire quelle che non vogliono cambiare, quelle che producono contenuti di scarsa qualità (altrimenti meglio davvero quello che passa Google, lunga vita a lui), quelle che annullano i progetti e bloccano le assunzioni.
Quelle che invece di investire in nuovi contenuti, nuove tecnologie e in sperimentazione pensano di spremere il vecchio catalogo in uno zip.
Ma più probabilmente non morirà nessuno.
Se però nel frattempo l’approccio fosse più onesto sarebbe meglio.

Sep
08

2 settembre 08, La Stampa:

Per contrastare l’ aumento dei prezzi dei libri scolastici, il Codacons, che assieme ad Intesaconsumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) ha indetto per il prossimo 18 settembre un nuovo sciopero della spesa, ha deciso di mettere il proprio sito internet a disposizione di quanti vogliano pubblicare o scaricare un libro di testo.
[...]Il Codacons provvederà ad inserire i vari libri sul proprio sito internet, precisando anche città e istituti scolastici che hanno adottato i vari testi, e renderli gratuitamente scaricabili per tutti gli studenti. «Ogni classe – ha spiegato il presidente Codacons Carlo Rienzi – può acquistare un solo libro ed inserirlo on line attraverso il nostro sito, così da renderlo stampabile per ogni studente. Con tale iniziativa vogliamo applicare subito l’art. 15 della legge 112/08 che consente già per l’anno scolastico ai blocchi di partenza di accedere gratuitamente ai testi disponibili su internet».

8 settembre 08, Virgilio notizie:

L’Aie, associazione italiana editori, ha diffidato il Codacons dal procedere con l’iniziativa “Libri gratis”, che prevedere la messa in rete dei libri di scuola per ‘alleggerire’ i bilanci delle famiglie: “E andremo fino in fondo. La legge è dalla parte degli editori”, garantisce il presidente dell’Associazione Italiana Editori Federico Motta.
“La lettura del decreto legge del Ministro Tremonti, con cui il Codacons giustifica la scannerizzazione e la messa disposizione gratuita di testi scolastici sul suo sito internet, è assolutamente errata e a questo punto volutamente fuorviante – spiega Motta in una nota – Il riferimento all’accesso in forma gratuita o a pagamento ‘a seconda dei casi previsti dalla normativa vigente’ si riferisce in modo chiaro e inequivoco ai testi della scuola primaria, che vengono forniti a tutti gli alunni dalle Istituzioni pubbliche, e a quei libri destinati ai non abbienti degli altri ordini e gradi di scuola”.

Per una volta sono d’accordo con Federico Motta.
Il modo di approcciare la questione da parte del Codacons è quantomeno maldestro.
Se l’associazione delle associazioni avesse deciso di creare una piattaforma online a disposizione di editori, autori, insegnanti e volontari, dove pubblicare testi, dispense e contenuti digitali vari, e dove ciascuno (autore o editore) può decidere se rilasciare il prodotto del quale detiene i diritti più o meno gratuitamente, sarebbe stata un’idea eccellente. Un’idea che noi avremmo appoggiato mettendo anche a disposizione il nostro catalogo.
Ma una piattaforma del genere non è realizzabile in tempi brevi e senza professionalità specifiche, insomma, è un investimento mica da ridere.
E poi bisogna gestirla.
E infatti pare non sia questa la strada che propongono.
La sparata del Codacons – che certo ben conosce le norme vigenti – non può che far pensare all’ennesima trovata mediatica.
Se il Codacons davvero volesse incentivare in modo concreto e realistico i testi digitali, inizierebbe a veicolare altre notizie: invece di millantare manovre piratesche che mai vedranno la luce, potrebbe segnalare che ci sono case editrici che i libri scolastici su internet e su cd li producono già, che i testi didattici digitali esistono.
E ci sarebbe da segnalare che qualcuna di queste (noi, ad esempio) distribuisce già, e LEGALMENTE, contenuti GRATUITI.
Ma le buone notizie non fanno notizia.

Sep
04

Stamattina mio marito mi ha chiesto: “ma come mai il Presidente del Consiglio, proprietario di una delle più grandi case editrici scolastiche, ha permesso alla sua pupilla di congelare il mercato dei libri di testo per 5 anni?”.
L’ho guardato. Mi sono resa conto che davvero non capiva.
Allora – non ho mica un marito scemo eh! – si vede che il gioco non è chiaro, forse è il caso di spiegarlo. Semplificando:
Prima è uscita una legge che impone l’adozione dei testi digitali a partire dal 2009 con quello che c’è per arrivare al 2011 con l’adozione di soli ebook.
Subito dopo una legge che pare dire: visto che tanto col cavolo che le case editrici faranno i testi digitali, vi tenete i testi che avete fino al 2014.
Apparentemente è un controsenso e pure una zappata agli editori, come rileva il consorte.
Ma.
1) Le case editrici investono nella redazione, nella stampa dei testi, nelle copie saggio: questi costi vengono ammortizzati nel primo anno di vendita (più o meno) così gli anni successivi, pagati i costi di creazione del testo e gli impianti di stampa (le pellicole e le lastre), rimangono solo i costi di ristampa e i diritti d’autore (una miseria) = tutto guadagno.
2) La trovata della Gelmini ridurrà il fatturato delle case editrici ma aumenterà la percentuale di utile sul fatturato (è una conseguenza del punto 1).
3) Le grandi case editrici detengono l’80% del mercato.
4) Le case editrici piccole avranno difficoltà a far fronte al disastro.
5) Le case editrici grandi recupereranno il fatturato perduto spazzando via quelle piccole.
6) Il monopolio dei 4/5 grandi editori uscirà rafforzato.
7) Nel frattempo le grandi case editrici hanno 5 anni per dirottare gli investimenti sul digitale.
8) Le case editrici piccole, nello stesso periodo, non potranno investire nulla dovendo pensare a sopravvivere, e così alla fine anche quelle che reggeranno saranno tagliate fuori dal mercato.

Morale, la prima trovata della ministra è funzionale alla seconda e, tutte e due, a chi detiene il potere.

Si tenga pure, il presidente dell’AIE, il suo raccapriccio. Gli renderà parecchio denaro.

Apr
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Da un’indagine AIE Docet: studiare con il PC

Il documento completo si può trovare sul sito dell’AIE, a noi interessa commentare solo alcuni passaggi.
L’indagine, del 2006, vuole “fotografare” l’approccio dei giovani verso la tecnologia, anche dal punto di vista dell’apprendimento.
I focus group oggetto di indagine sono composti da studenti di 14-24 anni.

“Un ragazzo su due dichiara di impegnare 3,5 ore del proprio tempo in una settimana (un terzo del tempo impiegato sui libri) per studiare su materiale scaricato da internet.
A queste ore bisogna però aggiungere quelle che i giovani studenti passano al PC (il 67% in media 4 ore settimanali) per fare i compiti o altre attività di studio [...] e quelle usate per collegarsi ad internet per scaricare i materiali, consultare le enciclopedie, dizionari ecc… (60% degli studenti).”

La consultazione delle enciclopedie e dei dizionari non ci preoccupa.
Viceversa, le ore passate scaricare materiale di studio dalla rete, un pochino sì.
Chi ha spiegato, infatti, a questi ragazzi, come si scelgono le fonti?
Sanno distinguere quando la fonte della loro ricerca è attendibile?
In rete si trovano un sacco di bufale, ma censurare la rete a monte (nel senso dei contenuti) è impossibile, a valle (nel senso dell’accesso) è demenziale.
Cosa fare? Con buona pace di qualche ministro e dei “benpensanti”, la cosa più sensata da fare è insegnare.
Insegnare a cercare, insegnare a selezionare, insegnare a scegliere, di fatto insegnare a studiare – arduo obiettivo, da sempre per soli docenti di buona volontà – semplicemente con nuovi strumenti.

Quali strumenti?

“Attraverso i focus group si è sondato anche l’interesse suscitato dalle modalità di apprendimento e insegnamento che sfruttano forme di educazione a distanza (e-learning) o delle lezioni multimediali.
Il target coinvolto nei focus non ha però mostrato particolare interesse per l’e-learning [...]
Maggior interesse ha invece suscitato l’ipotesi di assistere a lezioni multimediali, soprattutto se applicate ad alcune materie dove l’interattività può essere utilizzata in forma quasi di “gioco” o dove la multimedialità può offrire maggiore ricchezza e varietà nella presentazione dei contenuti [...].”

e ancora:

“Cosa si aspettano infine i giovani dalla tecnologia? In un certo senso una possibilità di “personalizzazione” della didattica: selezionare le parti di programma ritenute più adeguate, consultare testi e riviste di approfondimento [...] richiesta di particolari capitoli o sezioni di libri.”

bene, diamoci da fare.

  Noa

Noa Carpignano è l'editore che ha creato BBN: la prima casa editrice italiana che pubblica testi scolastici digitali. Ne è amministratore e art director, lavora in un nido d'aquila in riva al mare appesa a un paio di Mac. Per saperne di più puoi leggere una sua intervista QUI o vedere il suo profilo su LinkedIn.