Mar
05

Bisogna pure che qualcuno le scriva certe cose, perché alle scuole nessuno le spiega.
E allora, caro insegnante, caro dirigente, nel tuo interesse seguimi che ti aiuto a togliere un po’ di castagne dal fuoco.
E se hai un figlio dislessico, o non vedente, o in qualche altro modo disabile, seguimi anche tu, che ti sarà utile.

Partiamo dalle prime righe della circolare (vedere QUI):

La scelta dei libri di testo nelle scuole statali di ogni ordine e grado costituisce rilevante momento di espressione dell’autonomia professionale e della libertà di insegnamento dei docenti e ha ormai trovato una compiuta regolamentazione ad opera della circolare ministeriale 10 febbraio 2009, n. 16, che qui si intende integralmente richiamata, emanata in applicazione della normativa primaria vigente.

Quindi la circolare ministeriale fa riferimento a quella del 2009 la quale (come potete vedere scaricandola QUI) a sua volta fa riferimento alla normativa primaria citando sia la finanziaria 2008 (articolo 15 della legge 133/2008) che ha introdotto i testi digitali, sia citando:

in particolare il DPCM 30 aprile 2008 concernente le “Regole tecniche disciplinanti l’accessibilità agli strumenti didattici e formativi a favore degli alunni disabili”.

E noi queste cose dobbiamo saperle perché la circolare ultima, questa qui del 2012, dice anche:

I dirigenti avranno cura di esercitare la necessaria vigilanza affinchè le adozioni dei libri di testo di tutte le discipline siano deliberate nel rispetto dei vincoli di legge.

Una bella rogna per i dirigenti scolastici, che non è mica una roba da poco.

Allora andiamo a vedere questo DPCM che sembra essere la fonte di tutta la questione e che inizia con:

Vista la legge 9 gennaio 2004, n. 4, recante «Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici» ed in particolare l’art. 5, comma 1

Eccoci! scava scava siamo arrivati alla legge principe, stiamo parlando della legge Stanca (se vuoi la trovi QUI) della quale il nostro DPCM è infatti il decreto di attuazione.

Ai fini del presente decreto s’intendono per:
a) accessibilità: ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera a), della legge 9 gennaio 2004, n. 4, la capacità dei sistemi informatici, nelle forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche a coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari;
[...]
c) strumenti didattici e formativi: programmi informatici e documenti in formato elettronico usati nei processi di istruzione e apprendimento. Sono tali, ad esempio, il software didattico e i documenti elettronici, ivi compresi i libri di testo, prodotti anche con programmi applicativi diversi dal software didattico, usati come strumenti di lavoro nell’attività scolastica o essi stessi oggetto di studio e addestramento

Fermiamoci.
Quello che preme ora sapere è che il libro di testo DEVE essere accessibile, per legge, se non basta il buon senso.
Ma come deve essere per essere accessibile? Potete leggervi tutta la normativa (ma di base è sufficiente l’ultimo decreto citato combinato con la Stanca e l’allegato A) oppure, più semplicemente, vi fate un’infarinatura con quello che c’è scritto QUI.

Di fatto la nuova circolare fa anche un autogoal, roba da far rabbrividire: nelle ultime righe evidenzia la possibilità che per la parte a stampa dei libri misti (visto che quelli solo a stampa non si possono più adottare) i dirigenti che hanno alunni:

non vedenti, o ipovedenti, provvederanno immediatamente a richiedere ai centri di produzione specializzati che normalmente curano la trascrizione e la stampa braille i testi scolastici necessari.

Pare che i bambini e i ragazzi con altri tipi di disabilità possiamo tirarli dalla rupe, alla faccia della legge Stanca.

Comunque sia… vediamo un po’ quello che c’è in giro, quello che, dicevo, mi ha fatto saltar la mosca al naso. Qualcuno ricorda cosa avevo detto al convegno “Cultura senza Barriere” di Padova? su quello che avrebbero fatto i grandi editori, pur di spremere ancora un po’ il loro polveroso catalogo?
Eccoli che sono arrivati, i grandi. E, come previsto, con ebook finti… semplici pdf scaricabili da internet ma visualizzabili SOLO con il loro reader proprietario (no, non con acrobat reader) scaricabile dal loro sito.
A questo punto il dirigente avveduto, anche turandosi il naso sul formato, dovrebbe domandarsi: sono accessibili?
E come fa a saperlo? non è che si può scaricare la copia saggio di tutti, installarsi jaws (programma per non vedenti) sul computer e provarli uno per uno. E poi provarli anche con altri tipi di tecnologie assistive per altri tipi di disabilità (che, ricordiamolo ancora una volta, non ci sono solo ciechi tra i ragazzi che necessitano dei libri di scuola e possono avvantaggiarsi di queste tecnologie).

Allora vi passo io due dritte di massima.

Se il testo è in pdf quasi sicuramente NON è accessibile, ma potrebbe esserlo se è un testo che è stato impaginato con specifici criteri (non libri che erano prima a stampa), quindi non eliminiamolo a priori.
Diciamo che possiamo però escludere subito i pdf che hanno delle limitazioni, delle protezioni.
I testi in pdf che abbiamo visto QUI hanno delle FORTI limitazioni: alcuni non si possono stampare per nulla, alcuni hanno altri limiti di stampa. E hanno una limitazione ancora più grave: nessuno fra quelli che ho analizzato offre la possibilità di selezionare e copiare parti di testo. In pratica è come se ogni pagina fosse una grossa fotografia della stessa.

immagine del sito sul quale sono dichiarate le limitazioni/protezioni ai file pdf
Ecco, queste protezioni, dichiarate già nel sito (ingrandisci per leggere), rendono il file inaccessibile a prescindere. Inutile provarlo.
Se non ci sono limitazioni possiamo allora fare un’analisi sommaria, ma bisogna avere un software che ci aiuti. Io non sono stata a fare l’esperimento su Jaws, quello sarebbe eventualmente un passo successivo, mi è bastato aprire il file saggio con Acrobat (non il reader, il programma – per i file di anteprima non è necessario scaricare il loro reader) e sono venute fuori un bel po’ di segnalazioni.
A partire da quella iniziale:
capture dello schermo dalla quale si evince che ci sono problemi di accessibilità del file

 

e ancora:
altra capture: l'ordine di lettura non è stato dichiarato
e le immagini non hanno un testo alternativo (gravissimo!!!)
capture del report: le immagini non hanno testo alternativo
e poi ancora…
altra capture: il testo unicode

insomma, cari dirigenti, vi aspetta un duro lavoro di verifica, ricerca, selezione.

Sì, io il suggerimento lo avrei, ma poi mi si dice che scrivo solo per fare pubblicità a DidaSfera.
E allora che sia, facciamo direttamente un po’ di pubblicità comparativa tra ebook per la scuola NON accessibili e ambiente didattico con testi online accessibili. E lo faccio semplicemente riproponendovi questa infografica (che meriterebbe un aggiornamento visto che già ora ci sono molte più cose… lo farò al più presto).

Ma prima voglio ancora dire che la differenza tra un testo in pdf e un testo digitale didattico, non sta solo nell’accessibilità. Sta in tante altre (importantissime) cose e soprattutto nell’uso che se ne può fare.
E segnalare che direttamente sull’accessibilità dei libri di testo in questi giorni hanno scritto anche:
Livio Mondini: Libri di testo elettronici per le scuole, a chi servono?
Maria Grazia Fiore: Libri di testo online, accessibilità ‘for all’ e gerarchia delle fonti

Clicca per ingrandire

infografica su didasfera

Jan
06

Finalmente l’abbiamo finita, DidaSfera.

Anche se c’è ancora qualcosina da fare per perfezionare gli strumenti e per renderla totalmente accessibile agli screen reader ecc… è su, è completa, è uscita dalla fase di test, la navigazione, gli strumenti personali e social sono funzionanti. Ma è una versione beta mica per niente… troverete qua e là un martello, un cacciavite… insomma, entrate, rovistate, gustatevi il bello della diretta, ci sono ancora un sacco di “lavori in corso” nei testi, ma in ogni caso quelli che vedete ora iniziati saranno tutti pronti per l’estate e quindi per l’anno scolastico 2012/13. E comunque i lavori in corso nei testi ci saranno sempre, che continueremo a pubblicare cose nuove eh!

E io son stanca morta, e poi di DidaSfera ho già scritto tanto, cosa posso raccontarvi di più? Tuttavia mi sono divertita a preparare un’infografica. E ve la pubblico qui, per festeggiare :)

Cliccare per ingrandire, che è meglio ;)

l'immagine riassume graficamente le caratteristiche di didasfera

 

Dec
28

Tra nove giorni, il 6 gennaio 2012, Didasfera sarà disponibile.
Ancora in versione beta ma perfettamente navigabile e sperimentabile.
In questo ultimo mese abbiamo lavorato su tre fronti:
- scioglimento dei testi (con tag, collegamenti, suggerimenti… che lavorone!!!)
- test e perfezionamento del motore di ricerca, implementazione blocchi appunti e glossari
- test e perfezionamento della memorizzazione dei percorsi e della creazione di gruppi per la condivisione dei materiali di studio.

Da una parte siamo in anticipo sulla tabella di marcia: gli strumenti personali e quelli “social network” sono disponibili con almeno due mesi di anticipo sulle più rosee previsioni. Dall’altra siamo un po’ in ritardo con l’inserimento dei contenuti: speravo che almeno i testi conclusi, quelli finiti e corretti, fossero tutti online al momento dell’apertura. Invece il lavoro si è rivelato più lungo del previsto, anche perché oltre a “sciogliere” i testi, taggare, inserire le note, segnalare link e risorse, agganciare i glossari, ecc.. stiamo facendo un lavoro sull’iconografia che nessun editore fa.
Ogni foto, ogni immagine che non sia stata scattata o disegnata da noi ha il riferimento della fonte e della licenza d’uso (che qui non vogliamo rogne) e, soprattutto, ogni immagine ha un testo alternativo ragionato.

Quindi ci perdonerete se vi faremo assistere ai lavori in corso :)
In pratica potrete vedere le unità di lavoro aumentare di giorno in giorno, le immagini moltiplicarsi, comparire nuove gallery, nuovi testi ecc…  tutto il bello della diretta :D
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A proposito di testi alternativi, vi faccio un esempio tratto da un’unità di lavoro relativa alla percezione visiva (non a caso).

capture di una pagina di Didasfera

Riporto dal testo (Tecnologia–> testo: Tecnica per il [tuo] futuro–>Grafica–>Le leggi della configurazione–>La percezione delle figure–>Il fattore di chiusura):

Il fattore di chiusura

Come puoi vedere paragonando fra loro le immagini qui sotto, il fattore di chiusura prevale su quello della vicinanza: infatti nella seconda figura ignoriamo istintivamente le zone racchiuse tra margini più vicini e le zone più larghe, che prima leggevamo come sfondo assumono il ruolo di forma.

In questa immagine percepiamo le aste come raggruppate a due a due, in base alla legge di vicinanza, ma come puoi vedere nell’immagine successiva, la legge di chiusura prevale su quella di vicinanza.

L'immagine è divisa in due parti: sopra abbiamo una fila di aste posizionate a due a due (due vicine, spazio, altre due vicine, spazio...) sotto abbiamo la stessa fila di aste, ma gli spazi fra le aste lontane sono stati chiusi da delle linee orizzontali creando quindi dei quadrati.

Il testo alternativo all’immagine recita: L’immagine è divisa in due parti: sopra abbiamo una fila di aste posizionate a due a due (due vicine, spazio, altre due vicine, spazio…) sotto abbiamo la stessa fila di aste, ma gli spazi fra le aste lontane sono stati chiusi da delle linee orizzontali creando quindi dei quadrati.


La legge della “curva buona” (o continuità di direzione)

Osserva l’immagine qui sotto, istintivamente distinguerai nella figura due linee che si incrociano in un punto, e le separerai mentalmente in questo modo:

Questa immagine è divisa in due parti. La prima rappresenta, apparentemente, un segmento che incrocia (più o meno a 90°) una linea con delle curve. La seconda immagine ci mostra come istintivamente possiamo separare le linee: il segmento diritto da una parte, e la linea a serpentello dall'altra.

Il testo alternativo all’immagine recita: Questa immagine è divisa in due parti. La prima rappresenta, apparentemente, un segmento che incrocia (più o meno a 90°) una linea con delle curve. La seconda immagine ci mostra come istintivamente possiamo separare le linee: il segmento diritto da una parte, e la linea a serpentello dall’altra.

 

Eppure le due linee che si incrociano potrebbero essere decisamente diverse da quelle che tu percepisci, per esempio così:

Questa immagine invece ci dimostra come la figura che abbiamo visto potrebbe essere composta da due segni diversi: una parte del segmento con una parte della linea curva sopra (dal segmento fino all'incrocio e da lì la linea curva che sale e forma una V) e la restante parte del segmento con l'altro pezzo di linea curva che scende, formando una V al contrario.

Il testo alternativo recita: Questa immagine invece ci dimostra come la figura che abbiamo visto potrebbe essere composta da due segni diversi: una parte del segmento con una parte della linea curva sopra (dal segmento fino all’incrocio e da lì la linea curva che sale e forma una V) e la restante parte del segmento con l’altro pezzo di linea curva che scende, formando una V al contrario.

Per “curva buona” si intende quindi una percepibile continuità della direzione della linea.

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E a questo punto approfitto per lanciare anche un appello: se qualche non vedente, o insegnante che lavora con non vedenti, vuole segnalarci problemi o, per esempio, suggerire testi alternativi migliori… bè, ci fa un regalo ;)

 

Apr
05

Nel post precedente ho segnalato i convegni di venerdì 8 (Milano) e sabato 9 aprile (Torino).

Ecco l’abstract del mio intervento, e anche quello di Maria Grazia Fiore.
Non parleremo solo, faremo vedere delle cose.
E a Torino qualcosina di più perché saremo con i tempi meno stretti :)

Noa Carpignano

Fuori testo: dalla pagina gutenberghiana all’ambiente per l’apprendimento

Da alcuni anni ormai si parla di libri di scuola digitali, l’argomento sarebbe da considerare già vecchio (addirittura la normativa risale a tre anni fa e la prima proposta di legge risale al 2004) se non fosse che, nonostante i convegni, le innumerevoli discussioni online e in barba alla norma, nelle scuole di testi scolastici digitali non se ne vede ancora l’ombra.
Perché? Questa lentezza nell’adozione di contenuti digitali è da addebitare, come si tende a fare, alla mancanza di adeguate strutture scolastiche? oppure alla mancanza di aggiornamento degli insegnanti? e, in definitiva, al progressivo disinvestimento culturale che il nostro paese opera ormai da anni?
Sì, ma non solo. È che di testi digitali, nati per essere digitali e non rozze e parziali conversioni, non ce ne sono. Lo stato in cui versa la scuola italiana (vero) e la riottosità dei docenti (vera o presunta) sono ottimi pretesti per gli editori che remano contro per non proporre nulla di seriamente innovativo.
Eppure i vantaggi dei testi digitali sono molti e, esaminando la questione da vicino, ci rendiamo conto che quelli del peso e del costo – dei quali maggiormente si parla – sono marginali per quanto importanti. Ma per poter godere di questi vantaggi bisogna essere disposti a cambiare molte cose, non possiamo accontentarci del pdf del vecchio libro di testo. E quindi cambia tutta la filiera editoriale, dalla progettazione alla distribuzione fino alla gestione dei diritti d’autore.
E a scuola? Le possibilità per l’insegnante possono anche non cambiare, ma si moltiplicano.
Ho parlato spesso della liquidità del libro di testo digitale, intesa sia come flusso di lavoro integrato con le scuole, sia come perdita di confini fisici, e questa dovuta non solo alla scomparsa della sua solidità, ma alla sua permeabilità a contenuti “altri”, alla sua miscelabilità con contentuti “altri”. Le connessioni, che permettono di esplorare, e l’hackerabilità, che consente di appropriarsi e rimescolare e sperimentare i contenuti, fanno sì che il testo sia fluido e possa diventare un vero e proprio ambiente di apprendimento.
Progettare un libro tradizionale, per quanto digitale, o progettare un libro-ambiente son cose decisamente diverse, così come diverso potrà essere il lavoro in classe: il filo d’Arianna non va perduto ma potrà essere sostituito dalla tela di Aracne perché l’indice può essere costituito da punti evento che ne determinano topologicamente la pluridimensionalità.
Proviamo quindi a vedere come può essere un testo digitale e come può evolversi. Siamo partiti da un banale pdf di un testo tradizionale per arrivare a un pdf più evoluto ed accessibile, ora proviamo a trasformare il testo in un ambiente di apprendimento, perché quello, secondo la nostra convizione, sarà il futuro.

Maria Grazia Fiore

Libri digitali e disturbi di apprendimento

L’apprendimento mediante testo a stampa ha acquisito sempre più importanza e centralità nei sistemi educativi contemporanei, grazie al vantaggio economico di poter riprodurre numerose copie di testi e di insegnare contemporaneamente a gruppi sempre più numerosi.

Le conseguenze sono state ovviamente di ampia portata, a partire dalla rappresentazione stessa delle conoscenze e della loro organizzazione disciplinare. Il libro di testo è diventato la pietra angolare delle istituzioni formative e di un modello di insegnamento/apprendimento incentrato essenzialmente sulla forma-libro e basato sullo sforzo di leggere, interpretare, capire e mandare a memoria per poi ripetere.

Un modello prioritariamente simbolico-ricostruttivo che permette di conoscere ciò che attraverso l’esperienza non è possibile (per condizioni spazio-temporali o per le caratteristiche di astrattezza dell’argomento di studio, ad esempio) ma che ha declassato quello esperenziale-laboratoriale a modello di serie B, ponendo al tempo stesso una “barriera d’ingresso” ineludibile a chi ha delle compromissioni della comunicazione linguistica, siano queste dovute ad uno sviluppo neuroatipico, a svantaggio di tipo socio-culturale o a disturbi specifici dell’apprendimento.

Esiste cioé un problema di “accessibilità” del libro di testo a stampa che viene dato quasi per scontato (tanto da essere praticamente ignorato), a cui si ovvia troppo spesso attraverso un impoverimento dei contenuti piuttosto che ad un reale adattamento ad esigenze comunicative divergenti da quelle “standard”.

Nonostante il modello comunicativo della Rete sia ben lontano dall’essersi affrancato dal primato del codice verbale, è soprattutto grazie ai processi di formazione a distanza e ai nuovi orizzonti delineati dall’editoria digitale, che si è tornati a discutere delle sinergie più adeguate tra i diversi codici nei processi di apprendimento nonché del processo di decostruzione del testo secondo criteri non lineari che risulta essere fondamentale per l’esplicitazione di quella struttura interna che non tutti riescono a fare propria.

Secondo Ruth Clark, le pagine a stampa sono “vettori di testo di facile lettura” mentre gli schermi usufruiscono di una minore quantità di testo e quindi “la visualizzazione del contenuto è molto più importante rispetto ai supporti cartacei”. È sempre vero? O esistono dei principi basilari che dovrebbero sottendere alla realizzazione (nonché alla scelta) di libri specificatamente pensati per la formazione, a prescindere dal supporto che li sostanzia? Esiste, insomma, un problema di “design for all” che ha da sempre riguardato anche i testi a stampa per la scuola e che – se non adeguatamente esplicitato – rischia di riproporsi sic et simpliciter in quelli digitali? Proveremo a rifletterci su.

Maggiori info sui convegni QUI

Mar
18

Master organizzato dall’Università della Tuscia sull’editoria digitale. Siamo partiti dai resoconti del seminario che ho tenuto all’Università di Padova, per discutere i vari punti e approfondire. Vengono fuori domande interessanti, molto interessanti, anche su argomenti che non pensavo di affrontare. Per esempio una corsista mi ha chiesto, a proposito di dislessia, se c’è un carattere che, più di altri, agevola la lettura.

Quella delle font è una questione interessante, non molto conosciuta, quindi penso sia cosa buona e giusta rendere pubblica la mia risposta che copioincollo integralmente:

Elisabetta, poni temi complessi e specifici, non so rispondere a tutto in maniera esaustiva, ti dico quello che so :D
La difficoltà maggiore nel design for all, è proprio quella di individuare soluzioni adatte a tutte le disabilità, sensoriali e cognitive, comprese quelle non riconosciute come tali. Ma ci sono, purtroppo, dei conflitti di vario genere. Diciamo che in questa sede non ci interessano quelli di interesse (sì, ci sono grandi malloppi di denaro che frenano l’evoluzione) ma quelli tecnologici.
Secondo le indicazioni ufficiali le font che possono creare problemi sono le serif, quelle graziate tipo il Times per intenderci, mentre risultano più leggibili quelle senza grazie, i bastoni tipo l’arial o il verdana. Questa indicazione è valida anche per gli ipovedenti e per altri tipi di disabilità. Altro discorso invece per l’ordine di lettura: pensando alla dislessia conviene dividere la pagina in due colonne, questo per accorciare la lunghezza della riga ed evitare che il lettore si perda, per gli ipovedenti però questa soluzione può generare dei problemi nello scorrimento della pagina riposizionata dall’ingrandimento, e persino per i non vedenti può generare problemi di ordine di lettura se l’impaginato non è stato creato a regola d’arte. Ti posso dire anche che la formattazione può costituire una trappola, per esempio si consiglia di sostituire il corsivo con il grassetto per evidenziare parti di testo (e questo è tendenzialmente contrario alla normativa editoriale dove il corsivo evidenzia parole straniere, citazioni ecc e il bold evidenzia parole da enfatizzare).
Anche l’occhio di un carattere può essere importante, la proporzione che c’è tra l’occhio e le aste influisce molto nella leggibilità di un testo, a prescindere da eventuali disabilità.
Vi ho preparato questa immagine:
font

Come si può vedere il futura ha un occhio più piccolo rispetto al corpo, quindi è meno leggibile di un arial o di un trebuchet.
La spaziatura (la distanza fra le lettere) e l’interlinea sono importanti sia per i dislessici che nel caso degli ipovedenti: il software di ingrandimento può infatti sovrapporre tra loro righe e lettere se non sono distanziate abbastanza.
Anche l’allineamento ha la sua importanza nel caso dei dislessici: a destra crea disorientamento, e se giustificato può creare spaziature diverse fra le parole che comportano distrazione visiva (non ignorano facilmente lo spazio vuoto), meglio quindi un allineamento “a bandiera” sinistra.
Bisogna poi fare attenzione agli elenchi, meglio numerarli, evitare i periodi troppo lunghi, separare i paragrafi con un’interlinea maggiore di quella consueta.
Attenzione anche al contrasto fra fondo e testo: evitare, come per gli ipovedenti, un fondo poco contrastato con il colore del testo, ma bisognerebbe evitare anche il bianco totale sotto il nero totale (ipersensibilità alla luminosità) e assolutamente evitare il posizionamento del testo sopra fondi confusi, texture, immagini…

Per completezza segnalo anche una font (da acquistare) che ha particolari caratteristiche di leggibilità, creata proprio per i ragazzi dislessici: enfatizza infatti le differenze fra caratteri che facilmente vengono confusi.
Caratteristiche simili le ha il trebuchet, per esempio la l e la t hanno le aste leggermente ripiegate, ma la font (creata dall’editrice per ragazzi “Bianconero”) specifica presenta anche caratteristiche di spaziatura più larga e di costanza di spessore nelle lettere.
E comunque… no, nell’editoria – genericamente parlando – non c’è una particolare sensibilità verso questa e altre disabilità.
A parte quelle che ne hanno fatto uno specifico core-business (es. erickson)

Feb
23

19 febbraio 2010 – Università di Padova – Cultura Senza Barriere
Seminario: I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola

Nell’abstract mi ero proposta di rispondere a 5 domande, ho quindi sommariamente diviso il mio intervento in 5 parti, e ora viene comodo dividere questo contributo in 5+1 post.

0. Premesse

1. Cosa si pensa che siano i testi digitali per la scuola?

2. Cosa invece dovrebbero essere?

3. Come la mettiamo con l’accessibilità?

4. Perché la pirateria non deve far paura?

sei qui –>5. Perché le scuole non devono subire il cambiamento e come possono essere parte attiva?

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Come gli insegnanti possono essere parte attiva, e non terminale passivo di iniziative editoriali, quando non ministeriali?

il disegno rappresenta il flusso commerciale del libro di testo: editore faraone, rappresentanti vampiri, docenti, allievi con icone tipiche di messenger vestite in modo da rappresentare personaggi dell'immaginario collettivo

Oggi i libri di testo vengono confezionati dalle case editrici, proposti agli insegnanti dai loro rappresentanti, e adottati per cadere infine, con tutto il loro peso, sulla testa degli allievi [per chiarimenti sull'iconografia utilizzata vedere il video nel post con l'abstract].

il disegno sposta i personaggi del disegno precedente, da un diagramma di gant si passa a un diagramma con flusso circolare

Quando ho iniziato a parlar di libri liquidi, molto tempo fa, profetizzavo un cambiamento radicale nel workflow del libro di testo: contenuti che nascono dalla scuola, che nascono dal “fare”, contenuti che vengono elaborati dall’editore, per poi tornare alla scuola e ritornare all’editore in un flusso continuo di idee e collaborazione.
Anche se sono ottimi i progetti autonomi delle scuole (per esempio Classi 2.0), la figura dell’editore è bene che non scompaia. Il lavoro dell’editore infatti non diminuisce con la pubblicazione digitale (poiché l’editore non è quello che stampa i libri, anche se cartacei), ma aumenta. I suoi compiti principali sono:
1) garantire autorevolezza al testo coinvolgendo anche professionisti esterni ed estranei alla scuola, ad esempio il primo modulo del nostro testo di storia, quello sulla preistoria, è stato verificato da Alberto Salza, un antropologo di indiscussa competenza, mentre il secondo modulo, sulle Civiltà dell’antico Egitto, è stato revisionato da Alfredo Luvino, egittologo e collaboratore del Museo Egizio di Torino.
2) lavorare a una revisione stilistica, non se la prenda chi insegna: bisogna considerare che alcuni docenti, con gli anni, a forza di tarpare il proprio lessico nello sforzo di farsi capire, impoveriscono il loro linguaggio, inoltre è importante aiutare quelli che non insegnano materie umanistiche e che spesso non sono proprio delle “buone penne”. Una revisione può quindi regalare una ricchezza lessicale che, oltre a dare valore al testo diventa un’ulteriore opportunità per lo studente.
3) Reperire le immagini: dove le prendono i ragazzi e i loro insegnanti le immagini che utilizzano producendo il materiale in proprio? tze tze, non si possono rubare al testo della Zanichelli, e poi se sparissero davvero gli editori non esisterebbero neanche più i libri dai quali fotocopiarle :D
E non è così banale che le scuole abbiano accessi e abbonamenti alle banche immagini, insomma, tra foto e disegni gli apparati iconografici non sono cosa di così poco conto.

il disegno rappresenta una mappa storico/antropologica

4) disegni, carte e mappe: questa è una mappa del modulo di preistoria del quale vi parlavo prima, voglio vedere quella classe che ha le competenze per produrre una mappa così, e poi che si fa? si copia? e se gli editori non pubblicano più materiale di qualità da chi si copia?
5) progetto grafico e impaginazione: non è fondamentale, ci sono testi in giro che sembrano tesine della maturità impaginata su word, ma se c’è un impaginato gradevole, e funzionale come un professionista sa fare, non è meglio?
6) e a proposito di impaginazione, chi rende i materiali accessibili? Non tutti gli insegnanti sono in grado di lavorare file accessibili, finchè si tratta di un file di word, o di una pagina html basta un po’ di buona volontà, ma se si fanno cose più complesse, o si esce dai formati tradizionali… si stanno mettendo le mani nei capelli fior di grafici [uno per tutti la nostra bravissima Francesca Cattina]

E poi sono anche problemi da affrontare in modo specialistico, come l’accesso alle varie disabilità, e il tipo di lettura che non è più lineare, bisogna tenere presente la tendenza allo scansionamento visivo della pagina, alla frammentazione della lettura, agli elementi che consentono di agganciare parti diverse del discorso creando personalissimi percorsi di lettura.

Tutto questo non può prescindere da un cambiamento nelle dinamiche in classe, abbiamo parlato del ruolo dell’editore, vediamo quello dell’insegnante, perché se è vero che il testo digitale può valorizzare le capacità autoformative degli allievi, non si può certo trascurare la funzione di orientamento del docente. Anche perché stiamo parlando di un ambiente, la rete, che i ragazzi vivono sempre di più come il principale mezzo d’informazione, ma per molti è difficile trovare il filo conduttore e la complessità si fa sconcertante. È l’insegnante che deve quindi in qualche modo riposizionarsi, deve portarsi non più di fronte ma di fianco all’allievo per fare, oltre che da guida, da mediatore culturale tra la tecnologia e i ragazzi, che da parte loro sappiamo essere sempre meno disposti a interpretare il ruolo del vaso da riempire.
È da questo fare, da questo sperimentare, che deve partire il dialogo continuo tra il mondo della scuola e quello dell’editoria.

Ma il mio concetto di liquidità del testo non è limitato solo al flusso di lavoro, di contributi: bisogna considerare anche la sua perdita di confini fisici dovuta non solo alla scomparsa della sua solidità, ma alla sua permeabilità a contenuti “altri”, alla sua miscelabilità con contentuti “altri”.
Le connessioni –che permettono di esplorare– e l’hackerabilità –che consente di appropriarsi e rimescolare e sperimentare i contenuti– fanno sì che il testo sia fluido e possa diventare un vero e proprio ambiente di apprendimento.
Allo schoolbookcamp si è parlato di “libro ambiente”, ne hanno parlato Giorgio Jannis e Gianni Marconato (una visita al sito è raccomandata per chi si occupa di apprendimento) e io penso che la combinazione dei due concetti “libro liquido” e “libro ambiente” sia quella giusta.

Si continua a pensare a testi digitali come a opere da mettere su uno scaffale, pure digitale, ma Andreas Formiconi, università di Firenze, ha scritto in un post a proposito della Folksonomia:

L’intuizione cruciale degli autori di Google è stata riconoscere che in Internet non è necessario piazzare per forza tutto sugli scaffali prima, ma è invece sufficiente lasciare crescere le connessioni da sole ed utilizzarle dopo che queste sono spontaneamente emerse.

Insomma, in Internet non c’è bisogno di scaffali.

Ed è con questo pensiero che io vi lascio immaginare il futuro del libro di testo.

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sei alla fine dell’intervento, qui la prima parte.

Feb
23

19 febbraio 2010 – Università di Padova – Cultura Senza Barriere
Seminario: I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola

Nell’abstract mi ero proposta di rispondere a 5 domande, ho quindi sommariamente diviso il mio intervento in 5 parti, e ora viene comodo dividere questo contributo in 5+1 post.

0. Premesse

1. Cosa si pensa che siano i testi digitali per la scuola?

2. Cosa invece dovrebbero essere?

3. Come la mettiamo con l’accessibilità?

sei qui –>4. Perché la pirateria non deve far paura?

5. Perché le scuole non devono subire il cambiamento e come possono essere parte attiva?

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immagine buffa: rappresenta Mr Bean travestito da Pippi Calzelunghe vestita da pirata

Tenete presente che io parlo sempre di scolastica, perché per la varia la questione è un po’ diversa.

Il testo digitale è un invito alla pirateria, una
volta che scarico il file ne posso fare mille copie.
L’unico modo per tutelare il diritto d’autore è
semplicemente non permettere il download.

Il già citato Michele Lessona, De Agostini, consigliere del Gruppo Educativo AIE, sostiene che i file non devono essere scaricati. Ma la discussione vera non è tanto sul download, se permetterlo o meno (anche perché la normativa è stata dirimente su questo punto parlando chiaramente di testi scaricabili), ma sui DRM.

il disegno rappresenta il logo delle licenze CC chiuso con un lucchetto
C’è addirittura chi pensa che sia cosa logica applicare DRM su contenuti rilasciati con CC, che è dir tutto.

I DRM sono dei lucchetti antipirateria, nati per limitare la diffusione illegale dei contenuti soggetti a diritto d’autore. La storia dell’industria musicale dovrebbe aver insegnato che non solo sono inutili, ma sono anche dannosi. Però se qualcuno pensa al libro digitale come a un oggetto fatto e finito, pensa di venderlo come tale, e quindi si premura di lucchettarlo.
Ma l’editore che si arrocca sull’idea di vendere un file come fosse un oggetto è miope: dimostra di non aver compreso la natura del prodotto e neppure lo spirito del contesto in cui opera.
Un testo scolastico, così come un testo di divulgazione scientifica, che sia aggiornabile in tempo reale, integrabile nella struttura, permeabile alle idee è il migliore dei testi possibili. L’interattività che un testo di questo tipo consente è così preziosa da rendere qualsiasi tentativo di costrizione un gesto scellerato.
La dissociazione schizofrenica di chi pensa di lavorare in rete senza condividerne lo spirito non può che dare un esito infausto.
[Noi investiamo risorse volentieri anche per pubblicare materiale gratuito. Per fare un esempio, i primi tre moduli del testo di storia sono composti da 416 pagine, mentre le schede free di approfondimento ad essi associate sono composte da un totale di 383 pagine, e chiunque può scaricarle. È il nostro piccolo tributo alla rete. Per questi file abbiamo scelto, in accordo con gli autori, la licenza Creative Commons.
E anche i file non free, quelli dati in licenza alle scuole, non sono protetti in alcun modo, non occorrono password per aprirli o stamparli, non c'è un controllo su quanti computer/dispositivi li possano aprire, non ci sono accrocchi di nessun genere che possano impedirne la copia e la diffusione che, anzi, è incoraggiata.
Inizialmente inibivamo solo la modifica dei file, per poter garantire la correttezza scientifica e la qualità dei contenuti (se qualcuno modificasse i testi scrivendo delle bufale, la credibilità degli autori e della casa editrice sarebbe compromessa), ma stiamo pensando a soluzioni diverse e più libere.]

piratepoetry-med

Eppure questo problema è così sentito che nel gennaio del 2009 è nato, per iniziativa governativa, il Comitato Tecnico contro la Pirateria Digitale, meglio sarebbe stato, come scrive Lera nel post “Il futuro dei contenuti digitali tra voglia di repressione e necessità di sviluppo” creare un Comitato per la regolazione e disciplina dei contenuti digitali.
[Chi è interessato ad approfondire può leggere l'ottimo articolo di Bobbio riportato da Guido Scorza]

Per quanto riguarda l’editoria in generale sono ben lontana dall’avere, e proporre, soluzioni, ma per l’editoria scolastica la soluzione è sotto il naso di tutti, l’abbiamo proposta già più di due anni fa.

insegnante davanti ad una LIM con il foulard da pirata

[Per praticità copioincollo da un vecchio post]

Premesso che NON tutti gli insegnanti sono pirati, incominciamo a dire che le adozioni sono pubbliche: in primavera gli insegnanti scelgono i libri di testo che i ragazzi (le famiglie) dovranno acquistare a settembre. Gli elenchi dei testi adottati in ogni scuola di ogni ordine e grado sono pubblici.
Supponiamo quindi che una scuola di Milano adotti il nostro testo di storia.
La scuola ci chiede la licenza (presidi corsari non ne conosco) e distribuisce i file ai ragazzi. Si tratta di file NON protetti: la nostra licenza ne permette la copia, la stampa e la fotocopia (più altrettanto materiale Creative Commons).

Ora ipotizziamo che uno dei ragazzi del liceo milanese, chiamiamolo Barbanera, e-mulizzi i file, e che un altro ragazzo, che chiameremo Barbagianni, li scarichi.

Caso 1: Barbagianni vive a Milano e frequenta lo stesso liceo di Barbanera.
Caso 2: Barbagianni vive a Bari, o a Venezia, o a Catania e frequenta un liceo che ha adottato lo stesso testo.
Caso 3: Barbagianni vive a… e frequenta un liceo che NON ha adottato questo testo.

E allora?
Caso 1: non ci interessa: se i ragazzi sono compagni di scuola, questa ha già acquistato la licenza per tutti. Che differenza fa quindi se Barbagianni utilizza il file che gli ha passato l’insegnante con la chiavetta usb, o quello identico che ha pescato in un torrente?
Caso 2: Il liceo di Bari, Venezia o Catania che sia, se ha adottato il testo ha anche acquistato la licenza, quindi vedi risposta al caso 1.
Caso 3: Barbagianni studia storia su un altro testo e i motivi per i quali ha scaricato i file possono essere due: o l’ha fatto per errore, quindi li butterà via o finiranno dimenticati in qualche sottocartella, oppure li ha scaricati per leggerli, consultarli, usarli per integrare il testo sul quale studia. Bene, questa è l’unica ipotesi dove potrebbe, secondo i criteri usuali, configurarsi la pirateria. Ma per quanto ci riguarda un ragazzo che sceglie di farsi il download di un libro scolastico, invece che di un gioco, è così raro che il testo gratis se lo merita. E se ce li richiede, al Barbagianni bucaniere, diamo pure gli altri.

[Addenda per gli studenti presenti in aula e per quelli che leggeranno questa sbobinatura.
Mi avete sentita sostenere che siamo contrari ai DRM, che la pirateria non è un problema e che un libro di testo è buono se è hackerabile (parte 5), poco dopo avete sentito Guaraldi sostenere che la pirateria è necessaria (come lo fu anche in real life ecc ecc). Ora io non voglio che interpretiate queste idee controcorrente di due bizzarri editori come un invito al brigantaggio: tenete ben a mente che la pirateria è un reato penale, che può costare anche tre anni di patrie galere.
Ma c'è modo e modo di fare pirateria, ci sono forme di militanza che non sono perseguibili: condividere idee, buone pratiche e novità osteggiate dalle lobby e quindi non pubblicate sui media mainstream. I canali li avete, da quelli reali (consigli di classe, di istituto, associazioni studentesche) a quelli virtuali (blog, forum e social network), e questi sono potentissimi e costituiscono il vantaggio "rivoluzionario" della vostra generazione. Ma pensate un po' che casino avremmo tirato su se li avessimo avuti noi nel decennio dal '68 al '78 :D ]

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Feb
23

19 febbraio 2010 – Università di Padova – Cultura Senza Barriere
Seminario: I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola

Nell’abstract mi ero proposta di rispondere a 5 domande, ho quindi sommariamente diviso il mio intervento in 5 parti, e ora viene comodo dividere questo contributo in 5+1 post.

0. Premesse

1. Cosa si pensa che siano i testi digitali per la scuola?

2. Cosa invece dovrebbero essere?

sei qui –>3. Come la mettiamo con l’accessibilità?

4. Perché la pirateria non deve far paura?

5. Perché le scuole non devono subire il cambiamento e come possono essere parte attiva?

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Si tende a pensare che un file pdf sia per sua natura accessibile.
Niente di più falso, vero è che, ad oggi, solo la suite di Adobe consente di editare pdf accessibili (gli altri software che consentono di esportare pdf non lo fanno).
Per essere però accessibile alle tecnologie assistive un file necessita di particolari accorgimenti, a partire dal progetto grafico, nell’impaginazione su indesign, e poi ancora sul pdf stesso.
Faccio alcuni esempi, senza la pretesa di essere esaustiva.
Parliamo della dignità dei titoli: i vedenti riconoscono il titolo di un paragrafo, e quello di un sottoparagrafo, perché si accorgono che sono scritti in grassetto, magari con un corpo più grande, probabilmente in una posizione precisa o con un motivo grafico che li distingue.
Ma un non vedente non riconosce un titolo per queste caratteristiche e a nulla serve sottolinearlo di rosso.
L’unico modo perché il software riconosca i titoli dal testo corrente, e dia anche loro la giusta dignità, è fare in modo che all’interno del file esista una “struttura”:
1
1.1
1.1.1
2
2.1
che nel nostro caso del pdf diventa H1, H2 ecc come in HTML.
Questo si può ottenere utilizzando gli stili di paragrafo in indesign, e mappando i tag nel pdf.

immagine di impaginato in indesign
[clik per ingrandire]
Questo è un esempio di impaginato su indesign, lavorato per la stampa.

impaginato con evidenziati interventi per l'accessibilità
[clik per ingrandire]
Questo è lo stesso impaginato sul quale sono stati usati alcuni accorgimenti per renderlo accessibile, ad esempio i decori grafici (filetti e amenità assortite) che vengono taggati come artifact.

Tenete presente che io non sono un tecnico, mi tocca fare l’editore :D , quindi non sarò molto precisa in questa spiegazione che vuole essere solo di orientamento. Quello che so lo devo a Livio Mondini, e se qualcuno tra i presenti ha interesse ad approfondire la cosa troverà molte risorse che lui ha generosamente condiviso in rete, a partire dal suo sito.

Altro esempio: le note.
I vedenti, quando leggono il numerino piccino vicino a una parola scelgono se andare a leggere la nota, che può essere in fondo alla pagina, in fondo al capitolo o in fondo al testo. Nel pdf la nota deve avere un collegamento attivo, un link che porti direttamente il lettore vocale a quella specifica nota.
Non solo, il vedente tiene in qualche modo il segno (nel testo tradizionale mette il ditino…) e finita la nota torna a leggere da dove aveva lasciato, questo il non vedente non lo può fare, per questo motivo si mette alla fine della nota un rimando non visibile ai vedenti, ma che le tecnologie assistive leggono, che dice pressoché: “torna al testo”. E un altro link attivo riporta l’utente al testo nel punto esatto dell’interruzione.

accessibilita3
[clik per ingrandire]

Altro esempio ancora: l’ordine del testo.
Immaginiamo un testo su due colonne: il vedente legge la colonna di sinistra e poi incomincia con quella di destra.
Il software invece può scambiarle, e se gli girasse di leggere la prima riga di una e la prima dell’altra, la seconda di una e la seconda dell’altra? un bel problema.
Oppure immaginiamo un testo con di fianco un’immagine (con il testo alternativo!) e, sotto a questa, la didascalia della stessa.
Il software quando arriva all’altezza della didascalia inizia a leggerla, oppure decide di leggerla tra un paragrafo e l’altro a casaccio.
Questo tipo di problemi si risolve se si è data una buona struttura all’inizio, in fase di impaginazione, e lavorando a posteriori sul pdf assegnando e correggendo l’ordine di lettura con strumenti appositi (vedere immagine).

aggiornamento: un post senza pretese di esaustività sulle caratteristiche delle font che facilitano la lettura (dislessia e disabilità cognitive)

aggiornamento, marzo 2012: anche la nuova circolare sui libri di testo parla di accessibilità, ne parla in maniera non chiara, e addossa la responsabilità della conformità alla normativa ai dirigenti scolastici. Se vuoi approfondire trovi QUI un post dedicato.
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Feb
23

19 febbraio 2010 – Università di Padova – Cultura Senza Barriere
Seminario: I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola

Nell’abstract mi ero proposta di rispondere a 5 domande, ho quindi sommariamente diviso il mio intervento in 5 parti, e ora viene comodo dividere questo contributo in 5+1 post.

0. Premesse

1. Cosa si pensa che siano i testi digitali per la scuola?

sei qui –>2. Cosa invece dovrebbero essere?

3. Come la mettiamo con l’accessibilità?

4. Perché la pirateria non deve far paura?

5. Perché le scuole non devono subire il cambiamento e come possono essere parte attiva?

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immagine di un libro con mouse
Per dire come saranno i testi del futuro bisognerebbe possedere capacità divinatorie che io non ho, ma è logico pensare che con esattezza nessuno lo sa, ciascuno ha le sue visioni, e siamo talmente in pochi (tra gli editori dico) ad averne qualcuna che bisognerà darsi parecchio da fare.
Siamo partiti tutti con i pdf, chi in un modo chi nell’altro, chi con una politica di distribuzione e chi con un’altra, ma quello che conta è che il primo catalogo, povero, di testi digitali è uscito in tempi non sospetti, ben PRIMA cioè delle normative, e se da una parte me ne arrogo il merito (e con soddisfazione perché quando nel 1998 condividevo le mie visioni con un paio di editori per i quale lavoravo mi sono presa della pazza) dall’altra questo significa che non c’è bisogno, e non ci deve essere una imposizione dall’alto perché le cose si evolvano, l’evoluzione – che non si tratta di innovazione – è un processo naturale, con i suoi tempi, e stabilire per decreto che entro due o tre anni tutto sarà diverso è da scellerati.
In questo modo si abilitano le scorciatoie che producono mostri.
Nell’abstract mi proponevo di dimostrare come NON devono essere fatti i testi digitali.

copertina altroconsumo
Nel mese di settembre la rivista Altroconsumo ha pubblicato un’inchiesta sugli ebook a scuola, ci sono stralci di interviste a me, ad Agostino Quadrino di Garamond, e a Michele Lessona:

“Sulla parola ‘digitale’ siamo già pronti”, rassicura Michele Lessona, consigliere del gruppo Educativo dell’Aie (Associazione italiana editori) e presidente di DeAgostini scuola. “Abbiamo i pdf di tutti i nostri libri, vi si possono aggiungere collegamenti ipertestuali, e renderli scaricabili da internet non è un grosso problema”.

Questa è solo una citazione, ma discorsi del genere si sono sentiti da più parti. E in seguito a questa dichiarazione, avevo scritto un post: Te vojo vedè online.

Vediamo allora perché, secondo me, non è corretto mettere online il pdf di stampa.

capture della home del sito di Zanichelli
Zanichelli ha aperto da pochi mesi scuolabook, un sito dove vende alcuni degli ebook del suo gruppo editoriale. Eccone uno:

capture della pagina del sito corrispondente a un supporto di geografia
Il formato scelto è Adobe digital edition, un formato con protezioni antipirateria (e il formato dell’anteprima è pdf – protetto), pesa 23 mega per 82 pagine, ma quanto peserà allora un testo di 600 pagine? mica tutti hanno fastweb eh! E poi, stampa non permessa, copia non permessa. Ok.

Allora ho scaricato il pdf di anteprima di un testo di arte (si tratta sempre di supporti didattici, non di testi adozionali che sarebbero molto più pesanti e commercialmente più “rischiosi” da mettere online). Bisogna dire che è un gran bel cartaceo prodotto, ben fatto, curato, non entro nel merito dei contenuti ma il lavoro editoriale certo si vede.
immagine di una pagina del testo
Il file pesa mediamente 315 kb a pagina, che pare niente ma provate a moltiplicare.
E se pensate che le sottolineature siano link… vi sbagliate.
Allora, io non amo le sottolineature neppure nel cartaceo, preferisco usare semibold, occasionalmente bold, ma il problema è che in un testo digitale le sottolineature hanno un’altro significato. Questo per dire che lavorando un testo per il digitale bisogna cambiare la normativa, altrimenti l’utente va un po’ in confusione…
e, ancora, non c’è un solo testo alternativo alle immagini.
Però hanno aggiunto il © in ogni singola pagina, segno che anche se l’hanno protetto, anche se hanno vietato la stampa, sanno perfettamente che il file è craccabile. No, io non l’ho craccato, per mostrarvi la singola pagina ho fatto una capture dello schermo.

Ora vi faccio vedere un file nato per essere digitale, il formato di queste slide è PDF, scelto appositamente per farvi vedere cosa si può fare [Intendo le slide proiettate al convegno, qui inserisco l'immagine, cliccando sopra potete scaricare il pdf].

in questa pagina c'è il disegno di una semplice prospettiva centrale, cliccando si scarica il file pdf

Queste pagine appartengono a un nostro testo di educazione tecnica per le medie che – essendo nato digitale – pesa 120 kb a pagina, meno della metà del testo che abbiamo visto prima di Zanichelli, nonostante abbia immagini a colori (che pesano di più in compressione di quelle bn) e… filmati QuickTime!
[per vedere i filmati aprire i file con adobe pdf reader (versione recente) e cliccare sul disegno]
Inoltre ci sono link a risorse esterne (non sono ancora attive, questo è materiale sperimentale e l’url è fittizio) e altre forme di interattività.
questa immagine rappresenta una pagina di libro di testo contenente filmati, cliccando si scarica il file pdf
[nota: questi file non sono ancora stati resi accessibili alle tecnologie assistive, per questo mi scuso]

Prendere i file predisposti per la stampa e distillarli semplicemente in bassa risoluzione per tirar fuori un pdf (e quindi un ebook) può anche funzionare per la narrativa, per un romanzo (sempre fingendo di dimenticare l’accessibilità – che con il distiller va a farsi benedire mai ci fosse stata).
Ma per un testo scolastico è sconsigliabile anche per altri motivi, più importanti ancora del peso, vediamoli:

L’impaginato: di solito è pieno di fondini colorati che distinguono parti di testo, glossarietti, box di approfondimento e apparati didattici vari. Sono molto funzionali e vanno benissimo per un testo tradizionale, ma stampati con la epson di casa mangiano inchiostro e se non sono estremamente chiari rendono poco leggibile il testo che vi è posizionato sopra, a meno che non vengano stampati in qualità fotografica (che in tempo e soldi mangia per traverso tutta la famiglia).
A video invece i fondini colorati con il testo sopra creano problemi di accessibilità.

Le immagini: I testi scolastici sono zeppi di immagini, grandi, belle. Ad alta risoluzione. Sono immagini a 300 dpi, scelte per andare in stampa. Diverso il criterio per il testo digitale, meno immagini (piuttosto una gallery aggiuntiva online), un pochino più piccole, scelte con accortezza in modo da poterle comprimere al punto giusto, e non tutte nello stesso modo, ci sono immagini che sopportano una maggiore compressione e altre che per le caratteristiche della foto, o per la ricchezza o la pregnanza del contenuto, richiedono una risoluzione maggiore. E devono essere in RGB, perché il CMYK usato per la stampa le rende meno sature e un po’ smortine.
E poi le immagini devono avere il testo alternativo: nell’impaginato di stampa questo non esiste.

I testi scolastici sono pieni di schemi, ad esempio tabelle, torte, diagrammi ad albero, nel testo tradizionale sono immagini inserite, nel testo digitale sono file vettoriali (si vedono meglio, mantengono sempre la definizione, anche ingrandendo per l’ipovisione, e pesano nulla).
Se si prende il file e lo si distilla “in bassa” tutto insieme e senza distinguo viene fuori ‘na schifezza. E resta comunque pesantissimo, decine di mega.

E poi, diciamolo finalmente, a cosa serve un testo digitale se non si può navigare?
Abbiamo detto che costa meno, vero ed è già qualcosa (qualcuno vuol far credere che non è vero, ma questo è un altro discorso), sicuramente pesa meno, ed è indiscutibilmente un altro vantaggio, ma non sono vantaggi che possiamo offrire semplicemente spremendo il libro sotto una pressa. Se fosse navigabile non sarebbe meglio? E se avesse link ad approfondimenti online da raggiungere con un click?
Un testo digitale deve agevolare l’accesso a una vasta gamma di materiali da consultare (ad esempio glossari o voci enciclopediche, o fonti originali, testi integrali ecc.. ) che non è detto siano solo testo e immagini, ma anche file audio, filmati, mappe concettuali ecc.

A proposito dei file audio:

musica1

Questo testo digitale della Garamond – nato per essere digitale – pesa quanto il testo Zanichelli che abbiamo visto prima, PERO’ ha 50% di pagine in più, immagini a colori, ed è zeppo, ma proprio zeppo, di file musicali.

musica2[cliccare per ingrandire]
Per inserire queste due pagine nelle slide, non come immagine ma nel formato originale per farvi sentire quest’arpa, ho dovuto “estrarle” sproteggendo il .pdf, ma Agostino Quadrino mi perdonerà perché l’ho fatto a fin di bene :)
[Agostino, se mi leggi e mi dai il consenso io le metto scaricabili come ho fatto con le mie, giusto queste due :D ] Agostino ci ha dato il consenso, e io ho aggiornato il post: cliccando sulle pagine scaricate i pdf con i file audio.
In ogni caso il capitolo di saggio è scaricabile dal sito della Garamond.

E se il testo fosse componibile? E se fosse un ciddì tutto navigabile come come un sito, con audio e giochi didattici? E se… tante tante cose si possono, si devono fare, si devono ancora inventare.
interfaccia del cd del testo di storia

La slide rappresenta l’interfaccia del CD del nostro testo di storia, che è stato definito da un collega “testo a geometria variabile”, una definizione azzeccata.

Ma le caratteristiche tecniche che abbiamo descritto le troviamo in gran parte anche nella normativa:

. Rendere disponibili i libri di testo on line scaricabili nei formati più diffusi e garantire massima compatibilità di fruizione con tutti i dispositivi hardware più diffusi
. Avvalersi delle possibilità offerte dai supporti multimediali: interattività, collegamenti ipertestuali, animazioni, con uso pertinente di supporti audio, video e di immagini
. Inserire un sommario navigabile che permetta il collegamento diretto ai corrispondenti contenuti e prevedere idonei collegamenti ipertestuali per il ritorno all’indice
. Prevedere funzionalità di lettura dinamiche: possibilità di inserire nel testo evidenziazioni, segnalibri, annotazioni
. Poter beneficiare di una funzione di aiuto integrata o Guida in linea, di funzionalità di ricerca
. Utilizzare le potenzialità offerte dalla rete internet per l’aggiornamento delle
informazioni, accesso a dati remoti e altri servizi integrativi

Non è pensabile che i grandi editori non la conoscano, convenite?

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Feb
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19 febbraio 2010 – Università di Padova – Cultura Senza Barriere
Seminario: I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola

Nell’abstract mi ero proposta di rispondere a 5 domande, ho quindi sommariamente diviso il mio intervento in 5 parti, e ora viene comodo dividere questo contributo in 5+1 post.

0. Premesse

sei qui –>1. Cosa si pensa che siano i testi digitali per la scuola?

2. Cosa invece dovrebbero essere?

3. Come la mettiamo con l’accessibilità?

4. Perché la pirateria non deve far paura?

5. Perché le scuole non devono subire il cambiamento e come possono essere parte attiva?

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immagine di vecchi libri con in copertina il logo del formato pdf

È bene precisare che una delle particolarità del libro di scuola, rispetto ad altri prodotti è che chi lo sceglie non lo compra, e chi lo compra non lo usa. Non è come un paio di scarpe, che io scelgo, io compro e io uso, o come un bestseller, o un profumo, che li posso anche regalare ma rimane il fatto che io scelgo e io compro, nel caso del libro scolastico chi paga non può scegliere, e neppure chi poi dovrà usarlo.
Un’altra particolarità del libro di testo è che viene stampato sapendo già più o meno quanti ne verranno venduti: non a caso la piattaforma per le adozioni è gestita dall’Associazione Italiana Editori, e quindi gli editori a maggio sanno quali e quanti titoli dovranno rendere disponibili nelle librerie per settembre (e in quali zone).
capture della piattaforma gestita dall'aie
Notate cosa si legge in fondo alla pagina:
La banca di dati consultabile su questo sito è di esclusiva proprietà dell’Associazione Italiana Editori.
Questo meccanismo comporta che la percentuale di testi destinata al macero sia infinitamente più bassa rispetto a quella (scandalosamente enorme) dell’editoria varia.

Visto che non sono gli studenti a decidere l’acquisto di un testo, è importante capire cosa sia il testo digitale nell’immaginario degli insegnanti, in definitiva ciò che conta è quello che ne pensano loro.
Per poter pensare però devono essere informati, e da chi sono informati i docenti? Dai rappresentanti delle case editrici (più son grandi più possono contare su una buona rete di vendita) che hanno tutto l’interesse a disinformare, e dai media – lobby editoriali, peggio che andar di notte.
Quindi, con le poche informazioni (distorte) che hanno cosa pensano?
Qui devo fare qualche premessa:
-premesso che si tende a dividere sommariamente i docenti in due macrocategorie: i bravi docenti e i docenti zavorra, e che le tecnologie didattiche non spostano la situazione, nonostante il motto “la LIM ti salverà”.
- premesso che le scuole non sono adeguatamente informatizzate, che il ministro fa le nozze con i fichi secchi, e gli insegnanti sono stati lasciati abbastanza soli in questa fase di cambiamento.
- premesso che il cambiamento intimorisce molti ed entusiasma pochi, e che se non lo si gestisce adeguatamente il caos è assicurato.
- premesso che è mia personale convinzione che i docenti bravi, e quelli che si lasciano entusiasmare sono sì pochi, ma molti di più di quanti è dipinto dai media embeddati,
- e premesso anche che questa “imposizione” dei testi digitali è stata inserita in una riforma che millanta il proprio nome, e che come tale dalla scuola è tutt’altro che condivisa (e questo fa si che molti gettino il bambino con l’acqua sporca)

premesse tutte queste cose il mio personalissimo, e certamente limitato, punto di osservazione mi ha portata a identificare 4 categorie, che rappresentano 4 diverse percezioni del testo digitale scolastico.

1) sotto vuoto spinto – questi non li si raggiungerà mai (sono luddisti che mai useranno un testo digitale, e mai una LIM, semplicemente perché si fanno un vezzo del non saper accendere un computer).
2) insegnanti bravi e attivi impegnati però soprattutto nelle politiche scolastiche (e meno male)
3) insegnanti attenti che hanno percepito il testo scolastico come la versione digitale del testo tradizionale, e che perlopiù la rifiutano.
4) come sopra, che però non credono sia possibile che le cose stiano esattamente così, ed essendo tendenzialmente più competenti da un punto di vista informatico, e magari appassionati di tecnologie didattiche, intuiscono che si può fare di più.

L’opinione degli insegnanti che hanno partecipato allo Schoolbookcamp infatti era unanime: un coro di “no pdf”, non come formato tout court, ma come concetto di testo tradizionale distribuito digitalmente. È chiaro agli insegnanti navigati e naviganti che i vantaggi del peso/costo sono marginali rispetto ad altri benefici che il testo digitale può garantire, e sono quelli che vogliono.

Un accento sulla questione accessibilità
Gli insegnanti dei quali stiamo parlando si rendono anche conto del problema dell’accessibilità, e in modo anche più ampio di quello di solito considerato: non solo disabilità sensoriali ma anche quelle di tipo cognitivo, e intuiscono che un prodotto digitale può essere concepito in modo da essere utile a un bambino dislessico, o con problemi che rientrano nello spettro autistico, senza impoverire il normodotato. Questo è importante, senza impoverire, e ne sta parlando la dottoressa Fiore nell’aula accanto alla nostra.
Non sanno magari come, ma intravedono che deve esserci questa possibilità.

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  noa

Noa Carpignano è l'editore che ha creato BBN: la prima casa editrice italiana che pubblica testi scolastici digitali. Ne è amministratore e art director, lavora in un nido d'aquila in riva al mare appesa a un paio di Mac. Per saperne di più puoi leggere una sua intervista QUI o vedere il suo profilo su LinkedIn.