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	<title>Currenti calamo &#187; sassolino nella scarpa</title>
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		<title>Prof e alunni, amicizia vietata su Facebook</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 20:07:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>noa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggo oggi su laRepubblica di una circolare scolastica che vieta l&#8217;amicizia tra allievi e insegnanti su Facebook. Probabilmente in un altro momento non ci avrei fatto caso, l&#8217;avrei licenziata in un attimo sotto la voce &#8220;imbecillità&#8221; per dimenticarmene subito dopo. Ma proprio oggi stiamo testando su DidaSfera (per chi non conosce l&#8217;ambiente didattico digitale leggere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1129" style="border: 1px solid black;" title="social_FB_repubbl" src="http://noa.bibienne.net/files/social_FB_repubbl.jpg" alt="" width="469" height="229" /></p>
<p><strong>Leggo oggi su <a href="http://www.repubblica.it/scuola/2011/12/06/news/prof_alunni_facebook-26155010/?ref=HRERO-1" target="_blank">laRepubblica</a> di una circolare scolastica che vieta l&#8217;amicizia tra allievi e insegnanti su Facebook</strong>.<br />
Probabilmente in un altro momento non ci avrei fatto caso, l&#8217;avrei licenziata in un attimo sotto la voce &#8220;imbecillità&#8221; per dimenticarmene subito dopo.<br />
Ma proprio oggi stiamo testando su DidaSfera (per chi non conosce l&#8217;ambiente didattico digitale leggere <a href="http://noa.bibienne.net/2011/10/23/didasfera-primo-post-la-piattaforma-bbn/" target="_blank">questo post</a>) la nuova funzione che consente agli insegnanti di creare gruppi di lavoro, ad esempio dei gruppi-classe, e di condividere percorsi e documenti.<br />
In effetti quest&#8217;area di DidaSfera è un social network <a href="http://noa.bibienne.net/2011/10/27/didasfera-terzo-post-strumenti-e-social-learnig/" target="_blank">dedicato</a>, protetto, è legata ai testi scolastici e i ragazzi non possono fare l&#8217;upload delle loro foto estive (gli insegnanti sì, ma dubito che condividano come materiale didattico le loro foto in costume da bagno). Quindi decadono tutti i pretesti che hanno portato a questa circolare: è un ambiente di apprendimento, e non consente deviazioni.<br />
Facebook è oggettivamente un&#8217;altra cosa, ma non solo perché non ha i libri di scuola digitali dentro, e neppure per le caratteristiche tecniche e le funzionalità del lato social, che sono molto simili, la diversità dipende piuttosto dal loro utilizzo (e dalle possibilità che in fase di progettazione abbiamo scelto di dare o non dare a determinati utenti, diverse per allievi e docenti). Ma delle caratteristiche social di DidaSfera parleremo in un altro post, il punto ora è un altro: cosa vuol dire dare amicizia su Facebook?<br />
Se abitiamo tutti la rete, con che criterio decidiamo che in un luogo ci conosciamo e in un altro no? Abbiamo bisogno di una circolare?<br />
Anche a scuola abbiamo ambienti condivisi, e non solo le classi dove il ruolo è dichiarato,  pensiamo ai corridoi: i ragazzi di solito non vanno a far cagnara in sala professori, ma nei corridoi, durante l&#8217;intervallo, si ritengono liberi. Nonostante questo sono consapevoli del fatto che meglio non fare a botte, e che per calarsi le brache è bene andare in bagno. Ecco, Facebook è un corridoio, è la pausa caffè e, a volte, l&#8217;incontro fortunato. Imbecille è chi si cala le brache pubblicamente, su FB come in qualsiasi altro luogo in rete o in strada, vale per tutti, adulti e ragazzini.<br />
E poi, cosa vuol dire &#8220;<em>È rispetto per i ragazzi, per il loro mondo, che non deve essere invaso dagli adulti, genitori compresi</em>&#8220;?<br />
Perché si pensa che Facebook è &#8220;il loro mondo&#8221;? Allora non entriamo a prendere il caffè nel bar sotto alla scuola perché ci sono quelli di quarta che si raccontano come hanno passato il weekend, e potremmo scoprire che sono andati a sciare invece di prepararsi per la verifica di mate? O non prendiamo più l&#8217;autobus perché a quell&#8217;ora è pieno di ragazzi che vanno al liceo? E devono potersi sbaciucchiare, canzonare l&#8217;insegnante di turno o, sia mai, passarsi un po&#8217; di fumo?<br />
O decidiamo semplicemente di non confonderci fra loro, abbigliamento, gestualità e gergo compreso, e di non prenderli a pacche sulle spalle?<br />
Poi, su Facebook, ci sono docenti che preferiscono non dare amicizia ai loro allievi, altri che scelgono di dare amicizia solo agli ex (allievi), e ragazzi che per scelta non chiedono amicizia agli insegnanti. Lo stesso vale per i genitori. Ma sono scelte personali, sappiamo che c&#8217;è chi approva la richiesta di amicizia di chiunque, c&#8217;è chi rende il profilo pubblico e chi lo tiene blindato, e tutte le vie di mezzo che lo strumento consente.<br />
È la libertà di scegliere chi salutare e chi no, a chi raccontare cosa e perché, anche seduti ad un tavolo con davanti un bicchiere di birra, anche agli allievi, anche agli insegnanti.<br />
Non servono circolari per questo.<br />
Voglio la libertà di scegliere e penso anche che avere insegnanti e genitori fra gli amici possa educare i rampolli (ma anche insegnanti e genitori) a non vomitare in bacheca. Già questo sarebbe un successo.<br />
Se poi tutti imparassero a gestire le opzioni della privacy non ci sarebbero tante rogne. Ci sono le istruzioni.<br />
E ci sono due opuscoli, buoni per tutti, ragazzi e adulti, disponibili sul sito del Garante della Privacy: uno sugli effetti collaterali dei <a href="http://noa.bibienne.net/files/social.pdf" target="_blank">social network</a>, uno sulla <a href="http://noa.bibienne.net/files/vademecum_privacy_scuola.pdf" target="_blank">privacy a scuola</a>.<br />
Ma è sempre più facile proibire che educare.<br />
Oggi hanno sequestrato il cellulare a mio figlio. Lui lo tiene sempre spento durante le ore di lezione, lo accende quando prende il pullman per la mensa o per la scuola di danza. Stamattina però un&#8217;insegnante è arrivata con venti minuti di ritardo e, nel bighellonare generale, lui lo ha acceso per farsi un giochino. Un altro insegnante che passava in corridoio ha, giustamente, buttato un occhio nella classe scoperta, e così lui è finito come pinocchio fra i gendarmi, imparando che non importa se è spento, o se in quel momento non c&#8217;è lezione&#8230;  è proprio vietato portarlo a scuola, l&#8217;infernale aggeggio (e non è vero).<br />
E tocca a me, domani, andare a scuola per il dissequestro.<br />
Dalle 9,30 alle 11, mi dicono, che sono gli orari di segreteria.<br />
Tanto le mamme non hanno niente da fare no?</p>
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		<title>La fobia del diritto d&#8217;autore e la scuola.</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 12:58:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>noa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si parla di Siae, ma pochi conoscono l&#8217;AIDRO. Dal sito: AIDRO è l’associazione italiana che tutela i diritti di riproduzione delle Opere librarie e periodiche. Ha due principali ambiti di attività: • le azioni di contrasto contro la pirateria libraria • la gestione, per conto degli autori ed editori associati, dei diritti di riproduzione in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1107" style="border: 1px solid black;" title="aidro" src="http://noa.bibienne.net/files/aidro.jpg" alt="questa è l'immagine del pdf del vademecum " width="250" height="355" /></p>
<p>Si parla di Siae, ma pochi conoscono l&#8217;AIDRO.</p>
<p>Dal <a title="sito dell'AIDRO" href="http://www.aidro.org/AIDRO/Chisiamo.aspx" target="_blank">sito</a>:</p>
<blockquote><p>
AIDRO è l’associazione italiana che tutela i diritti di riproduzione delle Opere librarie e periodiche.</p>
<p>Ha due principali ambiti di attività:<br />
• le azioni di contrasto contro la pirateria libraria<br />
• la gestione, per conto degli autori ed editori associati, dei diritti di riproduzione in fotocopia delle opere librarie per uso professionale o commerciale, nei casi quindi che vanno oltre la riserva di legge concessa alla SIAE (uso personale entro il limite del 15% di ciascun libro o rivista). AIDRO offre un sistema di licenze studiato per soddisfare le diverse esigenze del mercato.<br />
Creata nel 1989 da Autori ed Editori, nel 2004 si è dotata di uno statuto modificato per cercare di rispondere meglio alle sfide poste ora anche dalle nuove tecnologie. Nuovi mezzi pongono difatti ora nuovi problemi all’editoria sul fronte dell’antipirateria, poiché hanno reso più economiche e fedeli le copie pirata e più facile la diffusione delle stesse.</p>
<p>Socio di AIDRO è AIE (Associazione Italiana Editori).</p>
<p>AIDRO tutela i propri associati pure nei confronti della pirateria informatica delle Opere librarie, mettendo a punto strumenti sempre più sofisticati di controllo. Sono attualmente allo studio – grazie alla collaborazione con alcune consorelle estere – soluzioni efficaci per la gestione dei diritti in ambiente digitale, in particolare per soluzioni di print on demand.</p></blockquote>
<p>Bene.</p>
<p>Questi signori hanno pubblicato un decalogo per il mondo della formazione. Penso che tutti i docenti e i dirigenti dovrebberlo leggerlo.</p>
<p>La cosa che mi fa sorridere è che anche il pdf del breve &#8220;vademecum per la formazione&#8221;, scaricabile <a href="http://www.aidro.org/topmenu/DOCUMENTI.aspx" target="_blank">QUI</a>, è un file protetto.</p>
<p>Quindi se io volessi citarne un pezzettino, volessi copiaincollare qui due righe significative, non lo posso fare. Perché, cari i miei insegnanti, dovete sapere che anche la redazione di quelle &#8220;semplici&#8221; regole (cito dal decalogo) è costata fatica e sudore, e trattasi di opera di ingegno.</p>
<p>Quando si dice avere il chiodo fisso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>p.s. ho provato ad aprire il file con photoshop per creare l&#8217;immaginetta della prima pagina e mi chiede la password <img src='http://noa.bibienne.net/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /><br />
quindi ho fatto una capture dello schermo, speriamo che non mi mandino una contravvenzione <img src='http://noa.bibienne.net/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':P' class='wp-smiley' /> </p>
<p>p.p.s. ma non è che l&#8217;intento è quello di non farlo circolare, di non farlo leggere? forse conviene loro incassare le (salate) multe&#8230;</p>
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		<title>Mi pigliasse lo sconforto</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 02:23:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In questi giorni mi capita spesso di sentire un&#8217;amica sconfortata e non posso fare a meno di pensare a un mio vecchio fidanzato, così come da anni succede ogni volta che la parola &#8220;sconforto&#8221; arriva alle mia mente. E anche quando il sentimento mi coglie, raramente assai e dura appena qualche minuto, io penso a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni mi capita spesso di sentire un&#8217;amica sconfortata e non posso fare a meno di pensare a un mio vecchio fidanzato, così come da anni succede ogni volta che la parola &#8220;sconforto&#8221; arriva alle mia mente. E anche quando il sentimento mi coglie, raramente assai e dura appena qualche minuto, io penso a lui e sorrido.<br />
È una storia che risale a tanto, tanto, tantissimo tempo fa. Dopo vari tira e molla a un certo punto decisi di sparire, e senza una parola, senza uno straccio di spiegazione. No, non ne vado fiera ma all&#8217;epoca evidentemente non ero in grado di darne.<br />
Sono passati anni, altre storie, un altro figlio, una vita insomma, e da tempo so cosa non poteva funzionare: lo sconforto su di me non attacca. E lui era lo sconforto fatto persona, tanto che così lo avevano argutamente soprannominato i suoi commilitoni durante la naja.<br />
Allora, visto che io dagli adolescenti che giocavano a fare gli esistenzialisti ho sempre girato al largo, e poi – aggravante – non si era neppure più adolescenti, sono fuggita a gambe levate. Peccato però, perché mi piaceva tanto. E in effetti oggi credo che sia l&#8217;unico &#8220;sconforto&#8221; al quale potrei abbandonarmi per più di cinque minuti. Ma non molti di più eh! <img src='http://noa.bibienne.net/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':P' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Tutto questo per dire che non è facile deprimermi e che è inutile provarci.</p>
<p>Ho ricevuto recentemente una squallida mail da un contatto professionale che non ho mai incontrato personalmente, una mail sgradevole nei toni e menzognera nei contenuti, scritta con il chiaro unico intento di ferirmi.<br />
Non ho neppure risposto, ma pubblico per l&#8217;autore della meschina missiva un&#8217;immagine che vale tutte le poche parole che potrei sprecare solo ne avessi la voglia e il tempo.</p>
<p><img src="http://noa.bibienne.net/files/unbeccoda.jpg" alt="" title="an bèc da milalire" width="490" height="231" class="aligncenter size-full wp-image-1018" /></p>
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		<title>eBookFest: così bello che viene subito clonato.</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 17:14:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[È passata solo una settimana dalla chiusura dell&#8217;ebookfest e già nascono le imitazioni. Oh, dico io, visto che esiste il &#8220;Festival di Sanremo&#8221; potremmo inventarci il &#8220;SanremoFest&#8221;, ma non credo che ce la farebbero passare liscia. Qualcuno invece visto che c&#8217;è l&#8217;eBookFest si è inventato il Festival dell&#8217;eBook. Ok, non è la stessa cosa (e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://noa.bibienne.net/files/Festival_ebook.jpg" alt="" title="Festival_ebook" width="480" height="186" class="alignnone size-full wp-image-973" /><br />
È passata solo una settimana dalla chiusura dell&#8217;<a href="http://www.ebookfest.it">ebookfest</a> e già nascono le imitazioni.<br />
Oh, dico io, visto che esiste il &#8220;Festival di Sanremo&#8221; potremmo inventarci il &#8220;SanremoFest&#8221;, ma non credo che ce la farebbero passare liscia. Qualcuno invece visto che c&#8217;è l&#8217;eBookFest si è inventato il <a href="http://www.newnotizie.it/2010/09/19/1%C2%B0-festival-nazionale-dellebook-ad-abbadia-san-salvatore/">Festival dell&#8217;eBook</a>. Ok, non è la stessa cosa (e meno male perché, giusto per dire, Sanremo è un po&#8217; datato) ma insomma, fa sorridere l&#8217;<em>ingenuità</em> con la quale ora lo lanciano sulla scia. Ma, dicono, loro sono i primi eh! </p>
<p>Però noi sappiamo che ci sono cose dell&#8217;eBookFest di Fosdinovo che non possono essere clonate, non fosse altro perché non dipendono dagli organizzatori. E sappiamo che chiunque sia stato presente ne sa citare almeno una.<br />
Buon lavoro quindi, noi che abbiamo già dato ce ne stiamo qui a riposare contando le&#8230; pecorelle.</p>
<p><em>nota per google: sto parlando del Festival dell&#8217;ebook di Abbadia San Salvatore <img src='http://noa.bibienne.net/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </em></p>
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		<title>Un post che non avrei voluto fare.</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Aug 2010 13:28:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono giorni che tempero la matita attendendo buone notizie che non sono arrivate. Giorni di solleciti, qualcuno da parte mia, qualcuno da parte di Alessandro Vigiani che ha proposto e stava organizzando (e avrebbe moderato) la tavola rotonda (in occasione dell&#8217;eBookFestdi Fosdinovo). Ma questa tavola rotonda non s&#8217;ha da fare, dicono gli editori interpellati. Sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://noa.bibienne.net/files/limoni.jpg" alt="" title="limoni" width="480" height="398" class="aligncenter size-full wp-image-948" /></p>
<p>Sono giorni che tempero la matita attendendo buone notizie che non sono arrivate.<br />
Giorni di solleciti, qualcuno da parte mia, qualcuno da parte di Alessandro Vigiani che ha proposto e stava organizzando (e avrebbe moderato) la tavola rotonda (in occasione dell&#8217;<a href="http://www.ebookfest.it">eBookFest</a>di Fosdinovo).<br />
Ma questa tavola rotonda non s&#8217;ha da fare, dicono gli editori interpellati.<br />
Sono convinti di non aver niente da dire o hanno paura dei fantasmi del castello?<br />
Quali scheletri hanno paura che i loro redattori possano portare alla luce?<br />
Principato, De Agostini, Mondadori Education: sono tre dipendenti di queste case editrici che non hanno ottenuto il permesso per partecipare a un incontro che avrebbe cercato di far luce sulle nuove competenze redazionali che l&#8217;editoria digitale comporta. Specialmente nella scolastica dove il lavoro redazionale è particolarmente significativo.<br />
A due di loro che avevano interrogato i vertici aziendali circa l&#8217;opportunità di intervenire alla tavola rotonda non è mai giunta risposta, a una il consenso è stato esplicitamente negato.<br />
Che dire? grazie.<br />
Avete, ancora una volta, dimostrato qualcosa.</p>
<p>E io mi son tolta un altro sassolino nella scarpa. Avrei preferito la tavola rotonda, ma prometto, e sia di monito, che la prossima volta farò nomi e cognomi.<br />
Nel frattempo vi mando a succhiarvi un limone.</p>
<p><strong>Aggiornamento del 16 settembre</strong>, mi scuso per non averlo fatto prima, ma sono stati giorni impegnativi&#8230; <img src='http://noa.bibienne.net/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>La tavola rotonda è stata fatta, anche grazie Giunti editore che ha letto questo post rilanciato su FB e ha dato la sua disponibilità:<br />
“<strong>Re-inventare la redazione”</strong>: nuove competenze redazionali per l’editoria scolastica digitale<br />
Filippo Cabiddu (<em>Capoverso</em>) , Elena Asteggiano (<em>redattrice editoriale</em>), Giuseppe Dino Baldi (<em>Giunti Scuola</em>) modera Alessandro Vigiani (<em>Docente master editoria Università Cattolica di Milano e collaboratore Mondadori Education</em>). </p>
<p>L&#8217;elenco delle tavole rotonde è visibile <a href="http://www.ebookfest.it/tavole-rotonde/">QUI</a></p>
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		<title>eBook: visto che mi costa di meno lo paghi di più.</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 21:53:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Bene ha fatto, il ratto, a intitolare il post &#8220;oK, il prezzo è giusto?&#8220;, anche se di altra Iva si tratta. In questo documentato post ha indagato il rapporto tra i prezzi di alcuni ebook con le corrispondenti versioni cartacee. Si scopre che quello che viene chiamato sconto, un po&#8217; impropriamente e non solo da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://noa.bibienne.net/files/soldi_regalati.jpg" alt="" title="soldi_regalati" width="450" height="285" class="alignnone size-full wp-image-938" /></p>
<p>Bene ha fatto, <a href="http://tanadelratto.blogspot.com/2010/07/ok-il-prezzo-e-giusto.html">il ratto, a intitolare il post &#8220;<strong>oK, il prezzo è giusto?</strong>&#8220;</a>, anche se di altra Iva si tratta.<br />
In questo documentato post ha indagato il rapporto tra i prezzi di alcuni ebook  con le corrispondenti versioni cartacee.<br />
Si scopre che quello che viene chiamato sconto, un po&#8217; impropriamente e non solo da lui, varia dal 40% al 50%, con criteri diversi tra i vari editori. Compreso uno che abbatte i prezzi subito dopo la pubblicazione del post.<br />
Nei commenti c&#8217;è chi auspica una riduzione ulteriore: il prezzo di un ebook dovrebbe essere circa un terzo del corrispondente cartaceo. Non è una valutazione oggettiva, ma la percezione del valore di un lettore (personalmente sono d&#8217;accordo). Un altro lettore scrive: </p>
<blockquote><p>In fondo basterebbe avere qualche insider che ci sappia dire alcune cose:<br />
Spariscono alcuni costi, tipo distribuzione, stampa ecc ecc.<br />
Quanto valgono quei costi? X?<br />
Allora prezzo E book uguale prezzo libro carta meno X.</p></blockquote>
<p>No, secondo me non è proprio così. E non solo per la questione dell&#8217;IVA al 20% invece che al 4%, ma anche perché le piattaforme distributive – a partire da Zinio per arrivare alle recenti nostrane – pretendono una fetta che va dal 45% al 60% del prezzo di copertina.<br />
Taglieggiando così i piccoli editori e quelli &#8220;nati digitali&#8221;: proprio quelli che non avendo grosse strutture da mantenere/convertire sono più elastici e potrebbero giocare un ruolo fondamentale nell&#8217;abbattimento dei prezzi. La grande piattaforma, a fronte di una visibilità che il piccolo editore sul suo sito non potrebbe avere, pretende un pizzo insostenibile.</p>
<p>Aggiungo anche, poiché sono in vena di togliermi qualche sassolino dalla scarpa, che l&#8217;ottima analisi del ratto non ha preso in considerazione la nuova piattaforma ebook.it (ultima arrivata pur spacciandosi per prima) sulla quale capitano cose ancora diverse.<br />
Testi editi dalla piattaforma stessa (cioè l&#8217;editore è ebook.it stesso), di opere con diritti d&#8217;autore ormai scaduti, costano cifre bizzarre.<br />
L&#8217;edizione in PDF dell&#8217;opera di Garibaldi &#8220;I Mille&#8221; costa 9,00 euro, quando l&#8217;edizione cartacea della Delfino costa 14,90 e su Liber liber la si scarica  gratuitamente in più formati.<br />
Ma clamoroso è il caso dell&#8217;opera del Manzoni &#8220;Storia della Colonna Infame&#8221;,  anche questa senza più diritti e <a href="http://www.liberliber.it/biblioteca/m/manzoni/index.htm">scaricabile gratis su Liber Liber</a>, che troviamo nella biblioteca cartacea BUR a 4,90 (scontata a <a href="http://www.ibs.it/code/9788817035057/manzoni-alessandro/storia-della-colonna-infame.html">3,67 se comprato online su IBS</a>), ma che con grande piacere possiamo acquistare su <a href="http://www.ebook.it/Classic/10/Storia_della_colonna_infame.html">ebook.it</a> in versione PDF alla modica cifra di 9,00 euro.<br />
Oppure &#8220;Dei delitti e delle Pene&#8221; di Beccaria (BUR euro 5,90 scontati su IBS a 4,42) e scaricabile su ebook.it, sempre e solo in pdf, a 9,00 euro.</p>
<p>Adda venì Baffone, e questa volta verrà da ovest, e allora sì ci sarà da ridere.<br />
Magari se ne parla a settembre a <a href="http://www.ebookfest.it">Fosdinovo</a>.</p>
<p>Per finire, giusto per puntualizzare, anche noi su BBN abbiamo qualche testo ormai libero da diritti, purtroppo solo in formato PDF (e altri sono in arrivo).<br />
Ma sono gratis.</p>
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		<title>Della danza e delle mamme.</title>
		<link>http://noa.bibienne.net/2010/06/09/della-danza-e-delle-mamme/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 22:29:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>noa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una comunità è cosa complicata. Mettere d&#8217;accordo tutti non è facile, per quanto poche persone si sia. Tutti noi abbiamo vissuto la frustrante esperienza di una riunione di condominio o di un consiglio di classe. Neanche gli interessi condivisi sono un collante, quando ciascuno poi si rifiuta di guardare al di là della siepe del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://noa.bibienne.net/files/ioio_danza_castiglioncello.jpg" alt="ioio_danza_castiglioncello" width="500" height="335" class="alignnone size-full wp-image-896" /></p>
<p>Una comunità è cosa complicata.<br />
Mettere d&#8217;accordo tutti non è facile, per quanto poche persone si sia. Tutti noi abbiamo vissuto la frustrante esperienza di una riunione di condominio o di un consiglio di classe.<br />
Neanche gli interessi condivisi sono un collante, quando ciascuno poi si rifiuta di guardare al di là della siepe del proprio misero orticello.<br />
Capita così che anche una manciata di mamme, una decina, pur condividendo molte cose (l&#8217;interesse delle figlie per la danza, la ricerca del benessere e della felicità delle stesse, gli sbattoni settimanali per accompagnarle, i costi non indifferenti) non ne condividano però abbastanza.<br />
Capita così che una manciata di bambine e un maschietto (<a href="http://winioio.wordpress.com">il mio</a>), che lavorano da un anno alla preparazione di un concorso, rischiano di non poter partecipare perché un paio di madri dieci giorni prima – a coreografia già fatta, siamo alle ultime prove – decidono che le loro figlie non partecipano, perché &#8220;ci sono cose più importanti di un concorso di danza&#8221;.<br />
E alle legittime rimostranze dell&#8217;insegnante rispondono rivendicando tutti i loro diritti sulle minori e si difendono dicendo che tanto le loro figlie non faranno mai le ballerine, che loro le mandano a danza solo perché facciano un po&#8217; di movimento.<br />
Ma se le mandassero a far nuoto, a correre semplicemente in un prato dietro ad una palla non sarebbe meglio? Meno impegno, meno soldi&#8230;<br />
Oppure, per carità, che le mandino pure a far danza, ma lo dicano subito, all&#8217;inizio dell&#8217;anno e di tutti gli anni a venire: mia figlia viene per sgambettare un po&#8217;, ma non tenetela presente per concorsi, spettacoli ecc.<br />
E no, questo non lo fanno, perché la pupattola potrebbe rimanerci male, allora tirano pacchi all&#8217;ultimo momento, così ci rimangono male tutti gli altri.<br />
Eh, un battesimo signora mia, sia mai che si offendano i parenti. Se invece salta il concorso per tutte le altre pazienza, in fondo cosa sarà mai, è solo danza.<br />
Tre anni fa, in questi giorni, ho ricevuto una telefonata alle 6 del mattino: era morto mio padre. Avremmo dovuto saltare in macchina e correre a Torino, se non (più) per lui, per l&#8217;anziana madre, appena rimasta vedova.<br />
E invece ho caricato il figlio in macchina e l&#8217;ho portato a Massa, senza dirgli nulla del nonno, per le prove in teatro: la sera c&#8217;era lo spettacolo. E non l&#8217;ho fatto solo per lui, ma per tutti: come si fa a sostituire uno a poche ore dallo spettacolo? The show must go on.<br />
Solo il mattino dopo siamo partiti per Torino.<br />
E io non lo so se mio figlio farà mai il ballerino, o se sta sgambettando solo un po&#8217;, ma intanto si è preso degli impegni con l&#8217;insegnante e con le compagne, ed è bene che impari a mantenerli. Con questo non voglio dire che non possa capitare anche a mio figlio di tirar pacco a un concorso, ma deve avere due gambe rotte. Una deve rompersela lui e l&#8217;altra gliela rompo io per punizione, con quello che ho speso – oltretutto – per i costumi.<br />
Altro che palle.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Preghiera alle Apuane</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 23:36:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>noa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Calamandrei dettò un&#8217;epigrafe visibile a Firenze su Villa Triste (via Bolognese), dove vennero interrogati e torturati partigiani e antifascisti da uno speciale reparto della RSI (la 92° legione della Milizia Volontaria, detta &#8220;Banda Carità, dal cognome del comandante, contava circa 200 repubblichini – la maggior parte fu poi processata e condannata). [immagine di Giovanni Baldini, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Calamandrei dettò un&#8217;epigrafe visibile a Firenze su Villa Triste (via Bolognese), dove vennero interrogati e torturati partigiani e antifascisti da uno speciale reparto della RSI (la 92° legione della Milizia Volontaria, detta &#8220;Banda Carità, dal cognome del comandante, contava circa 200 repubblichini – la maggior parte fu poi processata e condannata).<br />
<img class="alignnone" src="http://resistenzatoscana.it/media/fotografie/monumenti/small/firenze_lapide_di_villa_triste_1.jpg" alt="" width="400" height="300" /></p>
<p><span style="color: #666699"><em>[immagine di Giovanni Baldini, Creative Commons - Attribuzione 3.0]</em></span></p>
<p>Una sede simile alla caserma &#8220;Alessando la Marmora&#8221; di via Asti a Torino, dove gli aguzzini della Guardia nazionale repubblicana, al soldo della Gestapo e delle SS torturarono, uccisero, deportarono. Quando i partigiani liberarono Firenze le sevizie proseguirono nella Villa Triste di Milano (una anche a Trieste, a Brescia, a Genova), creata e comandata da un seguace di Mario Carità, Pietro Koch (infatti questa viene chiamata la &#8220;banda Koch&#8221;).<br />
Anche qui c&#8217;è una lapide che ricorda:<br />
<em>Un tragico luogo e una storia drammatica<br />
della resistenza antifascista<br />
nella nostra Milano</em></p>
<p>Amici di Kock e frequentatori della struttura erano l&#8217;attore Osvaldo Valenti e la sua compagna: l&#8217;attrice Luisa Ferida (fucilata dai partigiani).<br />
E per quanto sia controverso il suo ruolo a Villa Triste, certo è che erano entrambi fascisti e lavoravano per il centro cinematografico della RSI.</p>
<p>La destra milanese (nella persona del Presidente del consiglio di Zona 8, tale Claudio Consolini) vuole dedicare una lapide all&#8217;attrice, nel più totale disprezzo della Medaglia d&#8217;Oro della Resistenza con la quale è stata decorata la città.</p>
<p>Detto questo sono molto felice di abitare in un paese che è ancora una roccaforte della sinistra buona, un paese di partigiani, un paese dove la parola &#8220;resistenza&#8221; non è ancora stata svuotata di significato.<br />
Devo dire, però, che è un paese anziano, l&#8217;età media è piuttosto alta, e di tanto in tanto da casa mia – vicina al campanile – odo le campane suonare a morto.<br />
Un altro [partigiano] che se ne va, penso, e volgo una laica preghiera alle montagne che ci sovrastano.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-835" src="http://noa.bibienne.net/files/apuanedalmare.jpg" alt="apuanedalmare" width="400" height="266" /></p>
<p>Una preghiera contro ogni ritorno, scritta per il popolo della lunigiana, e anche questa è di Piero Calamandrei:</p>
<p><strong>Contro ogni ritorno.</strong></p>
<p>Inermi Borgate dell&#8217;Alpe<br />
asilo di rifugiati<br />
prese d&#8217;assalto con i lanciafiamme<br />
arsi vivi nel rogo dei casali<br />
i bambini avvinghiati alle madri<br />
fosse notturne scavate<br />
dagli assassini in fuga<br />
per nascondervi stragi di trucidati innocenti<br />
questo vi riuscì</p>
<p>S. Terenzio, Bergiola, Zeri, Vinca,<br />
Forno, Mommio, Traverde, S.Anna, S.Leonardo<br />
scrivete questi nomi<br />
son le vostre vittorie<br />
ma espugnare queste trincee di marmo<br />
di dove il popolo apuano<br />
cavatori e pastori<br />
e le loro donne staffette<br />
tutti armati di fame e di libertà<br />
vi sfidava beffardo da ogni cima<br />
questo non vi riuscì<br />
ora sul mare son tornati al carico i velieri</p>
<p>e nelle cave i boati delle mine<br />
chiaman lavoro e non guerra<br />
<strong>ma questa pace non è oblio<br />
stanno in vedetta<br />
queste montagne decorate di medaglie d&#8217;oro<br />
al valore partigiano<br />
taglienti come lame<br />
immacolato baluardo sempre all&#8217;erta<br />
contro ogni ritorno.</strong></p>
<p><em>(epigrafe scolpita sul marmo della stele commemorativa delle Fosse del Frigido)</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Seminario CSB, parte 5.</title>
		<link>http://noa.bibienne.net/2010/02/23/seminario-csb-parte-5/</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 22:33:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>noa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[19 febbraio 2010 &#8211; Università di Padova &#8211; Cultura Senza Barriere Seminario: I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola Nell&#8217;abstract mi ero proposta di rispondere a 5 domande, ho quindi sommariamente diviso il mio intervento in 5 parti, e ora viene comodo dividere questo contributo in 5+1 post. 0. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>19 febbraio 2010 &#8211; Università di Padova &#8211; <a href="http://www.culturasenzabarriere.org">Cultura Senza Barriere</a><br />
Seminario: <strong>I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola</strong></p>
<p>Nell&#8217;<a href="http://noa.bibienne.net/2010/02/14/i-libri-liquidi-presente-e-futuro-anteriore-dei-testi-digitali-per-la-scuola/">abstract</a> mi ero proposta di rispondere a 5 domande, ho quindi sommariamente diviso il mio intervento in 5 parti, e ora viene comodo dividere questo contributo in 5+1 post.</p>
<p style="padding-left: 54px">0. <a href="http://noa.bibienne.net/2010/02/23/seminario-csb-premesse/">Premesse</a></p>
<p style="padding-left: 54px">1. <a href="http://noa.bibienne.net/2010/02/23/seminario-csb-parte-1/">Cosa si pensa che siano i testi digitali per la scuola?</a></p>
<p style="padding-left: 54px">2. <a href="http://noa.bibienne.net/2010/02/23/seminario-csb-parte-2/">Cosa invece dovrebbero essere?</a></p>
<p style="padding-left: 54px">3. <a href="http://noa.bibienne.net/2010/02/23/seminario-csb-parte-3/">Come la mettiamo con l’accessibilità?</a></p>
<p style="padding-left: 54px">4. <a href="http://noa.bibienne.net/2010/02/23/seminario-csb-parte-4/">Perché la pirateria non deve far paura?</a></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000">sei qui &#8211;&gt;</span>5. Perché le scuole non devono subire il cambiamento e come possono essere parte attiva?</strong></p>
<p><strong><span style="color: #99cc00">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</span></strong></p>
<p>Come gli insegnanti possono essere parte attiva, e non terminale passivo di iniziative editoriali, quando non ministeriali?</p>
<p><img src="http://noa.bibienne.net/files/2010/02/workflow_primaP.jpg" alt="il disegno rappresenta il flusso commerciale del libro di testo: editore faraone, rappresentanti vampiri, docenti, allievi con icone tipiche di messenger vestite in modo da rappresentare personaggi dell'immaginario collettivo" width="500" height="427" class="alignnone size-full wp-image-750" /></p>
<p>Oggi i libri di testo vengono confezionati dalle case editrici, proposti agli insegnanti dai loro rappresentanti, e adottati per cadere infine, con tutto il loro peso, sulla testa degli allievi <em>[per chiarimenti sull'iconografia utilizzata vedere il video nel post con l'<a href="http://noa.bibienne.net/2010/02/14/i-libri-liquidi-presente-e-futuro-anteriore-dei-testi-digitali-per-la-scuola/">abstract</a>]</em>.  </p>
<p><img src="http://noa.bibienne.net/files/2010/02/workflow_dopoP.jpg" alt="il disegno sposta i personaggi del disegno precedente, da un diagramma di gant si passa a un diagramma con flusso circolare" width="500" height="297" class="alignnone size-full wp-image-751" /></p>
<p>Quando ho iniziato a parlar di libri liquidi, molto tempo fa, profetizzavo un cambiamento radicale nel workflow del libro di testo: contenuti che nascono dalla scuola, che nascono dal “fare”, contenuti che vengono elaborati dall’editore, per poi tornare alla scuola e ritornare all’editore in un flusso continuo di idee e collaborazione.<br />
Anche se sono ottimi i progetti autonomi delle scuole (per esempio Classi 2.0), la figura dell&#8217;editore è bene che non scompaia. Il lavoro dell&#8217;editore infatti non diminuisce con la pubblicazione digitale (poiché l&#8217;editore non è quello che stampa i libri, anche se cartacei), ma aumenta. I suoi compiti principali sono:<br />
1) garantire autorevolezza al testo coinvolgendo anche professionisti esterni ed estranei alla scuola, ad esempio il primo modulo del nostro testo di storia, quello sulla preistoria, è stato verificato da Alberto Salza, un antropologo di indiscussa competenza, mentre il secondo modulo, sulle Civiltà dell&#8217;antico Egitto, è stato revisionato da Alfredo Luvino, egittologo e collaboratore del Museo Egizio di Torino.<br />
2) lavorare a una revisione stilistica, non se la prenda chi insegna: bisogna considerare che alcuni docenti, con gli anni, a forza di tarpare il proprio lessico nello sforzo di farsi capire, impoveriscono il loro linguaggio, inoltre è importante aiutare quelli che non insegnano materie umanistiche e che spesso non sono proprio delle &#8220;buone penne&#8221;. Una revisione può quindi regalare una ricchezza lessicale che, oltre a dare valore al testo diventa un’ulteriore opportunità per lo studente.<br />
3) Reperire le immagini: dove le prendono i ragazzi e i loro insegnanti le immagini che utilizzano producendo il materiale in proprio? tze tze, non si possono rubare al testo della Zanichelli, e poi se sparissero davvero gli editori non esisterebbero neanche più i libri dai quali fotocopiarle <img src='http://noa.bibienne.net/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /><br />
E non è così banale che le scuole abbiano accessi e abbonamenti alle banche immagini, insomma, tra foto e disegni gli apparati iconografici non sono cosa di così poco conto.</p>
<p><img src="http://noa.bibienne.net/files/2010/02/mappa_antropologia.gif" alt="il disegno rappresenta una mappa storico/antropologica" width="550" height="772" class="alignnone size-full wp-image-752" /></p>
<p>4) disegni, carte e mappe: questa è una mappa del modulo di preistoria del quale vi parlavo prima, voglio vedere quella classe che ha le competenze per produrre una mappa così, e poi che si fa? si copia? e se gli editori non pubblicano più materiale di qualità da chi si copia?<br />
5) progetto grafico e impaginazione: non è fondamentale, ci sono testi in giro che sembrano tesine della maturità impaginata su word, ma se c’è un impaginato gradevole, e funzionale come un professionista sa fare, non è meglio?<br />
6) e a proposito di impaginazione, chi rende i materiali accessibili? Non tutti gli insegnanti sono in grado di lavorare file accessibili, finchè si tratta di un file di word, o di una pagina html basta un po’ di buona volontà, ma se si fanno cose più complesse, o si esce dai formati tradizionali&#8230; si stanno mettendo le mani nei capelli fior di grafici  <em>[uno per tutti la nostra bravissima Francesca Cattina]</em></p>
<p>E poi sono anche problemi da affrontare in modo specialistico, come l’accesso alle varie disabilità, e il tipo di lettura che non è più lineare, bisogna tenere presente la tendenza allo scansionamento visivo della pagina, alla frammentazione della lettura, agli elementi che consentono di agganciare parti diverse del discorso creando personalissimi percorsi di lettura.</p>
<p>Tutto questo non può prescindere da un cambiamento nelle dinamiche in classe, abbiamo parlato del ruolo dell’editore, vediamo quello dell’insegnante, perché se è vero che il testo digitale può valorizzare le capacità autoformative degli allievi, non si può certo trascurare la funzione di orientamento del docente. Anche perché stiamo parlando di un ambiente, la rete, che i ragazzi vivono sempre di più come il principale mezzo d’informazione, ma per molti è difficile trovare il filo conduttore e la complessità si fa sconcertante. È l’insegnante che deve quindi in qualche modo riposizionarsi, deve portarsi non più di fronte ma di fianco all’allievo per fare, oltre che da guida, da mediatore culturale tra la tecnologia e i ragazzi, che da parte loro sappiamo essere sempre meno disposti a interpretare il ruolo del vaso da riempire.<br />
È da questo fare, da questo sperimentare, che deve partire il dialogo continuo tra il mondo della scuola e quello dell&#8217;editoria.</p>
<p>Ma il mio concetto di liquidità del testo non è limitato solo al flusso di lavoro, di contributi: bisogna considerare anche la sua perdita di confini fisici dovuta non solo alla scomparsa della sua solidità, ma alla sua permeabilità a contenuti “altri”, alla sua miscelabilità con contentuti “altri”.<br />
Le <strong>connessioni</strong> –che permettono di esplorare– e l’<strong>hackerabilità</strong> –che consente di appropriarsi e rimescolare e sperimentare i contenuti– fanno sì che il testo sia fluido e possa diventare un vero e proprio ambiente di apprendimento.<br />
Allo schoolbookcamp si è parlato di “libro ambiente”, ne hanno parlato <a href="http://semioblog.blogspot.com/">Giorgio Jannis</a> e <a href="http://www.giannimarconato.it/">Gianni Marconato</a> (una visita al sito è raccomandata per chi si occupa di apprendimento) e io penso che la combinazione dei due concetti “libro liquido” e “libro ambiente” sia quella giusta.</p>
<p>Si continua a pensare a testi digitali come a opere da mettere su uno scaffale, pure digitale, ma Andreas Formiconi, università di Firenze, ha scritto in un post a proposito della <a href="http://iamarf.wordpress.com/2009/12/12/assignment-4-bis-la-folksonomy/">Folksonomia</a>:</p>
<blockquote><p>L’intuizione cruciale degli autori di Google è stata riconoscere che in Internet non è necessario piazzare per forza tutto sugli scaffali prima, ma è invece sufficiente lasciare crescere le connessioni da sole ed utilizzarle dopo che queste sono spontaneamente emerse. </p>
<p>Insomma, in Internet non c’è bisogno di scaffali.</p></blockquote>
<p>Ed è con questo pensiero che io vi lascio immaginare il futuro del libro di testo.</p>
<p><strong><span style="color: #99cc00">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
sei alla fine dell&#8217;intervento, <a href="http://noa.bibienne.net/2010/02/22/seminario-csb-premesse/">qui la prima parte</a>.<br />
</span></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Seminario CSB, parte 4.</title>
		<link>http://noa.bibienne.net/2010/02/23/seminario-csb-parte-4/</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 22:32:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>noa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[19 febbraio 2010 &#8211; Università di Padova &#8211; Cultura Senza Barriere Seminario: I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola Nell&#8217;abstract mi ero proposta di rispondere a 5 domande, ho quindi sommariamente diviso il mio intervento in 5 parti, e ora viene comodo dividere questo contributo in 5+1 post. 0. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>19 febbraio 2010 &#8211; Università di Padova &#8211; <a href="http://www.culturasenzabarriere.org">Cultura Senza Barriere</a><br />
Seminario: <strong>I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola</strong></p>
<p>Nell&#8217;<a href="http://noa.bibienne.net/2010/02/14/i-libri-liquidi-presente-e-futuro-anteriore-dei-testi-digitali-per-la-scuola/">abstract</a> mi ero proposta di rispondere a 5 domande, ho quindi sommariamente diviso il mio intervento in 5 parti, e ora viene comodo dividere questo contributo in 5+1 post.</p>
<p style="padding-left: 54px">0. <a href="http://noa.bibienne.net/2010/02/23/seminario-csb-premesse/">Premesse</a></p>
<p style="padding-left: 54px">1. <a href="http://noa.bibienne.net/2010/02/23/seminario-csb-parte-1/">Cosa si pensa che siano i testi digitali per la scuola?</a></p>
<p style="padding-left: 54px">2. <a href="http://noa.bibienne.net/2010/02/23/seminario-csb-parte-2/">Cosa invece dovrebbero essere?</a></p>
<p style="padding-left: 54px">3. <a href="http://noa.bibienne.net/2010/02/23/seminario-csb-parte-3/">Come la mettiamo con l’accessibilità?</a></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000">sei qui &#8211;&gt;</span>4. Perché la pirateria non deve far paura?</a></strong></p>
<p style="padding-left: 54px">5. <a href="http://noa.bibienne.net/2010/02/23/seminario-csb-parte-5/">Perché le scuole non devono subire il cambiamento e come possono essere parte attiva?</a></p>
<p><strong><span style="color: #99cc00">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</span></strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-731" src="http://noa.bibienne.net/files/2010/02/drm.jpg" alt="immagine buffa: rappresenta Mr Bean travestito da Pippi Calzelunghe vestita da pirata" width="450" height="313" /></p>
<p>Tenete presente che io parlo sempre di scolastica, perché per la varia la questione è un po&#8217; diversa.</p>
<blockquote><p>Il testo digitale è un invito alla pirateria, una<br />
volta che scarico il file ne posso fare mille copie.<br />
L’unico modo per tutelare il diritto d’autore è<br />
semplicemente non permettere il download.</p></blockquote>
<p>Il già citato Michele Lessona, De Agostini, consigliere del Gruppo Educativo AIE, <a href="http://www.ipiabernini.it/libri_di_testo.html">sostiene</a> che i file non devono essere scaricati. Ma la discussione vera non è tanto sul download, se permetterlo o meno (anche perché la normativa è stata dirimente su questo punto parlando chiaramente di testi scaricabili), ma sui DRM.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-594" src="http://noa.bibienne.net/files/2009/11/cc_lock.gif" alt="il disegno rappresenta il logo delle licenze CC chiuso con un lucchetto" width="300" height="336" /><br />
C&#8217;è addirittura chi pensa che sia cosa logica applicare DRM su contenuti rilasciati con CC, <a href="http://noa.bibienne.net/2009/11/21/drm-su-creative-commons-lossimoro-imbecille/">che è dir tutto</a>.</p>
<p>I DRM sono dei lucchetti antipirateria, nati per limitare la diffusione illegale dei contenuti soggetti a diritto d&#8217;autore. La storia dell&#8217;industria musicale dovrebbe aver insegnato che non solo sono inutili, ma sono anche dannosi. Però se qualcuno pensa al libro digitale come a un oggetto fatto e finito, pensa di venderlo come tale, e quindi si premura di lucchettarlo.<br />
Ma l’editore che si arrocca sull’idea di vendere un file come fosse un oggetto è miope: dimostra di non aver compreso la natura del prodotto e neppure lo spirito del contesto in cui opera.<br />
Un testo scolastico, così come un testo di divulgazione scientifica, che sia aggiornabile in tempo reale, integrabile nella struttura, permeabile alle idee è il migliore dei testi possibili. L’interattività che un testo di questo tipo consente è così preziosa da rendere qualsiasi tentativo di costrizione un gesto scellerato.<br />
La dissociazione schizofrenica di chi pensa di lavorare in rete senza condividerne lo spirito non può che dare un esito infausto.<br />
<em>[Noi investiamo risorse volentieri anche per pubblicare materiale gratuito. Per fare un esempio, i primi tre moduli del testo di storia sono composti da 416 pagine, mentre le schede free di approfondimento ad essi associate sono composte da un totale di 383 pagine, e chiunque può scaricarle. È il nostro piccolo tributo alla rete. Per questi file abbiamo scelto, in accordo con gli autori, la licenza Creative Commons.<br />
E anche i file non free, quelli dati in licenza alle scuole, non sono protetti in alcun modo, non occorrono password per aprirli o stamparli, non c'è un controllo su quanti computer/dispositivi li possano aprire, non ci sono accrocchi di nessun genere che possano impedirne la copia e la diffusione che, anzi, è incoraggiata.<br />
Inizialmente inibivamo solo la modifica dei file, per poter garantire la correttezza scientifica e la qualità dei contenuti (se qualcuno modificasse i testi scrivendo delle bufale, la credibilità degli autori e della casa editrice sarebbe compromessa), ma stiamo pensando a soluzioni diverse e più libere.]</em></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-259" src="http://noa.bibienne.net/files/2009/02/piratepoetry-med.jpg" alt="piratepoetry-med" width="410" height="323" /></p>
<p>Eppure questo problema è così sentito che nel gennaio del 2009 è nato, per iniziativa governativa, il Comitato Tecnico contro la Pirateria Digitale, meglio sarebbe stato, come <a href="http://lera.bibienne.net/2009/02/18/voglia-di-repressione/">scrive Lera</a> nel post “Il futuro dei contenuti digitali tra voglia di repressione e necessità di sviluppo” creare un Comitato per la regolazione e disciplina dei contenuti digitali.<br />
<em>[Chi è interessato ad approfondire può leggere l'ottimo <a href="http://www.guidoscorza.it/?p=1223">articolo di Bobbio</a> riportato da Guido Scorza]</em></p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;editoria in generale sono ben lontana dall&#8217;avere, e proporre, soluzioni, ma per l&#8217;editoria scolastica la soluzione è sotto il naso di tutti, l&#8217;abbiamo proposta già più di due anni fa.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-733" src="http://noa.bibienne.net/files/2010/02/insegnanti1.jpg" alt="insegnante davanti ad una LIM con il foulard da pirata" width="489" height="463" /></p>
<p><em>[Per praticità copioincollo da un vecchio post] </em></p>
<p>Premesso che NON tutti gli insegnanti sono pirati, incominciamo a dire che le adozioni sono pubbliche: in primavera gli insegnanti scelgono i libri di testo che i ragazzi (le famiglie) dovranno acquistare a settembre. Gli elenchi dei testi adottati in ogni scuola di ogni ordine e grado sono pubblici.<br />
Supponiamo quindi che una scuola di Milano adotti il nostro testo di storia.<br />
La scuola ci chiede la licenza (presidi corsari non ne conosco) e distribuisce i file ai ragazzi. Si tratta di file NON protetti: la nostra licenza ne permette la copia, la stampa e la fotocopia (più altrettanto materiale Creative Commons).</p>
<p>Ora ipotizziamo che uno dei ragazzi del liceo milanese, chiamiamolo Barbanera, e-mulizzi i file, e che un altro ragazzo, che chiameremo Barbagianni, li scarichi.</p>
<p>Caso 1: Barbagianni vive a Milano e frequenta lo stesso liceo di Barbanera.<br />
Caso 2: Barbagianni vive a Bari, o a Venezia, o a Catania e frequenta un liceo che ha adottato lo stesso testo.<br />
Caso 3: Barbagianni vive a… e frequenta un liceo che NON ha adottato questo testo.</p>
<p>E allora?<br />
Caso 1: non ci interessa: se i ragazzi sono compagni di scuola, questa ha già acquistato la licenza per tutti. Che differenza fa quindi se Barbagianni utilizza il file che gli ha passato l’insegnante con la chiavetta usb, o quello identico che ha pescato in un torrente?<br />
Caso 2: Il liceo di Bari, Venezia o Catania che sia, se ha adottato il testo ha anche acquistato la licenza, quindi vedi risposta al caso 1.<br />
Caso 3: Barbagianni studia storia su un altro testo e i motivi per i quali ha scaricato i file possono essere due: o l’ha fatto per errore, quindi li butterà via o finiranno dimenticati in qualche sottocartella, oppure li ha scaricati per leggerli, consultarli, usarli per integrare il testo sul quale studia. Bene, questa è l’unica ipotesi dove potrebbe, secondo i criteri usuali, configurarsi la pirateria. Ma per quanto ci riguarda un ragazzo che sceglie di farsi il download di un libro scolastico, invece che di un gioco, è così raro che il testo gratis se lo merita. E se ce li richiede, al Barbagianni bucaniere, diamo pure gli altri.</p>
<p><span style="color: #800080">[<strong>Addenda per gli studenti</strong> presenti in aula e per quelli che leggeranno questa sbobinatura.<br />
Mi avete sentita sostenere che siamo contrari ai DRM, che la pirateria non è un problema e che un libro di testo è buono se è hackerabile (parte 5), poco dopo avete sentito Guaraldi sostenere che la pirateria è necessaria (come lo fu anche in real life ecc ecc). Ora io non voglio che interpretiate queste idee controcorrente di due bizzarri editori come un invito al brigantaggio: tenete ben a mente che la pirateria è un reato penale, che può costare anche tre anni di patrie galere.<br />
<strong>Ma c'è modo e modo di fare pirateria</strong>, ci sono forme di militanza che non sono perseguibili: condividere idee, buone pratiche e novità osteggiate dalle lobby e quindi non pubblicate sui media mainstream. I canali li avete, da quelli reali (consigli di classe, di istituto, associazioni studentesche) a quelli virtuali (blog, forum e social network), e questi sono potentissimi e costituiscono il vantaggio "rivoluzionario" della vostra generazione. Ma pensate un po' che casino avremmo tirato su se li avessimo avuti noi nel decennio dal '68 al '78 <img src='http://noa.bibienne.net/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> ]</span></p>
<p><strong><span style="color: #99cc00">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
<a href="http://noa.bibienne.net/2010/02/23/seminario-csb-parte-5/">vai alla parte successiva</a><br />
</span></strong></p>
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