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19 febbraio 2010 – Università di Padova – Cultura Senza Barriere
Seminario: I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola

Nell’abstract mi ero proposta di rispondere a 5 domande, ho quindi sommariamente diviso il mio intervento in 5 parti, e ora viene comodo dividere questo contributo in 5+1 post.

0. Premesse

1. Cosa si pensa che siano i testi digitali per la scuola?

2. Cosa invece dovrebbero essere?

3. Come la mettiamo con l’accessibilità?

4. Perché la pirateria non deve far paura?

sei qui –>5. Perché le scuole non devono subire il cambiamento e come possono essere parte attiva?

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Come gli insegnanti possono essere parte attiva, e non terminale passivo di iniziative editoriali, quando non ministeriali?

il disegno rappresenta il flusso commerciale del libro di testo: editore faraone, rappresentanti vampiri, docenti, allievi con icone tipiche di messenger vestite in modo da rappresentare personaggi dell'immaginario collettivo

Oggi i libri di testo vengono confezionati dalle case editrici, proposti agli insegnanti dai loro rappresentanti, e adottati per cadere infine, con tutto il loro peso, sulla testa degli allievi [per chiarimenti sull'iconografia utilizzata vedere il video nel post con l'abstract].

il disegno sposta i personaggi del disegno precedente, da un diagramma di gant si passa a un diagramma con flusso circolare

Quando ho iniziato a parlar di libri liquidi, molto tempo fa, profetizzavo un cambiamento radicale nel workflow del libro di testo: contenuti che nascono dalla scuola, che nascono dal “fare”, contenuti che vengono elaborati dall’editore, per poi tornare alla scuola e ritornare all’editore in un flusso continuo di idee e collaborazione.
Anche se sono ottimi i progetti autonomi delle scuole (per esempio Classi 2.0), la figura dell’editore è bene che non scompaia. Il lavoro dell’editore infatti non diminuisce con la pubblicazione digitale (poiché l’editore non è quello che stampa i libri, anche se cartacei), ma aumenta. I suoi compiti principali sono:
1) garantire autorevolezza al testo coinvolgendo anche professionisti esterni ed estranei alla scuola, ad esempio il primo modulo del nostro testo di storia, quello sulla preistoria, è stato verificato da Alberto Salza, un antropologo di indiscussa competenza, mentre il secondo modulo, sulle Civiltà dell’antico Egitto, è stato revisionato da Alfredo Luvino, egittologo e collaboratore del Museo Egizio di Torino.
2) lavorare a una revisione stilistica, non se la prenda chi insegna: bisogna considerare che alcuni docenti, con gli anni, a forza di tarpare il proprio lessico nello sforzo di farsi capire, impoveriscono il loro linguaggio, inoltre è importante aiutare quelli che non insegnano materie umanistiche e che spesso non sono proprio delle “buone penne”. Una revisione può quindi regalare una ricchezza lessicale che, oltre a dare valore al testo diventa un’ulteriore opportunità per lo studente.
3) Reperire le immagini: dove le prendono i ragazzi e i loro insegnanti le immagini che utilizzano producendo il materiale in proprio? tze tze, non si possono rubare al testo della Zanichelli, e poi se sparissero davvero gli editori non esisterebbero neanche più i libri dai quali fotocopiarle :D
E non è così banale che le scuole abbiano accessi e abbonamenti alle banche immagini, insomma, tra foto e disegni gli apparati iconografici non sono cosa di così poco conto.

il disegno rappresenta una mappa storico/antropologica

4) disegni, carte e mappe: questa è una mappa del modulo di preistoria del quale vi parlavo prima, voglio vedere quella classe che ha le competenze per produrre una mappa così, e poi che si fa? si copia? e se gli editori non pubblicano più materiale di qualità da chi si copia?
5) progetto grafico e impaginazione: non è fondamentale, ci sono testi in giro che sembrano tesine della maturità impaginata su word, ma se c’è un impaginato gradevole, e funzionale come un professionista sa fare, non è meglio?
6) e a proposito di impaginazione, chi rende i materiali accessibili? Non tutti gli insegnanti sono in grado di lavorare file accessibili, finchè si tratta di un file di word, o di una pagina html basta un po’ di buona volontà, ma se si fanno cose più complesse, o si esce dai formati tradizionali… si stanno mettendo le mani nei capelli fior di grafici [uno per tutti la nostra bravissima Francesca Cattina]

E poi sono anche problemi da affrontare in modo specialistico, come l’accesso alle varie disabilità, e il tipo di lettura che non è più lineare, bisogna tenere presente la tendenza allo scansionamento visivo della pagina, alla frammentazione della lettura, agli elementi che consentono di agganciare parti diverse del discorso creando personalissimi percorsi di lettura.

Tutto questo non può prescindere da un cambiamento nelle dinamiche in classe, abbiamo parlato del ruolo dell’editore, vediamo quello dell’insegnante, perché se è vero che il testo digitale può valorizzare le capacità autoformative degli allievi, non si può certo trascurare la funzione di orientamento del docente. Anche perché stiamo parlando di un ambiente, la rete, che i ragazzi vivono sempre di più come il principale mezzo d’informazione, ma per molti è difficile trovare il filo conduttore e la complessità si fa sconcertante. È l’insegnante che deve quindi in qualche modo riposizionarsi, deve portarsi non più di fronte ma di fianco all’allievo per fare, oltre che da guida, da mediatore culturale tra la tecnologia e i ragazzi, che da parte loro sappiamo essere sempre meno disposti a interpretare il ruolo del vaso da riempire.
È da questo fare, da questo sperimentare, che deve partire il dialogo continuo tra il mondo della scuola e quello dell’editoria.

Ma il mio concetto di liquidità del testo non è limitato solo al flusso di lavoro, di contributi: bisogna considerare anche la sua perdita di confini fisici dovuta non solo alla scomparsa della sua solidità, ma alla sua permeabilità a contenuti “altri”, alla sua miscelabilità con contentuti “altri”.
Le connessioni –che permettono di esplorare– e l’hackerabilità –che consente di appropriarsi e rimescolare e sperimentare i contenuti– fanno sì che il testo sia fluido e possa diventare un vero e proprio ambiente di apprendimento.
Allo schoolbookcamp si è parlato di “libro ambiente”, ne hanno parlato Giorgio Jannis e Gianni Marconato (una visita al sito è raccomandata per chi si occupa di apprendimento) e io penso che la combinazione dei due concetti “libro liquido” e “libro ambiente” sia quella giusta.

Si continua a pensare a testi digitali come a opere da mettere su uno scaffale, pure digitale, ma Andreas Formiconi, università di Firenze, ha scritto in un post a proposito della Folksonomia:

L’intuizione cruciale degli autori di Google è stata riconoscere che in Internet non è necessario piazzare per forza tutto sugli scaffali prima, ma è invece sufficiente lasciare crescere le connessioni da sole ed utilizzarle dopo che queste sono spontaneamente emerse.

Insomma, in Internet non c’è bisogno di scaffali.

Ed è con questo pensiero che io vi lascio immaginare il futuro del libro di testo.

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sei alla fine dell’intervento, qui la prima parte.

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19 febbraio 2010 – Università di Padova – Cultura Senza Barriere
Seminario: I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola

Nell’abstract mi ero proposta di rispondere a 5 domande, ho quindi sommariamente diviso il mio intervento in 5 parti, e ora viene comodo dividere questo contributo in 5+1 post.

0. Premesse

1. Cosa si pensa che siano i testi digitali per la scuola?

2. Cosa invece dovrebbero essere?

3. Come la mettiamo con l’accessibilità?

sei qui –>4. Perché la pirateria non deve far paura?

5. Perché le scuole non devono subire il cambiamento e come possono essere parte attiva?

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immagine buffa: rappresenta Mr Bean travestito da Pippi Calzelunghe vestita da pirata

Tenete presente che io parlo sempre di scolastica, perché per la varia la questione è un po’ diversa.

Il testo digitale è un invito alla pirateria, una
volta che scarico il file ne posso fare mille copie.
L’unico modo per tutelare il diritto d’autore è
semplicemente non permettere il download.

Il già citato Michele Lessona, De Agostini, consigliere del Gruppo Educativo AIE, sostiene che i file non devono essere scaricati. Ma la discussione vera non è tanto sul download, se permetterlo o meno (anche perché la normativa è stata dirimente su questo punto parlando chiaramente di testi scaricabili), ma sui DRM.

il disegno rappresenta il logo delle licenze CC chiuso con un lucchetto
C’è addirittura chi pensa che sia cosa logica applicare DRM su contenuti rilasciati con CC, che è dir tutto.

I DRM sono dei lucchetti antipirateria, nati per limitare la diffusione illegale dei contenuti soggetti a diritto d’autore. La storia dell’industria musicale dovrebbe aver insegnato che non solo sono inutili, ma sono anche dannosi. Però se qualcuno pensa al libro digitale come a un oggetto fatto e finito, pensa di venderlo come tale, e quindi si premura di lucchettarlo.
Ma l’editore che si arrocca sull’idea di vendere un file come fosse un oggetto è miope: dimostra di non aver compreso la natura del prodotto e neppure lo spirito del contesto in cui opera.
Un testo scolastico, così come un testo di divulgazione scientifica, che sia aggiornabile in tempo reale, integrabile nella struttura, permeabile alle idee è il migliore dei testi possibili. L’interattività che un testo di questo tipo consente è così preziosa da rendere qualsiasi tentativo di costrizione un gesto scellerato.
La dissociazione schizofrenica di chi pensa di lavorare in rete senza condividerne lo spirito non può che dare un esito infausto.
[Noi investiamo risorse volentieri anche per pubblicare materiale gratuito. Per fare un esempio, i primi tre moduli del testo di storia sono composti da 416 pagine, mentre le schede free di approfondimento ad essi associate sono composte da un totale di 383 pagine, e chiunque può scaricarle. È il nostro piccolo tributo alla rete. Per questi file abbiamo scelto, in accordo con gli autori, la licenza Creative Commons.
E anche i file non free, quelli dati in licenza alle scuole, non sono protetti in alcun modo, non occorrono password per aprirli o stamparli, non c'è un controllo su quanti computer/dispositivi li possano aprire, non ci sono accrocchi di nessun genere che possano impedirne la copia e la diffusione che, anzi, è incoraggiata.
Inizialmente inibivamo solo la modifica dei file, per poter garantire la correttezza scientifica e la qualità dei contenuti (se qualcuno modificasse i testi scrivendo delle bufale, la credibilità degli autori e della casa editrice sarebbe compromessa), ma stiamo pensando a soluzioni diverse e più libere.]

piratepoetry-med

Eppure questo problema è così sentito che nel gennaio del 2009 è nato, per iniziativa governativa, il Comitato Tecnico contro la Pirateria Digitale, meglio sarebbe stato, come scrive Lera nel post “Il futuro dei contenuti digitali tra voglia di repressione e necessità di sviluppo” creare un Comitato per la regolazione e disciplina dei contenuti digitali.
[Chi è interessato ad approfondire può leggere l'ottimo articolo di Bobbio riportato da Guido Scorza]

Per quanto riguarda l’editoria in generale sono ben lontana dall’avere, e proporre, soluzioni, ma per l’editoria scolastica la soluzione è sotto il naso di tutti, l’abbiamo proposta già più di due anni fa.

insegnante davanti ad una LIM con il foulard da pirata

[Per praticità copioincollo da un vecchio post]

Premesso che NON tutti gli insegnanti sono pirati, incominciamo a dire che le adozioni sono pubbliche: in primavera gli insegnanti scelgono i libri di testo che i ragazzi (le famiglie) dovranno acquistare a settembre. Gli elenchi dei testi adottati in ogni scuola di ogni ordine e grado sono pubblici.
Supponiamo quindi che una scuola di Milano adotti il nostro testo di storia.
La scuola ci chiede la licenza (presidi corsari non ne conosco) e distribuisce i file ai ragazzi. Si tratta di file NON protetti: la nostra licenza ne permette la copia, la stampa e la fotocopia (più altrettanto materiale Creative Commons).

Ora ipotizziamo che uno dei ragazzi del liceo milanese, chiamiamolo Barbanera, e-mulizzi i file, e che un altro ragazzo, che chiameremo Barbagianni, li scarichi.

Caso 1: Barbagianni vive a Milano e frequenta lo stesso liceo di Barbanera.
Caso 2: Barbagianni vive a Bari, o a Venezia, o a Catania e frequenta un liceo che ha adottato lo stesso testo.
Caso 3: Barbagianni vive a… e frequenta un liceo che NON ha adottato questo testo.

E allora?
Caso 1: non ci interessa: se i ragazzi sono compagni di scuola, questa ha già acquistato la licenza per tutti. Che differenza fa quindi se Barbagianni utilizza il file che gli ha passato l’insegnante con la chiavetta usb, o quello identico che ha pescato in un torrente?
Caso 2: Il liceo di Bari, Venezia o Catania che sia, se ha adottato il testo ha anche acquistato la licenza, quindi vedi risposta al caso 1.
Caso 3: Barbagianni studia storia su un altro testo e i motivi per i quali ha scaricato i file possono essere due: o l’ha fatto per errore, quindi li butterà via o finiranno dimenticati in qualche sottocartella, oppure li ha scaricati per leggerli, consultarli, usarli per integrare il testo sul quale studia. Bene, questa è l’unica ipotesi dove potrebbe, secondo i criteri usuali, configurarsi la pirateria. Ma per quanto ci riguarda un ragazzo che sceglie di farsi il download di un libro scolastico, invece che di un gioco, è così raro che il testo gratis se lo merita. E se ce li richiede, al Barbagianni bucaniere, diamo pure gli altri.

[Addenda per gli studenti presenti in aula e per quelli che leggeranno questa sbobinatura.
Mi avete sentita sostenere che siamo contrari ai DRM, che la pirateria non è un problema e che un libro di testo è buono se è hackerabile (parte 5), poco dopo avete sentito Guaraldi sostenere che la pirateria è necessaria (come lo fu anche in real life ecc ecc). Ora io non voglio che interpretiate queste idee controcorrente di due bizzarri editori come un invito al brigantaggio: tenete ben a mente che la pirateria è un reato penale, che può costare anche tre anni di patrie galere.
Ma c'è modo e modo di fare pirateria, ci sono forme di militanza che non sono perseguibili: condividere idee, buone pratiche e novità osteggiate dalle lobby e quindi non pubblicate sui media mainstream. I canali li avete, da quelli reali (consigli di classe, di istituto, associazioni studentesche) a quelli virtuali (blog, forum e social network), e questi sono potentissimi e costituiscono il vantaggio "rivoluzionario" della vostra generazione. Ma pensate un po' che casino avremmo tirato su se li avessimo avuti noi nel decennio dal '68 al '78 :D ]

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19 febbraio 2010 – Università di Padova – Cultura Senza Barriere
Seminario: I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola

Nell’abstract mi ero proposta di rispondere a 5 domande, ho quindi sommariamente diviso il mio intervento in 5 parti, e ora viene comodo dividere questo contributo in 5+1 post.

0. Premesse

1. Cosa si pensa che siano i testi digitali per la scuola?

2. Cosa invece dovrebbero essere?

sei qui –>3. Come la mettiamo con l’accessibilità?

4. Perché la pirateria non deve far paura?

5. Perché le scuole non devono subire il cambiamento e come possono essere parte attiva?

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Si tende a pensare che un file pdf sia per sua natura accessibile.
Niente di più falso, vero è che, ad oggi, solo la suite di Adobe consente di editare pdf accessibili (gli altri software che consentono di esportare pdf non lo fanno).
Per essere però accessibile alle tecnologie assistive un file necessita di particolari accorgimenti, a partire dal progetto grafico, nell’impaginazione su indesign, e poi ancora sul pdf stesso.
Faccio alcuni esempi, senza la pretesa di essere esaustiva.
Parliamo della dignità dei titoli: i vedenti riconoscono il titolo di un paragrafo, e quello di un sottoparagrafo, perché si accorgono che sono scritti in grassetto, magari con un corpo più grande, probabilmente in una posizione precisa o con un motivo grafico che li distingue.
Ma un non vedente non riconosce un titolo per queste caratteristiche e a nulla serve sottolinearlo di rosso.
L’unico modo perché il software riconosca i titoli dal testo corrente, e dia anche loro la giusta dignità, è fare in modo che all’interno del file esista una “struttura”:
1
1.1
1.1.1
2
2.1
che nel nostro caso del pdf diventa H1, H2 ecc come in HTML.
Questo si può ottenere utilizzando gli stili di paragrafo in indesign, e mappando i tag nel pdf.

immagine di impaginato in indesign
[clik per ingrandire]
Questo è un esempio di impaginato su indesign, lavorato per la stampa.

impaginato con evidenziati interventi per l'accessibilità
[clik per ingrandire]
Questo è lo stesso impaginato sul quale sono stati usati alcuni accorgimenti per renderlo accessibile, ad esempio i decori grafici (filetti e amenità assortite) che vengono taggati come artifact.

Tenete presente che io non sono un tecnico, mi tocca fare l’editore :D , quindi non sarò molto precisa in questa spiegazione che vuole essere solo di orientamento. Quello che so lo devo a Livio Mondini, e se qualcuno tra i presenti ha interesse ad approfondire la cosa troverà molte risorse che lui ha generosamente condiviso in rete, a partire dal suo sito.

Altro esempio: le note.
I vedenti, quando leggono il numerino piccino vicino a una parola scelgono se andare a leggere la nota, che può essere in fondo alla pagina, in fondo al capitolo o in fondo al testo. Nel pdf la nota deve avere un collegamento attivo, un link che porti direttamente il lettore vocale a quella specifica nota.
Non solo, il vedente tiene in qualche modo il segno (nel testo tradizionale mette il ditino…) e finita la nota torna a leggere da dove aveva lasciato, questo il non vedente non lo può fare, per questo motivo si mette alla fine della nota un rimando non visibile ai vedenti, ma che le tecnologie assistive leggono, che dice pressoché: “torna al testo”. E un altro link attivo riporta l’utente al testo nel punto esatto dell’interruzione.

accessibilita3
[clik per ingrandire]

Altro esempio ancora: l’ordine del testo.
Immaginiamo un testo su due colonne: il vedente legge la colonna di sinistra e poi incomincia con quella di destra.
Il software invece può scambiarle, e se gli girasse di leggere la prima riga di una e la prima dell’altra, la seconda di una e la seconda dell’altra? un bel problema.
Oppure immaginiamo un testo con di fianco un’immagine (con il testo alternativo!) e, sotto a questa, la didascalia della stessa.
Il software quando arriva all’altezza della didascalia inizia a leggerla, oppure decide di leggerla tra un paragrafo e l’altro a casaccio.
Questo tipo di problemi si risolve se si è data una buona struttura all’inizio, in fase di impaginazione, e lavorando a posteriori sul pdf assegnando e correggendo l’ordine di lettura con strumenti appositi (vedere immagine).

aggiornamento: un post senza pretese di esaustività sulle caratteristiche delle font che facilitano la lettura (dislessia e disabilità cognitive)

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19 febbraio 2010 – Università di Padova – Cultura Senza Barriere
Seminario: I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola

Nell’abstract mi ero proposta di rispondere a 5 domande, ho quindi sommariamente diviso il mio intervento in 5 parti, e ora viene comodo dividere questo contributo in 5+1 post.

0. Premesse

1. Cosa si pensa che siano i testi digitali per la scuola?

sei qui –>2. Cosa invece dovrebbero essere?

3. Come la mettiamo con l’accessibilità?

4. Perché la pirateria non deve far paura?

5. Perché le scuole non devono subire il cambiamento e come possono essere parte attiva?

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immagine di un libro con mouse
Per dire come saranno i testi del futuro bisognerebbe possedere capacità divinatorie che io non ho, ma è logico pensare che con esattezza nessuno lo sa, ciascuno ha le sue visioni, e siamo talmente in pochi (tra gli editori dico) ad averne qualcuna che bisognerà darsi parecchio da fare.
Siamo partiti tutti con i pdf, chi in un modo chi nell’altro, chi con una politica di distribuzione e chi con un’altra, ma quello che conta è che il primo catalogo, povero, di testi digitali è uscito in tempi non sospetti, ben PRIMA cioè delle normative, e se da una parte me ne arrogo il merito (e con soddisfazione perché quando nel 1998 condividevo le mie visioni con un paio di editori per i quale lavoravo mi sono presa della pazza) dall’altra questo significa che non c’è bisogno, e non ci deve essere una imposizione dall’alto perché le cose si evolvano, l’evoluzione – che non si tratta di innovazione – è un processo naturale, con i suoi tempi, e stabilire per decreto che entro due o tre anni tutto sarà diverso è da scellerati.
In questo modo si abilitano le scorciatoie che producono mostri.
Nell’abstract mi proponevo di dimostrare come NON devono essere fatti i testi digitali.

copertina altroconsumo
Nel mese di settembre la rivista Altroconsumo ha pubblicato un’inchiesta sugli ebook a scuola, ci sono stralci di interviste a me, ad Agostino Quadrino di Garamond, e a Michele Lessona:

“Sulla parola ‘digitale’ siamo già pronti”, rassicura Michele Lessona, consigliere del gruppo Educativo dell’Aie (Associazione italiana editori) e presidente di DeAgostini scuola. “Abbiamo i pdf di tutti i nostri libri, vi si possono aggiungere collegamenti ipertestuali, e renderli scaricabili da internet non è un grosso problema”.

Questa è solo una citazione, ma discorsi del genere si sono sentiti da più parti. E in seguito a questa dichiarazione, avevo scritto un post: Te vojo vedè online.

Vediamo allora perché, secondo me, non è corretto mettere online il pdf di stampa.

capture della home del sito di Zanichelli
Zanichelli ha aperto da pochi mesi scuolabook, un sito dove vende alcuni degli ebook del suo gruppo editoriale. Eccone uno:

capture della pagina del sito corrispondente a un supporto di geografia
Il formato scelto è Adobe digital edition, un formato con protezioni antipirateria (e il formato dell’anteprima è pdf – protetto), pesa 23 mega per 82 pagine, ma quanto peserà allora un testo di 600 pagine? mica tutti hanno fastweb eh! E poi, stampa non permessa, copia non permessa. Ok.

Allora ho scaricato il pdf di anteprima di un testo di arte (si tratta sempre di supporti didattici, non di testi adozionali che sarebbero molto più pesanti e commercialmente più “rischiosi” da mettere online). Bisogna dire che è un gran bel cartaceo prodotto, ben fatto, curato, non entro nel merito dei contenuti ma il lavoro editoriale certo si vede.
immagine di una pagina del testo
Il file pesa mediamente 315 kb a pagina, che pare niente ma provate a moltiplicare.
E se pensate che le sottolineature siano link… vi sbagliate.
Allora, io non amo le sottolineature neppure nel cartaceo, preferisco usare semibold, occasionalmente bold, ma il problema è che in un testo digitale le sottolineature hanno un’altro significato. Questo per dire che lavorando un testo per il digitale bisogna cambiare la normativa, altrimenti l’utente va un po’ in confusione…
e, ancora, non c’è un solo testo alternativo alle immagini.
Però hanno aggiunto il © in ogni singola pagina, segno che anche se l’hanno protetto, anche se hanno vietato la stampa, sanno perfettamente che il file è craccabile. No, io non l’ho craccato, per mostrarvi la singola pagina ho fatto una capture dello schermo.

Ora vi faccio vedere un file nato per essere digitale, il formato di queste slide è PDF, scelto appositamente per farvi vedere cosa si può fare [Intendo le slide proiettate al convegno, qui inserisco l'immagine, cliccando sopra potete scaricare il pdf].

in questa pagina c'è il disegno di una semplice prospettiva centrale, cliccando si scarica il file pdf

Queste pagine appartengono a un nostro testo di educazione tecnica per le medie che – essendo nato digitale – pesa 120 kb a pagina, meno della metà del testo che abbiamo visto prima di Zanichelli, nonostante abbia immagini a colori (che pesano di più in compressione di quelle bn) e… filmati QuickTime!
[per vedere i filmati aprire i file con adobe pdf reader (versione recente) e cliccare sul disegno]
Inoltre ci sono link a risorse esterne (non sono ancora attive, questo è materiale sperimentale e l’url è fittizio) e altre forme di interattività.
questa immagine rappresenta una pagina di libro di testo contenente filmati, cliccando si scarica il file pdf
[nota: questi file non sono ancora stati resi accessibili alle tecnologie assistive, per questo mi scuso]

Prendere i file predisposti per la stampa e distillarli semplicemente in bassa risoluzione per tirar fuori un pdf (e quindi un ebook) può anche funzionare per la narrativa, per un romanzo (sempre fingendo di dimenticare l’accessibilità – che con il distiller va a farsi benedire mai ci fosse stata).
Ma per un testo scolastico è sconsigliabile anche per altri motivi, più importanti ancora del peso, vediamoli:

L’impaginato: di solito è pieno di fondini colorati che distinguono parti di testo, glossarietti, box di approfondimento e apparati didattici vari. Sono molto funzionali e vanno benissimo per un testo tradizionale, ma stampati con la epson di casa mangiano inchiostro e se non sono estremamente chiari rendono poco leggibile il testo che vi è posizionato sopra, a meno che non vengano stampati in qualità fotografica (che in tempo e soldi mangia per traverso tutta la famiglia).
A video invece i fondini colorati con il testo sopra creano problemi di accessibilità.

Le immagini: I testi scolastici sono zeppi di immagini, grandi, belle. Ad alta risoluzione. Sono immagini a 300 dpi, scelte per andare in stampa. Diverso il criterio per il testo digitale, meno immagini (piuttosto una gallery aggiuntiva online), un pochino più piccole, scelte con accortezza in modo da poterle comprimere al punto giusto, e non tutte nello stesso modo, ci sono immagini che sopportano una maggiore compressione e altre che per le caratteristiche della foto, o per la ricchezza o la pregnanza del contenuto, richiedono una risoluzione maggiore. E devono essere in RGB, perché il CMYK usato per la stampa le rende meno sature e un po’ smortine.
E poi le immagini devono avere il testo alternativo: nell’impaginato di stampa questo non esiste.

I testi scolastici sono pieni di schemi, ad esempio tabelle, torte, diagrammi ad albero, nel testo tradizionale sono immagini inserite, nel testo digitale sono file vettoriali (si vedono meglio, mantengono sempre la definizione, anche ingrandendo per l’ipovisione, e pesano nulla).
Se si prende il file e lo si distilla “in bassa” tutto insieme e senza distinguo viene fuori ‘na schifezza. E resta comunque pesantissimo, decine di mega.

E poi, diciamolo finalmente, a cosa serve un testo digitale se non si può navigare?
Abbiamo detto che costa meno, vero ed è già qualcosa (qualcuno vuol far credere che non è vero, ma questo è un altro discorso), sicuramente pesa meno, ed è indiscutibilmente un altro vantaggio, ma non sono vantaggi che possiamo offrire semplicemente spremendo il libro sotto una pressa. Se fosse navigabile non sarebbe meglio? E se avesse link ad approfondimenti online da raggiungere con un click?
Un testo digitale deve agevolare l’accesso a una vasta gamma di materiali da consultare (ad esempio glossari o voci enciclopediche, o fonti originali, testi integrali ecc.. ) che non è detto siano solo testo e immagini, ma anche file audio, filmati, mappe concettuali ecc.

A proposito dei file audio:

musica1

Questo testo digitale della Garamond – nato per essere digitale – pesa quanto il testo Zanichelli che abbiamo visto prima, PERO’ ha 50% di pagine in più, immagini a colori, ed è zeppo, ma proprio zeppo, di file musicali.

musica2[cliccare per ingrandire]
Per inserire queste due pagine nelle slide, non come immagine ma nel formato originale per farvi sentire quest’arpa, ho dovuto “estrarle” sproteggendo il .pdf, ma Agostino Quadrino mi perdonerà perché l’ho fatto a fin di bene :)
[Agostino, se mi leggi e mi dai il consenso io le metto scaricabili come ho fatto con le mie, giusto queste due :D ] Agostino ci ha dato il consenso, e io ho aggiornato il post: cliccando sulle pagine scaricate i pdf con i file audio.
In ogni caso il capitolo di saggio è scaricabile dal sito della Garamond.

E se il testo fosse componibile? E se fosse un ciddì tutto navigabile come come un sito, con audio e giochi didattici? E se… tante tante cose si possono, si devono fare, si devono ancora inventare.
interfaccia del cd del testo di storia

La slide rappresenta l’interfaccia del CD del nostro testo di storia, che è stato definito da un collega “testo a geometria variabile”, una definizione azzeccata.

Ma le caratteristiche tecniche che abbiamo descritto le troviamo in gran parte anche nella normativa:

. Rendere disponibili i libri di testo on line scaricabili nei formati più diffusi e garantire massima compatibilità di fruizione con tutti i dispositivi hardware più diffusi
. Avvalersi delle possibilità offerte dai supporti multimediali: interattività, collegamenti ipertestuali, animazioni, con uso pertinente di supporti audio, video e di immagini
. Inserire un sommario navigabile che permetta il collegamento diretto ai corrispondenti contenuti e prevedere idonei collegamenti ipertestuali per il ritorno all’indice
. Prevedere funzionalità di lettura dinamiche: possibilità di inserire nel testo evidenziazioni, segnalibri, annotazioni
. Poter beneficiare di una funzione di aiuto integrata o Guida in linea, di funzionalità di ricerca
. Utilizzare le potenzialità offerte dalla rete internet per l’aggiornamento delle
informazioni, accesso a dati remoti e altri servizi integrativi

Non è pensabile che i grandi editori non la conoscano, convenite?

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19 febbraio 2010 – Università di Padova – Cultura Senza Barriere
Seminario: I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola

Nell’abstract mi ero proposta di rispondere a 5 domande, ho quindi sommariamente diviso il mio intervento in 5 parti, e ora viene comodo dividere questo contributo in 5+1 post.

0. Premesse

sei qui –>1. Cosa si pensa che siano i testi digitali per la scuola?

2. Cosa invece dovrebbero essere?

3. Come la mettiamo con l’accessibilità?

4. Perché la pirateria non deve far paura?

5. Perché le scuole non devono subire il cambiamento e come possono essere parte attiva?

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immagine di vecchi libri con in copertina il logo del formato pdf

È bene precisare che una delle particolarità del libro di scuola, rispetto ad altri prodotti è che chi lo sceglie non lo compra, e chi lo compra non lo usa. Non è come un paio di scarpe, che io scelgo, io compro e io uso, o come un bestseller, o un profumo, che li posso anche regalare ma rimane il fatto che io scelgo e io compro, nel caso del libro scolastico chi paga non può scegliere, e neppure chi poi dovrà usarlo.
Un’altra particolarità del libro di testo è che viene stampato sapendo già più o meno quanti ne verranno venduti: non a caso la piattaforma per le adozioni è gestita dall’Associazione Italiana Editori, e quindi gli editori a maggio sanno quali e quanti titoli dovranno rendere disponibili nelle librerie per settembre (e in quali zone).
capture della piattaforma gestita dall'aie
Notate cosa si legge in fondo alla pagina:
La banca di dati consultabile su questo sito è di esclusiva proprietà dell’Associazione Italiana Editori.
Questo meccanismo comporta che la percentuale di testi destinata al macero sia infinitamente più bassa rispetto a quella (scandalosamente enorme) dell’editoria varia.

Visto che non sono gli studenti a decidere l’acquisto di un testo, è importante capire cosa sia il testo digitale nell’immaginario degli insegnanti, in definitiva ciò che conta è quello che ne pensano loro.
Per poter pensare però devono essere informati, e da chi sono informati i docenti? Dai rappresentanti delle case editrici (più son grandi più possono contare su una buona rete di vendita) che hanno tutto l’interesse a disinformare, e dai media – lobby editoriali, peggio che andar di notte.
Quindi, con le poche informazioni (distorte) che hanno cosa pensano?
Qui devo fare qualche premessa:
-premesso che si tende a dividere sommariamente i docenti in due macrocategorie: i bravi docenti e i docenti zavorra, e che le tecnologie didattiche non spostano la situazione, nonostante il motto “la LIM ti salverà”.
- premesso che le scuole non sono adeguatamente informatizzate, che il ministro fa le nozze con i fichi secchi, e gli insegnanti sono stati lasciati abbastanza soli in questa fase di cambiamento.
- premesso che il cambiamento intimorisce molti ed entusiasma pochi, e che se non lo si gestisce adeguatamente il caos è assicurato.
- premesso che è mia personale convinzione che i docenti bravi, e quelli che si lasciano entusiasmare sono sì pochi, ma molti di più di quanti è dipinto dai media embeddati,
- e premesso anche che questa “imposizione” dei testi digitali è stata inserita in una riforma che millanta il proprio nome, e che come tale dalla scuola è tutt’altro che condivisa (e questo fa si che molti gettino il bambino con l’acqua sporca)

premesse tutte queste cose il mio personalissimo, e certamente limitato, punto di osservazione mi ha portata a identificare 4 categorie, che rappresentano 4 diverse percezioni del testo digitale scolastico.

1) sotto vuoto spinto – questi non li si raggiungerà mai (sono luddisti che mai useranno un testo digitale, e mai una LIM, semplicemente perché si fanno un vezzo del non saper accendere un computer).
2) insegnanti bravi e attivi impegnati però soprattutto nelle politiche scolastiche (e meno male)
3) insegnanti attenti che hanno percepito il testo scolastico come la versione digitale del testo tradizionale, e che perlopiù la rifiutano.
4) come sopra, che però non credono sia possibile che le cose stiano esattamente così, ed essendo tendenzialmente più competenti da un punto di vista informatico, e magari appassionati di tecnologie didattiche, intuiscono che si può fare di più.

L’opinione degli insegnanti che hanno partecipato allo Schoolbookcamp infatti era unanime: un coro di “no pdf”, non come formato tout court, ma come concetto di testo tradizionale distribuito digitalmente. È chiaro agli insegnanti navigati e naviganti che i vantaggi del peso/costo sono marginali rispetto ad altri benefici che il testo digitale può garantire, e sono quelli che vogliono.

Un accento sulla questione accessibilità
Gli insegnanti dei quali stiamo parlando si rendono anche conto del problema dell’accessibilità, e in modo anche più ampio di quello di solito considerato: non solo disabilità sensoriali ma anche quelle di tipo cognitivo, e intuiscono che un prodotto digitale può essere concepito in modo da essere utile a un bambino dislessico, o con problemi che rientrano nello spettro autistico, senza impoverire il normodotato. Questo è importante, senza impoverire, e ne sta parlando la dottoressa Fiore nell’aula accanto alla nostra.
Non sanno magari come, ma intravedono che deve esserci questa possibilità.

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Feb
23

19 febbraio 2010 – Università di Padova – Cultura Senza Barriere
Seminario: I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola

Nell’abstract mi ero proposta di rispondere a 5 domande, ho quindi sommariamente diviso il mio intervento in 5 parti, e ora viene comodo dividere questo contributo in 5+1 post.

sei qui –> 0. Premesse

1. Cosa si pensa che siano i testi digitali per la scuola?

2. Cosa invece dovrebbero essere?

3. Come la mettiamo con l’accessibilità?

4. Perché la pirateria non deve far paura?

5. Perché le scuole non devono subire il cambiamento e come possono essere parte attiva?

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Tutti gli anni, stagionali e puntuali come il virus dell’influenza, compaiono nei giornali articoli che denunciano il “caro scuola”, in modo particolare il “caro testi”. Sono tanto profonde e ragionate le tesi della maggior parte dei giornalisti da farmi pensare che questi articoli siano riciclati di anno in anno.
capture di un quotidiano online
Di testi digitali raramente si è parlato, e anche nel 2009 – come vedremo un anno particolare – si è evitato l’argomento il più possibile.
Eppure già nel luglio 2004 l’allora ministro Moratti propose di inserire nella finanziaria una norma per permettere di scaricare i libri di testo dalla rete.
Non ho mai compreso che senso potesse avere emanare un decreto per consentire di fare qualcosa che nessuno ha mai proibito.
Nonostante nel 2004 il webduepuntozero non fosse ancora nato (in realtà sì, ma qui nessuno lo sapeva), e nonostante fosse luglio (scuole chiuse), furono molte le discussioni e i commenti nei forum in rete. All’epoca era abbastanza ovvio che venissero percepiti solo i vantaggi dovuti alla diminuzione dei costi e alla riduzione del peso.

capture del blog di beppe grillo

Anche Beppe Grillo pubblicò un anatema sul suo blog (ma quando le cose si fecero concrete, e i primi editori non allineati iniziarono a pubblicare in digitale, preferì il silenzio).
Ci fu un’alzata di scudi da parte dei librai, gli editori brontolarono giusto un po’ (tanto a cosa serve permettere il download dei libri se gli editori non li mettono online?) e la norma fu stralciata dalla finanziaria.

Quattro anni dopo…
Nel luglio 2008 esce la finanziaria 2009

Estratto del testo della finanziaria: 1. A partire dall’anno scolastico 2008-2009, nel rispetto della normativa vigente e fatta salva l’autonomia didattica [...] i competenti organi  individuano preferibilmente i libri di testo disponibili, in tutto o in parte, nella rete internet. Gli studenti accedono ai testi disponibili tramite internet, gratuitamente o dietro pagamento a seconda dei casi previsti dalla  normativa vigente.  2 [...] A partire dall’anno scolastico 2011-2012, il collegio dei docenti  adotta esclusivamente libri utilizzabili nelle versioni on line scaricabili da internet o mista. Sono fatte salve le disposizioni relative all’adozione di strumenti didattici per i soggetti diversamente abili.

Da notare che a luglio le adozioni per l’anno scolastico 2008/9 sono già state fatte da due mesi.
Nel febbraio 2009 esce la circolare per l’adozione dei libri di testo per l’anno scolastico 2009/10:

La scuola, che è il luogo privilegiato per un insegnamento connesso
alla memoria come all’innovazione, non può non far interagire in modo dinamico il proprio tradizionale patrimonio di strumenti con quelli – sempre più diffusi e in continua evoluzione – offerti dalle nuove tecnologie.
L’articolo 15 della legge 133/2008 prevede infatti che i libri di testo siano prodotti nella versione a stampa, on line scaricabile da internet e mista.

La progressiva transizione ai libri di testo online o in versione mista, a partire dalle adozioni relative all’anno scolastico 2009/2010 sarà in relazione alla disponibilità delle proposte editoriali. A partire dall’anno scolastico 2011/2012 il collegio dei docenti adotta esclusivamente libri utilizzabili nelle versioni on line scaricabili da internet o mista.

Si ribadisce quindi, facendo riferimento anche alla finanziaria, che il collegio docenti dovrà privilegiare l’adozione di testi digitali, per quest’anno in relazione alla disponibilità delle proposte editoriali (leggi: per ora vi pigliate quello che gli editori, bontà loro, vi danno), mentre dal 2011/2012 si adotteranno solo libri online.
Nessuna norma però obbliga gli editori a fare i testi digitali e se, per assurdo, nessun editore rende disponibili i file… che fanno gli insegnanti?

Un accento sulla questione accessibilità
La normativa la prevede:

Per gli studenti con disabilità sono previsti libri di testo e strumenti rispondenti alle specifiche esigenze, sia sotto forma di testi trascritti in Braille per allievi non vedenti o con caratteri ingranditi per allievi ipovedenti, sia in forma digitale con prodotti che rispettino i requisiti previsti dalla normativa vigente ed in particolare il DPCM 30 aprile 2008 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 12 giugno 2008), concernente le “Regole tecniche disciplinanti l’accessibilità agli strumenti didattici e formativi a favore degli alunni disabili”

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Jan
29

noiNO

Di chi è il tricolore?
Io mi sento chiamata in causa e mi si torcono le ovaie. Qualcuno lo detesta, qualcuno prova indifferenza e a qualcuno piace, ma amare… è “tanta roba” – come dicono da queste parti. Se pensate che il cielo azzurro, il tricolore e questo paese siano anche un pochino nostri… condividete :)
In risposta a:
noi_amiamo_silvio

Su “Noi amiamo Silvio” hanno scritto:
Samaracroci
liberocaffè

– lista in aggiornamento -

Nov
21

cc_lock
Nel post precedente vi ho segnalato che alcuni mesi fa io e altri sei editori impegnati in pubblicazioni digitali siamo stati intervistati da una laureanda.
E che quando abbiamo avuto modo di leggere la sua tesi, insieme a Mario Guaraldi e Antonio Tombolini abbiamo deciso di pubblicarla.

È importante dire, a questo punto, che si è deciso con l’autrice – tutti assolutamente di comune accordo – per una pubblicazione free, rilasciata con licenza Creative Commons*, e che si è pensato a una coedizione fra tutti gli intervistati. L’autrice si fa carico di proporla quindi anche agli altri editori coinvolti: Giacomo Bruno aderisce subito.
Gli altri tre (pur fornendo gentilmente e tempestivamente il loro logo in alta definizione per la copertina) non aderiscono alla coedizione, ciascuno per i suoi – legittimi – motivi.
Come legittima è la posizione di qualcuno (dichiarata anche nelle interviste riportate dall’autrice) sui DRM**.
Ma sono rimasta sgomenta (e consentitemi anche un po’ di disappunto) nel sapere che uno non ha accettato la coedizione di questo libro solo perché rilasciato senza DRM.
A me l’idea di una pubblicazione gratuita CC con DRM sembra tanto, ma proprio tanto, assurda.

E con questo post inauguro un’altra categoria: “sassolini nella scarpa”.
Tiè.

*Consigliato free ebook di Simone Aliprandi: QUI

**Come la pensiamo noi QUI, e per sapere come la pensa ciascuno degli altri editori scaricate il libro QUI.

  noa

Noa Carpignano è l'editore che ha creato BBN: la prima casa editrice italiana che pubblica testi scolastici digitali. Ne è amministratore e art director, lavora in un nido d'aquila in riva al mare appesa a un paio di Mac. Per saperne di più puoi leggere una sua intervista QUI o vedere il suo profilo su LinkedIn.