Apr
03

immagine del canarino titti con il gambero sebastian

Durante le vacanze di pasqua, a Napoli e quindi per fortuna corroborata da abbondati fette di pastiera, ho spulciato la nuova circolare per l’adozione dei libri di testo 2013 e i commenti su blog e social network.
QUI un articolo su Repubblica
QUI l’annuncio del MIUR con in allegato la circolare.
Riassumendo, per chi non avesse ancora letto nulla, la circolare dice che a partire dall’anno scolastico 2014/2015 dovranno essere adottati testi digitali o misti nelle classi prime e quarte della primaria, nelle prime della secondaria di I grado, nelle prime e nelle terze della secondaria di II grado.

È quindi decisamente condivisibile il disappunto di Federica Scarrione, che segue il dibattito sui libri di testo digitali (e il nostro lavoro) da parecchi anni, sul fatto che nessuno pare accorgersi del salto indietro che queste nuove disposizioni rappresentano rispetto alle precedenti.
Tutto da leggere il suo post “Della memoria corta e delle false novità“, dove ha scritto tutto quello che avrei voluto scrivere io che quindi parto da lì.
Succede che la lobby degli editori ha continuato a remar contro e a imporre le proprie esigenze. Tuttavia la parziale vittoria non li soddisfa, si narra di una riunione di fuoco tra le mura del ministero e, anche pubblicamente, questi continuano al lamentarsi e ogni anno si comportano come se il ministero facesse loro lo sgambetto a sorpresa, mentre la prima proposta governativa per i testi digitali (Moratti) risale al luglio del 2004.
La prossima volta potrebbero invitare anche noi, al MIUR, che gli editori NON rappresentati dall’AIE conteranno anche poco ma sono quelli su cui contare per queste cose.
Ovviamente hanno anche un pochino poco ragione, i tapini dell’AIE, quando recitano l’ormai consunta litania (a rispondere abbiamo il coro dell’assemblea dei giornalisti) sulle scuole che non sono ancora attrezzate e sui, sob, docenti che non son pronti*. Ma questa non è una buona ragione per tirare i remi in barca e, credo sia chiaro a tutti, le loro buone ragioni sono altre, sono 650milioni di ragioni all’anno che non fanno gli interessi di nessuno se non i loro, e certo non quelli della scuola.
Quella che a me resta nel collo, sin da quando sono uscite le prime disposizioni (dal 2008, ritrattate, rilanciate, modificate, ritrattate e rilanciate e… arriviamo a oggi) è la questione del “libro misto”. Definizione che non definisce nulla lasciando spazio a tutte le peggiori interpretazioni che, infatti, hanno già generato fior di mostri.
Noi, che non siamo per le mezze misure, abbiamo lanciato DidaSfera un anno fa, e ora stiamo lavorando alla nuova versione.
Durante l’ebookfest di Sanremo abbiamo fatto una riunione (approfittando della presenza di molti nostri autori, redattori e di molti docenti con i quali confrontarci) e abbiamo votato per la linea dura. Se innovazione deve essere che sia quella vera. Abbiamo scelto di rendere DidaSfera ancora più liquida, ancora più social. Per alzata di mano, (davvero, e all’unanimità!), abbiamo deciso che non importa se commercialmente sarà ancora più difficile, se non incontreremo i favori degli insegnanti meno preparati (informaticamente) o più luddisti, se il bacino d’utenza andrà a stringersi invece che allargarsi. Quello che importa è che la nuova DidaSfera è in cantiere e che è stata una decisione collettiva, anche perché, essendo collettiva la gestione dei diritti d’autore, questa scelta dimostra la passione che anima chi lavora per e su DidaSfera. Passione che con la preparazione, la competenza, e l’aggiornamento continuo sostiene la qualità del nostro lavoro.

* Se i grandi editori avessero speso il loro potere per reclamare investimenti nelle scuole in tecnologia e in formazione, nuovi orizzonti di fatturato si sarebbero aperti. Cosa dobbiamo pensare, non sarebbe abbastanza rispetto al lucro al quale sono abituati? o semplicemente quelli che siedono nei consigli di amministrazione non hanno voglia di affrontare la questione visto che sono tutti a un passo dalla (lauta) pensione? o, ancora più semplicemente – vero fino a un paio di anni fa, ma difficilmente credibile ora – non hanno ancora capito nulla?

[nota sul titolo: vedele QUI]

Mar
05

Bisogna pure che qualcuno le scriva certe cose, perché alle scuole nessuno le spiega.
E allora, caro insegnante, caro dirigente, nel tuo interesse seguimi che ti aiuto a togliere un po’ di castagne dal fuoco.
E se hai un figlio dislessico, o non vedente, o in qualche altro modo disabile, seguimi anche tu, che ti sarà utile.

Partiamo dalle prime righe della circolare (vedere QUI):

La scelta dei libri di testo nelle scuole statali di ogni ordine e grado costituisce rilevante momento di espressione dell’autonomia professionale e della libertà di insegnamento dei docenti e ha ormai trovato una compiuta regolamentazione ad opera della circolare ministeriale 10 febbraio 2009, n. 16, che qui si intende integralmente richiamata, emanata in applicazione della normativa primaria vigente.

Quindi la circolare ministeriale fa riferimento a quella del 2009 la quale (come potete vedere scaricandola QUI) a sua volta fa riferimento alla normativa primaria citando sia la finanziaria 2008 (articolo 15 della legge 133/2008) che ha introdotto i testi digitali, sia citando:

in particolare il DPCM 30 aprile 2008 concernente le “Regole tecniche disciplinanti l’accessibilità agli strumenti didattici e formativi a favore degli alunni disabili”.

E noi queste cose dobbiamo saperle perché la circolare ultima, questa qui del 2012, dice anche:

I dirigenti avranno cura di esercitare la necessaria vigilanza affinchè le adozioni dei libri di testo di tutte le discipline siano deliberate nel rispetto dei vincoli di legge.

Una bella rogna per i dirigenti scolastici, che non è mica una roba da poco.

Allora andiamo a vedere questo DPCM che sembra essere la fonte di tutta la questione e che inizia con:

Vista la legge 9 gennaio 2004, n. 4, recante «Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici» ed in particolare l’art. 5, comma 1

Eccoci! scava scava siamo arrivati alla legge principe, stiamo parlando della legge Stanca (se vuoi la trovi QUI) della quale il nostro DPCM è infatti il decreto di attuazione.

Ai fini del presente decreto s’intendono per:
a) accessibilità: ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera a), della legge 9 gennaio 2004, n. 4, la capacità dei sistemi informatici, nelle forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche a coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari;
[...]
c) strumenti didattici e formativi: programmi informatici e documenti in formato elettronico usati nei processi di istruzione e apprendimento. Sono tali, ad esempio, il software didattico e i documenti elettronici, ivi compresi i libri di testo, prodotti anche con programmi applicativi diversi dal software didattico, usati come strumenti di lavoro nell’attività scolastica o essi stessi oggetto di studio e addestramento

Fermiamoci.
Quello che preme ora sapere è che il libro di testo DEVE essere accessibile, per legge, se non basta il buon senso.
Ma come deve essere per essere accessibile? Potete leggervi tutta la normativa (ma di base è sufficiente l’ultimo decreto citato combinato con la Stanca e l’allegato A) oppure, più semplicemente, vi fate un’infarinatura con quello che c’è scritto QUI.

Di fatto la nuova circolare fa anche un autogoal, roba da far rabbrividire: nelle ultime righe evidenzia la possibilità che per la parte a stampa dei libri misti (visto che quelli solo a stampa non si possono più adottare) i dirigenti che hanno alunni:

non vedenti, o ipovedenti, provvederanno immediatamente a richiedere ai centri di produzione specializzati che normalmente curano la trascrizione e la stampa braille i testi scolastici necessari.

Pare che i bambini e i ragazzi con altri tipi di disabilità possiamo tirarli dalla rupe, alla faccia della legge Stanca.

Comunque sia… vediamo un po’ quello che c’è in giro, quello che, dicevo, mi ha fatto saltar la mosca al naso. Qualcuno ricorda cosa avevo detto al convegno “Cultura senza Barriere” di Padova? su quello che avrebbero fatto i grandi editori, pur di spremere ancora un po’ il loro polveroso catalogo?
Eccoli che sono arrivati, i grandi. E, come previsto, con ebook finti… semplici pdf scaricabili da internet ma visualizzabili SOLO con il loro reader proprietario (no, non con acrobat reader) scaricabile dal loro sito.
A questo punto il dirigente avveduto, anche turandosi il naso sul formato, dovrebbe domandarsi: sono accessibili?
E come fa a saperlo? non è che si può scaricare la copia saggio di tutti, installarsi jaws (programma per non vedenti) sul computer e provarli uno per uno. E poi provarli anche con altri tipi di tecnologie assistive per altri tipi di disabilità (che, ricordiamolo ancora una volta, non ci sono solo ciechi tra i ragazzi che necessitano dei libri di scuola e possono avvantaggiarsi di queste tecnologie).

Allora vi passo io due dritte di massima.

Se il testo è in pdf quasi sicuramente NON è accessibile, ma potrebbe esserlo se è un testo che è stato impaginato con specifici criteri (non libri che erano prima a stampa), quindi non eliminiamolo a priori.
Diciamo che possiamo però escludere subito i pdf che hanno delle limitazioni, delle protezioni.
I testi in pdf che abbiamo visto QUI hanno delle FORTI limitazioni: alcuni non si possono stampare per nulla, alcuni hanno altri limiti di stampa. E hanno una limitazione ancora più grave: nessuno fra quelli che ho analizzato offre la possibilità di selezionare e copiare parti di testo. In pratica è come se ogni pagina fosse una grossa fotografia della stessa.

immagine del sito sul quale sono dichiarate le limitazioni/protezioni ai file pdf
Ecco, queste protezioni, dichiarate già nel sito (ingrandisci per leggere), rendono il file inaccessibile a prescindere. Inutile provarlo.
Se non ci sono limitazioni possiamo allora fare un’analisi sommaria, ma bisogna avere un software che ci aiuti. Io non sono stata a fare l’esperimento su Jaws, quello sarebbe eventualmente un passo successivo, mi è bastato aprire il file saggio con Acrobat (non il reader, il programma – per i file di anteprima non è necessario scaricare il loro reader) e sono venute fuori un bel po’ di segnalazioni.
A partire da quella iniziale:
capture dello schermo dalla quale si evince che ci sono problemi di accessibilità del file

 

e ancora:
altra capture: l'ordine di lettura non è stato dichiarato
e le immagini non hanno un testo alternativo (gravissimo!!!)
capture del report: le immagini non hanno testo alternativo
e poi ancora…
altra capture: il testo unicode

insomma, cari dirigenti, vi aspetta un duro lavoro di verifica, ricerca, selezione.

Sì, io il suggerimento lo avrei, ma poi mi si dice che scrivo solo per fare pubblicità a DidaSfera.
E allora che sia, facciamo direttamente un po’ di pubblicità comparativa tra ebook per la scuola NON accessibili e ambiente didattico con testi online accessibili. E lo faccio semplicemente riproponendovi questa infografica (che meriterebbe un aggiornamento visto che già ora ci sono molte più cose… lo farò al più presto).

Ma prima voglio ancora dire che la differenza tra un testo in pdf e un testo digitale didattico, non sta solo nell’accessibilità. Sta in tante altre (importantissime) cose e soprattutto nell’uso che se ne può fare.
E segnalare che direttamente sull’accessibilità dei libri di testo in questi giorni hanno scritto anche:
Livio Mondini: Libri di testo elettronici per le scuole, a chi servono?
Maria Grazia Fiore: Libri di testo online, accessibilità ‘for all’ e gerarchia delle fonti

Clicca per ingrandire

infografica su didasfera

Dec
06

Leggo oggi su laRepubblica di una circolare scolastica che vieta l’amicizia tra allievi e insegnanti su Facebook.
Probabilmente in un altro momento non ci avrei fatto caso, l’avrei licenziata in un attimo sotto la voce “imbecillità” per dimenticarmene subito dopo.
Ma proprio oggi stiamo testando su DidaSfera (per chi non conosce l’ambiente didattico digitale leggere questo post) la nuova funzione che consente agli insegnanti di creare gruppi di lavoro, ad esempio dei gruppi-classe, e di condividere percorsi e documenti.
In effetti quest’area di DidaSfera è un social network dedicato, protetto, è legata ai testi scolastici e i ragazzi non possono fare l’upload delle loro foto estive (gli insegnanti sì, ma dubito che condividano come materiale didattico le loro foto in costume da bagno). Quindi decadono tutti i pretesti che hanno portato a questa circolare: è un ambiente di apprendimento, e non consente deviazioni.
Facebook è oggettivamente un’altra cosa, ma non solo perché non ha i libri di scuola digitali dentro, e neppure per le caratteristiche tecniche e le funzionalità del lato social, che sono molto simili, la diversità dipende piuttosto dal loro utilizzo (e dalle possibilità che in fase di progettazione abbiamo scelto di dare o non dare a determinati utenti, diverse per allievi e docenti). Ma delle caratteristiche social di DidaSfera parleremo in un altro post, il punto ora è un altro: cosa vuol dire dare amicizia su Facebook?
Se abitiamo tutti la rete, con che criterio decidiamo che in un luogo ci conosciamo e in un altro no? Abbiamo bisogno di una circolare?
Anche a scuola abbiamo ambienti condivisi, e non solo le classi dove il ruolo è dichiarato,  pensiamo ai corridoi: i ragazzi di solito non vanno a far cagnara in sala professori, ma nei corridoi, durante l’intervallo, si ritengono liberi. Nonostante questo sono consapevoli del fatto che meglio non fare a botte, e che per calarsi le brache è bene andare in bagno. Ecco, Facebook è un corridoio, è la pausa caffè e, a volte, l’incontro fortunato. Imbecille è chi si cala le brache pubblicamente, su FB come in qualsiasi altro luogo in rete o in strada, vale per tutti, adulti e ragazzini.
E poi, cosa vuol dire “È rispetto per i ragazzi, per il loro mondo, che non deve essere invaso dagli adulti, genitori compresi“?
Perché si pensa che Facebook è “il loro mondo”? Allora non entriamo a prendere il caffè nel bar sotto alla scuola perché ci sono quelli di quarta che si raccontano come hanno passato il weekend, e potremmo scoprire che sono andati a sciare invece di prepararsi per la verifica di mate? O non prendiamo più l’autobus perché a quell’ora è pieno di ragazzi che vanno al liceo? E devono potersi sbaciucchiare, canzonare l’insegnante di turno o, sia mai, passarsi un po’ di fumo?
O decidiamo semplicemente di non confonderci fra loro, abbigliamento, gestualità e gergo compreso, e di non prenderli a pacche sulle spalle?
Poi, su Facebook, ci sono docenti che preferiscono non dare amicizia ai loro allievi, altri che scelgono di dare amicizia solo agli ex (allievi), e ragazzi che per scelta non chiedono amicizia agli insegnanti. Lo stesso vale per i genitori. Ma sono scelte personali, sappiamo che c’è chi approva la richiesta di amicizia di chiunque, c’è chi rende il profilo pubblico e chi lo tiene blindato, e tutte le vie di mezzo che lo strumento consente.
È la libertà di scegliere chi salutare e chi no, a chi raccontare cosa e perché, anche seduti ad un tavolo con davanti un bicchiere di birra, anche agli allievi, anche agli insegnanti.
Non servono circolari per questo.
Voglio la libertà di scegliere e penso anche che avere insegnanti e genitori fra gli amici possa educare i rampolli (ma anche insegnanti e genitori) a non vomitare in bacheca. Già questo sarebbe un successo.
Se poi tutti imparassero a gestire le opzioni della privacy non ci sarebbero tante rogne. Ci sono le istruzioni.
E ci sono due opuscoli, buoni per tutti, ragazzi e adulti, disponibili sul sito del Garante della Privacy: uno sugli effetti collaterali dei social network, uno sulla privacy a scuola.
Ma è sempre più facile proibire che educare.
Oggi hanno sequestrato il cellulare a mio figlio. Lui lo tiene sempre spento durante le ore di lezione, lo accende quando prende il pullman per la mensa o per la scuola di danza. Stamattina però un’insegnante è arrivata con venti minuti di ritardo e, nel bighellonare generale, lui lo ha acceso per farsi un giochino. Un altro insegnante che passava in corridoio ha, giustamente, buttato un occhio nella classe scoperta, e così lui è finito come pinocchio fra i gendarmi, imparando che non importa se è spento, o se in quel momento non c’è lezione…  è proprio vietato portarlo a scuola, l’infernale aggeggio (e non è vero).
E tocca a me, domani, andare a scuola per il dissequestro.
Dalle 9,30 alle 11, mi dicono, che sono gli orari di segreteria.
Tanto le mamme non hanno niente da fare no?

Nov
11

questa è l'immagine del pdf del vademecum

Si parla di Siae, ma pochi conoscono l’AIDRO.

Dal sito:

AIDRO è l’associazione italiana che tutela i diritti di riproduzione delle Opere librarie e periodiche.

Ha due principali ambiti di attività:
• le azioni di contrasto contro la pirateria libraria
• la gestione, per conto degli autori ed editori associati, dei diritti di riproduzione in fotocopia delle opere librarie per uso professionale o commerciale, nei casi quindi che vanno oltre la riserva di legge concessa alla SIAE (uso personale entro il limite del 15% di ciascun libro o rivista). AIDRO offre un sistema di licenze studiato per soddisfare le diverse esigenze del mercato.
Creata nel 1989 da Autori ed Editori, nel 2004 si è dotata di uno statuto modificato per cercare di rispondere meglio alle sfide poste ora anche dalle nuove tecnologie. Nuovi mezzi pongono difatti ora nuovi problemi all’editoria sul fronte dell’antipirateria, poiché hanno reso più economiche e fedeli le copie pirata e più facile la diffusione delle stesse.

Socio di AIDRO è AIE (Associazione Italiana Editori).

AIDRO tutela i propri associati pure nei confronti della pirateria informatica delle Opere librarie, mettendo a punto strumenti sempre più sofisticati di controllo. Sono attualmente allo studio – grazie alla collaborazione con alcune consorelle estere – soluzioni efficaci per la gestione dei diritti in ambiente digitale, in particolare per soluzioni di print on demand.

Bene.

Questi signori hanno pubblicato un decalogo per il mondo della formazione. Penso che tutti i docenti e i dirigenti dovrebberlo leggerlo.

La cosa che mi fa sorridere è che anche il pdf del breve “vademecum per la formazione”, scaricabile QUI, è un file protetto.

Quindi se io volessi citarne un pezzettino, volessi copiaincollare qui due righe significative, non lo posso fare. Perché, cari i miei insegnanti, dovete sapere che anche la redazione di quelle “semplici” regole (cito dal decalogo) è costata fatica e sudore, e trattasi di opera di ingegno.

Quando si dice avere il chiodo fisso.

 

p.s. ho provato ad aprire il file con photoshop per creare l’immaginetta della prima pagina e mi chiede la password :D
quindi ho fatto una capture dello schermo, speriamo che non mi mandino una contravvenzione :P

p.p.s. ma non è che l’intento è quello di non farlo circolare, di non farlo leggere? forse conviene loro incassare le (salate) multe…

Mar
09

In questi giorni mi capita spesso di sentire un’amica sconfortata e non posso fare a meno di pensare a un mio vecchio fidanzato, così come da anni succede ogni volta che la parola “sconforto” arriva alle mia mente. E anche quando il sentimento mi coglie, raramente assai e dura appena qualche minuto, io penso a lui e sorrido.
È una storia che risale a tanto, tanto, tantissimo tempo fa. Dopo vari tira e molla a un certo punto decisi di sparire, e senza una parola, senza uno straccio di spiegazione. No, non ne vado fiera ma all’epoca evidentemente non ero in grado di darne.
Sono passati anni, altre storie, un altro figlio, una vita insomma, e da tempo so cosa non poteva funzionare: lo sconforto su di me non attacca. E lui era lo sconforto fatto persona, tanto che così lo avevano argutamente soprannominato i suoi commilitoni durante la naja.
Allora, visto che io dagli adolescenti che giocavano a fare gli esistenzialisti ho sempre girato al largo, e poi – aggravante – non si era neppure più adolescenti, sono fuggita a gambe levate. Peccato però, perché mi piaceva tanto. E in effetti oggi credo che sia l’unico “sconforto” al quale potrei abbandonarmi per più di cinque minuti. Ma non molti di più eh! :P

Tutto questo per dire che non è facile deprimermi e che è inutile provarci.

Ho ricevuto recentemente una squallida mail da un contatto professionale che non ho mai incontrato personalmente, una mail sgradevole nei toni e menzognera nei contenuti, scritta con il chiaro unico intento di ferirmi.
Non ho neppure risposto, ma pubblico per l’autore della meschina missiva un’immagine che vale tutte le poche parole che potrei sprecare solo ne avessi la voglia e il tempo.

Sep
20


È passata solo una settimana dalla chiusura dell’ebookfest e già nascono le imitazioni.
Oh, dico io, visto che esiste il “Festival di Sanremo” potremmo inventarci il “SanremoFest”, ma non credo che ce la farebbero passare liscia. Qualcuno invece visto che c’è l’eBookFest si è inventato il Festival dell’eBook. Ok, non è la stessa cosa (e meno male perché, giusto per dire, Sanremo è un po’ datato) ma insomma, fa sorridere l’ingenuità con la quale ora lo lanciano sulla scia. Ma, dicono, loro sono i primi eh!

Però noi sappiamo che ci sono cose dell’eBookFest di Fosdinovo che non possono essere clonate, non fosse altro perché non dipendono dagli organizzatori. E sappiamo che chiunque sia stato presente ne sa citare almeno una.
Buon lavoro quindi, noi che abbiamo già dato ce ne stiamo qui a riposare contando le… pecorelle.

nota per google: sto parlando del Festival dell’ebook di Abbadia San Salvatore ;)

Aug
18

Sono giorni che tempero la matita attendendo buone notizie che non sono arrivate.
Giorni di solleciti, qualcuno da parte mia, qualcuno da parte di Alessandro Vigiani che ha proposto e stava organizzando (e avrebbe moderato) la tavola rotonda (in occasione dell’eBookFestdi Fosdinovo).
Ma questa tavola rotonda non s’ha da fare, dicono gli editori interpellati.
Sono convinti di non aver niente da dire o hanno paura dei fantasmi del castello?
Quali scheletri hanno paura che i loro redattori possano portare alla luce?
Principato, De Agostini, Mondadori Education: sono tre dipendenti di queste case editrici che non hanno ottenuto il permesso per partecipare a un incontro che avrebbe cercato di far luce sulle nuove competenze redazionali che l’editoria digitale comporta. Specialmente nella scolastica dove il lavoro redazionale è particolarmente significativo.
A due di loro che avevano interrogato i vertici aziendali circa l’opportunità di intervenire alla tavola rotonda non è mai giunta risposta, a una il consenso è stato esplicitamente negato.
Che dire? grazie.
Avete, ancora una volta, dimostrato qualcosa.

E io mi son tolta un altro sassolino nella scarpa. Avrei preferito la tavola rotonda, ma prometto, e sia di monito, che la prossima volta farò nomi e cognomi.
Nel frattempo vi mando a succhiarvi un limone.

Aggiornamento del 16 settembre, mi scuso per non averlo fatto prima, ma sono stati giorni impegnativi… :)

La tavola rotonda è stata fatta, anche grazie Giunti editore che ha letto questo post rilanciato su FB e ha dato la sua disponibilità:
Re-inventare la redazione”: nuove competenze redazionali per l’editoria scolastica digitale
Filippo Cabiddu (Capoverso) , Elena Asteggiano (redattrice editoriale), Giuseppe Dino Baldi (Giunti Scuola) modera Alessandro Vigiani (Docente master editoria Università Cattolica di Milano e collaboratore Mondadori Education).

L’elenco delle tavole rotonde è visibile QUI

Jul
31

Bene ha fatto, il ratto, a intitolare il post “oK, il prezzo è giusto?, anche se di altra Iva si tratta.
In questo documentato post ha indagato il rapporto tra i prezzi di alcuni ebook con le corrispondenti versioni cartacee.
Si scopre che quello che viene chiamato sconto, un po’ impropriamente e non solo da lui, varia dal 40% al 50%, con criteri diversi tra i vari editori. Compreso uno che abbatte i prezzi subito dopo la pubblicazione del post.
Nei commenti c’è chi auspica una riduzione ulteriore: il prezzo di un ebook dovrebbe essere circa un terzo del corrispondente cartaceo. Non è una valutazione oggettiva, ma la percezione del valore di un lettore (personalmente sono d’accordo). Un altro lettore scrive:

In fondo basterebbe avere qualche insider che ci sappia dire alcune cose:
Spariscono alcuni costi, tipo distribuzione, stampa ecc ecc.
Quanto valgono quei costi? X?
Allora prezzo E book uguale prezzo libro carta meno X.

No, secondo me non è proprio così. E non solo per la questione dell’IVA al 20% invece che al 4%, ma anche perché le piattaforme distributive – a partire da Zinio per arrivare alle recenti nostrane – pretendono una fetta che va dal 45% al 60% del prezzo di copertina.
Taglieggiando così i piccoli editori e quelli “nati digitali”: proprio quelli che non avendo grosse strutture da mantenere/convertire sono più elastici e potrebbero giocare un ruolo fondamentale nell’abbattimento dei prezzi. La grande piattaforma, a fronte di una visibilità che il piccolo editore sul suo sito non potrebbe avere, pretende un pizzo insostenibile.

Aggiungo anche, poiché sono in vena di togliermi qualche sassolino dalla scarpa, che l’ottima analisi del ratto non ha preso in considerazione la nuova piattaforma ebook.it (ultima arrivata pur spacciandosi per prima) sulla quale capitano cose ancora diverse.
Testi editi dalla piattaforma stessa (cioè l’editore è ebook.it stesso), di opere con diritti d’autore ormai scaduti, costano cifre bizzarre.
L’edizione in PDF dell’opera di Garibaldi “I Mille” costa 9,00 euro, quando l’edizione cartacea della Delfino costa 14,90 e su Liber liber la si scarica gratuitamente in più formati.
Ma clamoroso è il caso dell’opera del Manzoni “Storia della Colonna Infame”, anche questa senza più diritti e scaricabile gratis su Liber Liber, che troviamo nella biblioteca cartacea BUR a 4,90 (scontata a 3,67 se comprato online su IBS), ma che con grande piacere possiamo acquistare su ebook.it in versione PDF alla modica cifra di 9,00 euro.
Oppure “Dei delitti e delle Pene” di Beccaria (BUR euro 5,90 scontati su IBS a 4,42) e scaricabile su ebook.it, sempre e solo in pdf, a 9,00 euro.

Adda venì Baffone, e questa volta verrà da ovest, e allora sì ci sarà da ridere.
Magari se ne parla a settembre a Fosdinovo.

Per finire, giusto per puntualizzare, anche noi su BBN abbiamo qualche testo ormai libero da diritti, purtroppo solo in formato PDF (e altri sono in arrivo).
Ma sono gratis.

Jun
09

ioio_danza_castiglioncello

Una comunità è cosa complicata.
Mettere d’accordo tutti non è facile, per quanto poche persone si sia. Tutti noi abbiamo vissuto la frustrante esperienza di una riunione di condominio o di un consiglio di classe.
Neanche gli interessi condivisi sono un collante, quando ciascuno poi si rifiuta di guardare al di là della siepe del proprio misero orticello.
Capita così che anche una manciata di mamme, una decina, pur condividendo molte cose (l’interesse delle figlie per la danza, la ricerca del benessere e della felicità delle stesse, gli sbattoni settimanali per accompagnarle, i costi non indifferenti) non ne condividano però abbastanza.
Capita così che una manciata di bambine e un maschietto (il mio), che lavorano da un anno alla preparazione di un concorso, rischiano di non poter partecipare perché un paio di madri dieci giorni prima – a coreografia già fatta, siamo alle ultime prove – decidono che le loro figlie non partecipano, perché “ci sono cose più importanti di un concorso di danza”.
E alle legittime rimostranze dell’insegnante rispondono rivendicando tutti i loro diritti sulle minori e si difendono dicendo che tanto le loro figlie non faranno mai le ballerine, che loro le mandano a danza solo perché facciano un po’ di movimento.
Ma se le mandassero a far nuoto, a correre semplicemente in un prato dietro ad una palla non sarebbe meglio? Meno impegno, meno soldi…
Oppure, per carità, che le mandino pure a far danza, ma lo dicano subito, all’inizio dell’anno e di tutti gli anni a venire: mia figlia viene per sgambettare un po’, ma non tenetela presente per concorsi, spettacoli ecc.
E no, questo non lo fanno, perché la pupattola potrebbe rimanerci male, allora tirano pacchi all’ultimo momento, così ci rimangono male tutti gli altri.
Eh, un battesimo signora mia, sia mai che si offendano i parenti. Se invece salta il concorso per tutte le altre pazienza, in fondo cosa sarà mai, è solo danza.
Tre anni fa, in questi giorni, ho ricevuto una telefonata alle 6 del mattino: era morto mio padre. Avremmo dovuto saltare in macchina e correre a Torino, se non (più) per lui, per l’anziana madre, appena rimasta vedova.
E invece ho caricato il figlio in macchina e l’ho portato a Massa, senza dirgli nulla del nonno, per le prove in teatro: la sera c’era lo spettacolo. E non l’ho fatto solo per lui, ma per tutti: come si fa a sostituire uno a poche ore dallo spettacolo? The show must go on.
Solo il mattino dopo siamo partiti per Torino.
E io non lo so se mio figlio farà mai il ballerino, o se sta sgambettando solo un po’, ma intanto si è preso degli impegni con l’insegnante e con le compagne, ed è bene che impari a mantenerli. Con questo non voglio dire che non possa capitare anche a mio figlio di tirar pacco a un concorso, ma deve avere due gambe rotte. Una deve rompersela lui e l’altra gliela rompo io per punizione, con quello che ho speso – oltretutto – per i costumi.
Altro che palle.

Apr
11

Calamandrei dettò un’epigrafe visibile a Firenze su Villa Triste (via Bolognese), dove vennero interrogati e torturati partigiani e antifascisti da uno speciale reparto della RSI (la 92° legione della Milizia Volontaria, detta “Banda Carità, dal cognome del comandante, contava circa 200 repubblichini – la maggior parte fu poi processata e condannata).

[immagine di Giovanni Baldini, Creative Commons - Attribuzione 3.0]

Una sede simile alla caserma “Alessando la Marmora” di via Asti a Torino, dove gli aguzzini della Guardia nazionale repubblicana, al soldo della Gestapo e delle SS torturarono, uccisero, deportarono. Quando i partigiani liberarono Firenze le sevizie proseguirono nella Villa Triste di Milano (una anche a Trieste, a Brescia, a Genova), creata e comandata da un seguace di Mario Carità, Pietro Koch (infatti questa viene chiamata la “banda Koch”).
Anche qui c’è una lapide che ricorda:
Un tragico luogo e una storia drammatica
della resistenza antifascista
nella nostra Milano

Amici di Kock e frequentatori della struttura erano l’attore Osvaldo Valenti e la sua compagna: l’attrice Luisa Ferida (fucilata dai partigiani).
E per quanto sia controverso il suo ruolo a Villa Triste, certo è che erano entrambi fascisti e lavoravano per il centro cinematografico della RSI.

La destra milanese (nella persona del Presidente del consiglio di Zona 8, tale Claudio Consolini) vuole dedicare una lapide all’attrice, nel più totale disprezzo della Medaglia d’Oro della Resistenza con la quale è stata decorata la città.

Detto questo sono molto felice di abitare in un paese che è ancora una roccaforte della sinistra buona, un paese di partigiani, un paese dove la parola “resistenza” non è ancora stata svuotata di significato.
Devo dire, però, che è un paese anziano, l’età media è piuttosto alta, e di tanto in tanto da casa mia – vicina al campanile – odo le campane suonare a morto.
Un altro [partigiano] che se ne va, penso, e volgo una laica preghiera alle montagne che ci sovrastano.

apuanedalmare

Una preghiera contro ogni ritorno, scritta per il popolo della lunigiana, e anche questa è di Piero Calamandrei:

Contro ogni ritorno.

Inermi Borgate dell’Alpe
asilo di rifugiati
prese d’assalto con i lanciafiamme
arsi vivi nel rogo dei casali
i bambini avvinghiati alle madri
fosse notturne scavate
dagli assassini in fuga
per nascondervi stragi di trucidati innocenti
questo vi riuscì

S. Terenzio, Bergiola, Zeri, Vinca,
Forno, Mommio, Traverde, S.Anna, S.Leonardo
scrivete questi nomi
son le vostre vittorie
ma espugnare queste trincee di marmo
di dove il popolo apuano
cavatori e pastori
e le loro donne staffette
tutti armati di fame e di libertà
vi sfidava beffardo da ogni cima
questo non vi riuscì
ora sul mare son tornati al carico i velieri

e nelle cave i boati delle mine
chiaman lavoro e non guerra
ma questa pace non è oblio
stanno in vedetta
queste montagne decorate di medaglie d’oro
al valore partigiano
taglienti come lame
immacolato baluardo sempre all’erta
contro ogni ritorno.

(epigrafe scolpita sul marmo della stele commemorativa delle Fosse del Frigido)

  Noa

Noa Carpignano è l'editore che ha creato BBN: la prima casa editrice italiana che pubblica testi scolastici digitali. Ne è amministratore e art director, lavora in un nido d'aquila in riva al mare appesa a un paio di Mac. Per saperne di più puoi leggere una sua intervista QUI o vedere il suo profilo su LinkedIn.