24
Auguri a tutti :)
postato da noa in didasfera, editoria scolastica, personale
06
Prof e alunni, amicizia vietata su Facebook
postato da noa in didasfera, editoria scolastica, news scuola, personale, sassolino nella scarpa

Leggo oggi su laRepubblica di una circolare scolastica che vieta l’amicizia tra allievi e insegnanti su Facebook.
Probabilmente in un altro momento non ci avrei fatto caso, l’avrei licenziata in un attimo sotto la voce “imbecillità” per dimenticarmene subito dopo.
Ma proprio oggi stiamo testando su DidaSfera (per chi non conosce l’ambiente didattico digitale leggere questo post) la nuova funzione che consente agli insegnanti di creare gruppi di lavoro, ad esempio dei gruppi-classe, e di condividere percorsi e documenti.
In effetti quest’area di DidaSfera è un social network dedicato, protetto, è legata ai testi scolastici e i ragazzi non possono fare l’upload delle loro foto estive (gli insegnanti sì, ma dubito che condividano come materiale didattico le loro foto in costume da bagno). Quindi decadono tutti i pretesti che hanno portato a questa circolare: è un ambiente di apprendimento, e non consente deviazioni.
Facebook è oggettivamente un’altra cosa, ma non solo perché non ha i libri di scuola digitali dentro, e neppure per le caratteristiche tecniche e le funzionalità del lato social, che sono molto simili, la diversità dipende piuttosto dal loro utilizzo (e dalle possibilità che in fase di progettazione abbiamo scelto di dare o non dare a determinati utenti, diverse per allievi e docenti). Ma delle caratteristiche social di DidaSfera parleremo in un altro post, il punto ora è un altro: cosa vuol dire dare amicizia su Facebook?
Se abitiamo tutti la rete, con che criterio decidiamo che in un luogo ci conosciamo e in un altro no? Abbiamo bisogno di una circolare?
Anche a scuola abbiamo ambienti condivisi, e non solo le classi dove il ruolo è dichiarato, pensiamo ai corridoi: i ragazzi di solito non vanno a far cagnara in sala professori, ma nei corridoi, durante l’intervallo, si ritengono liberi. Nonostante questo sono consapevoli del fatto che meglio non fare a botte, e che per calarsi le brache è bene andare in bagno. Ecco, Facebook è un corridoio, è la pausa caffè e, a volte, l’incontro fortunato. Imbecille è chi si cala le brache pubblicamente, su FB come in qualsiasi altro luogo in rete o in strada, vale per tutti, adulti e ragazzini.
E poi, cosa vuol dire “È rispetto per i ragazzi, per il loro mondo, che non deve essere invaso dagli adulti, genitori compresi“?
Perché si pensa che Facebook è “il loro mondo”? Allora non entriamo a prendere il caffè nel bar sotto alla scuola perché ci sono quelli di quarta che si raccontano come hanno passato il weekend, e potremmo scoprire che sono andati a sciare invece di prepararsi per la verifica di mate? O non prendiamo più l’autobus perché a quell’ora è pieno di ragazzi che vanno al liceo? E devono potersi sbaciucchiare, canzonare l’insegnante di turno o, sia mai, passarsi un po’ di fumo?
O decidiamo semplicemente di non confonderci fra loro, abbigliamento, gestualità e gergo compreso, e di non prenderli a pacche sulle spalle?
Poi, su Facebook, ci sono docenti che preferiscono non dare amicizia ai loro allievi, altri che scelgono di dare amicizia solo agli ex (allievi), e ragazzi che per scelta non chiedono amicizia agli insegnanti. Lo stesso vale per i genitori. Ma sono scelte personali, sappiamo che c’è chi approva la richiesta di amicizia di chiunque, c’è chi rende il profilo pubblico e chi lo tiene blindato, e tutte le vie di mezzo che lo strumento consente.
È la libertà di scegliere chi salutare e chi no, a chi raccontare cosa e perché, anche seduti ad un tavolo con davanti un bicchiere di birra, anche agli allievi, anche agli insegnanti.
Non servono circolari per questo.
Voglio la libertà di scegliere e penso anche che avere insegnanti e genitori fra gli amici possa educare i rampolli (ma anche insegnanti e genitori) a non vomitare in bacheca. Già questo sarebbe un successo.
Se poi tutti imparassero a gestire le opzioni della privacy non ci sarebbero tante rogne. Ci sono le istruzioni.
E ci sono due opuscoli, buoni per tutti, ragazzi e adulti, disponibili sul sito del Garante della Privacy: uno sugli effetti collaterali dei social network, uno sulla privacy a scuola.
Ma è sempre più facile proibire che educare.
Oggi hanno sequestrato il cellulare a mio figlio. Lui lo tiene sempre spento durante le ore di lezione, lo accende quando prende il pullman per la mensa o per la scuola di danza. Stamattina però un’insegnante è arrivata con venti minuti di ritardo e, nel bighellonare generale, lui lo ha acceso per farsi un giochino. Un altro insegnante che passava in corridoio ha, giustamente, buttato un occhio nella classe scoperta, e così lui è finito come pinocchio fra i gendarmi, imparando che non importa se è spento, o se in quel momento non c’è lezione… è proprio vietato portarlo a scuola, l’infernale aggeggio (e non è vero).
E tocca a me, domani, andare a scuola per il dissequestro.
Dalle 9,30 alle 11, mi dicono, che sono gli orari di segreteria.
Tanto le mamme non hanno niente da fare no?
02
Pulizie di primavera
postato da noa in personale
Prima di aggredire gli armadi, quelli veri, stavo mettendo un po’ in ordine nei cassetti di silicio: cartelle con dentro cartelle con dentro cartelle con dentro… e mi salta fuori una foto dell’anno scorso che mi ero dimenticata di avere.
È un istante rubato con il cellulare, luci artificiali, definizione terribile, ma… merita di essere pubblicata: il Jannis con le zampe nel mio lavello è imperdibile.
No, non sta lavando i piatti, sta sformando cubetti di ghiaccio per il dopocaffè.

09
Mi pigliasse lo sconforto
postato da noa in convegni, personale, sassolino nella scarpa
In questi giorni mi capita spesso di sentire un’amica sconfortata e non posso fare a meno di pensare a un mio vecchio fidanzato, così come da anni succede ogni volta che la parola “sconforto” arriva alle mia mente. E anche quando il sentimento mi coglie, raramente assai e dura appena qualche minuto, io penso a lui e sorrido.
È una storia che risale a tanto, tanto, tantissimo tempo fa. Dopo vari tira e molla a un certo punto decisi di sparire, e senza una parola, senza uno straccio di spiegazione. No, non ne vado fiera ma all’epoca evidentemente non ero in grado di darne.
Sono passati anni, altre storie, un altro figlio, una vita insomma, e da tempo so cosa non poteva funzionare: lo sconforto su di me non attacca. E lui era lo sconforto fatto persona, tanto che così lo avevano argutamente soprannominato i suoi commilitoni durante la naja.
Allora, visto che io dagli adolescenti che giocavano a fare gli esistenzialisti ho sempre girato al largo, e poi – aggravante – non si era neppure più adolescenti, sono fuggita a gambe levate. Peccato però, perché mi piaceva tanto. E in effetti oggi credo che sia l’unico “sconforto” al quale potrei abbandonarmi per più di cinque minuti. Ma non molti di più eh!
Tutto questo per dire che non è facile deprimermi e che è inutile provarci.
Ho ricevuto recentemente una squallida mail da un contatto professionale che non ho mai incontrato personalmente, una mail sgradevole nei toni e menzognera nei contenuti, scritta con il chiaro unico intento di ferirmi.
Non ho neppure risposto, ma pubblico per l’autore della meschina missiva un’immagine che vale tutte le poche parole che potrei sprecare solo ne avessi la voglia e il tempo.

08
Donne sull’orlo di una crisi di nervi
postato da noa in convegni, ebookfest, personale
A poche ore dall’inizio dell’eBookFest, a cogliere l’istante non poteva che essere un’altra donna.
Grazie a Cinzia Manfredi abbiamo il ricordo di un momento che…
02
SMAU: Our predictions are all a load of hocus pocus
postato da noa in convegni, editoria scolastica, news BBN, non dite che non lo avevo detto, personale
Noa Carpignano e Maria Grazia Fiore insieme allo SMAU.
Per parlare di design thinking, di mappe e di sortilegi assortiti.
Milano, 20 ottobre, ore 12,30 – arena Vodafone pad.3
Design thinking: la mappa come pensiero, strumento, prodotto
Nel suo libro sulle metafore dell’organizzazione, Gareth Morgan propone la comparazione tra organizzazione e cervello, in quanto entrambi sistemi olografici.
I principi della progettazione olografica sono:
“Far entrare l’intero nelle parti”
“Creare interdipendenza e ridondanza”
“Creare specializzazione e nel contempo generalizzazione”
“Creare la capacità di auto-organizzarsi”
E’ per questo che vi proporremo un esempio di design thinking.
Un esempio dall’inizio alla fine, verrebbe da dire, se ci fosse un inizio e se ci fosse una fine. Ma un pensiero progettuale tridimensionale, senza soluzione di continuità fra relazioni aziendali, processo produttivo, prodotto stesso e rapporti con l’utenza, comporta che non siano percepibili né l’uno né l’altra.
E anche l’appellativo “utente finale” si rivela inadeguato, se non decisamente deviante.
Siamo convinte che i processi di adattamento e la gestione dei cambiamenti siano molto più semplici e veloci in un sistema team-based, dove cluster autogestiti e multidisciplinari creano in un ambiente sistemico, che si fa prodotto esso stesso.
Una struttura che non resiste alle sollecitazioni dunque, ma le accompagna. Un’organizzazione adattiva, non gerarchica e un workflow non lineare, per generare un prodotto flessibile altrettanto adattivo: il libro liquido.
In questa visione olistica lo strumento principe è la mappa mentale.
Da forma di pensiero a strumento operativo per diventare prodotto [mai] finale.
Vi chiedete cosa c’entra il design thinking con le streghe? provate voi, allora, a trasformare quotidianamente zucche in carrozze.
E poi mancheranno pochi giorni ad Halloween, e noi ci si prepara eh.

19
eBookFest: i numeri!
postato da noa in convegni, ebookfest, news BBN, personale

Oltre 500 presenze, più di 100 iscritti ai barcamp, 51 relatori per 45 seminari e presentazioni, 23 invitati per le 5 tavole rotonde, la cena del venerdì con 94 persone al tavolo, sabato non lo so perché stavo a sistemare le cose per lo spettacolo serale che ha richiamato 300 spettatori, ma almeno altre 40 persone gustavano cibo locale nei ristoranti della zona.
Circa 200 le camere occupate per i pernottamenti, quasi 1000 pasti, 11 le università in qualche modo rappresentate e 3 le biblioteche coinvolte. Oltre ai 5 totem segnaletici sono state distribuite 410 mappe e 5 api robot hanno vagato per la piazza del municipio.
Quasi 200 scontrini per souvenir gastronomici battuti nella sola mattinata di domenica dall’unico alimentari rimasto aperto per l’occasione, e già sabato aveva dovuto rifornirsi due volte di testaroli: Fosdinovo è un piccolo paese e l’onda si è sentita.
Il sito ha superato le 5000 visite settimanali, grazie anche a 45 post nella blogosfera (a oggi) e una novantina di segnalazioni in rete, 15 articoli su stampa, 5 gruppi su Facebook, 118 note e centinaia di foto.
100 mq di palco per circa 60 ballerini.
Le 8 persone che hanno contribuito all’organizzazione e gli 11 volontari del paese coinvolti costituiscono l’armata brancaleone che nei tre giorni dell’evento (e nei due precedenti) si è trovata a dover far le cose più strane, spostare 520 sedie, issare una bandiera, stringere 208 bulloni.
4 mesi di lavoro per me e Maria Grazia dedicati ai contenuti e 894 mail ricevute solo da me.
Una decina di interviste, 1500 slide e, buon lavoro Jannis, ben 60 gigabyte di girato da montare.
Possiamo dare i numeri no?
————–link—————
Il sito: QUI
La crew: QUI
La rassegna stampa: QUI
29
Buon anno :)
postato da noa in dalla rete..., ebookfest, editoria scolastica, personale

Prima andavo a scuola e poi… ancora a scuola.
Non so se succede a tutti gli insegnanti, ma io mi porto dietro questa cosa ancora adesso, e sì che la cattedra l’ho lasciata da tempo: l’anno nuovo inizia a settembre.
Non un giorno preciso, non c’è un “capodanno” settembrino, inizia così, in sordina, giorno dopo giorno che neppure te ne accorgi.
Quest’anno poi l’estate mi scivola via ruzzolando sempre più velocemente verso l’eBookFest. Il giorno dopo, ecco sì, inizierà l’anno nuovo.
L’ha detto anche Maria Cecilia, prima l’eBookFest, poi comincerà un nuovo anno.
E io che dico a destra e a manca che non vedo l’ora che arrivi il 10 settembre, sia perché ho davvero voglia di incontrare vecchi e nuovi amici, sia perché finisce ‘sta fatica… Leggo lei e mi rendo conto che subito dopo ne comincia un’altra: traghettare BBN verso il 2011. E c’è tutto un lavorone da fare, che uno si immagina che bisogna preparare i contenuti, un altro magari che bisogna confezionarli. E sì, giusto, ma il lavorone che ci aspetta è molto più di tutto questo.
E guarda te che combinazione, stamattina capito su un post di Antonio che se ne esce con:
[...] le mie considerazioni sono tutte debitrici di un mio personale postulato, secondo il quale i contenuti sono sempre, sono sempre stati, e sempre saranno gratuiti. Ad essere (eventualmente) pagato è il formato, il package, la forma-prodotto in cui vengono resi disponibili. Non sto qui a motivare, mi basti un accenno un po’ semplicistico, ma che rende l’idea: la Divina Commedia costa come l’ultimo dei romanzetti proprio perché a essere pagato è il formato-libro, e non il suo contenuto.
e proprio oggi Maria Cecilia risponde:
[...]Ovvero il ‘secondo postulato’ per cui, secondo lui, tutti i contenuti dovrebbero essere disponibili gratuitamente (‘sono sempre, sono sempre stati, e sempre saranno gratuiti’), e a essere pagato dovrebbe essere il package, il formato, il prodotto. Mi chiedo se in pratica a crear valore sia, secondo questo assunto, tutto ciò che siamo in grado di creare attorno al contenuto; e in questo senso, più ammenicoli e ‘passaggi’ creiamo, più valore diamo al contenuto stesso. Poi mi domando chi alla fin fine abbia il dovere di compensare l’autore, ecco perché credo che Santachiara in fase di contrattazione faccia bene a tener un po’ duro.
e, quando si dice una giornataccia, ci si mette pure Gianni:
[...]Vorrei, inoltre (e provocatoriamente) domandare a Noa e agli altri editori se tutta la “ricchezza” dei materiali da loro commercializzati e che richiedono interventi di grafici, impaginatori, revisori e non so quanti altri professionisti … si riflette in “valore” per chi deve apprendere. Non ho una risposta certa ma non vorrei che questo valore fosse distribuito lungo la catena editoriale e poco lungo quella pedagogico-didattica.
Ci sarà da divertirsi ci sarà.
E agosto è quasi finito, buon anno nuovo a tutti.
p.s. Fosdinovo è piccolina, prenotate per tempo che sapete come si dice: chi tardi arriva…
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Design thinking, una buona pratica poco conosciuta.
postato da noa in convegni, dalla rete..., non dite che non lo avevo detto, personale

Ho più volte espresso il mio punto di vista sul fatto che non c’è innovazione in un ebook, ma che il passaggio dalla versione cartacea al formato digitale è solo – se i contenuti rimangono gli stessi – una banale evoluzione.
Niente di innovativo, e tantomeno disruptive, quindi.
Verrà però un momento in cui la trasformazione non sarà più solo legata al contenitore (inteso sia come oggetto carta/ereader, sia come formato pdf/epub), ma arriverà a plasmare i contenuti. Uscirà quindi dal dominio tecnologico per dirompere, questa volta sì, nel pensiero. E non nel pensiero accademico, pur necessario, che abbiamo iniziato a intravedere, ma in quello chiamato “design thinking“.
Un approccio sistemico può rispondere a sfide complesse quanto concrete, una visione olistica ci evidenzia le proprietà emergenti, la condivisione di un processo creativo infonde coraggio alle idee, la pragmaticità del fare supporta la sperimentazione, e un feedback continuo consente di imparare e di affinare il ragionamento abdutivo.
Thinking outside the box is the only way to boldly go where no man has gone before.
O per fé l’euv fòra dla cavagna, come avrebbe detto mia nonna.
Un ringraziamento a GP, e-friend since 1999 e relatore all’eBookFest di Fosdinovo.
Aggiornamento: un anno dopo i risultati (se sei interessato al design thinking prosegui la lettura fino al terzo post) .
07
Mille cose ancora da fare.
postato da noa in convegni, ebookfest, personale
aggiornamento: il countdown l’ho tolto, dava problemi a chi visitava il sito con IE (ma usare firefox no eh? mannaggia…)



Noa Carpignano è l'editore che ha creato BBN: la prima casa editrice italiana che pubblica testi scolastici digitali. Ne è amministratore e art director, lavora in un nido d'aquila in riva al mare appesa a un paio di Mac. Per saperne di più puoi leggere una sua intervista 

