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19 febbraio 2010 – Università di Padova – Cultura Senza Barriere
Seminario: I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola

Nell’abstract mi ero proposta di rispondere a 5 domande, ho quindi sommariamente diviso il mio intervento in 5 parti, e ora viene comodo dividere questo contributo in 5+1 post.

0. Premesse

1. Cosa si pensa che siano i testi digitali per la scuola?

2. Cosa invece dovrebbero essere?

3. Come la mettiamo con l’accessibilità?

sei qui –>4. Perché la pirateria non deve far paura?

5. Perché le scuole non devono subire il cambiamento e come possono essere parte attiva?

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immagine buffa: rappresenta Mr Bean travestito da Pippi Calzelunghe vestita da pirata

Tenete presente che io parlo sempre di scolastica, perché per la varia la questione è un po’ diversa.

Il testo digitale è un invito alla pirateria, una
volta che scarico il file ne posso fare mille copie.
L’unico modo per tutelare il diritto d’autore è
semplicemente non permettere il download.

Il già citato Michele Lessona, De Agostini, consigliere del Gruppo Educativo AIE, sostiene che i file non devono essere scaricati. Ma la discussione vera non è tanto sul download, se permetterlo o meno (anche perché la normativa è stata dirimente su questo punto parlando chiaramente di testi scaricabili), ma sui DRM.

il disegno rappresenta il logo delle licenze CC chiuso con un lucchetto
C’è addirittura chi pensa che sia cosa logica applicare DRM su contenuti rilasciati con CC, che è dir tutto.

I DRM sono dei lucchetti antipirateria, nati per limitare la diffusione illegale dei contenuti soggetti a diritto d’autore. La storia dell’industria musicale dovrebbe aver insegnato che non solo sono inutili, ma sono anche dannosi. Però se qualcuno pensa al libro digitale come a un oggetto fatto e finito, pensa di venderlo come tale, e quindi si premura di lucchettarlo.
Ma l’editore che si arrocca sull’idea di vendere un file come fosse un oggetto è miope: dimostra di non aver compreso la natura del prodotto e neppure lo spirito del contesto in cui opera.
Un testo scolastico, così come un testo di divulgazione scientifica, che sia aggiornabile in tempo reale, integrabile nella struttura, permeabile alle idee è il migliore dei testi possibili. L’interattività che un testo di questo tipo consente è così preziosa da rendere qualsiasi tentativo di costrizione un gesto scellerato.
La dissociazione schizofrenica di chi pensa di lavorare in rete senza condividerne lo spirito non può che dare un esito infausto.
[Noi investiamo risorse volentieri anche per pubblicare materiale gratuito. Per fare un esempio, i primi tre moduli del testo di storia sono composti da 416 pagine, mentre le schede free di approfondimento ad essi associate sono composte da un totale di 383 pagine, e chiunque può scaricarle. È il nostro piccolo tributo alla rete. Per questi file abbiamo scelto, in accordo con gli autori, la licenza Creative Commons.
E anche i file non free, quelli dati in licenza alle scuole, non sono protetti in alcun modo, non occorrono password per aprirli o stamparli, non c'è un controllo su quanti computer/dispositivi li possano aprire, non ci sono accrocchi di nessun genere che possano impedirne la copia e la diffusione che, anzi, è incoraggiata.
Inizialmente inibivamo solo la modifica dei file, per poter garantire la correttezza scientifica e la qualità dei contenuti (se qualcuno modificasse i testi scrivendo delle bufale, la credibilità degli autori e della casa editrice sarebbe compromessa), ma stiamo pensando a soluzioni diverse e più libere.]

piratepoetry-med

Eppure questo problema è così sentito che nel gennaio del 2009 è nato, per iniziativa governativa, il Comitato Tecnico contro la Pirateria Digitale, meglio sarebbe stato, come scrive Lera nel post “Il futuro dei contenuti digitali tra voglia di repressione e necessità di sviluppo” creare un Comitato per la regolazione e disciplina dei contenuti digitali.
[Chi è interessato ad approfondire può leggere l'ottimo articolo di Bobbio riportato da Guido Scorza]

Per quanto riguarda l’editoria in generale sono ben lontana dall’avere, e proporre, soluzioni, ma per l’editoria scolastica la soluzione è sotto il naso di tutti, l’abbiamo proposta già più di due anni fa.

insegnante davanti ad una LIM con il foulard da pirata

[Per praticità copioincollo da un vecchio post]

Premesso che NON tutti gli insegnanti sono pirati, incominciamo a dire che le adozioni sono pubbliche: in primavera gli insegnanti scelgono i libri di testo che i ragazzi (le famiglie) dovranno acquistare a settembre. Gli elenchi dei testi adottati in ogni scuola di ogni ordine e grado sono pubblici.
Supponiamo quindi che una scuola di Milano adotti il nostro testo di storia.
La scuola ci chiede la licenza (presidi corsari non ne conosco) e distribuisce i file ai ragazzi. Si tratta di file NON protetti: la nostra licenza ne permette la copia, la stampa e la fotocopia (più altrettanto materiale Creative Commons).

Ora ipotizziamo che uno dei ragazzi del liceo milanese, chiamiamolo Barbanera, e-mulizzi i file, e che un altro ragazzo, che chiameremo Barbagianni, li scarichi.

Caso 1: Barbagianni vive a Milano e frequenta lo stesso liceo di Barbanera.
Caso 2: Barbagianni vive a Bari, o a Venezia, o a Catania e frequenta un liceo che ha adottato lo stesso testo.
Caso 3: Barbagianni vive a… e frequenta un liceo che NON ha adottato questo testo.

E allora?
Caso 1: non ci interessa: se i ragazzi sono compagni di scuola, questa ha già acquistato la licenza per tutti. Che differenza fa quindi se Barbagianni utilizza il file che gli ha passato l’insegnante con la chiavetta usb, o quello identico che ha pescato in un torrente?
Caso 2: Il liceo di Bari, Venezia o Catania che sia, se ha adottato il testo ha anche acquistato la licenza, quindi vedi risposta al caso 1.
Caso 3: Barbagianni studia storia su un altro testo e i motivi per i quali ha scaricato i file possono essere due: o l’ha fatto per errore, quindi li butterà via o finiranno dimenticati in qualche sottocartella, oppure li ha scaricati per leggerli, consultarli, usarli per integrare il testo sul quale studia. Bene, questa è l’unica ipotesi dove potrebbe, secondo i criteri usuali, configurarsi la pirateria. Ma per quanto ci riguarda un ragazzo che sceglie di farsi il download di un libro scolastico, invece che di un gioco, è così raro che il testo gratis se lo merita. E se ce li richiede, al Barbagianni bucaniere, diamo pure gli altri.

[Addenda per gli studenti presenti in aula e per quelli che leggeranno questa sbobinatura.
Mi avete sentita sostenere che siamo contrari ai DRM, che la pirateria non è un problema e che un libro di testo è buono se è hackerabile (parte 5), poco dopo avete sentito Guaraldi sostenere che la pirateria è necessaria (come lo fu anche in real life ecc ecc). Ora io non voglio che interpretiate queste idee controcorrente di due bizzarri editori come un invito al brigantaggio: tenete ben a mente che la pirateria è un reato penale, che può costare anche tre anni di patrie galere.
Ma c'è modo e modo di fare pirateria, ci sono forme di militanza che non sono perseguibili: condividere idee, buone pratiche e novità osteggiate dalle lobby e quindi non pubblicate sui media mainstream. I canali li avete, da quelli reali (consigli di classe, di istituto, associazioni studentesche) a quelli virtuali (blog, forum e social network), e questi sono potentissimi e costituiscono il vantaggio "rivoluzionario" della vostra generazione. Ma pensate un po' che casino avremmo tirato su se li avessimo avuti noi nel decennio dal '68 al '78 :D ]

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19 febbraio 2010 – Università di Padova – Cultura Senza Barriere
Seminario: I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola

Nell’abstract mi ero proposta di rispondere a 5 domande, ho quindi sommariamente diviso il mio intervento in 5 parti, e ora viene comodo dividere questo contributo in 5+1 post.

0. Premesse

1. Cosa si pensa che siano i testi digitali per la scuola?

2. Cosa invece dovrebbero essere?

sei qui –>3. Come la mettiamo con l’accessibilità?

4. Perché la pirateria non deve far paura?

5. Perché le scuole non devono subire il cambiamento e come possono essere parte attiva?

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Si tende a pensare che un file pdf sia per sua natura accessibile.
Niente di più falso, vero è che, ad oggi, solo la suite di Adobe consente di editare pdf accessibili (gli altri software che consentono di esportare pdf non lo fanno).
Per essere però accessibile alle tecnologie assistive un file necessita di particolari accorgimenti, a partire dal progetto grafico, nell’impaginazione su indesign, e poi ancora sul pdf stesso.
Faccio alcuni esempi, senza la pretesa di essere esaustiva.
Parliamo della dignità dei titoli: i vedenti riconoscono il titolo di un paragrafo, e quello di un sottoparagrafo, perché si accorgono che sono scritti in grassetto, magari con un corpo più grande, probabilmente in una posizione precisa o con un motivo grafico che li distingue.
Ma un non vedente non riconosce un titolo per queste caratteristiche e a nulla serve sottolinearlo di rosso.
L’unico modo perché il software riconosca i titoli dal testo corrente, e dia anche loro la giusta dignità, è fare in modo che all’interno del file esista una “struttura”:
1
1.1
1.1.1
2
2.1
che nel nostro caso del pdf diventa H1, H2 ecc come in HTML.
Questo si può ottenere utilizzando gli stili di paragrafo in indesign, e mappando i tag nel pdf.

immagine di impaginato in indesign
[clik per ingrandire]
Questo è un esempio di impaginato su indesign, lavorato per la stampa.

impaginato con evidenziati interventi per l'accessibilità
[clik per ingrandire]
Questo è lo stesso impaginato sul quale sono stati usati alcuni accorgimenti per renderlo accessibile, ad esempio i decori grafici (filetti e amenità assortite) che vengono taggati come artifact.

Tenete presente che io non sono un tecnico, mi tocca fare l’editore :D , quindi non sarò molto precisa in questa spiegazione che vuole essere solo di orientamento. Quello che so lo devo a Livio Mondini, e se qualcuno tra i presenti ha interesse ad approfondire la cosa troverà molte risorse che lui ha generosamente condiviso in rete, a partire dal suo sito.

Altro esempio: le note.
I vedenti, quando leggono il numerino piccino vicino a una parola scelgono se andare a leggere la nota, che può essere in fondo alla pagina, in fondo al capitolo o in fondo al testo. Nel pdf la nota deve avere un collegamento attivo, un link che porti direttamente il lettore vocale a quella specifica nota.
Non solo, il vedente tiene in qualche modo il segno (nel testo tradizionale mette il ditino…) e finita la nota torna a leggere da dove aveva lasciato, questo il non vedente non lo può fare, per questo motivo si mette alla fine della nota un rimando non visibile ai vedenti, ma che le tecnologie assistive leggono, che dice pressoché: “torna al testo”. E un altro link attivo riporta l’utente al testo nel punto esatto dell’interruzione.

accessibilita3
[clik per ingrandire]

Altro esempio ancora: l’ordine del testo.
Immaginiamo un testo su due colonne: il vedente legge la colonna di sinistra e poi incomincia con quella di destra.
Il software invece può scambiarle, e se gli girasse di leggere la prima riga di una e la prima dell’altra, la seconda di una e la seconda dell’altra? un bel problema.
Oppure immaginiamo un testo con di fianco un’immagine (con il testo alternativo!) e, sotto a questa, la didascalia della stessa.
Il software quando arriva all’altezza della didascalia inizia a leggerla, oppure decide di leggerla tra un paragrafo e l’altro a casaccio.
Questo tipo di problemi si risolve se si è data una buona struttura all’inizio, in fase di impaginazione, e lavorando a posteriori sul pdf assegnando e correggendo l’ordine di lettura con strumenti appositi (vedere immagine).

aggiornamento: un post senza pretese di esaustività sulle caratteristiche delle font che facilitano la lettura (dislessia e disabilità cognitive)

aggiornamento, marzo 2012: anche la nuova circolare sui libri di testo parla di accessibilità, ne parla in maniera non chiara, e addossa la responsabilità della conformità alla normativa ai dirigenti scolastici. Se vuoi approfondire trovi QUI un post dedicato.
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19 febbraio 2010 – Università di Padova – Cultura Senza Barriere
Seminario: I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola

Nell’abstract mi ero proposta di rispondere a 5 domande, ho quindi sommariamente diviso il mio intervento in 5 parti, e ora viene comodo dividere questo contributo in 5+1 post.

0. Premesse

1. Cosa si pensa che siano i testi digitali per la scuola?

sei qui –>2. Cosa invece dovrebbero essere?

3. Come la mettiamo con l’accessibilità?

4. Perché la pirateria non deve far paura?

5. Perché le scuole non devono subire il cambiamento e come possono essere parte attiva?

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immagine di un libro con mouse
Per dire come saranno i testi del futuro bisognerebbe possedere capacità divinatorie che io non ho, ma è logico pensare che con esattezza nessuno lo sa, ciascuno ha le sue visioni, e siamo talmente in pochi (tra gli editori dico) ad averne qualcuna che bisognerà darsi parecchio da fare.
Siamo partiti tutti con i pdf, chi in un modo chi nell’altro, chi con una politica di distribuzione e chi con un’altra, ma quello che conta è che il primo catalogo, povero, di testi digitali è uscito in tempi non sospetti, ben PRIMA cioè delle normative, e se da una parte me ne arrogo il merito (e con soddisfazione perché quando nel 1998 condividevo le mie visioni con un paio di editori per i quale lavoravo mi sono presa della pazza) dall’altra questo significa che non c’è bisogno, e non ci deve essere una imposizione dall’alto perché le cose si evolvano, l’evoluzione – che non si tratta di innovazione – è un processo naturale, con i suoi tempi, e stabilire per decreto che entro due o tre anni tutto sarà diverso è da scellerati.
In questo modo si abilitano le scorciatoie che producono mostri.
Nell’abstract mi proponevo di dimostrare come NON devono essere fatti i testi digitali.

copertina altroconsumo
Nel mese di settembre la rivista Altroconsumo ha pubblicato un’inchiesta sugli ebook a scuola, ci sono stralci di interviste a me, ad Agostino Quadrino di Garamond, e a Michele Lessona:

“Sulla parola ‘digitale’ siamo già pronti”, rassicura Michele Lessona, consigliere del gruppo Educativo dell’Aie (Associazione italiana editori) e presidente di DeAgostini scuola. “Abbiamo i pdf di tutti i nostri libri, vi si possono aggiungere collegamenti ipertestuali, e renderli scaricabili da internet non è un grosso problema”.

Questa è solo una citazione, ma discorsi del genere si sono sentiti da più parti. E in seguito a questa dichiarazione, avevo scritto un post: Te vojo vedè online.

Vediamo allora perché, secondo me, non è corretto mettere online il pdf di stampa.

capture della home del sito di Zanichelli
Zanichelli ha aperto da pochi mesi scuolabook, un sito dove vende alcuni degli ebook del suo gruppo editoriale. Eccone uno:

capture della pagina del sito corrispondente a un supporto di geografia
Il formato scelto è Adobe digital edition, un formato con protezioni antipirateria (e il formato dell’anteprima è pdf – protetto), pesa 23 mega per 82 pagine, ma quanto peserà allora un testo di 600 pagine? mica tutti hanno fastweb eh! E poi, stampa non permessa, copia non permessa. Ok.

Allora ho scaricato il pdf di anteprima di un testo di arte (si tratta sempre di supporti didattici, non di testi adozionali che sarebbero molto più pesanti e commercialmente più “rischiosi” da mettere online). Bisogna dire che è un gran bel cartaceo prodotto, ben fatto, curato, non entro nel merito dei contenuti ma il lavoro editoriale certo si vede.
immagine di una pagina del testo
Il file pesa mediamente 315 kb a pagina, che pare niente ma provate a moltiplicare.
E se pensate che le sottolineature siano link… vi sbagliate.
Allora, io non amo le sottolineature neppure nel cartaceo, preferisco usare semibold, occasionalmente bold, ma il problema è che in un testo digitale le sottolineature hanno un’altro significato. Questo per dire che lavorando un testo per il digitale bisogna cambiare la normativa, altrimenti l’utente va un po’ in confusione…
e, ancora, non c’è un solo testo alternativo alle immagini.
Però hanno aggiunto il © in ogni singola pagina, segno che anche se l’hanno protetto, anche se hanno vietato la stampa, sanno perfettamente che il file è craccabile. No, io non l’ho craccato, per mostrarvi la singola pagina ho fatto una capture dello schermo.

Ora vi faccio vedere un file nato per essere digitale, il formato di queste slide è PDF, scelto appositamente per farvi vedere cosa si può fare [Intendo le slide proiettate al convegno, qui inserisco l'immagine, cliccando sopra potete scaricare il pdf].

in questa pagina c'è il disegno di una semplice prospettiva centrale, cliccando si scarica il file pdf

Queste pagine appartengono a un nostro testo di educazione tecnica per le medie che – essendo nato digitale – pesa 120 kb a pagina, meno della metà del testo che abbiamo visto prima di Zanichelli, nonostante abbia immagini a colori (che pesano di più in compressione di quelle bn) e… filmati QuickTime!
[per vedere i filmati aprire i file con adobe pdf reader (versione recente) e cliccare sul disegno]
Inoltre ci sono link a risorse esterne (non sono ancora attive, questo è materiale sperimentale e l’url è fittizio) e altre forme di interattività.
questa immagine rappresenta una pagina di libro di testo contenente filmati, cliccando si scarica il file pdf
[nota: questi file non sono ancora stati resi accessibili alle tecnologie assistive, per questo mi scuso]

Prendere i file predisposti per la stampa e distillarli semplicemente in bassa risoluzione per tirar fuori un pdf (e quindi un ebook) può anche funzionare per la narrativa, per un romanzo (sempre fingendo di dimenticare l’accessibilità – che con il distiller va a farsi benedire mai ci fosse stata).
Ma per un testo scolastico è sconsigliabile anche per altri motivi, più importanti ancora del peso, vediamoli:

L’impaginato: di solito è pieno di fondini colorati che distinguono parti di testo, glossarietti, box di approfondimento e apparati didattici vari. Sono molto funzionali e vanno benissimo per un testo tradizionale, ma stampati con la epson di casa mangiano inchiostro e se non sono estremamente chiari rendono poco leggibile il testo che vi è posizionato sopra, a meno che non vengano stampati in qualità fotografica (che in tempo e soldi mangia per traverso tutta la famiglia).
A video invece i fondini colorati con il testo sopra creano problemi di accessibilità.

Le immagini: I testi scolastici sono zeppi di immagini, grandi, belle. Ad alta risoluzione. Sono immagini a 300 dpi, scelte per andare in stampa. Diverso il criterio per il testo digitale, meno immagini (piuttosto una gallery aggiuntiva online), un pochino più piccole, scelte con accortezza in modo da poterle comprimere al punto giusto, e non tutte nello stesso modo, ci sono immagini che sopportano una maggiore compressione e altre che per le caratteristiche della foto, o per la ricchezza o la pregnanza del contenuto, richiedono una risoluzione maggiore. E devono essere in RGB, perché il CMYK usato per la stampa le rende meno sature e un po’ smortine.
E poi le immagini devono avere il testo alternativo: nell’impaginato di stampa questo non esiste.

I testi scolastici sono pieni di schemi, ad esempio tabelle, torte, diagrammi ad albero, nel testo tradizionale sono immagini inserite, nel testo digitale sono file vettoriali (si vedono meglio, mantengono sempre la definizione, anche ingrandendo per l’ipovisione, e pesano nulla).
Se si prende il file e lo si distilla “in bassa” tutto insieme e senza distinguo viene fuori ‘na schifezza. E resta comunque pesantissimo, decine di mega.

E poi, diciamolo finalmente, a cosa serve un testo digitale se non si può navigare?
Abbiamo detto che costa meno, vero ed è già qualcosa (qualcuno vuol far credere che non è vero, ma questo è un altro discorso), sicuramente pesa meno, ed è indiscutibilmente un altro vantaggio, ma non sono vantaggi che possiamo offrire semplicemente spremendo il libro sotto una pressa. Se fosse navigabile non sarebbe meglio? E se avesse link ad approfondimenti online da raggiungere con un click?
Un testo digitale deve agevolare l’accesso a una vasta gamma di materiali da consultare (ad esempio glossari o voci enciclopediche, o fonti originali, testi integrali ecc.. ) che non è detto siano solo testo e immagini, ma anche file audio, filmati, mappe concettuali ecc.

A proposito dei file audio:

musica1

Questo testo digitale della Garamond – nato per essere digitale – pesa quanto il testo Zanichelli che abbiamo visto prima, PERO’ ha 50% di pagine in più, immagini a colori, ed è zeppo, ma proprio zeppo, di file musicali.

musica2[cliccare per ingrandire]
Per inserire queste due pagine nelle slide, non come immagine ma nel formato originale per farvi sentire quest’arpa, ho dovuto “estrarle” sproteggendo il .pdf, ma Agostino Quadrino mi perdonerà perché l’ho fatto a fin di bene :)
[Agostino, se mi leggi e mi dai il consenso io le metto scaricabili come ho fatto con le mie, giusto queste due :D ] Agostino ci ha dato il consenso, e io ho aggiornato il post: cliccando sulle pagine scaricate i pdf con i file audio.
In ogni caso il capitolo di saggio è scaricabile dal sito della Garamond.

E se il testo fosse componibile? E se fosse un ciddì tutto navigabile come come un sito, con audio e giochi didattici? E se… tante tante cose si possono, si devono fare, si devono ancora inventare.
interfaccia del cd del testo di storia

La slide rappresenta l’interfaccia del CD del nostro testo di storia, che è stato definito da un collega “testo a geometria variabile”, una definizione azzeccata.

Ma le caratteristiche tecniche che abbiamo descritto le troviamo in gran parte anche nella normativa:

. Rendere disponibili i libri di testo on line scaricabili nei formati più diffusi e garantire massima compatibilità di fruizione con tutti i dispositivi hardware più diffusi
. Avvalersi delle possibilità offerte dai supporti multimediali: interattività, collegamenti ipertestuali, animazioni, con uso pertinente di supporti audio, video e di immagini
. Inserire un sommario navigabile che permetta il collegamento diretto ai corrispondenti contenuti e prevedere idonei collegamenti ipertestuali per il ritorno all’indice
. Prevedere funzionalità di lettura dinamiche: possibilità di inserire nel testo evidenziazioni, segnalibri, annotazioni
. Poter beneficiare di una funzione di aiuto integrata o Guida in linea, di funzionalità di ricerca
. Utilizzare le potenzialità offerte dalla rete internet per l’aggiornamento delle
informazioni, accesso a dati remoti e altri servizi integrativi

Non è pensabile che i grandi editori non la conoscano, convenite?

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19 febbraio 2010 – Università di Padova – Cultura Senza Barriere
Seminario: I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola

Nell’abstract mi ero proposta di rispondere a 5 domande, ho quindi sommariamente diviso il mio intervento in 5 parti, e ora viene comodo dividere questo contributo in 5+1 post.

0. Premesse

sei qui –>1. Cosa si pensa che siano i testi digitali per la scuola?

2. Cosa invece dovrebbero essere?

3. Come la mettiamo con l’accessibilità?

4. Perché la pirateria non deve far paura?

5. Perché le scuole non devono subire il cambiamento e come possono essere parte attiva?

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immagine di vecchi libri con in copertina il logo del formato pdf

È bene precisare che una delle particolarità del libro di scuola, rispetto ad altri prodotti è che chi lo sceglie non lo compra, e chi lo compra non lo usa. Non è come un paio di scarpe, che io scelgo, io compro e io uso, o come un bestseller, o un profumo, che li posso anche regalare ma rimane il fatto che io scelgo e io compro, nel caso del libro scolastico chi paga non può scegliere, e neppure chi poi dovrà usarlo.
Un’altra particolarità del libro di testo è che viene stampato sapendo già più o meno quanti ne verranno venduti: non a caso la piattaforma per le adozioni è gestita dall’Associazione Italiana Editori, e quindi gli editori a maggio sanno quali e quanti titoli dovranno rendere disponibili nelle librerie per settembre (e in quali zone).
capture della piattaforma gestita dall'aie
Notate cosa si legge in fondo alla pagina:
La banca di dati consultabile su questo sito è di esclusiva proprietà dell’Associazione Italiana Editori.
Questo meccanismo comporta che la percentuale di testi destinata al macero sia infinitamente più bassa rispetto a quella (scandalosamente enorme) dell’editoria varia.

Visto che non sono gli studenti a decidere l’acquisto di un testo, è importante capire cosa sia il testo digitale nell’immaginario degli insegnanti, in definitiva ciò che conta è quello che ne pensano loro.
Per poter pensare però devono essere informati, e da chi sono informati i docenti? Dai rappresentanti delle case editrici (più son grandi più possono contare su una buona rete di vendita) che hanno tutto l’interesse a disinformare, e dai media – lobby editoriali, peggio che andar di notte.
Quindi, con le poche informazioni (distorte) che hanno cosa pensano?
Qui devo fare qualche premessa:
-premesso che si tende a dividere sommariamente i docenti in due macrocategorie: i bravi docenti e i docenti zavorra, e che le tecnologie didattiche non spostano la situazione, nonostante il motto “la LIM ti salverà”.
- premesso che le scuole non sono adeguatamente informatizzate, che il ministro fa le nozze con i fichi secchi, e gli insegnanti sono stati lasciati abbastanza soli in questa fase di cambiamento.
- premesso che il cambiamento intimorisce molti ed entusiasma pochi, e che se non lo si gestisce adeguatamente il caos è assicurato.
- premesso che è mia personale convinzione che i docenti bravi, e quelli che si lasciano entusiasmare sono sì pochi, ma molti di più di quanti è dipinto dai media embeddati,
- e premesso anche che questa “imposizione” dei testi digitali è stata inserita in una riforma che millanta il proprio nome, e che come tale dalla scuola è tutt’altro che condivisa (e questo fa si che molti gettino il bambino con l’acqua sporca)

premesse tutte queste cose il mio personalissimo, e certamente limitato, punto di osservazione mi ha portata a identificare 4 categorie, che rappresentano 4 diverse percezioni del testo digitale scolastico.

1) sotto vuoto spinto – questi non li si raggiungerà mai (sono luddisti che mai useranno un testo digitale, e mai una LIM, semplicemente perché si fanno un vezzo del non saper accendere un computer).
2) insegnanti bravi e attivi impegnati però soprattutto nelle politiche scolastiche (e meno male)
3) insegnanti attenti che hanno percepito il testo scolastico come la versione digitale del testo tradizionale, e che perlopiù la rifiutano.
4) come sopra, che però non credono sia possibile che le cose stiano esattamente così, ed essendo tendenzialmente più competenti da un punto di vista informatico, e magari appassionati di tecnologie didattiche, intuiscono che si può fare di più.

L’opinione degli insegnanti che hanno partecipato allo Schoolbookcamp infatti era unanime: un coro di “no pdf”, non come formato tout court, ma come concetto di testo tradizionale distribuito digitalmente. È chiaro agli insegnanti navigati e naviganti che i vantaggi del peso/costo sono marginali rispetto ad altri benefici che il testo digitale può garantire, e sono quelli che vogliono.

Un accento sulla questione accessibilità
Gli insegnanti dei quali stiamo parlando si rendono anche conto del problema dell’accessibilità, e in modo anche più ampio di quello di solito considerato: non solo disabilità sensoriali ma anche quelle di tipo cognitivo, e intuiscono che un prodotto digitale può essere concepito in modo da essere utile a un bambino dislessico, o con problemi che rientrano nello spettro autistico, senza impoverire il normodotato. Questo è importante, senza impoverire, e ne sta parlando la dottoressa Fiore nell’aula accanto alla nostra.
Non sanno magari come, ma intravedono che deve esserci questa possibilità.

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19 febbraio 2010 – Università di Padova – Cultura Senza Barriere
Seminario: I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola

Nell’abstract mi ero proposta di rispondere a 5 domande, ho quindi sommariamente diviso il mio intervento in 5 parti, e ora viene comodo dividere questo contributo in 5+1 post.

sei qui –> 0. Premesse

1. Cosa si pensa che siano i testi digitali per la scuola?

2. Cosa invece dovrebbero essere?

3. Come la mettiamo con l’accessibilità?

4. Perché la pirateria non deve far paura?

5. Perché le scuole non devono subire il cambiamento e come possono essere parte attiva?

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Tutti gli anni, stagionali e puntuali come il virus dell’influenza, compaiono nei giornali articoli che denunciano il “caro scuola”, in modo particolare il “caro testi”. Sono tanto profonde e ragionate le tesi della maggior parte dei giornalisti da farmi pensare che questi articoli siano riciclati di anno in anno.
capture di un quotidiano online
Di testi digitali raramente si è parlato, e anche nel 2009 – come vedremo un anno particolare – si è evitato l’argomento il più possibile.
Eppure già nel luglio 2004 l’allora ministro Moratti propose di inserire nella finanziaria una norma per permettere di scaricare i libri di testo dalla rete.
Non ho mai compreso che senso potesse avere emanare un decreto per consentire di fare qualcosa che nessuno ha mai proibito.
Nonostante nel 2004 il webduepuntozero non fosse ancora nato (in realtà sì, ma qui nessuno lo sapeva), e nonostante fosse luglio (scuole chiuse), furono molte le discussioni e i commenti nei forum in rete. All’epoca era abbastanza ovvio che venissero percepiti solo i vantaggi dovuti alla diminuzione dei costi e alla riduzione del peso.

capture del blog di beppe grillo

Anche Beppe Grillo pubblicò un anatema sul suo blog (ma quando le cose si fecero concrete, e i primi editori non allineati iniziarono a pubblicare in digitale, preferì il silenzio).
Ci fu un’alzata di scudi da parte dei librai, gli editori brontolarono giusto un po’ (tanto a cosa serve permettere il download dei libri se gli editori non li mettono online?) e la norma fu stralciata dalla finanziaria.

Quattro anni dopo…
Nel luglio 2008 esce la finanziaria 2009

Estratto del testo della finanziaria: 1. A partire dall’anno scolastico 2008-2009, nel rispetto della normativa vigente e fatta salva l’autonomia didattica [...] i competenti organi  individuano preferibilmente i libri di testo disponibili, in tutto o in parte, nella rete internet. Gli studenti accedono ai testi disponibili tramite internet, gratuitamente o dietro pagamento a seconda dei casi previsti dalla  normativa vigente.  2 [...] A partire dall’anno scolastico 2011-2012, il collegio dei docenti  adotta esclusivamente libri utilizzabili nelle versioni on line scaricabili da internet o mista. Sono fatte salve le disposizioni relative all’adozione di strumenti didattici per i soggetti diversamente abili.

Da notare che a luglio le adozioni per l’anno scolastico 2008/9 sono già state fatte da due mesi.
Nel febbraio 2009 esce la circolare per l’adozione dei libri di testo per l’anno scolastico 2009/10:

La scuola, che è il luogo privilegiato per un insegnamento connesso
alla memoria come all’innovazione, non può non far interagire in modo dinamico il proprio tradizionale patrimonio di strumenti con quelli – sempre più diffusi e in continua evoluzione – offerti dalle nuove tecnologie.
L’articolo 15 della legge 133/2008 prevede infatti che i libri di testo siano prodotti nella versione a stampa, on line scaricabile da internet e mista.

La progressiva transizione ai libri di testo online o in versione mista, a partire dalle adozioni relative all’anno scolastico 2009/2010 sarà in relazione alla disponibilità delle proposte editoriali. A partire dall’anno scolastico 2011/2012 il collegio dei docenti adotta esclusivamente libri utilizzabili nelle versioni on line scaricabili da internet o mista.

Si ribadisce quindi, facendo riferimento anche alla finanziaria, che il collegio docenti dovrà privilegiare l’adozione di testi digitali, per quest’anno in relazione alla disponibilità delle proposte editoriali (leggi: per ora vi pigliate quello che gli editori, bontà loro, vi danno), mentre dal 2011/2012 si adotteranno solo libri online.
Nessuna norma però obbliga gli editori a fare i testi digitali e se, per assurdo, nessun editore rende disponibili i file… che fanno gli insegnanti?

Un accento sulla questione accessibilità
La normativa la prevede:

Per gli studenti con disabilità sono previsti libri di testo e strumenti rispondenti alle specifiche esigenze, sia sotto forma di testi trascritti in Braille per allievi non vedenti o con caratteri ingranditi per allievi ipovedenti, sia in forma digitale con prodotti che rispettino i requisiti previsti dalla normativa vigente ed in particolare il DPCM 30 aprile 2008 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 12 giugno 2008), concernente le “Regole tecniche disciplinanti l’accessibilità agli strumenti didattici e formativi a favore degli alunni disabili”

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Feb
14

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Testo alternativo al filmato in fondo al post.

Questo l’abstract del mio seminario di venerdì, in occasione del convegno Cultura senza barriere, presso la Facoltà di Psicologia dell’Università di Padova.
Seminari gratuiti, iscrizione obbligatoria.

I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola

Si discute sempre più spesso di ebook per la scuola, complice la normativa che prevede l’adozione di libri scolastici in formato digitale, ma se ne parla in modo ambiguo, si focalizza l’attenzione sul risparmio economico, sulla questione del peso degli zainetti, e sui dubbi – legittimi – che stampare in proprio i testi scaricati dalla rete sia antieconomico, che la gestione in classe di fogli sparsi sia demenziale ecc. Questo dimostra che i giornalisti, ma anche molti addetti ai lavori nell’editoria e nella scuola, hanno una visione ristretta e primitiva di un testo digitale scolastico, lo pensano come un normale ebook di narrativa, si immaginano tutti il file pdf (o epub) di un normale testo scolastico che, una volta scaricato, si deve stampare. Ma cosa rimane di digitale in questo caso? Solo la distribuzione. Per questo io evito di chiamare ebook i libri digitali per la scuola.

Durante il nostro incontro intendo quindi analizzare gli aspetti che possono rendere il testo scolastico digitale uno strumento potentissimo, di dimostrare come la questione peso/costo sia marginale (per quanto importante) rispetto agli altri vantaggi che questo garantisce – a patto che si evolva in qualcosa di diverso rispetto al file riciclato di un normale testo scolastico. Mi propongo di dimostrare come NON devono essere fatti i testi digitali, e perché, ovviamente. Si parlerà anche di accessibilità dei libri di testo, e dei DRM e dello spauracchio della pirateria. Ma mi interessa anche ipotizzare delle soluzioni, vedere come rendere questi nuovi strumenti degni del titolo di “testi digitali”. Ho iniziato a parlare di testi liquidi più di un anno fa, il processo evolutivo sarà lento ma inesorabile, e l’ebook che conosciamo ora non è niente di più che un (necessario) anello evolutivo che segna il passaggio tra oggetto-libro e strumento-ambiente.

Ma la cosa più importante forse è analizzare come si possono creare delle redazioni condivise tra editoria e scuola: fino a oggi gli insegnanti si sono visti recapitare, da volteggianti rappresentanti delle case editrici, cataloghi e copie saggio. Tra queste offerte hanno dovuto (e devono ancora) scegliere il migliore o il meno peggio. Ora la figura dell’editore si deve evolvere insieme al libro: fermi i suoi principali compiti (ai quali non deve abdicare: il primo, in assoluto, è quello di garantire l’autorevolezza di un testo, e poi c’è il resto del lavoro editoriale) l’editore deve imparare a dialogare con le scuole. Si può pensare che la principale differenza tra quelli che io chiamo “falsi testi digitali” (testi tradizionali in pdf) e i “veri testi digitali (nati per essere tali) sia la scrittura, che da lineare si fa radiale, ma se il libro si fa liquido è il flusso di ritorno a fare la differenza. L’editore deve confrontarsi seriamente con le scuole e gli insegnanti, da parte loro, hanno l’occasione di diventare parte attiva del cambiamento: il testo dovrebbe essere concepito dalla scuola, svilupparsi nell’utero virtuale della rete, essere partorito dall’editore, crescere educato da tutti. Il libro di testo deve essere figlio e padre della condivisione. Un lungo viaggio ci aspetta, ma per ora, riassumendo, mi accontenterei di provare a rispondere a queste poche domande:

1. Cosa si pensa che siano i testi digitali per la scuola?
2. Cosa invece dovrebbero essere?
3. Come la mettiamo con l’accessibilità?
4. Perché la pirateria non deve far paura?
5. Perché le scuole non devono subire il cambiamento e come possono essere parte attiva?

abstrac pubblicato QUI
presentazione pubblicata QUI

Pubblicherò, appena avrò un attimo di respiro dopo il seminario, una relazione con link di approfondimento e fonti. Magari salta anche fuori qualche video, chissà.
:)

Testo alternativo al filmato (soluzione rozza ma non ho avuto il tempo di risolverla diversamente):

slide 1: immagine di due omini, tipiche icone di messanger, l’animazione le veste con i panni di pinocchio e di pippi calzelunghe. Il testo: I nativi digitali sono davvero così… diversi?
slide 2: immagine di un omino vestito da sceriffo, l’animazione lo trasforma in Yoda (maestro jedi di Guerre Stellari). Il testo: e i loro insegnanti, si stanno evolvendo?
slide 3: immagine di un omino vestito da faraone, l’animazione lo spoglia lasciando l’omino comune. Il testo: e i Faraoni dell’editoria scolastica perderanno il loro potere? (la parola “potere” sparisce rimpicciolendosi)
slide 4: l’omino comune si trasforma in mago (iconografia classica di mago merlino con cappello blu e stelline gialle). Il testo: e… (a proposito di poteri) come saranno  i libri scolastici digitali?
slide 5: il mago torna omino comune, gli si affianca il “docente” sceriffo, e un omina vestita da mary poppins. Il testo: e riusciranno gli insegnanti più… speciali a essere artefici del cambiamento?

Jan
29

noiNO

Di chi è il tricolore?
Io mi sento chiamata in causa e mi si torcono le ovaie. Qualcuno lo detesta, qualcuno prova indifferenza e a qualcuno piace, ma amare… è “tanta roba” – come dicono da queste parti. Se pensate che il cielo azzurro, il tricolore e questo paese siano anche un pochino nostri… condividete :)
In risposta a:
noi_amiamo_silvio

Su “Noi amiamo Silvio” hanno scritto:
Samaracroci
liberocaffè

– lista in aggiornamento -

Oct
20

Mario, il profeta, ha scritto nel suo primo post sul suo nuovo blog:

E c’è da immaginarsi che nei prossimi giorni assisteremo a una valanga di (finte) conversioni al Web 2.0

Io, nel frattempo, me la prendo con Lessona che ipotizza di mettere online i pdf che confezionano per la stampa e chiudo con un “Te vojo vedé online“.

Passano 24 ore da un post e neanche quelle dall’altro.

Ora leggo su la Repubblica:

“Finalmente è nato www.scuolabook.it, ossia il portale per l’editoria digitale pensato per le scuole secondarie di primo e secondo grado per contenere la spesa delle famiglie italiane. Basato sullo standard Adobe Digital Edition per la gestione del DRM, permette di scaricare libri equivalenti a quelli della versione su carta, con una visualizzazione molto simile al tradizionale formato cartaceo…”

E ho iniziato a ridere, pensando alla profezia di Mario, e a chiedermi se pure io l’avevo indovinata sulla questione dei pdf: possibile?

Possibile sì:

geografia_zanichelli

Caratteristiche da notare:

1) il peso: 82 pagine = 23 mega

2) stampa NON permessa

3) copia digitale NON permessa

Ho scaricato l’anteprima (24 pagine free) ed è un testo in bianco e nero (è un supporto didattico) ricco di immagini – ben fatto, tra l’altro.

Ho quindi preso un file dei miei, di altra materia ma analogo come quantità di immagini inserite, per vedere la differenza di peso tra un file nato per andare in tipografia e un file nato per una vita digitale. Il mio pesa 5,6 mega per 46 pagine (il testo è a moduli, in totale sono più di 600).

Vi posto una pagina del primo (no, non ho sprotetto il pdf, ho semplicemente fatto una capture dello schermo) e un paio del secondo. Cliccateci sopra per ingrandire.

zanichelli tecnica1 tecnica2

Visto che un mega corrisponde a 1024 kb, il file del loro “diventato ebook” pesa 315 kb a pagina, mentre il nostro file del “nato ebook” pesa 124 kb a pag.

Se poi consideriamo che il nostro file oltre a essere tutto a colori (le immagini a colori pesano di più) contiene anche un filmato quicktime, ecco spiegato quello che intendo dire quando sostengo che un file creato per andare in lastra non è adatto al web.

Ma il peso è solo la prima cosa che salta agli occhi, ci sono tanti altri motivi per i quali vi rimando QUI.

Poi ci sono cose che non solo non saltano agli occhi, ma non si vedono proprio.

Oggi ho lavorato come una matta per rendere accessibile un ebook molto semplice.

Ho impiegato ore solo a mettere i collegamenti ipertestuali alle note (con scritte invisibili, ma che lo screen reader legge per il ritorno al testo) e dicevo a mio marito “pensa, ci sono chicche in questo file che puoi vedere solo se sei cieco: questo è un buon file“.

E queste cose non si possono fare in un pdf da stampa: infatti quello che ho scaricato non ha neppure un banalissimo testo alternativo alle immagini.

E sono cose previste dalla normativa (rileggetevi la circolare sull’adozione dei libri di testo…).

Insomma, la stampa al torchio garantisce una buona qualità, ma non per questo torchiare il vecchio catalogo per schiacciarlo as is in un pdf è una buona idea.

Un’ultima nota: ho iniziato citando Lessona, ma devo specificare che lui rappresenta De Agostini, i libri dei quali ho parlato sono invece Zanichelli.

Portino pazienza gli uni e gli altri: se vogliono commentare sono i benvenuti.

Jul
02

uova
Chi mi conosce sa che parlando di quello che facciamo, e anche di quello che faremo, evito sempre la parola “innovazione”, preferendole la più saggia “evoluzione”.
Ma tutti vogliono, tutti si aspettano l’innovazione.
Quale che sia, non importa se non crea sviluppo, non importa se genera bolle, basta che sia (o che possa esser millantata per) rivoluzionaria.
È vero che i nuovi paradigmi non nascono da un’evoluzione lineare, ma l’innovazione che tutti si aspettano ha la faccia di un miracolo stand-alone.
Rivoluzionaria e dirompente, anzi, disruptive – termine da guru eh – altrimenti non vale nulla.
E deve produrre qualcosa di utile.
E si intende l’utile da spartire a fine anno, ovviamente.
Insomma, vogliono l’uovo e la gallina, come al solito.

Ne riparleremo.

A proposito di gallina…
un amico qualche giorno fa ha insegnato a me e, involontariamente, alla mia anziana madre (che seduta al mio fianco sbirciava msn) un modo di dire: “con pazienza e vaselina l’orso si è trombato la gallina“.

E il nesso fra i due paragrafi (e il titolo pure) non sta solo nella gallina.
Ah, con questo post inauguro una nuova categoria: non dite che non lo avevo detto.

  noa

Noa Carpignano è l'editore che ha creato BBN: la prima casa editrice italiana che pubblica testi scolastici digitali. Ne è amministratore e art director, lavora in un nido d'aquila in riva al mare appesa a un paio di Mac. Per saperne di più puoi leggere una sua intervista QUI o vedere il suo profilo su LinkedIn.