Jan
06

Finalmente l’abbiamo finita, DidaSfera.

Anche se c’è ancora qualcosina da fare per perfezionare gli strumenti e per renderla totalmente accessibile agli screen reader ecc… è su, è completa, è uscita dalla fase di test, la navigazione, gli strumenti personali e social sono funzionanti. Ma è una versione beta mica per niente… troverete qua e là un martello, un cacciavite… insomma, entrate, rovistate, gustatevi il bello della diretta, ci sono ancora un sacco di “lavori in corso” nei testi, ma in ogni caso quelli che vedete ora iniziati saranno tutti pronti per l’estate e quindi per l’anno scolastico 2012/13. E comunque i lavori in corso nei testi ci saranno sempre, che continueremo a pubblicare cose nuove eh!

E io son stanca morta, e poi di DidaSfera ho già scritto tanto, cosa posso raccontarvi di più? Tuttavia mi sono divertita a preparare un’infografica. E ve la pubblico qui, per festeggiare :)

Cliccare per ingrandire, che è meglio ;)

l'immagine riassume graficamente le caratteristiche di didasfera

 

Jan
01

immagine di una veggente con la sfera di cristallo

(immagine trovata per caso, non ricordo più dove, che ho grabbato perché mi ricorda una cartomante che…)

È appena iniziato l’anno e le profezie semiserie di Quintadicopertina “Le dieci cose che succederanno nel 2012 nel mercato degli ebook” non tardano ad avverarsi. Il punto 10: Man mano che passeranno i mesi, ci si renderà conto che il 2013 sarà – senz’ombra di dubbio – l’anno degli ebook.
Il primo articolo che leggo la mattina di capodanno è su l’Unità: Scrittori ed editori: il 2012 sarà l’anno degli ebook? Leggendolo mi chiedo se ci sarà qualcosa di nuovo sull’Unitag “Speciale ebook”, del quale immagino che l’articolo rappresenti l’antipasto e, tra le altre cose, non posso fare a meno di notare che dei 19 intervistati nessuno è disposto a sostenere che il 2012 sarà l’anno degli ebook, tra gli scettici e quelli che fanno scongiuri, tutto fa pensare che la faccenda sarà rimandata, appunto, al 2013.
A noi, che ci occupiamo di scolastica, non fa molta differenza: per chi lavora nella scuola e per la scuola l’anno nuovo inizia a settembre, e l’ultima circolare sull’adozione dei libri di testo dice che sarà l’anno scolastico 2012/13 a imporre l’ebook nelle classi. Il che dimostra che le profezie dei visionari, anche se scherzose, hanno più probabilità di avverarsi di quanto non ne abbia una demagogica circolare ministeriale di essere rispettata perché questo non succederà.
Abbiamo pubblicato i primi ebook nel 2007 e l’anno dopo è uscita la finanziaria che ne rendeva obbligatoria la sperimentazione. Avremmo potuto pensare di essere sulla strada giusta, e invece abbiamo interrotto la produzione: aveva un bel dire il ministro, ma l’ebook così come lo conoscevamo non poteva entrare nelle scuole. E avevamo ragione, non sono entrati. Ben altro infatti bisognava fare, bisognava studiare, sperimentare. L’abbiamo fatto. Abbiamo studiato, sperimentato, profetizzato libri digitali liquidi ed hackerabili, libri visibili ai non vedenti, libri che diventavano ambienti, libri che non fanno rimpiangere i libri. Profezie serissime, per quanto bislacche. E ora siamo pronti. Speriamo che si avverino.

Oct
29

I testi scolastici e i contenuti in generale dell’ambiente di apprendimento DidaSfera sono creati da insegnanti, redattori, illustratori, grafici, programmatori…
(se non sai cos’è DidaSfera leggi il primo post)

In ogni unità didattica è possibile vedere gli autori e i collaboratori che, a vario titolo, hanno contribuito a realizzarla.

capture della finestra dei crediti
Abitiamo in città e regioni diverse e lavoriamo connessi fra noi con gli strumenti che la tecnologia ci offre. Se vuoi vedere quanti siamo, chi e dove, puoi curiosare in questa google map che cerchiamo, senza troppo successo, di tenere aggiornata :)

Molti di noi non si conoscono fra loro e l’organizzazione del flusso di lavoro è spesso complessa. Usiamo diversi strumenti cercando di assecondare le preferenze e le abitudini di tutti. C’è un forum con la “bottega degli autori”, ma per comunicare e scambiarci materiali e segnalazioni usiamo anche molto le mail, msn e… facebook :)

Stiamo sperimentando un nuovo modo per fare editoria scolastica, era un’idea bizzarra, la nostra, se si pensa che è nata 10 anni fa, e anche se ora sembra meno utopistica è comunque ancora difficile da raccontare.
La nostra idea di editoria è quella di un laboratorio aperto, il ruolo dell’editore rimane quello di sempre, le modalità cambiano completamente.

Con DidaSfera abbiamo inventato anche un nuovo modello economico, abbracciando la filosofia della culture flat rate e delle licenze Creative Commons, e optando per un contratto di gestione collettiva dei diritti d’autore.

Se sei un insegnante, un grafico, un illustratore, un redattore, un flasher, un programmatore, un traduttore o un visionario e ti piace l’idea di lavorare a questo progetto puoi scrivere a:
redazione@bibienne.com

In generale ci interessano, oltre alle competenze tipiche di queste figure, e della propria materia per i docenti, una profonda conoscenza della rete, dei social network, dei blog. E siamo interessati anche competenze che riguardano la sfera delle disabilità sensoriali e cognitive.

Ti anticipiamo che il prossimo (sesto e ultimo) post della serie sarà un bando di partecipazione alla selezione di progetti e contributi: lo pubblichiamo domani e scadrà a gennaio (così hai anche le vacanze di Natale per pensarci :D ).

Questo è il quinto post della serie “DidaSfera“, gli altri potrebbero interessarti:

DidaSfera, primo post: la piattaforma BBN
DidaSfera, secondo post: la navigazione dei contenuti
DidaSfera, terzo post: strumenti e social learnig
DidaSfera, quarto post: una struttura metastabile (ovvero, com’è stata progettata)
DidaSfera, sesto post: bando di partecipazione

Aggiornamento: in questo post trovi un’infografica dove ci sono anche i collaboratori

Oct
29

ovvero, com’è stata progettata :)
(se non sai cos’è DidaSfera leggi il primo post)

Progettare una casa, un business plan o un armadio significa creare uno spazio interno isolando una porzione dello spazio esterno tramite frontiere (confini, pareti o numeri) che separano una regione interna da una esterna.

La regione interna può essere ulteriormente suddivisa e, secondo gli obiettivi che ci siamo prefissati, ci possono essere dei collegamenti fra questi spazi (una casa avrà le porte, mentre un cassetto è bene non abbia un buco che lo collega a quello sottostante).

Ma spazi interni non vuol dire spazi chiusi o isolati, la continuità spaziale deve comunque essere garantita con uno spazio di relazione, di comunicazione.

Supponiamo quindi di fare design solo con questo spazio, quello di relazione, e di abitare solo quello. Non abbiamo muri ma solo connessioni.

E iniziamo quindi a configurarle.

Abbiamo delle persone che sulla mappa sono insiemi di oggetti relazionati tra loro sulla base di tipi, non si tratta di una gerarchia, ma piuttosto di un’olarchia, dove non c’è una posizione – appunto – gerarchica, ma cluster autogestiti e mutevoli dove la posizione di ognuno (in un dato momento) è data dall’unicità dei frutti che può dare il suo interagire con gli altri. Frutti, creati e organizzati secondo una struttura modulare e una connessione logica.

Abbiamo così una mappa di dati mai completa, dati che, come i pensieri che rappresenta, sono un flusso, un diario di bordo e, nel contempo, un’impalcatura che ci consente di vedere l’intera struttura di un’idea così come di entrare nel dettaglio.

Questa impalcatura facilita la creazione condivisa, chiamiamole intuizioni collettive, e la condivisione della creazione (che è n’altra roba). In questo modo ciascuno può ottenere la comprensione visiva di un livello più elevato che è fondamentale in progetti complessi.

Noi siamo abituati a organizzare dividendo e spezzettando, e organizzando i dati in cartelle e sottocartelle (pensate alla directory del vostro computer) arriviamo alle parti più piccole. E la complessità del sistema tende ad aumentare man mano che andiamo specializzando. Creare una mappa è come mettere un livello di semplicità attraverso il quale leggere la complessità.

Colleghiamo le cose insieme, piuttosto che dividere e separare la conoscenza in piccole porzioni.
In ogni caso se vogliamo lavorare con approccio riduzionista possiamo farlo perdendoci però le interdipendenze, mentre così è sempre percepibile il contesto di riferimento all’interno del quale si può agganciare un’idea o un nuovo progetto che, il più delle volte, scaturirà dal contesto stesso. Ed è questo a far sì che l’insieme sia più della somma delle sue parti favorendo anche una forma di magnetismo che facilita l’aggregazione, sia da un punto di vista di collaborazioni autoriali, sia per quanto riguarda i contenuti.

La struttura che si crea è metastabile: si regge su un non equilibro capace di persistere, potremmo quindi dire che è relisiente.

Abbiamo quindi un organigramma a geometria variabile, una struttura policentrica e dialogica dove i confini sono sostituiti dalle connessioni, esattamente come il prodotto che viene creato: il risultato del lavoro ha le stesse caratteristiche “elastiche” della struttura operativa che l’ha realizzato.

La particolarità vera sta quindi anche nel fatto ciò che ne viene fuori è un libro (dieci libri o cento libri) che diventa un unico ambiente multidisciplinare che consente percorsi reticolari per chi al filo di Arianna preferisce la tela di Aracne. Un libro che non è più un libro non solo perché è digitale, ma perché non ha più senso leggerlo da cima a fondo in quanto nel liquefarsi ha perso sia la cima sia il fondo, e dove l’indice è costituito da punti evento che ne determinano topologicamente la pluridimensionalità.

In questa avventura l’innovazione sta non tanto nel modo nuovo di affrontare un singolo processo, ma nel sovvertire i tradizionali approcci in tutta quella che è normalmente chiamata “filiera”… ecco qui è sparita la filiera. Qui si è creata un’organizzazione del lavoro che è essa stessa un contesto formativo, esattamente come sarà il “libro” che stiamo creando. Ed esattamente come sarà, anche, il meccanismo di distribuizione: una funzione di ricerca utilizzabile come radar culturale.

bozza della mappa semantica - wheel - del motore di ricerca

Alla luce di tutto questo potrebbero essere un po’ meno oscuri questi tre miei precedenti post che qualcuno di voi forse ricorda (e magari ha pensato fossero un po’ strani):
How long is now
Veniamo in pace :)
Quello che oggi è grafica, domani sarà coreografia.

Questo è il quarto post della serie “DidaSfera“, gli altri potrebbero interessarti:

DidaSfera, primo post: la piattaforma BBN
DidaSfera, secondo post: la navigazione dei contenuti
DidaSfera, terzo post: strumenti e social learning
DidaSfera, quinto post: collaborare
DidaSfera, sesto post: bando di partecipazione

Oct
27

(se non sai cos’è DidaSfera leggi il primo post)

Abbiamo visto che il docente non è legato ad una sequenza lineare di pagine ma può crearsi dei percorsi personalizzati anche attraverso testi diversi e utilizzando contributi di vario genere.

Questi percorsi sono memorizzabili perché l’ambiente, oltre che un contenitore evoluto per il materiale didattico, è anche un social network: ciascuno ha un proprio profilo e DidaSfera riconosce il docente dall’allievo offrendo opportunità diverse.

Il menù degli strumenti veloci consente di registrare una pagina interessante tra i preferiti, oppure di memorizzarla in un preciso percorso salvandolo in modo da poterlo riproporre nella classe parallela o il prossimo anno.

capture degli strumenti veloci

L’insegnante ha quindi modo di prepararsi percorsi e lezioni e memorizzarli nel proprio profilo per recuperare velocemente il materiale necessario quando serve. Può anche inserire contenuti propri, e condividere il tutto – questo l’aspetto social – con altri utenti, anche con più persone, ad esempio una classe, o inviare la pagina via mail. Può creare gruppi di lavoro con gli allievi e colleghi, con classi di altre scuole, e chissà quante altre cose potremo inventarci sperimentando :)
ATTENZIONE: C’è da dire che stiamo lavorando dando la precedenza alla parte “contenuti”, e per questo non so dire ora quanti di questi strumenti saranno già operativi quando la piattaforma verrà resa pubblica. Li testeremo insieme man mano che verranno implementati :)   Ora sono operativi :)

capture del pannello provvisorio della parte social

Questa immagine quindi è solo una bozza, quella sulla quale stanno lavorando i programmatori. Assomiglia a quello che ne uscirà – e che probabilmente sarà migliore visto che quello che è stato realizzato fino ad ora è meglio di quello che è stato dato come bozza lavoro :D

AGGIORNAMENTO del 20 novembre:

stiamo lavorando più speditamente del previsto, questa è la capture della versione definitiva del pannello di gestione dei percorsi, già perfettamente funzionante (clicca per ingrandire):

capture del pannello di gestione percorsi

Questo è il terzo post della serie “DidaSfera“, gli altri potrebbero interessarti:

DidaSfera, primo post: la piattaforma BBN
DidaSfera, secondo post: la navigazione dei contenuti
DidaSfera, quarto post: una struttura metastabile
DidaSfera, quinto post: collaborare
DidaSfera, sesto post: bando di partecipazione

Altro aggiornamento sugli strumenti Social QUI

Aggiornamento dell’aggiornamento: DidaSfera è online QUI

Oct
24

DidaSfera è navigabile in molti modi.
(se non sai cos’è DidaSfera leggi il primo post)
Il menu nella barra in alto offre una tradizionale classificazione tassonomica che consente di scegliere l’area e la materia e di sfogliare alla ricerca del testo che interessa.
Quando l’abbiamo trovato possiamo consultarne l’indice, scegliere il modulo, andare al capitolo, leggere il paragrafo… insomma, come un libro :)

capture della ricerca tassonomica

 

Capture della pagina iniziale del testo

Oppure si può cercare in modo più specifico utilizzando il motore di ricerca avanzata che consente di filtrare per materia e/o per tipo di contenuto (testo, immagini, giochi, esercizi…) e/o per età (+6 + 12 +14 ecc).

 capture della maschera di ricerca avanzata

Il motore di ricerca non lo fa ancora (ci stiamo lavorando) ma presto restituirà anche una mappa semantica.

bozza della mappa semantica - wheel - del motore di ricerca

Lavorando direttamente su un argomento si può navigare per tag: ogni unità didattica restituisce i tag dell’intero modulo di appartenenza.

Oppure si può vedere quali risorse interne a DidaSfera stessa o quali link interni o esterni sono consigliati.

capture della pagina con evidenziati i link suggeriti

E aprire contestualmente la gallery fotografica segnalata.

capture della gallery di immagini

Potete quindi rovistare liberamente tra testi di autori diversi e di materie diverse per scuole diverse. Potete copiaincollare, assemblare, miscelare con altri contenuti. Potete memorizzare i percorsi.
Potete smontare e rimontare, aggiungere e togliere, provare, sperimentare, condividere, imparare e… collaborare :D
Potete divertirvi, anche.

Tutto questo, in breve, dal punto di vista tecnico.
E da quello didattico? Un’idea potete farvela leggendo il post di Chatel “L’insegnante liquido:)

Questo è il secondo post della serie “DidaSfera“, gli altri potrebbero interessarti:

DidaSfera, primo post: la piattaforma BBN
DidaSfera, terzo post: strumenti e social-learning
DidaSfera, quarto post: una struttura metastabile
DidaSfera, quinto post: collaborare
DidaSfera, sesto post: bando di partecipazione

Oct
23

Abbiamo parlato e straparlato di libri liquidi e di libri ambiente (didattico).

Riprendo un concetto che credo fondamentale:

…bisogna considerare anche la sua perdita di confini fisici dovuta non solo alla scomparsa della sua solidità, ma alla sua permeabilità a contenuti “altri”, alla sua miscelabilità con contentuti “altri”.
Le connessioni – che permettono di esplorare – e l’hackerabilità – che consente di appropriarsi e rimescolare e sperimentare i contenuti – fanno sì che il testo sia fluido e possa diventare un vero e proprio ambiente di apprendimento.

Siamo quindi partiti da qui, e siamo riusciti a progettare un libro ambiente che contiene libri liquidi. O, forse più correttamente, uno cento mille libri che fondendosi si fanno ambiente.

immagine della home
Si chiama DidaSfera: www.didasfera.it

È online ma l’accesso è per ora riservato agli addetti ai lavori: sarà parzialmente accessibile tra pochi giorni (ma solo su invito per lo stress test) e operativa prima di Natale.
AGGIORNAMENTO: è online e accessibile :)
Il post di annuncio d’apertura, con infografica è QUI.

Un nuovo modello economico

Sono convinta – in BBN siamo convinti – che uno dei modelli economici sostenibili, per produrre e distribuire prodotti culturali con licenze estese o Creative Commons tutelando nel frattempo chi produce opere creative, sia quello della cultura flat-rate.
La sostenibilità (nel senso di ricavare un profitto con il quale remunerare l’opera di ingegno e reggere la struttura sul mercato) è da ricercare nella simmetria della logica tra sell in e sell out, offrendo così all’utente un servizio che gli consente l’accesso gratuito alle risorse tutelandone simmetricamente – e retribuendo, con un sistema di gestione collettiva – il diritto d’autore.
DidaSfera, l’ambiente di apprendimento al quale stiamo lavorando, e che abbiamo presentato in bozza a Milano e a Torino, e in versione beta allo Smau pochi giorni fa ha avuto origine da questa convinzione.

I contenuti di DidaSfera:

Tutti possono accedere a DidaSfera e navigare tra i contenuti rilasciati con licenza Creative Commons.

Per accedere agli altri contenuti bisogna invece essere registrarsi sottoscrivendo un abbonamento annuale.

L’utente registrato può navigare senza limitazione di materia e ordine di scuola e può consultare e prelevare (e copiaincollare, stampare, fotocopiare, miscelare, potare o integrare…) liberamente i contenuti che gli servono. Inoltre l’utente registrato ha a disposizione strumenti che consentono di memorizzare percorsi, condividere contenuti, creare gruppi di lavoro ecc.

In DidaSfera sono “liquefatti” i libri di testo digitali e altre risorse (schede, approfondimenti, dispense, video, podcast, materiale per LIM ecc) di tipo didattico. I testi inseriti hanno il codice ISBN e alcuni sono divisi in moduli, ciascuno con un suo codice (oltre a quello dell’opera completa).

In questo modo la scuola che sottoscrive l’abbonamento a DidaSfera può usare questi codici per le adozioni dei testi digitali. I testi in lavorazione vengono segnalati e, appena possibile, vengono resi disponibili indici e pagine demo agli insegnanti in modo che la scuola possa pianificarne l’adozione per l’anno scolastico successivo.
MA noi suggeriamo di utilizzarla, per ora, in affiancamento al tradizionale libro di testo in modo da testarla e sperimentarne l’uso in classe.
Il prezzo dell’abbonamento la rende conveniente anche nel caso la utilizzi un solo docente, infatti costa meno di un qualsiasi libro in adozione pur consentendo l’accesso a tutti i contenuti presenti di qualsiasi materia e corso di studi.

In questo modo l’insegnante di storia delle medie può sfogliare le gallerie di immagini di storia del costume, pensate per l’istituto d’arte, e far vedere agli allievi come andavano vestiti gli assiri, oppure può andare a rovistare tra le schede di approfondimento di tecnologia per spiegare cosa sono i dagherrotipi.
Nel frattempo l’insegnante di educazione fisica sta consultando con i ragazzi il testo di scienze per identificare il bicipite, mentre l’ora dopo sarà l’insegnante di scienze a pescare, in una tavola del testo di tecnica, le essenze del legno.

No, non ci sono ancora tutti i testi di tutte le materie di tutti i corsi di studio. Sarebbe bello ma… c’è tanto lavoro ancora da fare (collaboratori cercasi).

Questo è il primo post della serie “DidaSfera“, gli altri potrebbero interessarti:

DidaSfera, secondo post: la navigazione dei contenuti
DidaSfera, terzo post: strumenti e social-learning
DidaSfera, quarto post: una struttura metastabile
DidaSfera, quinto post: collaborare
DidaSfera, sesto post: bando di partecipazione

Aggiornamento: altri post con le news (nuovi strumenti ecc)

Nuove cose in fase di test su Didasfera: QUI
Didasfera e i libri a strati: QUI

Apr
22

immagine decorativa

No, non ho nessuna intenzione di aprire il vaso di Pandora: non mi interessa, in questa sede, il pensiero dei grandi della filosofia, e neanche la posizione formale della fisica moderna. Potrei fare un pensierino sull’utilizzo del peyote per dilazionare un po’ il tempo – che è sempre troppo poco – ma anche per quello non è il momento :D
Quello che mi interessa è il tempo della conversazione, e non solo nell’apprendimento.
Noi possiamo immagazzinare – e l’editoria questo ha sempre fatto – molte informazioni, organizzarle e archiviarle, per poi renderle accessibili e fissarle in uno spazio-tempo. Ma se invece di organizzarle in stock, le strutturiamo in flow, la comunicazione costante coltiva un diverso senso collettivo dello spazio e del tempo: non si tratta più di confezionare un libro, o una rivista, ma di adoperarsi continuamente per implementare e organizzare tracciati, di valutare e riordinare le correnti delle informazioni e gli aggiornamenti che si sovrappongono.
Si tratta di applicare, come dice Guastavigna e interpretando un po’ a modo mio, la prospettiva della pubblicazione come processo anziché come prodotto. Le categorie e le suddivisioni delle informazioni vengono sostituite da flussi, e la comunicazione fra parti di conoscenza adiacenti nello spazio e/o nel tempo permettono un dialogo la cui complessità rende necessarie competenze specifiche per poter accompagnare il discente in un percorso di apprendimento che lo sfida alla partecipazione attiva.
Quindi l’editoria, soprattutto quella scolastica, ha ben altri compiti che continuare ad ammassare, catalogare e vendere informazioni: di archivi è piena la rete. La gestione dei flussi, questa è la vera sfida.
Now.

Apr
05

Nel post precedente ho segnalato i convegni di venerdì 8 (Milano) e sabato 9 aprile (Torino).

Ecco l’abstract del mio intervento, e anche quello di Maria Grazia Fiore.
Non parleremo solo, faremo vedere delle cose.
E a Torino qualcosina di più perché saremo con i tempi meno stretti :)

Noa Carpignano

Fuori testo: dalla pagina gutenberghiana all’ambiente per l’apprendimento

Da alcuni anni ormai si parla di libri di scuola digitali, l’argomento sarebbe da considerare già vecchio (addirittura la normativa risale a tre anni fa e la prima proposta di legge risale al 2004) se non fosse che, nonostante i convegni, le innumerevoli discussioni online e in barba alla norma, nelle scuole di testi scolastici digitali non se ne vede ancora l’ombra.
Perché? Questa lentezza nell’adozione di contenuti digitali è da addebitare, come si tende a fare, alla mancanza di adeguate strutture scolastiche? oppure alla mancanza di aggiornamento degli insegnanti? e, in definitiva, al progressivo disinvestimento culturale che il nostro paese opera ormai da anni?
Sì, ma non solo. È che di testi digitali, nati per essere digitali e non rozze e parziali conversioni, non ce ne sono. Lo stato in cui versa la scuola italiana (vero) e la riottosità dei docenti (vera o presunta) sono ottimi pretesti per gli editori che remano contro per non proporre nulla di seriamente innovativo.
Eppure i vantaggi dei testi digitali sono molti e, esaminando la questione da vicino, ci rendiamo conto che quelli del peso e del costo – dei quali maggiormente si parla – sono marginali per quanto importanti. Ma per poter godere di questi vantaggi bisogna essere disposti a cambiare molte cose, non possiamo accontentarci del pdf del vecchio libro di testo. E quindi cambia tutta la filiera editoriale, dalla progettazione alla distribuzione fino alla gestione dei diritti d’autore.
E a scuola? Le possibilità per l’insegnante possono anche non cambiare, ma si moltiplicano.
Ho parlato spesso della liquidità del libro di testo digitale, intesa sia come flusso di lavoro integrato con le scuole, sia come perdita di confini fisici, e questa dovuta non solo alla scomparsa della sua solidità, ma alla sua permeabilità a contenuti “altri”, alla sua miscelabilità con contentuti “altri”. Le connessioni, che permettono di esplorare, e l’hackerabilità, che consente di appropriarsi e rimescolare e sperimentare i contenuti, fanno sì che il testo sia fluido e possa diventare un vero e proprio ambiente di apprendimento.
Progettare un libro tradizionale, per quanto digitale, o progettare un libro-ambiente son cose decisamente diverse, così come diverso potrà essere il lavoro in classe: il filo d’Arianna non va perduto ma potrà essere sostituito dalla tela di Aracne perché l’indice può essere costituito da punti evento che ne determinano topologicamente la pluridimensionalità.
Proviamo quindi a vedere come può essere un testo digitale e come può evolversi. Siamo partiti da un banale pdf di un testo tradizionale per arrivare a un pdf più evoluto ed accessibile, ora proviamo a trasformare il testo in un ambiente di apprendimento, perché quello, secondo la nostra convizione, sarà il futuro.

Maria Grazia Fiore

Libri digitali e disturbi di apprendimento

L’apprendimento mediante testo a stampa ha acquisito sempre più importanza e centralità nei sistemi educativi contemporanei, grazie al vantaggio economico di poter riprodurre numerose copie di testi e di insegnare contemporaneamente a gruppi sempre più numerosi.

Le conseguenze sono state ovviamente di ampia portata, a partire dalla rappresentazione stessa delle conoscenze e della loro organizzazione disciplinare. Il libro di testo è diventato la pietra angolare delle istituzioni formative e di un modello di insegnamento/apprendimento incentrato essenzialmente sulla forma-libro e basato sullo sforzo di leggere, interpretare, capire e mandare a memoria per poi ripetere.

Un modello prioritariamente simbolico-ricostruttivo che permette di conoscere ciò che attraverso l’esperienza non è possibile (per condizioni spazio-temporali o per le caratteristiche di astrattezza dell’argomento di studio, ad esempio) ma che ha declassato quello esperenziale-laboratoriale a modello di serie B, ponendo al tempo stesso una “barriera d’ingresso” ineludibile a chi ha delle compromissioni della comunicazione linguistica, siano queste dovute ad uno sviluppo neuroatipico, a svantaggio di tipo socio-culturale o a disturbi specifici dell’apprendimento.

Esiste cioé un problema di “accessibilità” del libro di testo a stampa che viene dato quasi per scontato (tanto da essere praticamente ignorato), a cui si ovvia troppo spesso attraverso un impoverimento dei contenuti piuttosto che ad un reale adattamento ad esigenze comunicative divergenti da quelle “standard”.

Nonostante il modello comunicativo della Rete sia ben lontano dall’essersi affrancato dal primato del codice verbale, è soprattutto grazie ai processi di formazione a distanza e ai nuovi orizzonti delineati dall’editoria digitale, che si è tornati a discutere delle sinergie più adeguate tra i diversi codici nei processi di apprendimento nonché del processo di decostruzione del testo secondo criteri non lineari che risulta essere fondamentale per l’esplicitazione di quella struttura interna che non tutti riescono a fare propria.

Secondo Ruth Clark, le pagine a stampa sono “vettori di testo di facile lettura” mentre gli schermi usufruiscono di una minore quantità di testo e quindi “la visualizzazione del contenuto è molto più importante rispetto ai supporti cartacei”. È sempre vero? O esistono dei principi basilari che dovrebbero sottendere alla realizzazione (nonché alla scelta) di libri specificatamente pensati per la formazione, a prescindere dal supporto che li sostanzia? Esiste, insomma, un problema di “design for all” che ha da sempre riguardato anche i testi a stampa per la scuola e che – se non adeguatamente esplicitato – rischia di riproporsi sic et simpliciter in quelli digitali? Proveremo a rifletterci su.

Maggiori info sui convegni QUI

Feb
16

icone file
Mariaserena, in un commento al precedente post, mi dice che a suo avviso un ebook scolastico non deve essere semplicemente un pdf.
Vero, e se ne era già ampiamente parlato QUI, ma ci siamo ulteriormente evoluti, e abbiamo deciso che non solo non sarà un pdf, ma neppure un epub come molti si aspettano.
La cosiddetta Guerra dei Formati non ci interessa. Per un testo scolastico sarà sempre più necessario utilizzarne parecchi. Nell’immagine trovate le icone che ho disegnato per i nostri, quelle che per ora si sono rivelate necessarie, ma mi aspetto che ne saltino fuori altre :D

 

Aggiornamento (quasi un anno dopo): se volete vedere cosa abbiamo combinato

  noa

Noa Carpignano è l'editore che ha creato BBN: la prima casa editrice italiana che pubblica testi scolastici digitali. Ne è amministratore e art director, lavora in un nido d'aquila in riva al mare appesa a un paio di Mac. Per saperne di più puoi leggere una sua intervista QUI o vedere il suo profilo su LinkedIn.