Aug
18

La bisarcavola mancata

postato da Noa in personale

particolare di registro napoleonico

Per motivi che non sto qui a raccontare, mi sono messa sfogliare gli stati civili napoleonici di un piccolo paese piemontese.

Iniziano dal 1803 e sono scritti (non tutti, ma questi sì) in francese. Noto che gli atti di nascita e di morte sono stringati e contengono i dati che ci si aspetta da tali documenti, ma dopo un po’ di pagine ci si accorge che suggeriscono molto di più: le persone nascevano e morivano in casa e ogni atto è corredato dai nomi dei testimoni, identificati per età e ascendenza. Presto noto un cognome di famiglia: potrebbe essere, ma non ho ancora prove, un nonsoquantoavolo. Tal André (tutti i nomi sono francesizzati) compare spesso, talvolta insieme a Thomas e a Sébastien che sospetto siano suoi fratelli, come testimone. Immagino che i vicini li chiamassero a testimoniare perché sapevano scrivere il proprio nome. A volte è specificato che sono vicini di casa, quasi sempre è dichiarato il mestiere. Sfogliando sfogliando imparo i cognomi del luogo, riconosco le varie famiglie, il paese è piccolo e, dicevo, quegli atti suggeriscono molte cose. Tuttavia quelli più ghiotti sono gli atti di matrimonio, due pagine fitte fitte di gossip: se ti va bene salti indietro di altre due generazioni e comprendi meglio le dinamiche tra ceppi. Anche qui la scelta dei testimoni e di chi firma le déclarations la dice lunga.

Mi ripropongo di tradurre uno di questi atti appena ne trovo uno con un cognome di famiglia. Thomas è già sposato, si evince dall’atto di morte di un figliolo quattrenne e, scoprirò due anni di registri dopo, muore giovane. André è sposato con Anne, come risulta dagli atti di nascita di due figlie nate nel 1804 e 1806.  Sébastien è sposato con Paule, sorella di Anne, la quale sforna un figlio all’anno. Le donne iniziavano a figliare anche a 14 anni e, se non morivano prima, continuavano fino ai 50. Non deve stupire quindi che Sebastien, appena diventato nuovamente padre, abbia una primogenita già in età da marito, la diciannovenne Marie. Ecco l’atto che stavo aspettando. Marie sposa Ignace, un ventenne che porta lo stesso cognome, proveniente da un altro ceppo famigliare di un paese non lontano. È interessante perché mi consente di unire due filoni di ricerca e, se avranno figli maschi, potrò trovare l’aggancio con quello che mi serve. Traduco l’atto con inaspettata facilità, considerato che il mio francese fa acqua da tutte le parti e che il francese ancient règime è spesso stravagante – per non parlare della grafia e del modo in cui annotavano le date. Due pagine fitte fitte di ghiotte notizie e, sì, salto indietro e aggancio altre due generazioni, arrivando quindi al 1730/40.
Mi sono simpatici ‘sti due sposini.

Proseguo nella ricerca e un anno di atti dopo arrivo alla di nascita di una bimba, figlia di Marie e di Ignace, uh, è femmina, penso :) L’atto successivo è un’altra bimba: due gemelle! Ma non dispero, il maschio arriverà: all’epoca, così giovani poi, non ci si fermava alla prima gravidanza.

Passano due giorni e… ecco un atto di morte, una delle gemelline. Il giorno dopo muore la seconda. Penso con tristezza a questa giovane mamma e proseguo sfogliando le pagine. Altri tre giorni di atti e compare un altro atto di morte, quello di Marie.
A volte no, a volte non si sopravvive.

Chissà cosa succederà adesso. Mi accendo una sigaretta e guardo l’ora, sono le 3,30!
Mi addormento pensando che è davvero un peccato che i registri arrivino solo al 1813: è come una serie interrotta a metà stagione.

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