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06

È un po’ di tempo che non scrivo e, una manciata di persone se ne è accorta, mi affaccio poco anche sui social. Sono a Napoli, da qualche mese ormai, per una grave situazione famigliare. Lavoro cercando faticosamente di mantenermi concentrata e privilegiando quei compiti che non creano danni al flusso di lavoro collettivo se sparisco per qualche giorno. Evito, se possibile, di prendere impegni che rischio di non poter mantenere e mi tengo in contatto con il mondo attraverso poche e selezionate persone.

Tuttavia questa disgraziata situazione mi ha offerto l’occasione per tornare a disegnare. In effetti in BBN siamo sempre stati un po’ a corto di illustratori e mi è già capitato di dover tirar fuori qualche coniglio dal cappello ma, avendo perso un po’ la mano, ho sempre preferito dedicarmi alla progettazione grafica e delegare il più possibile l’illustrazione.

Ora però succede che, oltre al fatto di dover essere costantemente a disposizione per emergenze mediche, faccio fatica a concentrarmi. I primi due mesi era peggio, poi ho iniziato a sistemarmi logisticamente e, all’interno di riti quotidiani imprescindibili, ho scolpito dei ritmi lavorativi che cerco di mantenere. Oltre alle preoccupazioni, contribuisce alla mia poca capacità di concentrazione anche la presenza costante di una vita famigliare che si agita intorno a me: la nonna con legittimo deficit uditivo che guarda la televisione a tutto volume, il nonno ancor più sordo che parla (e gli si risponde) ad alta voce, il telefono che squilla e i parenti in visita che generano conversazioni sempre a voce sostenuta. Pur essendo ospiti abbiamo una camera da letto tutta per noi, ma la scrivania ho dovuto sistemarla in un salone che, anche se grande, è un open space dove si svolge la vita di tutta la famiglia.

Questo comporta che io abbia le cuffie ormai incollate alle orecchie e una variegatissima playlist su spotify che lancio a tutto volume per isolarmi.Taccio sul malessere che comporta una lunga convivenza forzata, per non parlare di quello generato dai motivi stessi di questa trasferta, gravissimi, per tornare alle illustrazioni.

Capirete anche voi che con i Soft Cell a palla è più facile disegnare che occuparsi d’altro (ma anche con Judy Garland non si scherza). Ed è così che passo più ore possibile abbracciata alla mia Cintiq, in posizioni plastiche che fanno danno alla schiena ma riparano la mente.
Per chi non lo sapesse la Cintiq è questa cosa meravigliosa QUI.

La mia è una 27” installata come secondo monitor di Apache (l’imac, pure 27”) per un totale di un metro e mezzo di display che la mia apertura alare non consentirebbe di gestire senza una poltroncina con robuste rotelle sotto al sedere. Si chiama Wakan Manitou.

Prima o poi tornerò a fare vita sociale, mi rivedrete ai convegni e in giro per il mondo, tornerò anche a scrivere. Ora devo dosare morfina e gestire accessi venosi centrali. Ma voi immaginatemi qui, a quattrocento metri dal pino di Posillipo, che mi ciondolo al ritmo di The Passenger (versione Iggy Pop, in questo momento in cuffia) e mi destreggio con una wacom pen.

Chiudo i commenti e vi lascio in cambio un’anteprima delle illustrazioni per le favole di Esopo e Fedro (prossima pubblicazione su DidaSfera, la troverete in secondaria di secondo grado, latino e greco).

volpe_cicogna-600Vulpes et ciconia

ulivo_canne–600

Κάλαμος καὶ ἐλαία

volpe_aquila-600

Vulpes et aquila

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