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Più di una persona, online o durante qualche convegno, ha citato DidaSfera tra le risorse OER.

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Mi ero riproposta di far chiarezza su questa cosa, e la lettura del recentissimo libro di Marco Dominici Il digitale e la scuola italiana me lo ha ricordato, infatti Marco scrive:

 

 

Perché una risorsa didattica possa considerarsi “aperta” deve avere 5 caratteristiche (in inglese le 5 “r”: retain, reuse, revise, remix, redistribute), ovvero permettere all’utente di:

• scaricare, archiviare e possedere il contenuto messo a disposizione;
• riutilizzare il materiale senza modificarlo;
• modificare il materiale, adattandolo alle proprie esigenze;
• combinarlo con altri contenuti per creare nuovo materiale didattico;
• condividerlo con altri utenti nella sua forma originaria o modificata, o combinata.

Un’occhiata superficiale può dunque far pensare che DidaSfera – che consente tutte queste cose – sia una OER. Ma se si analizza la questione attentamente è onesto dire che lo è solo parzialmente.

Per completezza da Wikipedia estraggo:

Per essere aperta una risorsa educativa deve:
• essere aperta dal punto di vista della licenza, dunque rilasciata con una licenza aperta (ma non necessariamente senza alcun copyright o diPubblico dominio), ovvero con una licenza Creative Commons o GNU Free Documentation License;
• essere aperta dal punto di vista “tecnico”: deve essere dunque possibile accedere al codice sorgente […]

Anche se sulla pagina inglese si specifica:

Although some people consider the use of an open file format to be an essential characteristic of OER, this is not a universally acknowledged requirement.

Premessi tutti questi requisiti che una risorsa deve soddisfare per essere considerata OER, ritorniamo a DidaSfera.

DidaSfera è sia ambiente per l’apprendimento, con tutta una serie di strumenti di lavoro e condivisione, sia contenuti didattici digitali – testi scolastici e risorse – fortemente integrati con l’ambiente stesso.

Per quanto riguarda l’ambiente non credo che ci possano essere dubbi: DidaSfera NON è considerabile OER. Non solo perché l’utilizzo della maggior parte dei suoi strumenti richiede l’iscrizione (non potrebbe essere diversamente, perché per salvare i dati deve riconoscere l’utente) e questa non è gratuita, ma anche perché il software della piattaforma è un software scritto appositamente per questa, e non è rilasciato con licenza GNU.

Per quanto riguarda i contenuti a mio parere è considerabile OER ma la questione è complessa perché i contenuti si dividono in due tipi in base alla licenza di rilascio.
Ci sono contenuti free rilasciati in Creative Commons, ai quali chiunque può accedere, anche senza iscrizione: questi sono senza dubbio OER.
E ci sono contenuti rilasciati con licenza Didasfera per accedere ai quali occorre acquistare la licenza d’utilizzo (un abbonamento annuale che consente l’accesso illimitato a tutti i contenuti di tutte le discipline). Tuttavia la licenza DidaSfera consente ai docenti di scaricare, copiare, tagliare e incollare, remixare, integrare i contenuti, e di diffondere il tutto nella classe/scuola registrata (cosa che con un testo tradizionale non si potrebbe comunque fare). Sono dunque rispettate tutte le cinque r citate da Dominici. Questi contenuti sono considerabili però OER solo all’interno di un determinato ambiente: la specifica scuola. Ed è quello che serve al docente.

Ha senso ragionare su delle limitazioni (territoriali, temporali) applicate alle OER? Non lo so. Però sono convinta che pensare alle risorse chiuse e a quelle aperte come a due soluzioni necessariamente contrapposte, significa costringere attori e fautori a prese di posizione partigiane e spesso faziose.
Quello che proponiamo noi, di fatto, è un modello misto, ed è una sperimentazione sostenuta da altre pratiche del tutto innovative come, ad esempio, la gestione collettiva del diritto d’autore che siamo i primi (e per ora gli unici) a sperimentare.

 

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