Nov
12

Pubblico il video del mio intervento al convegno
Uno, nessuno, centomila
Libri di testo e risorse digitali per la scuola italiana in Europa

che si è svolto in una splendida sala della Normale di Pisa sabato 9 novembre 2013.

BYn28mzCYAA13_s

La pagina dove potete trovare i video di tutti gli altri interventi e delle discussioni con il pubblico è QUI. A chiusura del post metto i link perché ora sono tra i primi, ma quando verranno aggiunti altri video nel canale sarà difficile recuperarli.

Ci sono tante altre cose delle quali avrei voluto parlare, alcune però avrebbero richiesto troppo tempo, altre le ho ritenute poco adatte perché avrebbero comportato la citazione di progetti ai quali stiamo lavorando e non ero lì per promuovere la nostra attività (questo per rispondere a chi mi ha chiesto perché non ho portato come esempio quello che noi già stiamo facendo).

Ho preferito quindi evidenziare alcuni problemi che, a mio parere, meritano di essere affrontati in questo delicato quanto inarrestabile passaggio alla digitalizzazione delle risorse didattiche.

È stato anche rilevato che il mio intervento è piaciuto ai rappresentanti dell’Aie, i quali si aspettavano probabilmente – anche per via dei sassolini che più volte mi sono tolta dalle scarpe, ad esempio QUI – che mi scagliassi contro i grandi editori. Ma come ho risposto in un commento su Facebook, la situazione è cambiata e il focus della discussione si è spostato dalla questione carta VS digitale, alla ben più importante questione del CHI e COME produrrà i materiali didattici che andranno pian piano a sostituire i libri di testo cartacei di oggi. Anche il ministro Carrozza, nella recente intervista rilasciata a Riccardo Luna anticipava che di questo si sarebbe discusso nel convegno a Pisa, parlando di piattaforme (ne ho scritto QUI) e citando il problema della validazione dei contenuti, problema che ha scatenato accesi confronti in rete, e del quale ho scritto QUI.

Sarebbe quindi stato assurdo da parte mia usare la manciata di minuti che avevo a disposizione per perorare la causa del digitale, magari sbraitando contro i grandi editori, quando la presenza stessa dei più alti dirigenti testimoniava il loro interesse. A mio parere il senso dell’incontro era quello di dire che, indipendentemente da chi è arrivato prima e da chi ci ha messo un po’ di più, e indipendentemente da chi ci crede da sempre e da chi subisce obtorto collo, ora siamo tutti qui e dobbiamo affrontare una serie di problemi, ed è giusto affrontarli insieme – soggetti e professionalità diverse – dando ciascuno il proprio contributo. Non per trovare un’unica soluzione, un’unica via, ma per capire come, nel rispetto delle diversità di opinione, di approccio o di interessi, si possano definire standard tecnologici e qualitativi condivisi.

Ho pensato quindi che fosse utile esprimere la mia idea di testo digitale e, pur condividendo progetti di repository per la diffusione di materiali granulari autoprodotti, parlare del ruolo dell’editore e di alcune figure professionali, la mancanza delle quali comporterebbe problemi concreti nello sviluppo di una “editoria fai da te” nelle scuole.

Devo anche dire che in molte discussioni in rete, quando si parla di autoproduzione, si tende a non fare distinzioni tra contenuti granulari (risorse didattiche “sfuse”, utilizzabili all’interno di altri contesti) e veri e propri “libri di testo”, anche se digitali (e non digitalizzati), voce narrante di ampie porzioni di curricolo.

Un altro spunto di discussione è arrivato dall’amica Luisa Vardiero in un commento su FB e le ho chiesto la cortesia di scrivere un articolo su questa interessante considerazione sulla natura del libro di testo. In attesa che me lo mandi copio e incollo il suo commento che condivido totalmente:

Un testo utile all’apprendimento è qualcosa di soggettivo, nasce da un’intenzione comunicativa, di una presa di posizione. Solo così si può inserire in modo efficace nel meccanismo di apprendimento che non è mai esaustivo, saturo, dato una volta per tutte. Un testo non insegna niente se non esprime soggettività, e pervenire ad una posizione soggettiva (saper essere, per gli esperti di didattica) è un lavoro faticoso, che non si può improvvisare e che prescinde anche dalle buone intenzioni di cui è lastricata la strada dell’inferno – scuola. C’è poi anche il fatto che, nel rapporto a due tra docente e classe (che è un rapporto di coppia, sempre, un io-tu) è bene che il libro di testo si inserisca come “altro”, perché la struttura dell’apprendimento risulti triangolare, in continua trascendenza dalla relazione di coppia, che a scuola porta solo guai.

 

Ecco i link che puntano ai video degli interventi di:

Dianora Bardi, Vicepresidente Centro Studi Impara Digitale
Noa Carpignano, BBN Editrice
Salvatore Giuliano, Dirigente scolastico ITIS Majorana di Brindisi
Francesco Leonetti, Università della Tuscia
Roberto Maragliano, Università degli Studi Roma Tre
Agostino Quadrino, Direttore editoriale Garamond
Giorgio Riva, Direttore Generale RCS Education e Consigliere gruppo educativo AIE

Patrizia Marti, Università di Siena e Eindhoven Technical University
Daniele Barca, Dirigente Scolastico Istituto Comprensivo U. Amaldi di Cadeo e Pontenure, Piacenza
Serenella Besio, Università della Valle d’Aosta – Université de la Vallée d’Aoste
Luciano Chiappetta, Capo Dipartimento Istruzione, MIUR
Antonio Fini, Dirigente scolastico, Istituto Comprensivo di Arcola-Ameglia
Alfredo Fiore, Dirigente scolastico, ITI Ferraris di Napoli
Bruno Mari, Vice Presidente Giunti Editore
Cristina Mussinelli, Associazione Italiana Editori
Fulvio Ricci, Scuola Normale Superiore
Gino Roncaglia, Università della Tuscia

Aggiungo anche il link della discussione del pubblico di fine mattinata, della quale trovo interessanti gli interventi di Dianora Bardi (che tra l’altro mi ha detto che il Lussana non ha aderito alla rete Bookinprogress, con questo rispondo a coloro che me lo hanno chiesto) e di Maria Grazia Fiore.

E aggiungo anche il link alla discussione di fine pomeriggio. A proposito di questa discussione devo dire che sarei intervenuta volentieri, se non fossimo stati già fuori tempo massimo, in difesa della prof.ssa Maria Luisa Marinoni. L’insegnante ha sollevato il problema della mancanza di un tecnico informatico nei licei (loro hanno il classico e lo scientifico per un totale di circa 800 allievi) che è previsto solo per gli istituti tecnici. Chiede quindi che un assistente informatico, che prima c’era ma i tagli alla scuola l’hanno eliminato, sia presente in ogni scuola. Vedere minuto 10.55 del video.
La risposta del dirigente del MIUR, prof. Chiappetta, è stata grossomodo (vedere dal minuto 28,30) che i tecnici servono per le attività di laboratorio, che l’informatica invece deve essere uno degli strumenti per tutti i docenti e che quindi se ci saranno – chissà un domani – figure di supporto ben vengano, ma in ogni caso supportare il processo è una necessità di tutti.
Io non sono molto d’accordo e sollevo la questione non per far polemica, ma per la sicuramente presuntuosa speranza che il mio possa essere un contributo considerabile: il fatto che i laboratori informatici debbano sparire e che le tecnologie debbano entrare in tutte le classi, trasversali a tutte le discipline, siamo stati tra i primi a sostenerlo. Che i docenti debbano imparare a dominare la tecnologia e non esserne schiacciati è sacrosanto e pure urgente. Ma che dopo aver imparato a guidare la macchina i docenti debbano anche imparare ad aggiustare, che so, il carburatore… ecco questa mi sembra un’assurdità.
Diciamo che non ci sono i soldi per un tecnico informatico ma non che non serve e non deve servire. Una scuola come quella della docente intervenuta, che ha oggi più di cinquanta computer (e aumenteranno), non è diversa da un’azienda nella stessa situazione, però l’azienda ha un tecnico che gestisce le reti e i piccoli guasti perché il blocco di una o più macchine crea problemi al normale svolgimento delle attività.
Da questa risposta invece passa un messaggio solo: di quello che succede in classe non ci importa nulla, non è un’attività produttiva… si rompe il computer? aridateje la carta.
E sono certa che non è questo il messaggio che il ministero vuole far passare.

 

 

Posted in convegni, editoria scolastica, news BBN | Tagged , , , , , , | 1 Comment

One Response to Considerazioni dopo il convegno di Pisa

  1. Cosa voleva dire Vardiero? Io non lo ho capito

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *