Sep
29

Facciamo nomi e cognomi? Ma no, mettiamo i link, è più raffinato.

Si parte da un commento su FB nella bacheca di un amico, e da un tweet sulla bacheca del ministro.
Il preside sbraita contro il ministro perché, dice, ha fatto un “decreto-regalo agli editori”.


Sull’altro commento, su FB, spiega (ma chi conosce il progetto che dirige non ha bisogno di spiegazioni) che non gli piace il passaggio sulla validazione dei testi. Questo:

[il libro di testo deve] offrire una esposizione autorevole, validata (sia dal punto di vista autoriale sia da quello editoriale e redazionale) ed efficace […]

Quelle che per me, e sicuramente per molti altri, sono due righe che ribadiscono una cosa scontata, per lui sono un dono agli editori. Chi validerà il testo, si chiede con livore, gli editori?
Intendiamoci, anche io lancio anatemi diretti ai grandi editori e all’AIE, ne è pieno il mio blog. Ma la figura dell’editore, pur cambiando radicalmente con l’innovazione, è proprio quella che garantisce l’autorevolezza di un testo.
Non credo proprio che il ministro possa pensare qualcosa di diverso, una validazione dall’alto, ministeriale, sarebbe un pericolosissimo passo verso i libri di testo di stato, e questo il ministro lo sa bene. Quindi sì, il libro di testo viene validato dall’editore, da quello che (nome o marchio) ci mette la faccia e rischia di azzoppare la sua azienda se fa cazzate. Come per qualsiasi altro prodotto d’altronde, come abbiamo visto in questi giorni spaghetti compresi.

Ovviamente non dovete immaginare l’editore come un vecchissimo uomo onnisciente, con l’ufficio all’ultimo piano, che dalla sua scrivania in radica legge voracemente tutti i libri di tutte le materie con in mano la matita rossoblù.
Io, per esempio, sono una donna, solo attempatella, non sto all’ultimo piano e, soprattutto, non capisco un’acca di fisica, di topografia e di un sacco di altre cose. Nel testo di greco al quale stiamo lavorando guardo solo le figure. La matita rossoblù c’è, ma è un vezzo.
Però in una casa editrice lavorano molte persone, con competenze diverse. E ci sono i consulenti.
Per fare qualche esempio, il testo di storia per il biennio Civiltà in rete, pur essendo a cura di Maurizio Chatel, che dirige l’area umanistica, è stato verificato (“validato” in effetti non mi piace) dall’antropologo Alberto Salza dell’Università di Torino, e dall’egittologo Alfredo Luvino, collaboratore del Museo Egizio di Torino.
Il testo sull’antisemitismo di Zampieri è stato letto da alcune persone della comunità ebraica di Torino e revisionato da David Sorani, che ne è vicepresidente, prima di essere pubblicato.
E Maria Rita Ciceri, Docente di Psicologia presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica di Milano, ha valutato l’impostazione metodologica del testo per la scuola primaria “Navigare nella rete mentale” che è in fase di pubblicazione.
Si parla spesso, in rete e nei convegni, di testi che invece non sono stati verificati da nessuno. E in rete non se ne parla sempre in termini lusinghieri. I pochi che conosco che hanno avuto modo di vederli (questi testi circolano in un circuito chiuso e non si riesce a capire perché) dicono che sono degli orrori. Io ho la fotocopia di qualche pagina, questa è una.

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Una lode agli insegnanti di buona volontà, il loro lavoro è ammirevole e il movente encomiabile, ma quello che manca, e si vede davvero, è il lavoro post autoriale, quella cartina, ad esempio, la faceva meglio il mio secondogenito.

Il lavoro post autoriale, del quale si fa carico l’editore, non è solo quello della validazione del lavoro autoriale, ma molto altro. Nel nostro caso specifico spesso non è UN autore ma, cito Chatel, un pool di specialisti capaci di lavorare in équipe attorno a un progetto condiviso. Studiosi che forniscano la materia grezza, e autori provenienti dal mondo della scuola, capaci quindi di tradurla in un linguaggio didattico pertinente al mezzo e adeguato all’utenza. E questo porta a un radicale rivolgimento del principio dell’autorialità, non più piramidale ma orizzontale.
Molto altro dicevo, parliamo delle illustrazioni, delle animazioni, dei video. Quanti insegnanti sanno produrre apparati iconografici degni di questo nome? Quanti insegnanti di storia sanno produrre cartine come questa?

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E quanti insegnanti di geografia sanno fare illustrazioni come questa?

DEF_tunisi_700pxO come questa?

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E così, i testi autoprodotti, sono farciti di immagini rozze, quando non usano immagini prese in prestito da altri testi. E questo è un reato penale.
Il signore che se la prende con il ministro espone i docenti che lavorano con lui a una querelle giuridica che può scoppiare da un momento all’altro, e che può sfociare con qualche condanna. Condanne lievi, per carità, peccato che con un penale sulla testa – e la violazione di copyright lo è – non si può insegnare.

E poi, ancora, sono a norma questi testi autoprodotti? rispettano la normativa sull’accessibilità?  Ho fatto una prova:

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Di certo non c’è un solo testo alternativo alle immagini:

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Bisogna essere un pochino esperti anche lì, è già un problema per un editore, non ho idea di come possa cavarsela un insegnante. Quanti mestieri deve imparare, quel povero docente? Con lo stipendio che prende poi.

E, ancora, quanti docenti sanno produrre, da soli, un oggetto sonoro come questo? (scusate, non posso embeddarlo qui per limiti tecnici) http://didasfera.it/biblioteca?unita=1746

O sanno realizzare video come questo?

Torniamo all’autorevolezza.
Ci sono persone che affiderebbero l’auctoritas di una lezione solo all’insegnante, con tutti i rischi che comporta affidarsi totalmente alla capacità, non solo alla cultura ma anche alle idee, di un insegnante. Io penso che sia pericolosissimo.
Insegnante che mi leggi, non prenderla sul personale: fra i tuoi colleghi quanti non vorresti avere come insegnante di tuo figlio?
No, vero, un libro di testo non risolve da solo il problema, ma fornisce un filo conduttore per un percorso formativo con tappe comuni, è uno strumento che fa da raccordo tra l’autorevolezza del docente, che in classe è importante ci sia, e i programmi e gli obiettivi dell’apprendimento. Il libro di testo non deve solo fornire un canovaccio dal quale partire, ma deve avere contenuti pregnanti, con un’autorialità forte, con personalità, e deve narrare, affascinare, motivare.  Magari da smontare e, perché no, pure da contestare.

È vero che io, noi di BBN, abbiamo sempre sostenuto la scrittura collaborativa, la produzione “dal basso”. Come conciliare dunque autorialità e autorevolezza, due imprescindibili caratteristiche, con la visione di un prodotto che nasce dalla scuola, con una scrittura aperta e collaborativa?
Noi (in BBN intendo) abbiamo scelto la linea dura. Si selezionano con attenzione autori e progetti (ho un hard disk pieno di proposte e contenuti in attesa, e dio sa quante mail ho gettato dopo aver letto le prime righe) e come casa editrice ci si addossa tutto il rischio. Si lavora con l’autore ad un progetto editoriale di carattere del quale un comitato scientifico e consulenti ad hoc revisionano e vagliano i contenuti e gli impianti metodologici – che non si rischia sulla pelle degli altri. Una redazione e una metaredazione (per DidaSfera) lavora sui progetti elaborando il testo degli autori e occupandosi anche degli apparati didattici, iconografici, multimediali con un rigidissimo controllo sulle fonti. I progetti sono aperti e, quindi, sia permeabili alla collaborazione di altri colleghi/autori per la pubblicazione di altri contenuti, sia mashuppabili in classe con altri materiali (anche del docente): nel primo caso si continua a passare sotto la nostra forca, nel secondo caso il docente in classe si assume le sue responsabilità.
Come dire, mentalità e scrittura aperta passano attraverso un filtro a maglie molto strette.

Quindi è l’editore che “valida” il prodotto editoriale, e poi è il libero mercato a decretarne il successo, anche scolastico: gli insegnanti non sono così sprovveduti.
Facciamo attenzione però, come già accennavo, a qualunque altro tipo di validazione: mi spaventa, per non dire che mi terrorizza proprio, il passo troppo breve che corre tra il concetto di validazione e l’idea di testo di regime.

Ma se si continua a discutere di queste cose si rischia di dimenticare qual è il problema reale dell’adozione dei libri di testo: gli interessi economici che ci sono dietro e la conseguente spartizione dei profitti. Occorre ripensare la filiera editoriale e reinterpretarla. Ciò richiede molta fatica e investimento di energie nel pensare in maniera diversa a quanto fatto finora come dimostrano realtà in fieri come Didasfera. Ma richiede un ripensamento profondo dei meccanismi economici che ci sono dietro. Altrimenti non si va da nessuna parte.

Non serve, anzi fa danno, fare convegni presentando progetti fai da te che altro non fanno che depauperare la cultura in nome di scelte populistiche, facciamo invece scelte culturali e imprenditoriali coraggiose cercando nuovi modelli e sviluppando nuovi processi.

Aggiornamento: post di rinforzo, con argomentazioni diverse di Maurizio Chatel QUI

Posted in dalla rete..., didasfera, editoria scolastica, news scuola, sassolino nella scarpa | Tagged , , , , , , , , , , | 3 Comments

3 Responses to Sulla validazione dei libri di testo.

  1. Sono molto d’accordo con quanto scrive. Finalmente una posizione argomentata che potrebbe consentire un buon dibattito. Intorno a un tavolo tutti: chi sostiene il lavoro editoriale, i detrattori, i nuovi apologeti del libro fai da te, i docenti impegnati, i ragazzi fruitori, gli autori…: ma si vorrebbe davvero fare? Oppure per motivi diversi, chi per un verso chi per l’altro, molti avrebbero interesse a disertare un confronto serio? Grazie.

  2. Noa says:

    Grazie per il commento :)
    Approfitto per anticipare qui che ci sarà un convegno alla Normale di Pisa, sabato 9 novembre, e saranno messi intorno a un tavolo rappresentanti di molte delle categorie citate. Farò un post di annuncio nei prossimi giorni, ma posso anticipare che alla tavola rotonda nella quale sono stata invitata io ci saranno anche: Dianora Bardi, Salvatore Giuliano, Francesco Leonetti, Roberto Maragliano, Agostino Quadrino e Giorgio Riva.
    Un’altra tavola rotonda ha come ospiti: Serenella Besio, Luciano Chiappetta, Antonio Fini, Alfredo Fiore, Bruno Mari, Cristina Mussinelli, Gino Roncaglia.
    Se ne sentiranno delle belle :D

  3. Noa says:

    Aggiunto post sul convegno QUI

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