Jul
09

L’arrivo di un nuovo computer è un’ottima occasione per fare un po’ di ordine e di pulizia tra cartelle e file accumulati, e non sempre archiviati a dovere.

E così, come in una vecchia soffitta, da una polverosa cartella che si chiama “da smazzare” (una quelle robe provvisorie che poi diventan definitive) saltano fuori cose dimenticate.
Tra queste una chicca.

AIE_editori

Premessa. Il mese scorso moltissimi articoli hanno dato rilievo alla sventurata posizione dell’AIE (associazione italiana editori – della quale ci fregiamo di non far parte) sul decreto Profumo a proposito di ebook scolastici.
Nonostante il decreto sia un passo indietro (oh oh, mi è semblato di vedele un gambero) rispetto ad altre norme e circolari degli anni passati, l’AIE decide di ricorrere al Tar.
Io segnalo l’articolo di Guido Scorza che, sul suo blog su l’Espresso, titola “L’egoismo degli editori contro la scuola digitale“.

La notizia è di quelle che lascia senza parole: l’associazione italiana editori trascina il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca davanti ai giudici amministrativi per aver spinto troppo sull’acceleratore della digitalizzazione del pianeta scuola.
[…]
Il ricorso, si affrettano a spiegare gli editori, non è contro l’idea del libro digitale [n.d.r. ci mancherebbe altro] ma contro i tempi ed i modi di diffusione degli e-book nelle scuole, stabiliti nel decreto.
[…]
Ma non è così.
Le ragioni alla base del ricorso contro uno dei pochi provvedimenti concreti sin qui varati in attuazione dell’agenda digitale, sono altre e ben più egoistiche.

Gli editori sono preoccupati delle ripercussioni economiche che la migrazione del pianeta scuola verso il libro digitale produrrà nell’intera filiera, dall’esigenza di compressione dei prezzi e dall’elevato – almeno secondo loro – rischio di pirateria.
[…]
Non c’è scusa che tenga né gli editori possono fondatamente prendersela con l’ex Ministro Profumo per i tempi, a loro dire troppo repentini, stabiliti per la migrazione.

L’esigenza di passare dai libri di carta a quelli di bit è nota agli editori ormai da anni e sarebbe stato, anzi, ragionevole aspettarsi che fossero proprio loro, in totale autonomia e senza attendere atti di imperio, ad accompagnare la scuola verso la rivoluzione digitale.
Non è accaduto perché, sfortunatamente, miopia ed avidità hanno prevalso e l’editoria del settore – peraltro in buona compagnia – ha preferito restare saldamente legata alla carta fino a quando è stato possibile.

(Articolo completo QUI)

Bene, torniamo alla  mia soffitta, il documento che ho ritrovato è la copia di un fax del 2008: il comunicato stampa di un accordo tra AIE e MIUR  che risale, appunto, al 18 giugno 2008.

Nel comunicato si legge: È stata avviata una collaborazione tra MIUR e AIE per favorire sempre di più l’uso delle nuove tecnologie da parte delle scuole… 

un articolo dell’epoca parla di questo accordo, reso pubblico, QUI.

Ecco il documento ritrovato nella mia soffitta cartella: comunicatoMIUR

Per concludere mi chiedo: perché dopo 5 anni da questo accordo (ma anche 5 anni dalla prima normativa sui testi digitali) l’AIE continua a ragliare?
E, visto l’accordo del 2008, non sono vergognose le pressioni fatte sulla Lorenzin che, candidamente, ammette di aver ricevuto e accolto? E non basta quello che hanno così ottenuto?
Ma già che ci sono mi chiedo anche: perché le case editrici iscritte all’AIE non hanno partecipato ai bandi per l’editoria digitale indetti dal MIUR, boicottando, de facto, un’iniziativa che aveva lo scopo di facilitare gli investimenti per l’editoria scolastica digitale?

 

 

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