Apr
03

immagine del canarino titti con il gambero sebastian

Durante le vacanze di pasqua, a Napoli e quindi per fortuna corroborata da abbondati fette di pastiera, ho spulciato la nuova circolare per l’adozione dei libri di testo 2013 e i commenti su blog e social network.
QUI un articolo su Repubblica
QUI l’annuncio del MIUR con in allegato la circolare.
Riassumendo, per chi non avesse ancora letto nulla, la circolare dice che a partire dall’anno scolastico 2014/2015 dovranno essere adottati testi digitali o misti nelle classi prime e quarte della primaria, nelle prime della secondaria di I grado, nelle prime e nelle terze della secondaria di II grado.

È quindi decisamente condivisibile il disappunto di Federica Scarrione, che segue il dibattito sui libri di testo digitali (e il nostro lavoro) da parecchi anni, sul fatto che nessuno pare accorgersi del salto indietro che queste nuove disposizioni rappresentano rispetto alle precedenti.
Tutto da leggere il suo post “Della memoria corta e delle false novità“, dove ha scritto tutto quello che avrei voluto scrivere io che quindi parto da lì.
Succede che la lobby degli editori ha continuato a remar contro e a imporre le proprie esigenze. Tuttavia la parziale vittoria non li soddisfa, si narra di una riunione di fuoco tra le mura del ministero e, anche pubblicamente, questi continuano al lamentarsi e ogni anno si comportano come se il ministero facesse loro lo sgambetto a sorpresa, mentre la prima proposta governativa per i testi digitali (Moratti) risale al luglio del 2004.
La prossima volta potrebbero invitare anche noi, al MIUR, che gli editori NON rappresentati dall’AIE conteranno anche poco ma sono quelli su cui contare per queste cose.
Ovviamente hanno anche un pochino poco ragione, i tapini dell’AIE, quando recitano l’ormai consunta litania (a rispondere abbiamo il coro dell’assemblea dei giornalisti) sulle scuole che non sono ancora attrezzate e sui, sob, docenti che non son pronti*. Ma questa non è una buona ragione per tirare i remi in barca e, credo sia chiaro a tutti, le loro buone ragioni sono altre, sono 650milioni di ragioni all’anno che non fanno gli interessi di nessuno se non i loro, e certo non quelli della scuola.
Quella che a me resta nel collo, sin da quando sono uscite le prime disposizioni (dal 2008, ritrattate, rilanciate, modificate, ritrattate e rilanciate e… arriviamo a oggi) è la questione del “libro misto”. Definizione che non definisce nulla lasciando spazio a tutte le peggiori interpretazioni che, infatti, hanno già generato fior di mostri.
Noi, che non siamo per le mezze misure, abbiamo lanciato DidaSfera un anno fa, e ora stiamo lavorando alla nuova versione.
Durante l’ebookfest di Sanremo abbiamo fatto una riunione (approfittando della presenza di molti nostri autori, redattori e di molti docenti con i quali confrontarci) e abbiamo votato per la linea dura. Se innovazione deve essere che sia quella vera. Abbiamo scelto di rendere DidaSfera ancora più liquida, ancora più social. Per alzata di mano, (davvero, e all’unanimità!), abbiamo deciso che non importa se commercialmente sarà ancora più difficile, se non incontreremo i favori degli insegnanti meno preparati (informaticamente) o più luddisti, se il bacino d’utenza andrà a stringersi invece che allargarsi. Quello che importa è che la nuova DidaSfera è in cantiere e che è stata una decisione collettiva, anche perché, essendo collettiva la gestione dei diritti d’autore, questa scelta dimostra la passione che anima chi lavora per e su DidaSfera. Passione che con la preparazione, la competenza, e l’aggiornamento continuo sostiene la qualità del nostro lavoro.

* Se i grandi editori avessero speso il loro potere per reclamare investimenti nelle scuole in tecnologia e in formazione, nuovi orizzonti di fatturato si sarebbero aperti. Cosa dobbiamo pensare, non sarebbe abbastanza rispetto al lucro al quale sono abituati? o semplicemente quelli che siedono nei consigli di amministrazione non hanno voglia di affrontare la questione visto che sono tutti a un passo dalla (lauta) pensione? o, ancora più semplicemente – vero fino a un paio di anni fa, ma difficilmente credibile ora – non hanno ancora capito nulla?

[nota sul titolo: vedele QUI]

Posted in didasfera, editoria scolastica, news scuola, sassolino nella scarpa | Tagged , , , , , , , | 1 Comment

One Response to oh oh, m’è semblato di vedele un gambelo

  1. noa says:

    “Noi siamo un paese senza memoria. Il che equivale a dire senza storia. L’Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell’oblio dell’etere televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo per le sue contorsioni, per le sue conversioni. Ma l’Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare com’è. In cui tutto scorre per non passare davvero. Se l’Italia avesse cura della sua storia, della sua memoria, si accorgerebbe che i regimi non nascono dal nulla, sono il portato di veleni antichi, di metastasi invincibili, imparerebbe che questo Paese è speciale nel vivere alla grande, ma con le pezze al culo, che i suoi vizi sono ciclici, si ripetono incarnati da uomini diversi con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l’etica, con l’identica allergia alla coerenza, a una tensione morale.”

    (Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 1975)

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