Dec
06

Leggo oggi su laRepubblica di una circolare scolastica che vieta l’amicizia tra allievi e insegnanti su Facebook.
Probabilmente in un altro momento non ci avrei fatto caso, l’avrei licenziata in un attimo sotto la voce “imbecillità” per dimenticarmene subito dopo.
Ma proprio oggi stiamo testando su DidaSfera (per chi non conosce l’ambiente didattico digitale leggere questo post) la nuova funzione che consente agli insegnanti di creare gruppi di lavoro, ad esempio dei gruppi-classe, e di condividere percorsi e documenti.
In effetti quest’area di DidaSfera è un social network dedicato, protetto, è legata ai testi scolastici e i ragazzi non possono fare l’upload delle loro foto estive (gli insegnanti sì, ma dubito che condividano come materiale didattico le loro foto in costume da bagno). Quindi decadono tutti i pretesti che hanno portato a questa circolare: è un ambiente di apprendimento, e non consente deviazioni.
Facebook è oggettivamente un’altra cosa, ma non solo perché non ha i libri di scuola digitali dentro, e neppure per le caratteristiche tecniche e le funzionalità del lato social, che sono molto simili, la diversità dipende piuttosto dal loro utilizzo (e dalle possibilità che in fase di progettazione abbiamo scelto di dare o non dare a determinati utenti, diverse per allievi e docenti). Ma delle caratteristiche social di DidaSfera parleremo in un altro post, il punto ora è un altro: cosa vuol dire dare amicizia su Facebook?
Se abitiamo tutti la rete, con che criterio decidiamo che in un luogo ci conosciamo e in un altro no? Abbiamo bisogno di una circolare?
Anche a scuola abbiamo ambienti condivisi, e non solo le classi dove il ruolo è dichiarato,  pensiamo ai corridoi: i ragazzi di solito non vanno a far cagnara in sala professori, ma nei corridoi, durante l’intervallo, si ritengono liberi. Nonostante questo sono consapevoli del fatto che meglio non fare a botte, e che per calarsi le brache è bene andare in bagno. Ecco, Facebook è un corridoio, è la pausa caffè e, a volte, l’incontro fortunato. Imbecille è chi si cala le brache pubblicamente, su FB come in qualsiasi altro luogo in rete o in strada, vale per tutti, adulti e ragazzini.
E poi, cosa vuol dire “È rispetto per i ragazzi, per il loro mondo, che non deve essere invaso dagli adulti, genitori compresi“?
Perché si pensa che Facebook è “il loro mondo”? Allora non entriamo a prendere il caffè nel bar sotto alla scuola perché ci sono quelli di quarta che si raccontano come hanno passato il weekend, e potremmo scoprire che sono andati a sciare invece di prepararsi per la verifica di mate? O non prendiamo più l’autobus perché a quell’ora è pieno di ragazzi che vanno al liceo? E devono potersi sbaciucchiare, canzonare l’insegnante di turno o, sia mai, passarsi un po’ di fumo?
O decidiamo semplicemente di non confonderci fra loro, abbigliamento, gestualità e gergo compreso, e di non prenderli a pacche sulle spalle?
Poi, su Facebook, ci sono docenti che preferiscono non dare amicizia ai loro allievi, altri che scelgono di dare amicizia solo agli ex (allievi), e ragazzi che per scelta non chiedono amicizia agli insegnanti. Lo stesso vale per i genitori. Ma sono scelte personali, sappiamo che c’è chi approva la richiesta di amicizia di chiunque, c’è chi rende il profilo pubblico e chi lo tiene blindato, e tutte le vie di mezzo che lo strumento consente.
È la libertà di scegliere chi salutare e chi no, a chi raccontare cosa e perché, anche seduti ad un tavolo con davanti un bicchiere di birra, anche agli allievi, anche agli insegnanti.
Non servono circolari per questo.
Voglio la libertà di scegliere e penso anche che avere insegnanti e genitori fra gli amici possa educare i rampolli (ma anche insegnanti e genitori) a non vomitare in bacheca. Già questo sarebbe un successo.
Se poi tutti imparassero a gestire le opzioni della privacy non ci sarebbero tante rogne. Ci sono le istruzioni.
E ci sono due opuscoli, buoni per tutti, ragazzi e adulti, disponibili sul sito del Garante della Privacy: uno sugli effetti collaterali dei social network, uno sulla privacy a scuola.
Ma è sempre più facile proibire che educare.
Oggi hanno sequestrato il cellulare a mio figlio. Lui lo tiene sempre spento durante le ore di lezione, lo accende quando prende il pullman per la mensa o per la scuola di danza. Stamattina però un’insegnante è arrivata con venti minuti di ritardo e, nel bighellonare generale, lui lo ha acceso per farsi un giochino. Un altro insegnante che passava in corridoio ha, giustamente, buttato un occhio nella classe scoperta, e così lui è finito come pinocchio fra i gendarmi, imparando che non importa se è spento, o se in quel momento non c’è lezione…  è proprio vietato portarlo a scuola, l’infernale aggeggio (e non è vero).
E tocca a me, domani, andare a scuola per il dissequestro.
Dalle 9,30 alle 11, mi dicono, che sono gli orari di segreteria.
Tanto le mamme non hanno niente da fare no?

Posted in didasfera, editoria scolastica, news scuola, personale, sassolino nella scarpa | Tagged , , , , , , , , | 2 Comments

2 Responses to Prof e alunni, amicizia vietata su Facebook

  1. Condivido ogni tuo ragionamento in merito alla questione.
    Chiunque utilizzi uno strumento, digitale o reale che sia, è tenuto a conoscerne il funzionamento, le regole e usare buonsenso, ove possibile.
    Su Facebook è possibile personalizzare la condivisione dei contenuti e limitarla ad alcuni gruppi di utenti, per cui sarebbe giusto pensare che un professore non dovrebbe avere interesse a far sapere ai suoi alunni i suoi fatti personali e viceversa, ma se dovesse accadere il contrario probabilmente la falla non sarebbe da ricercare nel mezzo di comunicazione ma nella persona: se qualcuno dovesse “calarsi le braghe” su Facebook, molto probabilmente sarebbe capace di farlo anche in corridoio!

  2. noa says:

    benvenuto :)
    io non so, credo che ci siano persone che hanno ancora un po’ di diffidenza nei confronti della rete, e che quindi le calino un po’ meno di quello che farebbero in corridoio, altre che invece gagliardamente sbracano senza ritegno.
    Facebook ha il merito di aver avvicinato alla rete un’ondata di persone, ma accettato questo ti dirò, a costo di apparire un po’ spocchiosa, che chi ci abita da sempre… forse forse stava meglio senza tutti questi parvenu. Gente che si siede a tavola con lo stesso spirito di quelli che si imbucano agli eventi per pasteggiare gratis. Senza pensare che qualcuno ha cucinato per anni, che qualcuno ha apparecchiato (e son tutte notti di passione), che qualcuno ha pure scritto un galateo. Arrivano convinti di saper usare le posate e ficcano una forchetta nella gamba del vicino a destra e col cucchiaio cavano un occhio a quello di sinistra. Son pericolose ‘ste posate, dicono poi.
    Hanno la stessa voglia di imparare che hanno davanti ad una lavatrice: dimmi dove devo cliccare, punto. E poi rimangono imbesuiti davanti all’oblò.
    Oddio, ho detto cose di cui mi pentirò, devo aver mangiato pesante.
    :)

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