Dec
28

Tra nove giorni, il 6 gennaio 2012, Didasfera sarà disponibile.
Ancora in versione beta ma perfettamente navigabile e sperimentabile.
In questo ultimo mese abbiamo lavorato su tre fronti:
- scioglimento dei testi (con tag, collegamenti, suggerimenti… che lavorone!!!)
- test e perfezionamento del motore di ricerca, implementazione blocchi appunti e glossari
- test e perfezionamento della memorizzazione dei percorsi e della creazione di gruppi per la condivisione dei materiali di studio.

Da una parte siamo in anticipo sulla tabella di marcia: gli strumenti personali e quelli “social network” sono disponibili con almeno due mesi di anticipo sulle più rosee previsioni. Dall’altra siamo un po’ in ritardo con l’inserimento dei contenuti: speravo che almeno i testi conclusi, quelli finiti e corretti, fossero tutti online al momento dell’apertura. Invece il lavoro si è rivelato più lungo del previsto, anche perché oltre a “sciogliere” i testi, taggare, inserire le note, segnalare link e risorse, agganciare i glossari, ecc.. stiamo facendo un lavoro sull’iconografia che nessun editore fa.
Ogni foto, ogni immagine che non sia stata scattata o disegnata da noi ha il riferimento della fonte e della licenza d’uso (che qui non vogliamo rogne) e, soprattutto, ogni immagine ha un testo alternativo ragionato.

Quindi ci perdonerete se vi faremo assistere ai lavori in corso :)
In pratica potrete vedere le unità di lavoro aumentare di giorno in giorno, le immagini moltiplicarsi, comparire nuove gallery, nuovi testi ecc…  tutto il bello della diretta :D
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A proposito di testi alternativi, vi faccio un esempio tratto da un’unità di lavoro relativa alla percezione visiva (non a caso).

capture di una pagina di Didasfera

Riporto dal testo (Tecnologia–> testo: Tecnica per il [tuo] futuro–>Grafica–>Le leggi della configurazione–>La percezione delle figure–>Il fattore di chiusura):

Il fattore di chiusura

Come puoi vedere paragonando fra loro le immagini qui sotto, il fattore di chiusura prevale su quello della vicinanza: infatti nella seconda figura ignoriamo istintivamente le zone racchiuse tra margini più vicini e le zone più larghe, che prima leggevamo come sfondo assumono il ruolo di forma.

In questa immagine percepiamo le aste come raggruppate a due a due, in base alla legge di vicinanza, ma come puoi vedere nell’immagine successiva, la legge di chiusura prevale su quella di vicinanza.

L'immagine è divisa in due parti: sopra abbiamo una fila di aste posizionate a due a due (due vicine, spazio, altre due vicine, spazio...) sotto abbiamo la stessa fila di aste, ma gli spazi fra le aste lontane sono stati chiusi da delle linee orizzontali creando quindi dei quadrati.

Il testo alternativo all’immagine recita: L’immagine è divisa in due parti: sopra abbiamo una fila di aste posizionate a due a due (due vicine, spazio, altre due vicine, spazio…) sotto abbiamo la stessa fila di aste, ma gli spazi fra le aste lontane sono stati chiusi da delle linee orizzontali creando quindi dei quadrati.


La legge della “curva buona” (o continuità di direzione)

Osserva l’immagine qui sotto, istintivamente distinguerai nella figura due linee che si incrociano in un punto, e le separerai mentalmente in questo modo:

Questa immagine è divisa in due parti. La prima rappresenta, apparentemente, un segmento che incrocia (più o meno a 90°) una linea con delle curve. La seconda immagine ci mostra come istintivamente possiamo separare le linee: il segmento diritto da una parte, e la linea a serpentello dall'altra.

Il testo alternativo all’immagine recita: Questa immagine è divisa in due parti. La prima rappresenta, apparentemente, un segmento che incrocia (più o meno a 90°) una linea con delle curve. La seconda immagine ci mostra come istintivamente possiamo separare le linee: il segmento diritto da una parte, e la linea a serpentello dall’altra.

 

Eppure le due linee che si incrociano potrebbero essere decisamente diverse da quelle che tu percepisci, per esempio così:

Questa immagine invece ci dimostra come la figura che abbiamo visto potrebbe essere composta da due segni diversi: una parte del segmento con una parte della linea curva sopra (dal segmento fino all'incrocio e da lì la linea curva che sale e forma una V) e la restante parte del segmento con l'altro pezzo di linea curva che scende, formando una V al contrario.

Il testo alternativo recita: Questa immagine invece ci dimostra come la figura che abbiamo visto potrebbe essere composta da due segni diversi: una parte del segmento con una parte della linea curva sopra (dal segmento fino all’incrocio e da lì la linea curva che sale e forma una V) e la restante parte del segmento con l’altro pezzo di linea curva che scende, formando una V al contrario.

Per “curva buona” si intende quindi una percepibile continuità della direzione della linea.

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E a questo punto approfitto per lanciare anche un appello: se qualche non vedente, o insegnante che lavora con non vedenti, vuole segnalarci problemi o, per esempio, suggerire testi alternativi migliori… bè, ci fa un regalo ;)

 

Dec
24

Buone feste a tutti

:P

 

Dec
19

Riporto qui, perché credo meriti essere diffusa, la letterina di Natale che la Rete dei Redattori Precari ha mandato in occasione delle feste a Marco Polillo, presidente dell’Associazione Italiana Editori e in quanto tale rappresentante di quelle case editrici a cui molti dei redattori precari prestano la propria manodopera.

Sette domande scomode a cui ci auguriamo che l’illustre destinatario vorrà dare risposta: è il nostro modo per denunciare quello che non ci piace del sistema editoriale italiano e allo stesso tempo gettare un seme di dialogo, sperando che dall’altra parte si pensi non solo agli utili di un gruppo di aziende ma anche alla cultura e alla civiltà di un paese.

È triste dover chiedere come dono di Natale una riflessione su diritti che dovrebbero essere riconosciuti da decenni, diritti per i quali si sono battuti i nostri nonni, intendo – e ho l’età per esser già nonna pure io.

lettera trascritta sotto

Allora non mi limito a postare la “cartolina” ma ricopio il testo, perché possa vederlo anche chi non vede e perché sia indicizzato dai motori di ricerca, ecco.

1) Secondo la vostra associazione c’è un rapporto tra qualità del lavoro (in termini di diritti, di tutele e serenità del lavoratore) e qualità del prodotto editoriale?

2) Secondo la vostra associazione, il lavoratore è un costo o un patrimonio?

3) La vostra associazione attua controlli mirati ad accertare che gli editori aderenti non eludano le leggi in materia di diritto del lavoro?

4) L’industria editoriale gode di facilitazioni e sovvenzioni pubbliche di vario genere. La vostra associazione non ritiene che ciò dovrebbe impegnare gli editori a far ricadere i benefici ottenuti anche sui propri lavoratori?

5) Perché nell’ambito dell’ultimo rinnovo del CCNL grafici-editoriali la vostra associazione si è dichiarata contraria a concordare con le controparti un sistema regolamentativo che, senza nuocere alle case editrici, garantisca condizioni di lavoro più dignitose ai loro collaboratori?

6) La vostra associazione sarebbe disposta a definire un sistema di riconoscimento e valorizzazione delle case editrici che instaurano con i propri collaboratori rapporti di lavoro corretti ed equi, al fine di incentivare queste condotte?

7) La vostra associazione sarebbe disposta ad aprire un dialogo con la Rete dei Redattori Precari sulla questione del precariato in editoria?

Personalmente penso che una particolare riflessione meriti il punto 4.

 

Dec
06

Leggo oggi su laRepubblica di una circolare scolastica che vieta l’amicizia tra allievi e insegnanti su Facebook.
Probabilmente in un altro momento non ci avrei fatto caso, l’avrei licenziata in un attimo sotto la voce “imbecillità” per dimenticarmene subito dopo.
Ma proprio oggi stiamo testando su DidaSfera (per chi non conosce l’ambiente didattico digitale leggere questo post) la nuova funzione che consente agli insegnanti di creare gruppi di lavoro, ad esempio dei gruppi-classe, e di condividere percorsi e documenti.
In effetti quest’area di DidaSfera è un social network dedicato, protetto, è legata ai testi scolastici e i ragazzi non possono fare l’upload delle loro foto estive (gli insegnanti sì, ma dubito che condividano come materiale didattico le loro foto in costume da bagno). Quindi decadono tutti i pretesti che hanno portato a questa circolare: è un ambiente di apprendimento, e non consente deviazioni.
Facebook è oggettivamente un’altra cosa, ma non solo perché non ha i libri di scuola digitali dentro, e neppure per le caratteristiche tecniche e le funzionalità del lato social, che sono molto simili, la diversità dipende piuttosto dal loro utilizzo (e dalle possibilità che in fase di progettazione abbiamo scelto di dare o non dare a determinati utenti, diverse per allievi e docenti). Ma delle caratteristiche social di DidaSfera parleremo in un altro post, il punto ora è un altro: cosa vuol dire dare amicizia su Facebook?
Se abitiamo tutti la rete, con che criterio decidiamo che in un luogo ci conosciamo e in un altro no? Abbiamo bisogno di una circolare?
Anche a scuola abbiamo ambienti condivisi, e non solo le classi dove il ruolo è dichiarato,  pensiamo ai corridoi: i ragazzi di solito non vanno a far cagnara in sala professori, ma nei corridoi, durante l’intervallo, si ritengono liberi. Nonostante questo sono consapevoli del fatto che meglio non fare a botte, e che per calarsi le brache è bene andare in bagno. Ecco, Facebook è un corridoio, è la pausa caffè e, a volte, l’incontro fortunato. Imbecille è chi si cala le brache pubblicamente, su FB come in qualsiasi altro luogo in rete o in strada, vale per tutti, adulti e ragazzini.
E poi, cosa vuol dire “È rispetto per i ragazzi, per il loro mondo, che non deve essere invaso dagli adulti, genitori compresi“?
Perché si pensa che Facebook è “il loro mondo”? Allora non entriamo a prendere il caffè nel bar sotto alla scuola perché ci sono quelli di quarta che si raccontano come hanno passato il weekend, e potremmo scoprire che sono andati a sciare invece di prepararsi per la verifica di mate? O non prendiamo più l’autobus perché a quell’ora è pieno di ragazzi che vanno al liceo? E devono potersi sbaciucchiare, canzonare l’insegnante di turno o, sia mai, passarsi un po’ di fumo?
O decidiamo semplicemente di non confonderci fra loro, abbigliamento, gestualità e gergo compreso, e di non prenderli a pacche sulle spalle?
Poi, su Facebook, ci sono docenti che preferiscono non dare amicizia ai loro allievi, altri che scelgono di dare amicizia solo agli ex (allievi), e ragazzi che per scelta non chiedono amicizia agli insegnanti. Lo stesso vale per i genitori. Ma sono scelte personali, sappiamo che c’è chi approva la richiesta di amicizia di chiunque, c’è chi rende il profilo pubblico e chi lo tiene blindato, e tutte le vie di mezzo che lo strumento consente.
È la libertà di scegliere chi salutare e chi no, a chi raccontare cosa e perché, anche seduti ad un tavolo con davanti un bicchiere di birra, anche agli allievi, anche agli insegnanti.
Non servono circolari per questo.
Voglio la libertà di scegliere e penso anche che avere insegnanti e genitori fra gli amici possa educare i rampolli (ma anche insegnanti e genitori) a non vomitare in bacheca. Già questo sarebbe un successo.
Se poi tutti imparassero a gestire le opzioni della privacy non ci sarebbero tante rogne. Ci sono le istruzioni.
E ci sono due opuscoli, buoni per tutti, ragazzi e adulti, disponibili sul sito del Garante della Privacy: uno sugli effetti collaterali dei social network, uno sulla privacy a scuola.
Ma è sempre più facile proibire che educare.
Oggi hanno sequestrato il cellulare a mio figlio. Lui lo tiene sempre spento durante le ore di lezione, lo accende quando prende il pullman per la mensa o per la scuola di danza. Stamattina però un’insegnante è arrivata con venti minuti di ritardo e, nel bighellonare generale, lui lo ha acceso per farsi un giochino. Un altro insegnante che passava in corridoio ha, giustamente, buttato un occhio nella classe scoperta, e così lui è finito come pinocchio fra i gendarmi, imparando che non importa se è spento, o se in quel momento non c’è lezione…  è proprio vietato portarlo a scuola, l’infernale aggeggio (e non è vero).
E tocca a me, domani, andare a scuola per il dissequestro.
Dalle 9,30 alle 11, mi dicono, che sono gli orari di segreteria.
Tanto le mamme non hanno niente da fare no?

Dec
04

E se un testo (i famosi uno cento mille testi che sono diventati ambiente di apprendimento) consente anche di prendere appunti?

Vero, qualche appuntino a margine di pagina l’abbiamo sempre preso :) Ma sto parlando di appunti un po’ più lunghi, sottolineati, evidenziati e… cliccabili.

MA

prima raccontarvi di questa nuova cosa, e di farvi vedere qualche immagine, non posso fare a meno di proporvi un video: Verso un libro a strati? di Gino Roncaglia. Probabilmente a voi non farà lo stesso effetto ma io, quando l’ho visto, sono cappottata con tutta la sedia: sapendo quello che stavamo giusto giusto combinando sembrava ci avesse letto nel pensiero.

Visto il video? allora vi faccio vedere come su DidaSfera abbiamo pensato di lavorare sugli strati (a parte le gallery e le note, che abbiamo già visto aprirsi in modal windows, quindi già su un livello superiore).

Lo strumento “appunti” è stato pensato per gli studenti ma, ovviamente, è a disposizione anche degli utenti riconosciuti come insegnanti :)

Navigando tra le Unità di lavoro di Didasfera è sempre presente, sulla sinistra del browser, una linguetta viola.

capture del browser con la linguetta viola

Cliccando sulla linguetta si apre sul testo una tendina che funziona come un blocco appunti.

Nelle due capture che seguono (clicca le immagini per ingrandire) puoi vedere la tendina degli appunti chiusa e aperta.

libri a strati: capture del browser con la tendina degli appunti chiusa

 

ebook a strati: capture del browser con la tendina degli appunti aperta

 

Il blocco appunti è legato alla materia, quindi ogni allievo avrà un blocco se sta consultando contenuti classificati sotto la materia “filosofia”, e un diverso blocco se sta consultando “matematica”. Nell’immagine vediamo che quello aperto ha il titolo “Appunti di tecnologia”.

La text area messa a disposizione nella tendina del blocco appunti consente di formattare il testo, di inserire link, di evidenziare le parole con colori diversi, di fare elenchi puntati e numerati.

Gli appunti possono poi essere:

salvati dove sono: l’allievo ritrova gli appunti al suo ritorno sulla materia,quando ritorna a casa o alla lezione successiva

salvati sul proprio computer: viene generato un file di testo (mantiene le formattazioni, i link ecc) che come nome ha la materia, la data e l’ora (ad esempio, un file di tecnologia salvato il 4 ottobre del 2011 a mezzogiorno avrà come nome: Tecnologia_04_10_11_12_00.doc). Questo per facilitare l’organizzazione dei file che lo studente può raccogliere in una cartella e avere in ordine cronologico. Ovviamente si possono rinominare :) In questo modo possono essere anche facilmente condivisi.

stampati direttamente su un foglio e inseriti nel quaderno

 

Come abbiamo detto la tendina degli appunti è su uno “strato” superiore, e per questo motivo si apre “sopra” anche quando abbiamo aperta quella del pannello di ricerca o quella degli strumenti social (nella seconda immagine di esempio è aperta sulla memorizzazione dei percorsi, cliccale per ingrandire)

tendina degli appunti aperta sul pannello di ricerca avanzata

tendina degli appunti aperta sulla finestra di memorizzazione dei percorsi

Questo consente, ad esempio, di appuntarsi i link restituiti dal motore di ricerca o di verificare, e annotare, quali percorsi abbiamo condiviso.

Vi anticipo che lo stesso concetto di tendina, di livello o strato superiore che si apre sul testo, lo stiamo utilizzando per i glossari: a giorni sarà pronto il primo e potrò postare le immagini :)

Ah, giusto per dire, mio figlio l’ha subito testato con il suo cellulare: si è loggato e ha memorizzato qualche appunto nella text area direttamente con la tastiera touch del telefono, poi ha salvato ma.. non posso pubblicarvi la capture… erano adolescenziali sproloqui su sua madre che, con le unghie lunghe, sul touch fa grandi pasticci :P

  Noa

Noa Carpignano è l'editore che ha creato BBN: la prima casa editrice italiana che pubblica testi scolastici digitali. Ne è amministratore e art director, lavora in un nido d'aquila in riva al mare appesa a un paio di Mac. Per saperne di più puoi leggere una sua intervista QUI o vedere il suo profilo su LinkedIn.