Apr
05

Nel post precedente ho segnalato i convegni di venerdì 8 (Milano) e sabato 9 aprile (Torino).

Ecco l’abstract del mio intervento, e anche quello di Maria Grazia Fiore.
Non parleremo solo, faremo vedere delle cose.
E a Torino qualcosina di più perché saremo con i tempi meno stretti :)

Noa Carpignano

Fuori testo: dalla pagina gutenberghiana all’ambiente per l’apprendimento

Da alcuni anni ormai si parla di libri di scuola digitali, l’argomento sarebbe da considerare già vecchio (addirittura la normativa risale a tre anni fa e la prima proposta di legge risale al 2004) se non fosse che, nonostante i convegni, le innumerevoli discussioni online e in barba alla norma, nelle scuole di testi scolastici digitali non se ne vede ancora l’ombra.
Perché? Questa lentezza nell’adozione di contenuti digitali è da addebitare, come si tende a fare, alla mancanza di adeguate strutture scolastiche? oppure alla mancanza di aggiornamento degli insegnanti? e, in definitiva, al progressivo disinvestimento culturale che il nostro paese opera ormai da anni?
Sì, ma non solo. È che di testi digitali, nati per essere digitali e non rozze e parziali conversioni, non ce ne sono. Lo stato in cui versa la scuola italiana (vero) e la riottosità dei docenti (vera o presunta) sono ottimi pretesti per gli editori che remano contro per non proporre nulla di seriamente innovativo.
Eppure i vantaggi dei testi digitali sono molti e, esaminando la questione da vicino, ci rendiamo conto che quelli del peso e del costo – dei quali maggiormente si parla – sono marginali per quanto importanti. Ma per poter godere di questi vantaggi bisogna essere disposti a cambiare molte cose, non possiamo accontentarci del pdf del vecchio libro di testo. E quindi cambia tutta la filiera editoriale, dalla progettazione alla distribuzione fino alla gestione dei diritti d’autore.
E a scuola? Le possibilità per l’insegnante possono anche non cambiare, ma si moltiplicano.
Ho parlato spesso della liquidità del libro di testo digitale, intesa sia come flusso di lavoro integrato con le scuole, sia come perdita di confini fisici, e questa dovuta non solo alla scomparsa della sua solidità, ma alla sua permeabilità a contenuti “altri”, alla sua miscelabilità con contentuti “altri”. Le connessioni, che permettono di esplorare, e l’hackerabilità, che consente di appropriarsi e rimescolare e sperimentare i contenuti, fanno sì che il testo sia fluido e possa diventare un vero e proprio ambiente di apprendimento.
Progettare un libro tradizionale, per quanto digitale, o progettare un libro-ambiente son cose decisamente diverse, così come diverso potrà essere il lavoro in classe: il filo d’Arianna non va perduto ma potrà essere sostituito dalla tela di Aracne perché l’indice può essere costituito da punti evento che ne determinano topologicamente la pluridimensionalità.
Proviamo quindi a vedere come può essere un testo digitale e come può evolversi. Siamo partiti da un banale pdf di un testo tradizionale per arrivare a un pdf più evoluto ed accessibile, ora proviamo a trasformare il testo in un ambiente di apprendimento, perché quello, secondo la nostra convizione, sarà il futuro.

Maria Grazia Fiore

Libri digitali e disturbi di apprendimento

L’apprendimento mediante testo a stampa ha acquisito sempre più importanza e centralità nei sistemi educativi contemporanei, grazie al vantaggio economico di poter riprodurre numerose copie di testi e di insegnare contemporaneamente a gruppi sempre più numerosi.

Le conseguenze sono state ovviamente di ampia portata, a partire dalla rappresentazione stessa delle conoscenze e della loro organizzazione disciplinare. Il libro di testo è diventato la pietra angolare delle istituzioni formative e di un modello di insegnamento/apprendimento incentrato essenzialmente sulla forma-libro e basato sullo sforzo di leggere, interpretare, capire e mandare a memoria per poi ripetere.

Un modello prioritariamente simbolico-ricostruttivo che permette di conoscere ciò che attraverso l’esperienza non è possibile (per condizioni spazio-temporali o per le caratteristiche di astrattezza dell’argomento di studio, ad esempio) ma che ha declassato quello esperenziale-laboratoriale a modello di serie B, ponendo al tempo stesso una “barriera d’ingresso” ineludibile a chi ha delle compromissioni della comunicazione linguistica, siano queste dovute ad uno sviluppo neuroatipico, a svantaggio di tipo socio-culturale o a disturbi specifici dell’apprendimento.

Esiste cioé un problema di “accessibilità” del libro di testo a stampa che viene dato quasi per scontato (tanto da essere praticamente ignorato), a cui si ovvia troppo spesso attraverso un impoverimento dei contenuti piuttosto che ad un reale adattamento ad esigenze comunicative divergenti da quelle “standard”.

Nonostante il modello comunicativo della Rete sia ben lontano dall’essersi affrancato dal primato del codice verbale, è soprattutto grazie ai processi di formazione a distanza e ai nuovi orizzonti delineati dall’editoria digitale, che si è tornati a discutere delle sinergie più adeguate tra i diversi codici nei processi di apprendimento nonché del processo di decostruzione del testo secondo criteri non lineari che risulta essere fondamentale per l’esplicitazione di quella struttura interna che non tutti riescono a fare propria.

Secondo Ruth Clark, le pagine a stampa sono “vettori di testo di facile lettura” mentre gli schermi usufruiscono di una minore quantità di testo e quindi “la visualizzazione del contenuto è molto più importante rispetto ai supporti cartacei”. È sempre vero? O esistono dei principi basilari che dovrebbero sottendere alla realizzazione (nonché alla scelta) di libri specificatamente pensati per la formazione, a prescindere dal supporto che li sostanzia? Esiste, insomma, un problema di “design for all” che ha da sempre riguardato anche i testi a stampa per la scuola e che – se non adeguatamente esplicitato – rischia di riproporsi sic et simpliciter in quelli digitali? Proveremo a rifletterci su.

Maggiori info sui convegni QUI

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2 Responses to Convegni Milano e Torino: abstract

  1. Cara Noa,
    Sono un produttore televisivo con la passione per l’education. Nel 2010 ho partecipato per laprima volta all’ebook-fest e proprio lì mi é nata l’idea del VFI.Di cosa si tratta? E’ un prodotto per le LIM ed usa clip video come espansione digitale di e-book.
    Visita il sito http://www.videoformatinteractive.it e guarda
    Giuseppe

  2. noa says:

    Molto interessante… :)

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