Apr
22

immagine decorativa

No, non ho nessuna intenzione di aprire il vaso di Pandora: non mi interessa, in questa sede, il pensiero dei grandi della filosofia, e neanche la posizione formale della fisica moderna. Potrei fare un pensierino sull’utilizzo del peyote per dilazionare un po’ il tempo – che è sempre troppo poco – ma anche per quello non è il momento :D
Quello che mi interessa è il tempo della conversazione, e non solo nell’apprendimento.
Noi possiamo immagazzinare – e l’editoria questo ha sempre fatto – molte informazioni, organizzarle e archiviarle, per poi renderle accessibili e fissarle in uno spazio-tempo. Ma se invece di organizzarle in stock, le strutturiamo in flow, la comunicazione costante coltiva un diverso senso collettivo dello spazio e del tempo: non si tratta più di confezionare un libro, o una rivista, ma di adoperarsi continuamente per implementare e organizzare tracciati, di valutare e riordinare le correnti delle informazioni e gli aggiornamenti che si sovrappongono.
Si tratta di applicare, come dice Guastavigna e interpretando un po’ a modo mio, la prospettiva della pubblicazione come processo anziché come prodotto. Le categorie e le suddivisioni delle informazioni vengono sostituite da flussi, e la comunicazione fra parti di conoscenza adiacenti nello spazio e/o nel tempo permettono un dialogo la cui complessità rende necessarie competenze specifiche per poter accompagnare il discente in un percorso di apprendimento che lo sfida alla partecipazione attiva.
Quindi l’editoria, soprattutto quella scolastica, ha ben altri compiti che continuare ad ammassare, catalogare e vendere informazioni: di archivi è piena la rete. La gestione dei flussi, questa è la vera sfida.
Now.

Apr
13

L’università di Urbino “Carlo Bo” bandisce un Corso di Formazione professionale intitolato “La Scuola del Libro”.
La durata del corso è di 2 mesi e mezzo (16 maggio-30 luglio), con 20 giorni di didattica frontale, per un totale di 120 ore strutturate nell’arco di 10 fine settimana (venerdì, 7 ore e sabato, 5 ore).
Il Corso – condotto da Emanuerla Conti, Mario Guaraldi e Gianluigi Montresor – si avvale di docenze di eccellenza con una serie articolata di Seminari incentrati sulla rivoluzione digitale in atto nel mondo dell’editoria.

Ecco alcuni dei temi che verranno trattati:
- Analisi della “vecchia” filiera editoriale basata sulla “merce cartacea”
- Le figure professionali a rischio di estinzione: fotolitisti, tipografi, librai
- Aspetti evolutivi verso il commercio dei “contenuti immateriali”: dal caos normativo alla deregulation programmata
- Il Far-Web attuale: i buchi neri del “copyright” e della normativa sul commercio librario
- La galassia e-book dopo il primo big-bang (formati, devices, piattaforme distributive, pricing e nuove forme di promozione)
- Progettare e realizzare “libri digitali” (competenze del futuro “redattore editoriale”)
- Il ruolo dell’editore digitale nel contesto della distribuzione planetaria: l’editore come “banchiere di contenuti”
- Scansione, conversione e nuove forme di archiviazione editoriale
- Nuovi contenuti e recupero dell’antico sul fronte di una nuova accessibilità
- Il Print-on-demand
- L’e-book a Scuola: una rivoluzione educativa prima che didattica
- Il library-lending (prestito bibliotecario di contenuti immateriali): il futuro del libro è in Biblioteca?
- L’editore diffuso: Aziende e Istituzioni fra vecchia burocrazia e nuova “cultura digitale”.

Tra i docenti e gli esperti che interverranno: Marco Barulli, Giulio Blasi, Sergio Canneto, Noa Carpignano, Fulvio Corsini, Erika D’Amico, Alessandro Del Ninno, Fabrizio Fenucci, Giorgio Jannis, Paola Ricci, Gino Roncaglia, Massimo Russo, Antonio Tombolini, Ilio Trafeli, Giuseppe Vitiello.
A questi si aggiungono ospiti come Enrico Pazzali (Fiera di Milano) e Pierluigi Masini (Resto del Carlino).
Mi dicono che sono previste anche tre borse di studio, io non so dirvi di più ma per info potete scrivere alla tutor, la gentilissima dottoressa Silvia Castellani:  silvia.castellani25@gmail.com

E questo è il link alla pagina informativa su www.uniurb.it

Ancora una cosa: penso che questo corso possa essere utile anche agli insegnanti che accarezzano l’idea di potersi spendere nella creazione di testi digitali per la scuola :)

Apr
13

copertina della pubblicazione

Ecco finalmente la versione lineare degli atti dell’eBookFest, per ora solo in formato *pdf ma rigorosamente Creative Commons.
È stato un lavorone che, confesso, è stato portato avanti a fatica anche perché si è sovrapposto a molti altri progetti (il più impegnativo dei quali la nuova piattaforma che è stata presentata in anteprima nei convegni a Milano e Torino e della quale presto vi racconterò). Questo per dire che, nonostante la cura e l’attenzione che poniamo sempre in quello che facciamo e la qualità che ci distigue, potrebbe esserci sfuggita qualche imperfezione: se la trovate siete pregati di farcelo sapere.
Di fatto noi siamo sempre molto orgogliosi dei nostri lavori ma di questo lo siamo il doppio, sia per la pubblicazione in sé, sia per quello che rappresenta.
Approfitto per dirvi che non riusciamo ad organizzare un’altra edizione dell’eBookFest entro il 2011, ma stiamo lavorando a quella del 2012.
Anche di questo spero di potervi raccontare qualcosa presto :)

Potete scaricare gli atti QUI, ma non senza un pensiero di ringraziamento a Maria Grazia Fiore.

Apr
05

Nel post precedente ho segnalato i convegni di venerdì 8 (Milano) e sabato 9 aprile (Torino).

Ecco l’abstract del mio intervento, e anche quello di Maria Grazia Fiore.
Non parleremo solo, faremo vedere delle cose.
E a Torino qualcosina di più perché saremo con i tempi meno stretti :)

Noa Carpignano

Fuori testo: dalla pagina gutenberghiana all’ambiente per l’apprendimento

Da alcuni anni ormai si parla di libri di scuola digitali, l’argomento sarebbe da considerare già vecchio (addirittura la normativa risale a tre anni fa e la prima proposta di legge risale al 2004) se non fosse che, nonostante i convegni, le innumerevoli discussioni online e in barba alla norma, nelle scuole di testi scolastici digitali non se ne vede ancora l’ombra.
Perché? Questa lentezza nell’adozione di contenuti digitali è da addebitare, come si tende a fare, alla mancanza di adeguate strutture scolastiche? oppure alla mancanza di aggiornamento degli insegnanti? e, in definitiva, al progressivo disinvestimento culturale che il nostro paese opera ormai da anni?
Sì, ma non solo. È che di testi digitali, nati per essere digitali e non rozze e parziali conversioni, non ce ne sono. Lo stato in cui versa la scuola italiana (vero) e la riottosità dei docenti (vera o presunta) sono ottimi pretesti per gli editori che remano contro per non proporre nulla di seriamente innovativo.
Eppure i vantaggi dei testi digitali sono molti e, esaminando la questione da vicino, ci rendiamo conto che quelli del peso e del costo – dei quali maggiormente si parla – sono marginali per quanto importanti. Ma per poter godere di questi vantaggi bisogna essere disposti a cambiare molte cose, non possiamo accontentarci del pdf del vecchio libro di testo. E quindi cambia tutta la filiera editoriale, dalla progettazione alla distribuzione fino alla gestione dei diritti d’autore.
E a scuola? Le possibilità per l’insegnante possono anche non cambiare, ma si moltiplicano.
Ho parlato spesso della liquidità del libro di testo digitale, intesa sia come flusso di lavoro integrato con le scuole, sia come perdita di confini fisici, e questa dovuta non solo alla scomparsa della sua solidità, ma alla sua permeabilità a contenuti “altri”, alla sua miscelabilità con contentuti “altri”. Le connessioni, che permettono di esplorare, e l’hackerabilità, che consente di appropriarsi e rimescolare e sperimentare i contenuti, fanno sì che il testo sia fluido e possa diventare un vero e proprio ambiente di apprendimento.
Progettare un libro tradizionale, per quanto digitale, o progettare un libro-ambiente son cose decisamente diverse, così come diverso potrà essere il lavoro in classe: il filo d’Arianna non va perduto ma potrà essere sostituito dalla tela di Aracne perché l’indice può essere costituito da punti evento che ne determinano topologicamente la pluridimensionalità.
Proviamo quindi a vedere come può essere un testo digitale e come può evolversi. Siamo partiti da un banale pdf di un testo tradizionale per arrivare a un pdf più evoluto ed accessibile, ora proviamo a trasformare il testo in un ambiente di apprendimento, perché quello, secondo la nostra convizione, sarà il futuro.

Maria Grazia Fiore

Libri digitali e disturbi di apprendimento

L’apprendimento mediante testo a stampa ha acquisito sempre più importanza e centralità nei sistemi educativi contemporanei, grazie al vantaggio economico di poter riprodurre numerose copie di testi e di insegnare contemporaneamente a gruppi sempre più numerosi.

Le conseguenze sono state ovviamente di ampia portata, a partire dalla rappresentazione stessa delle conoscenze e della loro organizzazione disciplinare. Il libro di testo è diventato la pietra angolare delle istituzioni formative e di un modello di insegnamento/apprendimento incentrato essenzialmente sulla forma-libro e basato sullo sforzo di leggere, interpretare, capire e mandare a memoria per poi ripetere.

Un modello prioritariamente simbolico-ricostruttivo che permette di conoscere ciò che attraverso l’esperienza non è possibile (per condizioni spazio-temporali o per le caratteristiche di astrattezza dell’argomento di studio, ad esempio) ma che ha declassato quello esperenziale-laboratoriale a modello di serie B, ponendo al tempo stesso una “barriera d’ingresso” ineludibile a chi ha delle compromissioni della comunicazione linguistica, siano queste dovute ad uno sviluppo neuroatipico, a svantaggio di tipo socio-culturale o a disturbi specifici dell’apprendimento.

Esiste cioé un problema di “accessibilità” del libro di testo a stampa che viene dato quasi per scontato (tanto da essere praticamente ignorato), a cui si ovvia troppo spesso attraverso un impoverimento dei contenuti piuttosto che ad un reale adattamento ad esigenze comunicative divergenti da quelle “standard”.

Nonostante il modello comunicativo della Rete sia ben lontano dall’essersi affrancato dal primato del codice verbale, è soprattutto grazie ai processi di formazione a distanza e ai nuovi orizzonti delineati dall’editoria digitale, che si è tornati a discutere delle sinergie più adeguate tra i diversi codici nei processi di apprendimento nonché del processo di decostruzione del testo secondo criteri non lineari che risulta essere fondamentale per l’esplicitazione di quella struttura interna che non tutti riescono a fare propria.

Secondo Ruth Clark, le pagine a stampa sono “vettori di testo di facile lettura” mentre gli schermi usufruiscono di una minore quantità di testo e quindi “la visualizzazione del contenuto è molto più importante rispetto ai supporti cartacei”. È sempre vero? O esistono dei principi basilari che dovrebbero sottendere alla realizzazione (nonché alla scelta) di libri specificatamente pensati per la formazione, a prescindere dal supporto che li sostanzia? Esiste, insomma, un problema di “design for all” che ha da sempre riguardato anche i testi a stampa per la scuola e che – se non adeguatamente esplicitato – rischia di riproporsi sic et simpliciter in quelli digitali? Proveremo a rifletterci su.

Maggiori info sui convegni QUI

  noa

Noa Carpignano è l'editore che ha creato BBN: la prima casa editrice italiana che pubblica testi scolastici digitali. Ne è amministratore e art director, lavora in un nido d'aquila in riva al mare appesa a un paio di Mac. Per saperne di più puoi leggere una sua intervista QUI o vedere il suo profilo su LinkedIn.