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Master organizzato dall’Università della Tuscia sull’editoria digitale. Siamo partiti dai resoconti del seminario che ho tenuto all’Università di Padova, per discutere i vari punti e approfondire. Vengono fuori domande interessanti, molto interessanti, anche su argomenti che non pensavo di affrontare. Per esempio una corsista mi ha chiesto, a proposito di dislessia, se c’è un carattere che, più di altri, agevola la lettura.

Quella delle font è una questione interessante, non molto conosciuta, quindi penso sia cosa buona e giusta rendere pubblica la mia risposta che copioincollo integralmente:

Elisabetta, poni temi complessi e specifici, non so rispondere a tutto in maniera esaustiva, ti dico quello che so :D
La difficoltà maggiore nel design for all, è proprio quella di individuare soluzioni adatte a tutte le disabilità, sensoriali e cognitive, comprese quelle non riconosciute come tali. Ma ci sono, purtroppo, dei conflitti di vario genere. Diciamo che in questa sede non ci interessano quelli di interesse (sì, ci sono grandi malloppi di denaro che frenano l’evoluzione) ma quelli tecnologici.
Secondo le indicazioni ufficiali le font che possono creare problemi sono le serif, quelle graziate tipo il Times per intenderci, mentre risultano più leggibili quelle senza grazie, i bastoni tipo l’arial o il verdana. Questa indicazione è valida anche per gli ipovedenti e per altri tipi di disabilità. Altro discorso invece per l’ordine di lettura: pensando alla dislessia conviene dividere la pagina in due colonne, questo per accorciare la lunghezza della riga ed evitare che il lettore si perda, per gli ipovedenti però questa soluzione può generare dei problemi nello scorrimento della pagina riposizionata dall’ingrandimento, e persino per i non vedenti può generare problemi di ordine di lettura se l’impaginato non è stato creato a regola d’arte. Ti posso dire anche che la formattazione può costituire una trappola, per esempio si consiglia di sostituire il corsivo con il grassetto per evidenziare parti di testo (e questo è tendenzialmente contrario alla normativa editoriale dove il corsivo evidenzia parole straniere, citazioni ecc e il bold evidenzia parole da enfatizzare).
Anche l’occhio di un carattere può essere importante, la proporzione che c’è tra l’occhio e le aste influisce molto nella leggibilità di un testo, a prescindere da eventuali disabilità.
Vi ho preparato questa immagine:
font

Come si può vedere il futura ha un occhio più piccolo rispetto al corpo, quindi è meno leggibile di un arial o di un trebuchet.
La spaziatura (la distanza fra le lettere) e l’interlinea sono importanti sia per i dislessici che nel caso degli ipovedenti: il software di ingrandimento può infatti sovrapporre tra loro righe e lettere se non sono distanziate abbastanza.
Anche l’allineamento ha la sua importanza nel caso dei dislessici: a destra crea disorientamento, e se giustificato può creare spaziature diverse fra le parole che comportano distrazione visiva (non ignorano facilmente lo spazio vuoto), meglio quindi un allineamento “a bandiera” sinistra.
Bisogna poi fare attenzione agli elenchi, meglio numerarli, evitare i periodi troppo lunghi, separare i paragrafi con un’interlinea maggiore di quella consueta.
Attenzione anche al contrasto fra fondo e testo: evitare, come per gli ipovedenti, un fondo poco contrastato con il colore del testo, ma bisognerebbe evitare anche il bianco totale sotto il nero totale (ipersensibilità alla luminosità) e assolutamente evitare il posizionamento del testo sopra fondi confusi, texture, immagini…

Per completezza segnalo anche una font (da acquistare) che ha particolari caratteristiche di leggibilità, creata proprio per i ragazzi dislessici: enfatizza infatti le differenze fra caratteri che facilmente vengono confusi.
Caratteristiche simili le ha il trebuchet, per esempio la l e la t hanno le aste leggermente ripiegate, ma la font (creata dall’editrice per ragazzi “Bianconero”) specifica presenta anche caratteristiche di spaziatura più larga e di costanza di spessore nelle lettere.
E comunque… no, nell’editoria – genericamente parlando – non c’è una particolare sensibilità verso questa e altre disabilità.
A parte quelle che ne hanno fatto uno specifico core-business (es. erickson)

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5 Responses to Ebook, dislessia, design for all.

  1. grazie dell'intervento Noa, vorrei solo precisare che il nostro non e' un master, bensi' un corso di perfezionamento breve (2 mesi). Abbiamo poi anche il master in e-elarning (2 anni). In effetti ogni edizione e' unica, perche' unica e' la genta che la frequenta e imprevedibili i percorsi di approfondimento e integrazione che grazie alle loro interazioni si intraprendono. Ce ne hai dato uno splendido esempio, grazie ancora! :)

  2. vero, la fretta mi porta a essere imprecisa a volte :)

  3. Agati Mario says:

    Ciao: sono un po' fuori tema, ma in questi giorni, parlando con la mamma di una mia bimba con DSA, le ho parlato di Kindle che dà l'opportunità, oltre che di ingrandire a piacimento il testo da leggere ee – credo – di selezionare i font, anche di "ascoltare" il testo (trasformando in pratica tutti i llibri in audiolibri)… mi pare una buona opportunità di ausilio per l'apprendimento nei casi di DSA, o no?

  4. si, il kindle (per quanto ne so, ma non sono un'esperta di reader) è l'unico ad avere la funzione text-to-speech, a meno che non l'abbiano tolta, perché erano nate delle questioni sul diritto d'autore. Però non mi pare sia in vendita qui in Italia.

  5. Ah, dimenticavo, c'è una grave questione nei formati… il kindle non supporta epub, e nel suo formato proprietario non so cosa si trovi in italiano…

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