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19 febbraio 2010 – Università di Padova – Cultura Senza Barriere
Seminario: I libri liquidi: presente e futuro anteriore dei testi digitali per la scuola

Nell’abstract mi ero proposta di rispondere a 5 domande, ho quindi sommariamente diviso il mio intervento in 5 parti, e ora viene comodo dividere questo contributo in 5+1 post.

0. Premesse

1. Cosa si pensa che siano i testi digitali per la scuola?

2. Cosa invece dovrebbero essere?

3. Come la mettiamo con l’accessibilità?

4. Perché la pirateria non deve far paura?

sei qui –>5. Perché le scuole non devono subire il cambiamento e come possono essere parte attiva?

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Come gli insegnanti possono essere parte attiva, e non terminale passivo di iniziative editoriali, quando non ministeriali?

il disegno rappresenta il flusso commerciale del libro di testo: editore faraone, rappresentanti vampiri, docenti, allievi con icone tipiche di messenger vestite in modo da rappresentare personaggi dell'immaginario collettivo

Oggi i libri di testo vengono confezionati dalle case editrici, proposti agli insegnanti dai loro rappresentanti, e adottati per cadere infine, con tutto il loro peso, sulla testa degli allievi [per chiarimenti sull’iconografia utilizzata vedere il video nel post con l’abstract].

il disegno sposta i personaggi del disegno precedente, da un diagramma di gant si passa a un diagramma con flusso circolare

Quando ho iniziato a parlar di libri liquidi, molto tempo fa, profetizzavo un cambiamento radicale nel workflow del libro di testo: contenuti che nascono dalla scuola, che nascono dal “fare”, contenuti che vengono elaborati dall’editore, per poi tornare alla scuola e ritornare all’editore in un flusso continuo di idee e collaborazione.
Anche se sono ottimi i progetti autonomi delle scuole (per esempio Classi 2.0), la figura dell’editore è bene che non scompaia. Il lavoro dell’editore infatti non diminuisce con la pubblicazione digitale (poiché l’editore non è quello che stampa i libri, anche se cartacei), ma aumenta. I suoi compiti principali sono:
1) garantire autorevolezza al testo coinvolgendo anche professionisti esterni ed estranei alla scuola, ad esempio il primo modulo del nostro testo di storia, quello sulla preistoria, è stato verificato da Alberto Salza, un antropologo di indiscussa competenza, mentre il secondo modulo, sulle Civiltà dell’antico Egitto, è stato revisionato da Alfredo Luvino, egittologo e collaboratore del Museo Egizio di Torino.
2) lavorare a una revisione stilistica, non se la prenda chi insegna: bisogna considerare che alcuni docenti, con gli anni, a forza di tarpare il proprio lessico nello sforzo di farsi capire, impoveriscono il loro linguaggio, inoltre è importante aiutare quelli che non insegnano materie umanistiche e che spesso non sono proprio delle “buone penne”. Una revisione può quindi regalare una ricchezza lessicale che, oltre a dare valore al testo diventa un’ulteriore opportunità per lo studente.
3) Reperire le immagini: dove le prendono i ragazzi e i loro insegnanti le immagini che utilizzano producendo il materiale in proprio? tze tze, non si possono rubare al testo della Zanichelli, e poi se sparissero davvero gli editori non esisterebbero neanche più i libri dai quali fotocopiarle :D
E non è così banale che le scuole abbiano accessi e abbonamenti alle banche immagini, insomma, tra foto e disegni gli apparati iconografici non sono cosa di così poco conto.

il disegno rappresenta una mappa storico/antropologica

4) disegni, carte e mappe: questa è una mappa del modulo di preistoria del quale vi parlavo prima, voglio vedere quella classe che ha le competenze per produrre una mappa così, e poi che si fa? si copia? e se gli editori non pubblicano più materiale di qualità da chi si copia?
5) progetto grafico e impaginazione: non è fondamentale, ci sono testi in giro che sembrano tesine della maturità impaginata su word, ma se c’è un impaginato gradevole, e funzionale come un professionista sa fare, non è meglio?
6) e a proposito di impaginazione, chi rende i materiali accessibili? Non tutti gli insegnanti sono in grado di lavorare file accessibili, finchè si tratta di un file di word, o di una pagina html basta un po’ di buona volontà, ma se si fanno cose più complesse, o si esce dai formati tradizionali… si stanno mettendo le mani nei capelli fior di grafici [uno per tutti la nostra bravissima Francesca Cattina]

E poi sono anche problemi da affrontare in modo specialistico, come l’accesso alle varie disabilità, e il tipo di lettura che non è più lineare, bisogna tenere presente la tendenza allo scansionamento visivo della pagina, alla frammentazione della lettura, agli elementi che consentono di agganciare parti diverse del discorso creando personalissimi percorsi di lettura.

Tutto questo non può prescindere da un cambiamento nelle dinamiche in classe, abbiamo parlato del ruolo dell’editore, vediamo quello dell’insegnante, perché se è vero che il testo digitale può valorizzare le capacità autoformative degli allievi, non si può certo trascurare la funzione di orientamento del docente. Anche perché stiamo parlando di un ambiente, la rete, che i ragazzi vivono sempre di più come il principale mezzo d’informazione, ma per molti è difficile trovare il filo conduttore e la complessità si fa sconcertante. È l’insegnante che deve quindi in qualche modo riposizionarsi, deve portarsi non più di fronte ma di fianco all’allievo per fare, oltre che da guida, da mediatore culturale tra la tecnologia e i ragazzi, che da parte loro sappiamo essere sempre meno disposti a interpretare il ruolo del vaso da riempire.
È da questo fare, da questo sperimentare, che deve partire il dialogo continuo tra il mondo della scuola e quello dell’editoria.

Ma il mio concetto di liquidità del testo non è limitato solo al flusso di lavoro, di contributi: bisogna considerare anche la sua perdita di confini fisici dovuta non solo alla scomparsa della sua solidità, ma alla sua permeabilità a contenuti “altri”, alla sua miscelabilità con contentuti “altri”.
Le connessioni –che permettono di esplorare– e l’hackerabilità –che consente di appropriarsi e rimescolare e sperimentare i contenuti– fanno sì che il testo sia fluido e possa diventare un vero e proprio ambiente di apprendimento.
Allo schoolbookcamp si è parlato di “libro ambiente”, ne hanno parlato Giorgio Jannis e Gianni Marconato (una visita al sito è raccomandata per chi si occupa di apprendimento) e io penso che la combinazione dei due concetti “libro liquido” e “libro ambiente” sia quella giusta.

Si continua a pensare a testi digitali come a opere da mettere su uno scaffale, pure digitale, ma Andreas Formiconi, università di Firenze, ha scritto in un post a proposito della Folksonomia:

L’intuizione cruciale degli autori di Google è stata riconoscere che in Internet non è necessario piazzare per forza tutto sugli scaffali prima, ma è invece sufficiente lasciare crescere le connessioni da sole ed utilizzarle dopo che queste sono spontaneamente emerse.

Insomma, in Internet non c’è bisogno di scaffali.

Ed è con questo pensiero che io vi lascio immaginare il futuro del libro di testo.

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sei alla fine dell’intervento, qui la prima parte.

Posted in convegni, editoria scolastica, news BBN, non dite che non lo avevo detto, sassolino nella scarpa | Tagged , , , , , , , , , , , , , , , | 14 Comments

14 Responses to Seminario CSB, parte 5.

  1. Complimenti, bell’intervento.

    L’e-book come l’intendi tu probabilmente fa paura a qualcuno. “Paura” è il nome che diamo alla nostra incertezza, alla ignoranza della minaccia, o di ciò che c’è da fare.
    Una paura liquida, appunto.

    http://www.laterza.it/schedalibro.asp?isbn=9788842081623

  2. noa says:

    fa paura a qualcuno e gola ad altri, nell’ipotesi più ambiziose ovviamente.
    o forse non mi si fila proprio.
    ma a volte mi vengono in mente i bassotti, che non fanno la fatica di scavare, di sporcarsi le mani: si appostano in silenzio e quando paperino e i tre nipotini trovano il tesoro… zac!
    però io non assomiglio a paperino, io sono un castigo di dio, tipo… paperoga :D

    (Bauman finirà per liquefarsi da solo. Ricco però, lui… :D)

  3. Pingback: messaggio liofilizzato sul corso nella bottiglia « Insegnare Apprendere Mutare

  4. andreas says:

    grazie per codesti pensieri che insieme ad altri mi aiutano a riflettere

  5. noa says:

    @andreas, ma sai che il tuo ultimo post non scherza? grazie a te, quindi, e… chissà.

  6. Grazie, grazie , grazie. E’ stata per me una lettura estremamente utile e gradevole. Di più: ho capito che mi si aperto un nuovo spiraglio attraverso il quale intravedere un possibile cambiamento in meglio.

  7. noa says:

    :) son felice di questo… tutte energie che girano e si rinnovano, di questi tempi poi…

  8. stefania balducci says:

    la tua idea di libro è bellissima ma utopica. Quanti sono i docenti che hanno voglia di impegnarsi nella costruzione di un testo liquido?
    la maggior parte di loro trova molto + comodo usare un libro già preconfezionato senza che in nessun modo venga coinvolto…..e non credo di vedere un bicchiere mezzo vuoto….cmq la tua idea è meravigliosa…..e mi paicerebbe un giorno vederla realizzata

  9. stefania balducci says:

    dimenticavo un altro problema ancora + insormontabile dei docenti poco disponibili: i genitori.
    pensare di parlare di libro ambiente, di fluidità del libro o di docente/tutor/ mediatore culturale è un processo di cambiamento mentale che ancora non ha supporto nella nostra società …e ne parlo per esperienza personale…non sempre…anzi quasi mai…apprezzata dai genitori.

  10. noa says:

    benvenuta Stefania :)
    probabilmente hai ragione, è ancora presto, per insegnanti e per genitori, ma ne siamo consapevoli.
    Mi chiedi quanti sono i docenti che hanno voglia di impegnarsi in un lavoro editoriale, ti confermo che sono pochi, ma sono quelli giusti, quelli che – come te del resto, ti si incontra in rete – cercano di dare un senso al cambiamento.
    Quelli che sanno che inseguire un sogno è come far ginnastica, nessuno lo può fare per te, per nessun motivo ;)

  11. LaProfe says:

    Il problema per me, oggi, è che sono occupata a costruire giornalmente testi liquidi per un ragazzino che parla a fatica, non sa leggere, non scrive; contemporaneamente, schde a parte da adattare per lo straniero disabile; eccetera.
    Non ho tempo per fare altro.
    Nemmeno per immaginare, a volte :-)

    Grazie per i post, sono proprio belli e utili (li ho segnalati sul social network “alla lavagna”)
    Ciao

  12. noa says:

    grazie a te :)
    lo so che sei indaffarata… anche io sono sempre più inguaiata, e giro di meno per blog anche, ma non perdiamoci di vista ;)

  13. francesca says:

    grazie, è stato un seminario illuminante,

  14. Emma says:

    Questo è il post migliore. Speriamo in un libro liquido dunque (liquid book? LB..? :))

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