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Grazie Livio.
postato da noa in dalla rete..., editoria scolastica
Io so che un giorno (che spero non lontano ma so non essere così vicino) i bambini e i ragazzi con problemi di vista (e/o altre disabilità) potranno usufruire degli stessi testi scolastici che usano i loro compagni, e potranno usufruirne nello stesso modo, con le stesse modalità.
E il merito sarà, almeno in buona parte, di Livio Mondini: chi segue questo blog lo ha già incontrato in alcune citazioni e in alcuni commenti.
Da tempo Livio semina qua e là in rete consigli, materiale di supporto e anche qualche anatema, e ora ha pubblicato “editoria aperta“, un sito di risorse e tutorial per imparare a rendere i file dei libri digitali accessibili. Un sito appena nato ma che ospita già alcuni insegnamenti importanti: insomma, ora chi impagina un libro digitale non ha più scuse, deve solo rimettersi a studiare.
Impaginare un testo digitale accessibile non è uno scherzo, chi ha imparato a lavorare su xpress o su indesign ragionando in termini di stampa già deve modificare alcuni standard sapendo di salvare i file in un formato che ha altre caratteristiche, ma l’accessibilità costringe a impostare il lavoro in modo diverso fin dall’inizio, e poi a un intervento supplementare sul file. Il problema, per l’editoria scolastica, non è da poco perché gli impaginati dei libri di testo, a parte le pagine di semplice narrativa, sono piuttosto complessi. Hanno un progetto grafico portante e importante che può generare dei problemi, hanno apparati didattici diversificati che si appoggiano molto a richiami visivi, e inoltre i libri di scuola giocano con le immagini e i colori in modo impegnativo. Tutte cose che sono da ripensare, ridefinire e ristrutturare.
E se noi abbiamo iniziato ad affrontare il problema in tempi ancora non sospetti, altri adesso dovranno affrontarlo per forza perché la normativa – per ora largamente ignorata – prevede che i testi digitali siano accessibili (vedere sia la finanziaria sia la circolare).
Il consiglio che mi sento di dare ai grafici che lavorano per l’editoria è quello di investire un pochino del loro tempo per iniziare a capire quali problemi saranno presto chiamati a risolvere.
E grazie, Livio
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Grandi profeti e semplici streghe.
postato da noa in editoria scolastica, non dite che non lo avevo detto
Mario, il profeta, ha scritto nel suo primo post sul suo nuovo blog:
“E c’è da immaginarsi che nei prossimi giorni assisteremo a una valanga di (finte) conversioni al Web 2.0“
Io, nel frattempo, me la prendo con Lessona che ipotizza di mettere online i pdf che confezionano per la stampa e chiudo con un “Te vojo vedé online“.
Passano 24 ore da un post e neanche quelle dall’altro.
Ora leggo su la Repubblica:
“Finalmente è nato www.scuolabook.it, ossia il portale per l’editoria digitale pensato per le scuole secondarie di primo e secondo grado per contenere la spesa delle famiglie italiane. Basato sullo standard Adobe Digital Edition per la gestione del DRM, permette di scaricare libri equivalenti a quelli della versione su carta, con una visualizzazione molto simile al tradizionale formato cartaceo…”
E ho iniziato a ridere, pensando alla profezia di Mario, e a chiedermi se pure io l’avevo indovinata sulla questione dei pdf: possibile?
Possibile sì:

Caratteristiche da notare:
1) il peso: 82 pagine = 23 mega
2) stampa NON permessa
3) copia digitale NON permessa
Ho scaricato l’anteprima (24 pagine free) ed è un testo in bianco e nero (è un supporto didattico) ricco di immagini – ben fatto, tra l’altro.
Ho quindi preso un file dei miei, di altra materia ma analogo come quantità di immagini inserite, per vedere la differenza di peso tra un file nato per andare in tipografia e un file nato per una vita digitale. Il mio pesa 5,6 mega per 46 pagine (il testo è a moduli, in totale sono più di 600).
Vi posto una pagina del primo (no, non ho sprotetto il pdf, ho semplicemente fatto una capture dello schermo) e un paio del secondo. Cliccateci sopra per ingrandire.
Visto che un mega corrisponde a 1024 kb, il file del loro “diventato ebook” pesa 315 kb a pagina, mentre il nostro file del “nato ebook” pesa 124 kb a pag.
Se poi consideriamo che il nostro file oltre a essere tutto a colori (le immagini a colori pesano di più) contiene anche un filmato quicktime, ecco spiegato quello che intendo dire quando sostengo che un file creato per andare in lastra non è adatto al web.
Ma il peso è solo la prima cosa che salta agli occhi, ci sono tanti altri motivi per i quali vi rimando QUI.
Poi ci sono cose che non solo non saltano agli occhi, ma non si vedono proprio.
Oggi ho lavorato come una matta per rendere accessibile un ebook molto semplice.
Ho impiegato ore solo a mettere i collegamenti ipertestuali alle note (con scritte invisibili, ma che lo screen reader legge per il ritorno al testo) e dicevo a mio marito “pensa, ci sono chicche in questo file che puoi vedere solo se sei cieco: questo è un buon file“.
E queste cose non si possono fare in un pdf da stampa: infatti quello che ho scaricato non ha neppure un banalissimo testo alternativo alle immagini.
E sono cose previste dalla normativa (rileggetevi la circolare sull’adozione dei libri di testo…).
Insomma, la stampa al torchio garantisce una buona qualità, ma non per questo torchiare il vecchio catalogo per schiacciarlo as is in un pdf è una buona idea.
Un’ultima nota: ho iniziato citando Lessona, ma devo specificare che lui rappresenta De Agostini, i libri dei quali ho parlato sono invece Zanichelli.
Portino pazienza gli uni e gli altri: se vogliono commentare sono i benvenuti.
No Tag20
Sì, te. Te vojo vedé online.
postato da noa in dalla rete..., editoria scolastica

Hi-tech, interessante e ben fatta pubblicazione di Altroconsumo, numero di settembre.
Inchiesta sugli ebook, e si parla anche di noi: potete scaricare il file QUI
Ho evidenziato in giallo la parte che ci riguarda, ma non ho potuto fare a meno di evidenziare con un cerchio rosso la parte che riguarda le dichiarazioni di Michele Lessona, presidente di De Agostini scuola e consigliere Aie.
Qui ne cito una parte, e commento:
“Sulla parola ‘digitale’ siamo già pronti”, rassicura Michele Lessona, consigliere del gruppo Educativo dell’Aie (Associazione italiana editori) e presidente di DeAgostini scuola. “Abbiamo i pdf di tutti i nostri libri, vi si possono aggiungere collegamenti ipertestuali, e renderli scaricabili da internet non è un grosso problema”. Ma Lessona avverte che il loro prezzo non crollerebbe. “I libri scolastici sono tra i più complessi e costosi da produrre, l’investimento iniziale è molto elevato. Produrre un corso di Geografia, completo di atlante, eserciziario e varie altre
appendici, può costare anche 500.000 euro”.
La De Agostini nasce ad inizio secolo scorso come Istituto Geografico (i fratelli De Agostini erano uno cartografo, l’altro esploratore) ed esordisce con un Atlante scolastico e due anni dopo con un calendario Atlante. E questa rimarrà la vocazione d’impresa per molti, molti anni, mentre l’attività puramente editoriale verrà differenziata da questa soltanto settant’anni dopo.
Non si capisce perché dunque, visto che la De Agostini gioca in casa per quanto riguarda mappe, carte e immagini che possono servire per una pubblicazione di questo tipo (cioè non deve chiedere i diritti a nessuno, detenendo i copyright), debba spendere 500.000 mila euro per realizzare un testo di geografia.
Da notare, tra l’altro, che approfitta del vantaggio per venderli ad un prezzo decisamente inferiore rispetto, per esempio, alla Zanichelli (verificato su catalogo online).
Ma Lessona ciurla nel manico, visto che di digitale si tratta, e comprende nei costi quelli di carta, stampa, legatoria, ecc… allora si fa presto, con 10.000 copie, a tirar su cifre. Gli viene fatto notare e si difende abbattendo il 50%, che è più o meno quello che abbiamo sempre sostenuto noi.(poi c’è la questione dell’Iva che vedremo come va a finire…).
Mi rimane da capire dove se ne vanno 250.000 euro per la lavorazione pre-pre-stampa un testo di geografia (i diritti d’autore non costituiscono costo).
Ma, a parte questo, mi stupisce che Michele Lessona dichiari: “Abbiamo i pdf di tutti i nostri libri, vi si possono aggiungere collegamenti ipertestuali, e renderli scaricabili da internet non è un grosso problema”.
Avevamo già affrontato questo discorso io e Livio, da due diversi punti di vista, direi sinergici.
Se questa dichiarazione Lessona l’avesse fatta un paio di anni fa avrei pensato che, al solito, chi cerca di mantenere rendite di posizione, chi dichiara che tanto fra quindici anni sarà in pensione e quindi se ne frega (cit. Ferrari, direttore generale divisione libri di Mondadori) poco si guarda intorno, poco cerca di capire, anzi, fa lo struzzo per poter meglio difendere le proprie retrograde posizioni.
Ma in questi ultimi anni, e specialmente in questi ultimi mesi, si è fatto un gran parlare di ebook e penso che chi dirige una casa editrice dovrebbe rendersi conto che non è il pdf di un testo tradizionale che vogliono gli insegnanti (e giustamente), ma se queste questioni sono troppo complesse basterebbe che si rendesse conto che i pdf in loro possesso, quelli che utilizzano per le lastre di stampa, non vanno bene per il web. E questo non è molto difficile: i pdf per la stampa di un’antologia (la loro “incontri” per esempio) di 640 + 398 + 302 + 302 pagine, pesano centinaia di mega. Te vojo vedé online.
Oltre a tutte le altre considerazioni che trovate QUI.
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Benvenuto Guaraldi!
postato da noa in news BBN
È un onore avere Mario fra noi.
Ma io lo so già che qualsiasi cosa scrivo suona di sviolinata, così faccio che mettere su un violino come porte-bonheur e… buonanotte suonatori.
Buonanotte Mario, domattina vedrai il tuo blog pubblicato

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Elettrizzata.
postato da noa in news BBN

Sto confezionando un nuovo blog all’interno della WPMU (che sta per WordPress MultiUser, cioè questa piattaforma).
No, non ve lo dico di chi è, dovrete aspettare ancora una manciata di ore.
Ma, credetemi sulla parola, ne vale la pena.
Aggiornamento del giorno dopo: Il blog è stato pubblicato, l’annuncio lo trovate QUI.
No Tag12
Involuzione della specie.
postato da noa in dalla rete..., editoria scolastica

Ho sempre sostenuto che l’ebook non è innovazione ma evoluzione.
L’editrice Il Mulino ha pubblicato “Darwin books”, una piattaforma con 300 titoli.
Sarebbe una buona notizia, sarebbe.
Avrebbe potuto essere, cioè. Povero Darwin.
- Ma i piani erano ben visibili al pubblico…
- Visibili?! Sono dovuto andare nello scantinato per vederli!
- Ma e’ quello l’ufficio di consultazione per il pubblico!
- E si deve consultare con la torcia elettrica?
- Oh gia’, si vede che le lampade si erano fulminate!
- Ma non mancava solo la luce. Mancava anche la scala!
- Insomma, avete trovato i piani?
- Si’ – disse Arthur – si’. Erano in fondo a un casellario chiuso a chiave che si trovava in un gabinetto inservibile sulla cui porta era stato affisso il cartello “Attenti al leopardo“.——-> Douglas Adams, “Guida Galattica per gli Autostoppisti”
Alla faccia dei DRM.
No Tag06
Mia madre, mia suocera, e le tecnologie (vecchie e nuove).
postato da noa in dalla rete...

Il bianco a 40/60°, il colorato a 30°, e anche il bianco delicato a 30°.
Se non sai riconoscere la fibra sintetica (al tatto, o leggi il bugiardino cucito all’interno del capo) non serve sapere che è meglio lavarla a 30°.
Mia suocera ha 80 anni, ex maestra, ha tirato su un paio di figli, e di lavatrici ne ha caricate una caterva. Idem mia madre, che però ha un passato da sarta e i tessuti mi ha insegnato a riconoscerli. Così, quando viene mia suocera, tengo d’occhio la lavatrice: altrimenti ogni tanto un capo si restringe, un altro si colora…
Morale: anche la tecnologia più semplice si presta a un uso sconsiderato e può far danni.
Io non mi occupo di tecnologia, non creo e non vendo tecnologie didattiche, ma le discussioni a “botta e risposta” fra Gianni e Antonio sono sempre interessanti e danno origine a riflessioni in vari luoghi della rete (vi ricordate la discussione sui nativi digitali?).
Anche se è davvero un peccato che, come scrive Gianni in un commento, le prediche si fanno a chi va in chiesa.
Le tecnologie non servono, di Gianni Marconato
Le tecnologie servono, di Antonio Fini
… A meno che, di Gianni Marconato





Noa Carpignano è l'editore che ha creato BBN: la prima casa editrice italiana che pubblica testi scolastici digitali. Ne è amministratore e art director, lavora in un nido d'aquila in riva al mare appesa a un paio di Mac. Per saperne di più puoi leggere una sua intervista 

