Sep
23

comp115_demo

In compenso il notebook è un nuovo registro elettronico per le note, l’hard disk è un gruppo heavy metal (spopola in rete…), la Lim è un programma ministeriale, e il termine Outlook indica chi non è al passo con i tempi.

A parte il (preoccupante) folklore, l’indagine condotta da Edu-Tech su 1000 insegnanti, in occasione del convegno milanese sul futuro della scuola, rivela aspetti interessanti:
– il 71% dei docenti pensa che il computer sia da fornire a tutti gli studenti,
– il 58% desidera una maggiore presenza di prodotti didattici multimediali mentre solo
-il 25% pensa ai libri di testo digitali.
Quel 71% non stupisce se si nota che il 18% degli intervistati non accende mai un computer.
E detto questo non stupisce neanche il 58% VS 25%: più volte è stato detto, in rete ma anche allo schoolbookcamp, che il libro digitale inteso come pdf di un testo tradizionale non è la giusta soluzione. L’insegnante pensa quindi al prodotto didattico multimediale come ad uno strumento più agile, e probabilmente più evoluto, rispetto al testo digitale. Giustamente, secondo me.

Ma il dato che dovrebbe far riflettere assai è quello che probabilmente passa più inosservato: tra chi usa un pc (e solo il 67% degli insegnanti lo fa abitualmente!!!), il 26% afferma di essere un autodidatta, e un altro quarto ha imparato grazie ai figli. Il 19% ha seguito dei corsi, e un volenteroso 13% ha imparato grazie ad un partner più tecnologico”.
Questo imbarazzante dato significa solo una cosa: gli insegnanti sono stati lasciati soli. Anche in questo. È stato fatto poco, troppo poco, e male.
L’Italia è una repubblica [democratica] che confonde il lavoro con il volontariato*.

Fonte

*No, non solo il ministero: una grossa grossa grossa azienda automobilistica ha appena comunicato a mio marito che c’è un lavoro da fare.
Gratis, che siamo in crisi.
O così o (cambiamo fornitore) pomì.

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