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	<title>Comments on: bricolage o brickolage?</title>
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		<title>By: noa</title>
		<link>http://noa.bibienne.net/2009/05/01/bricolage-o-brickolage/comment-page-1/#comment-171</link>
		<dc:creator>noa</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2009 16:36:00 +0000</pubDate>
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		<description>Eh eh, lo sapevo che messa giù così non ti sarebbe piaciuta.
Vedila da questo punto di vista: io sono un imprenditore (e, sempre rubata a Maurizio, non dico questo in supino ossequio alle compulsioni paranoidi di qualche presunto statista) e mi ritrovo a creare e distribuire (in vendita, in licenza o free Creative Commons come i brick ai quali facevo riferimento) dei file.
Questi file devono per forza avere dei confini, il che non significa che siano compiuti (e il fatto che siano esaustivi non significa che non siano integrabili, implementabili ecc.), ma alla fine il file contiene dei dati (che siano testi, immagini, audio o video) che gli danno una dimensione e un peso. In questo senso sono oggetti, e il problema sta proprio nel come liquefarli.
Il concetto del libro mattone (quante volte si è detto di un polpettone indigeribile?) è quindi da superare, ma non si può distribuire un prodotto senza forma: in qualche modo va confezionato. Che io lo venda o che lo regali, in qualche modo devo poterlo circoscrivere. Quello che bisogna fare per sganciarsi dall&#039;idea di libro tradizionale in pdf, almeno in una prima fase per passare all&#039;anello evolutivo successivo, è rendere i &quot;mattoncini&quot; solubili (ebook alka selzer?).
La fase successiva, ma che stiamo già tentando di sperimentare, dovrebbe essere quella di renderli permeabili. Se quindi il nostro &quot;oggetto didattico&quot;, per riprendere una tua recente definizione, è diventato permeabile e solubile sembra il che passo verso la liquidità possa essere breve. Invece oltre queste due fasi ci aspetta un salto grande, che è impossibile secondo me fare ora per molti motivi, non ultimo una concezione del diritto d&#039;autore che andrebbe sovvertita.
Insomma, un passo per volta, un anello per volta... non facit saltus.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Eh eh, lo sapevo che messa giù così non ti sarebbe piaciuta.<br />
Vedila da questo punto di vista: io sono un imprenditore (e, sempre rubata a Maurizio, non dico questo in supino ossequio alle compulsioni paranoidi di qualche presunto statista) e mi ritrovo a creare e distribuire (in vendita, in licenza o free Creative Commons come i brick ai quali facevo riferimento) dei file.<br />
Questi file devono per forza avere dei confini, il che non significa che siano compiuti (e il fatto che siano esaustivi non significa che non siano integrabili, implementabili ecc.), ma alla fine il file contiene dei dati (che siano testi, immagini, audio o video) che gli danno una dimensione e un peso. In questo senso sono oggetti, e il problema sta proprio nel come liquefarli.<br />
Il concetto del libro mattone (quante volte si è detto di un polpettone indigeribile?) è quindi da superare, ma non si può distribuire un prodotto senza forma: in qualche modo va confezionato. Che io lo venda o che lo regali, in qualche modo devo poterlo circoscrivere. Quello che bisogna fare per sganciarsi dall&#8217;idea di libro tradizionale in pdf, almeno in una prima fase per passare all&#8217;anello evolutivo successivo, è rendere i &#8220;mattoncini&#8221; solubili (ebook alka selzer?).<br />
La fase successiva, ma che stiamo già tentando di sperimentare, dovrebbe essere quella di renderli permeabili. Se quindi il nostro &#8220;oggetto didattico&#8221;, per riprendere una tua recente definizione, è diventato permeabile e solubile sembra il che passo verso la liquidità possa essere breve. Invece oltre queste due fasi ci aspetta un salto grande, che è impossibile secondo me fare ora per molti motivi, non ultimo una concezione del diritto d&#8217;autore che andrebbe sovvertita.<br />
Insomma, un passo per volta, un anello per volta&#8230; non facit saltus.</p>
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		<title>By: Gianni Marconato</title>
		<link>http://noa.bibienne.net/2009/05/01/bricolage-o-brickolage/comment-page-1/#comment-170</link>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2009 15:14:48 +0000</pubDate>
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		<description>L&#039;idea dei mattoncini mi entusiasma solo quando si tratta dei LEGO; al di fuori, no.
La metafora non regge quando parliamo di apprendimento che è una dimensione, come dire, olistica?
Il tutto è più della somma delle parti. L&#039;apprendimento, ce lo insegnano da tempo, non è un muro di mattoni cui un mattone si aggiunge all&#039;altro, ma una vasca con liquido dentro in cui il nuovo liquido immesso si mescola con quello esistente cambiando se stesso e l&#039;esistente.
Come vedi, cara Noa, la tua metafora della liquidità regge benissimo e non svenderla per dei mattoncini</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;idea dei mattoncini mi entusiasma solo quando si tratta dei LEGO; al di fuori, no.<br />
La metafora non regge quando parliamo di apprendimento che è una dimensione, come dire, olistica?<br />
Il tutto è più della somma delle parti. L&#8217;apprendimento, ce lo insegnano da tempo, non è un muro di mattoni cui un mattone si aggiunge all&#8217;altro, ma una vasca con liquido dentro in cui il nuovo liquido immesso si mescola con quello esistente cambiando se stesso e l&#8217;esistente.<br />
Come vedi, cara Noa, la tua metafora della liquidità regge benissimo e non svenderla per dei mattoncini</p>
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