May
01

costruzioni
Bella storia, proprio in questi giorni, complici varie discussioni su FB, stavo ri-pensando al concetto di testi liquidi, agli ebook oggetto e ai learning object di quasi antica memoria. E stavo chiedendomi quanto della “liquidità” del testo digitale deve (o può) essere propria del prodotto, e quanto affidata all’uso che ne viene fatto. Mi chiedevo anche se i piccoli brick* che affianchiamo ai testi come risorse free (e che come numero di pagine quasi raggiungono i quelle dei testi in licenza d’uso), ma esaustivi come singola risorsa, non siano oggetti troppo rigidi, brick, appunto. E un brick è, per sua natura, poco fluid.
Ho chiuso uno dei post precedenti con la frase “Sarà una strada lunga e l’ebook, così com’è ora, è sicuramente un passaggio necessario, fisiologico.
Ma niente più che quell’anello evolutivo che segnerà il passaggio tra oggetto e strumento.

Intendo: brick:oggetto=fluid:strumento. Ma è così automatico? Non credo.
Mi viene in aiuto Gianni Marconato che scrive:

“Saranno forse i Learning Object di cui tanto si parlò ed un po’ meno si parla?
Non è mia intenzione riproporre la mia posizione sulla tematica (ampiamente trattata in questo blog e sostanzialmente riassumibile nell’idea che se li si vedono come “innovazioni” della didattica non lo sono affatto; se li si vede come ulteriori “risorse” per la didattica che possono essere usati tanto in modo tradizionale quanto “innovativo”, ci possono anche stare.
Una “risorsa” è una identità didatticamente neutra ed il senso che assume sta nell’uso che se ne fa”.

E con questo, traquillizzo chi già sta alzando un sopracciglio, non sto abdicando per lasciare la responsabilità della liquefazione dei testi agli utilizzatori, perché il senso sta nelle intenzioni.
D’altronde anche Marconato nel p.s. specifica.
Però questo mi porta a pensare che se togliessimo al suo concetto di bricolage didattico la connotazione di “fai da te domenicale”, magari proponendo non dico linee guida ma autorevoli** percorsi, magari aggiungendo una k (tanto cara ai digital native tanto cari alla Stella nazionale, ah ah!), potremmo ragionare di brickolage didattico. E come brickoleur della didattica potremmo arrivare ad insegnare ad accettare la complessità del sapere, e gli insegnanti dall’anima hacker potranno insegnare l’amore per la ricerca, perché (rubo a Chatel) comprendere come si comprende ha molto più valore che comprendere qualcosa.

Ma, a proposito di Chatel, lo avete letto il BBN manifesto?

* proprio intesi come mattoncini di un testo componibile

** e non di bassa cucina editoriale (anche questa presa in prestito da Chatel ma, che volete, oggi è il primo maggio e non ho molta voglia di lavorare :D)

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2 Responses to bricolage o brickolage?

  1. L’idea dei mattoncini mi entusiasma solo quando si tratta dei LEGO; al di fuori, no.
    La metafora non regge quando parliamo di apprendimento che è una dimensione, come dire, olistica?
    Il tutto è più della somma delle parti. L’apprendimento, ce lo insegnano da tempo, non è un muro di mattoni cui un mattone si aggiunge all’altro, ma una vasca con liquido dentro in cui il nuovo liquido immesso si mescola con quello esistente cambiando se stesso e l’esistente.
    Come vedi, cara Noa, la tua metafora della liquidità regge benissimo e non svenderla per dei mattoncini

  2. noa says:

    Eh eh, lo sapevo che messa giù così non ti sarebbe piaciuta.
    Vedila da questo punto di vista: io sono un imprenditore (e, sempre rubata a Maurizio, non dico questo in supino ossequio alle compulsioni paranoidi di qualche presunto statista) e mi ritrovo a creare e distribuire (in vendita, in licenza o free Creative Commons come i brick ai quali facevo riferimento) dei file.
    Questi file devono per forza avere dei confini, il che non significa che siano compiuti (e il fatto che siano esaustivi non significa che non siano integrabili, implementabili ecc.), ma alla fine il file contiene dei dati (che siano testi, immagini, audio o video) che gli danno una dimensione e un peso. In questo senso sono oggetti, e il problema sta proprio nel come liquefarli.
    Il concetto del libro mattone (quante volte si è detto di un polpettone indigeribile?) è quindi da superare, ma non si può distribuire un prodotto senza forma: in qualche modo va confezionato. Che io lo venda o che lo regali, in qualche modo devo poterlo circoscrivere. Quello che bisogna fare per sganciarsi dall’idea di libro tradizionale in pdf, almeno in una prima fase per passare all’anello evolutivo successivo, è rendere i “mattoncini” solubili (ebook alka selzer?).
    La fase successiva, ma che stiamo già tentando di sperimentare, dovrebbe essere quella di renderli permeabili. Se quindi il nostro “oggetto didattico”, per riprendere una tua recente definizione, è diventato permeabile e solubile sembra il che passo verso la liquidità possa essere breve. Invece oltre queste due fasi ci aspetta un salto grande, che è impossibile secondo me fare ora per molti motivi, non ultimo una concezione del diritto d’autore che andrebbe sovvertita.
    Insomma, un passo per volta, un anello per volta… non facit saltus.

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