Apr
27

catena

Riprendo dal convegno, per comodità: “Se prendiamo per buono il fatto che i nativi digitali non esistono perché le loro (presunte o reali) competenze sono di natura tecnica e non culturale, allora anche gli ebook non esistono. Infatti le poche cose che vi si propone ora sono di natura tecnica e non culturale.
Il “Se” iniziale regge la frase, e non c’è bisogno di dire che è un'”asserzione condizionale” no?
Ma, anche per chi non sa cos’è il modus ponens, e non conosce le regole d’inferenza, la seconda parte della frase spiega la prima.
In rete ci sono discussioni accese (soprattutto su FB) sulla opportunità (e sulla valenza politica che può avere) di mettere in discussione gli e-book.
Nella frase che ho qui riportato (e in tutto il mio intervento) metto sicuramente in discussione gli e-book ma, per chi non sa cos’è un’asserzione condizionale e non ha capito nulla della seconda frase, nonché del resto dell’intervento, io addirittura nego l’esistenza stessa degli ebook – naturalmente anche di quelli prodotti da noi – e, secondo il principio di disgiunzione, nego anche che esistano bambini e ragazzi che frequentano le italiche scuole.
Penseranno che io sostenga che se li sono mangiati tutti.
Se mi sente la MariaStella son guai, sia mai che, non essendoci allievi, le venga in mente di licenziare tutti gli insegnanti per la gioia di Tremonti.

Noi siamo i primi (in vari interventi in rete, compreso questo di Chatel) a concordare sul fatto che la sinistra abbia, su questo tema, scavalcato a destra. E sul fatto che gli ebook fanno risparmiare le famiglie, disturbano non poco le lobby editoriali e consentono ai piccoli editori di entrare in un mercato di cartello.
Sono, in definitiva, il futuro che la sinistra dovrebbe guardare con favore.
Ma io, donna di sinistra, mi devo accontentare di questo?
Io, editore di sinistra, mi devo accontentare di questo?
O posso dire, senza temere di essere accusata di collaborazionismo, che vorrei dei testi digitali di qualità?
È reazionario dire che siamo agli inizi e che c’è ancora tanto da fare?
Posso dire che i testi ora in commercio, COMPRESI I NOSTRI, sono primitivi (naif, quanto mi piace) rispetto a quello che dovremo fare nel prossimo futuro?
O forse appaio più progressista se sostengo che gli ebook che esistono ora sono perfetti così?
E se dichiaro che gli ebook in commercio ora, TUTTI, compresi i nostri, non sono conformi alla circolare che prevede siano accessibili alle tecnologie assistive? Rischio di essere rasata e perdere la lunga chioma?

Ma lasciamo perdere destra e sinistra (per chi vuole approfondire c’è l’analisi di Chatel che condivido) perché saltellare per i wall pestando i piedi e frignando “ce l’hai con me, allora sei fascista/comunista gne gne” mi pare idiota.

Lasciamo perdere, dicevo, rischiamo arditamente lo scalpo, mettiamo in discussione gli ebook, e vediamo come renderli degni del titolo di “testi digitali”.
Ho iniziato a parlare di testi liquidi almeno un anno fa, e in varie discussioni in rete, e quello che intendo dire quando parlo di testo liquido pare averlo compreso perfettamente Marconato:
credo che l’idea della de-strutturazione, della non strutturazione, dell’apertura, della non chiusura, del non completo, del mai completo, del sempre diverso, del mai uguale a se stesso, possa essere una buona prospettiva. Come implementarla è un’altra storia.”
Già, come implementarla, di questo bisognerebbe parlare, su questo dovremmo confrontarci, altro che pippe dritte o mancine.
Sono consapevole del fatto che il processo evolutivo sarà lento (e non potrei non esserlo visto che lo vivo sulla mia pelle), ma inesorabile. Un commento al post di Marconato centra il problema: “è necessario che ci siano autori capaci di elaborare materiali digitali aperti, de-strutturati, e soprattutto lettori in grado di interpretare e a loro volta ri-strutturare, comporre e decomporre l’oggetto digitale.
Sarà una strada lunga e l’ebook, così com’è ora, è sicuramente un passaggio necessario, fisiologico.
Ma niente più che quell’anello evolutivo che segnerà il passaggio tra oggetto e strumento.
Non me ne vogliano la destra, la sinistra, e i mutanti (dio che noiosi).

Posted in dalla rete..., editoria scolastica, news scuola | Tagged , , , , , , , , | 9 Comments

9 Responses to Non causa pro causa

  1. futre says:

    mi piace quello che scrivi, posso copiarlo (e naturalmente firmarlo a mio nome) sul mio blog?

    un mio amico diceva spesso: perchè ripeti sempre quello che dico io dopo di te?

    ho anche scoperto, con qualche perplessità, di esser stato clonato, oh, beh, almeno il mio pensiero, e considerato che in genere non mi fila nessuno debbo ammettere, con quel minimo di presunzione che non guasta mai, di essere molto soddisfatto! sì.

    a buon intenditor…

    don’t surf the net, make the waves!

  2. noa says:

    “mi piace quello che scrivi, posso copiarlo (e naturalmente firmarlo a mio nome) sul mio blog?”

    pure tu?
    ma è un vizio! :D

    don’t surf… :D

  3. Livio says:

    Oh, Futre, vero che è più carina quando si incazza? Le viene fuori quell’aria così, un po’ nobile… :-)

  4. futre says:

    oh, Livio, e dici bene dici, meno male che non morde (non ancora…)

    ;)

    ricordati che venerdì sera c’è David B.

    dlin

  5. Antonio Fini says:

    Concordo pienamente con le tue conclusioni. Soprattutto nella scuola, si dovrebbe lavorare per affermare una cultura costruita sul “fai e condividi” piuttosto che sul banale “scarica e leggi/senti/vedi”!
    Insegnanti (e studenti) avranno un ruolo attivo nella co-costruzione dei materiali didattici, gli e-book (ma avrà ancora senso chiamarli così?) del futuro..

  6. noa says:

    e no che non avrà senso.
    già ora io distinguo tra ebook e testi (scolastici) digitali… ;)

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