Oct
05

È assai interessante l’idea lanciata da Garamond per la costituzione di un marketplace di contenuti didattici digitali in adozione nella scuola italiana.

Con un chiaro riferimento all’art. 15 della finanziaria sui libri scolastici digitali, l’idea consiste nell’introdurre l’adozione di contenuti digitali come “libri di testo”, sotto forma di e-book, podcast, learning object, giochi interattivi, video… e delinea un modello economico che consentirebbe ai contenuti didattici di essere gratuiti per insegnanti e studenti e, nel contempo, salvaguardare il diritto alla giusta remunerazione del lavoro di autori ed editori.

La proposta in linea di massima mi piace e ne condivido lo spirito e le finalità, ma.

Il modello economico è descritto in 5 punti che riassumo:

Punto 1) Autori ed Editori pubblicano sul marketplace indicando il costo unitario di licenza d’uso.
Punto 2) Gli insegnanti valutano i materiali e adottano, indicando il numero di licenze per classe
Punto 3) Autori ed Editori fatturano quanto adottato in base al report generato dal gestionale del market.

Fin qui tutto perfetto. Ed è quello che noi abbiamo impostato da due anni (i nostri testi sono già, infatti, rilasciati in licenza d’uso alle scuole).

Punto 4) L’Amministrazione (il Ministero?) reperisce i fondi per pagare Autori e Editori creando un’imposta di scopo a carico di aziende attive nel settore IT (produttori di computer, cellulari, connessioni di rete ecc.)
Punto 5) I fondi vengono utilizzati per l’acquisto dei contenuti didattici digitali e per la formazione del personale docente

Qui invece ho delle obiezioni.
I nostri testi costano mediamente la metà di un testo tradizionale (e di più, mantendento alta la qualità, non è possibile fare), nonostante questo sarei felice anch’io se il costo dei libri di testo non ricadesse sulle famiglie.
Infatti la BBN applica uno sconto speciale alle scuole che utilizzano il budget d’istituto per pagare le licenze senza poi rivalersi sugli allievi e che distribuiscono, quindi, i testi gratuitamente.

Ma non vedo nei punti 4 e 5 la giusta soluzione.
L’imposta di scopo non credo possa essere ammessa, visto che – per la nostra dottrina – l’imposta deve avere carattere di generalità e indeterminatezza, questo perché lo Stato possa spendere il denaro in modo indipendente.
Il fatto che siano state recentemente introdotte delle “imposte di scopo” (anche se altri tributi non chiamati così potevano considerarsi tali, ad esempio la tassa regionale per il diritto allo studio) ha sollevato non poche polemiche alla camera proprio per la natura anticostituzionale delle stesse, e in nome di un federalismo tampone sono state deliberate.
Resta comunque il fatto che devono colpire unicamente i contribuenti che potenzialmente si avvalgono del servizio (e non è il nostro caso) e devono avere carattere di provvisorietà e non ripetibilità (e non è il nostro caso).
Proporre quindi un’imposta di scopo per spalmare il costo degli studi su aziende che (solo potenzialmente) trarranno beneficio dalla diffusione dei pc, mi sembra strada assai difficile da intraprendere e, a mio parere, e ferma la condivisione della finalità, niente affatto corretta.
Oltre ad avvallare l’anticostituzionalità del tributo, il rischio è quello di fornire al governo una scorciatoia istituzionale per trovare risorse che non ha voglia di investire.

Bene quindi il marketplace, benissimo le licenze d’uso.
Ma non aspettiamoci miracoli governativi.
Tiriamoci su le maniche, e puntiamo sulla qualità.
Noi dobbiamo fare il nostro lavoro, e distribuire contenuti ineccepibili con le possibilità che abbiamo, ed è quello che noi di BBN stiamo già facendo, senza stare ad aspettare che altri costruiscano market finanziati.
Il risparmio per le famiglie già così è assicurato e, con il tempo e la sensibilizzazione, può darsi che i soldi saltino fuori senza stare a strapazzare aziende di altri settori con tasse inique.

Potete leggere la proposta Garamond per intero QUI e intervenire nella discussione sul loro blog QUI.

Posted in dalla rete..., editoria scolastica | Tagged , , , , , , , | 4 Comments

4 Responses to Il marketplace proposto da Garamond.

  1. Pingback: Diigo Daily 10/06/2008 — Simplicissimus

  2. prossio says:

    Sono da anni nel settore come consulente informatico e non penso sia una soluzione il libro digitale per il taglio dei costi dei libri.
    Siamo in un paese dove l’incidenza delle copie pirata e’ altissimo, soprattutto tra i ragazzi.
    Circa 10 anni fa’ avevo fatto un software per la gestione dei negozi di dischi.
    Con la pirateria, quello specciola intendo tipo emule e vari, hanno chiuso tutti, uno dopo l’altro.
    Spero si ridimensioni la teoria del libro digitale a scuola, altrimenti dopo il primo anno saranno dolori per molti editori.
    G.

  3. noa says:

    Non penso che la pirateria informatica non sia un problema in assoluto, ma sicuramente non lo è per noi.
    Ho l’impressione che tu abbia commentato senza leggere o comprendere a fondo come distribuisce BBN e quello che propone Garamond, proposta che, se pur perfettibile, aderisce allo stesso principio: le licenze collettive.
    Penso che se addirittura un consulente informatico non percepisce la svolta di quello che si sta proponendo – non solo in fatto di peso-costo-contenuti, ma in fatto di copyright – sarà bene dedicare un post all’argomento.
    Approfondirò presto dunque il discorso e ora mi limito a dire che non temo dolori, almeno da questo punto di vista :D

    Inoltre c’è da considerare che attribuire la crisi-chiusura dei negozi di dischi a emule è come dire che i cinema chiudono perché c’è la televisione: un fondo di verità c’è, ma è quantomeno approssimativo.

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