Sep
02

Un nuovo problema per i prof.
Limitiamoci per il momento ai licei, per i quali la questione è più scottante. Facciamo due conti: cattedra di Storia e filosofia, 5 ore settimanali di insegnamento – 3 di filosofia e 2 di storia, che nell’anno finale diventano 3. Se l’Educazione civica diventa una materia obbligatoria aggiuntiva dell’area storico-geografica-sociale, ovvero della cattedra di storia e filosofia, le 2 ore di storia settimanale vengono di brutto tagliate del 50%, a fronte di un programma ministeriale immenso, che già così è praticamente impossibile completare (vedi a proposito le geremiadi della stampa e dei ben-pensanti su “i nostri studenti che ignorano la storia patria”).

Che fare?

Nessuno vuole negare l’importanza della disciplina, in tempi come questi poi…. Ma al solito siamo nella palude delle riforme ministeriali di facciata, che vengono s-caricate su piattaforme strutturali marce e polverose. A questo punto rischia davvero di saltare il poco di buono che ancora riusciamo a passare ai nostri ragazzi sul senso del passato e dei diritti.

E quindi?

Quindi una proposta: cerchiamo di applicare con serietà e metodo il principio della verticalità. Se si vogliono fare le riforme senza toccare il telaio che regge il motore, almeno distribuiamo i pesi: facciamole tenendo conto delle competenze effettive delle fasce d’età. In questo senso, l’educazione alla cittadinanza è un processo “di base” che può benissimo competere alla fascia della scuola secondaria di primo grado; alla secondaria superiore, affidiamo l’educazione ai diritti. Ovvero un percorso di spiegazione delle fasi storiche che hanno portato all’evoluzione delle istituzioni, dei diritti, delle leggi, dell’idea di comunità che caratterizza la nostra area geo-politica. Facciamo cioè educazione civica (OK) ma senza separarla dall’insegnamento della storia, pur distinguendole nella forma e nei fini.

Esempi: la democrazia è un fenomeno che ha una data di nascita (anzi: tante date di nascita); niente di più importante che capirne l’evoluzione per comprenderne il senso. E allora, nel libro di storia, un MODULO di Educazione civica – ovvero di STORIA DELLE ISTITUZIONI – ci permetta di affrontare lo studio del fenomeno sia in senso sincronico (quando dove perché) che diacronico (cosa è diventata, a cosa occorrerà fare attenzione nel prosieguo degli studi storici, e perché no: quali filosofie del diritto hanno contribuito alla sua trasformazione).
Noi ci abbiamo già pensato, e forse siamo i primi che possono offrire agli insegnanti una soluzione davvero concreta, e non di bassa cucina editoriale, per allontanare la nuova minaccia che incombe sulla loro autostima. Vedere per credere…

Nota di noa: il file “storia delle istituzioni” è allegato al testo di storia a partire dal terzo modulo.
Puoi scaricare il piano dell’opera, la presentazione degli autori, la guida per l’insegnante, gli indici e due pagine di esempio qui.
Oppure puoi richiedere la copia saggio qui
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2 Responses to L’educazione civica ritorna in pagella.

  1. noa says:

    Ancora una nota: quando Maurizio scrive “Nessuno vuole negare l’importanza della disciplina, in tempi come questi poi…” la parola disciplina va intesa nel senso di materia.
    Il 5 in condotta non c’entra nulla, va specificato, in tempi come questi poi…

  2. Pingback: Facciamo un sessantotto. « FARAONA, la gallina che non fugge

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