Sep
24

Stamattina mi hanno intervistata. Ho passato quindi un’oretta al telefono con una giornalista simpatica e intelligente, e io le donne simpatiche e intelligenti, alla faccia dei luoghi comuni, le immagino pure giovani e belle.
Un’intervista rilassata e informale al punto che, quando mi ha chiesto della sede e dei nostri uffici, le ho candidamente confessato – deve essere davvero brava questa giornalista – che le stavo parlando dal divano della cucina, e che ero spapanzata in pigiama (sì, anche gli editori, le editrici, stanno in pigiama, quello che non le ho specificato è che trattasi di tutone felpato pippo-style, che qui è calato un freddo bestia).
L’attimo di panico c’è però stato quando mi ha chiesto di mandarle una foto.
Non ho una foto, dico, oddio. Togliti il pigiama e fattela, dice lei. OK.
Poi ho visto la loro ultima copertina e il consiglio assume un contorno diverso.
OK, scherzava, scherzavamo, le mando una foto, senza pigiama, ma con il cappotto eh.
No, non vi dico chi è la giornalista, e neppure la testata: quando uscirà il servizio sarà una sorpresa per voi come lo è stata per me.
Ecco.

Aggiornamento:
È uscita, vedere qui.
Altro aggiornamento: un’intervista online qui.

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Sep
17

Le statistiche di BBN

postato da noa in news BBN

Oggi ho dato un’occhiata alle statistiche. Il numero dei visitatori invece di scendere nel periodo estivo – essendo testi scolastici sarebbe stato prevedibile – ha continuato ad aumentare, e in queste ultime due settimane si è quadruplicato.
Ma i dati interessanti sono quelli più tecnici: volevo sapere la risoluzione dei monitor più utilizzata dai nostri visitatori perché stiamo preparando una nuova interfaccia per i CD/DVD dei testi digitali, e mi sarebbe piaciuto aumentarla di dimensioni. Però vedo che il 4,5% degli utenti lavora ancora con il monitor 800×600 e quindi, pur essendo una netta minoranza, per ora rimaniamo con le vecchie misure. Anche perché nei portatili la dimensione del monitor incide maggiormente sulla differenza di prezzi, e non è detto che le famiglie, volendo attrezzare lo studente, si possano permettere un 17″.
Un altro dato, che non influisce sul nostro lavoro, mi ha però stupita: gli utenti che usano Explorer (nelle versioni 6 e 7, tantissimi ancora con la 6!) sono il 69,22% contro SOLO il 28,07 che si connette con Firefox (il resto sono Safari, Opera, Mozilla). Io mi connetto sia con Firefox che con Safari, ma qui tutti usano Firefox, al punto che mi ero quasi dimenticata dell’esistenza di Explorer (in realtà so che il webmaster lo usa, insieme a tutti gli altri, per testare i siti).
Disinformazione? Pigrizia? O siamo noi a vivere nel mondo di OZ*?
Vediamo cosa succederà con Chrome.

(Se a qualcuno interessa: Windows 94%, Mac 4%, Linux 2%)

*la parte che ci spetta è quella del ciclone iniziale = libera coniazione della monete d’argento, ma questa è un’altra storia…

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Sep
12

iLiad Tour

postato da noa in dalla rete...

Simplicissimus riapre la lista: chi vuole provare iLiad per una settimana può farlo.

iLiad Tour Reloaded

(non conoscete il lettore per ebook, dicesi reader, dicesi iLiad basta la parola? tzè.)

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Sep
08

2 settembre 08, La Stampa:

Per contrastare l’ aumento dei prezzi dei libri scolastici, il Codacons, che assieme ad Intesaconsumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) ha indetto per il prossimo 18 settembre un nuovo sciopero della spesa, ha deciso di mettere il proprio sito internet a disposizione di quanti vogliano pubblicare o scaricare un libro di testo.
[...]Il Codacons provvederà ad inserire i vari libri sul proprio sito internet, precisando anche città e istituti scolastici che hanno adottato i vari testi, e renderli gratuitamente scaricabili per tutti gli studenti. «Ogni classe – ha spiegato il presidente Codacons Carlo Rienzi – può acquistare un solo libro ed inserirlo on line attraverso il nostro sito, così da renderlo stampabile per ogni studente. Con tale iniziativa vogliamo applicare subito l’art. 15 della legge 112/08 che consente già per l’anno scolastico ai blocchi di partenza di accedere gratuitamente ai testi disponibili su internet».

8 settembre 08, Virgilio notizie:

L’Aie, associazione italiana editori, ha diffidato il Codacons dal procedere con l’iniziativa “Libri gratis”, che prevedere la messa in rete dei libri di scuola per ‘alleggerire’ i bilanci delle famiglie: “E andremo fino in fondo. La legge è dalla parte degli editori”, garantisce il presidente dell’Associazione Italiana Editori Federico Motta.
“La lettura del decreto legge del Ministro Tremonti, con cui il Codacons giustifica la scannerizzazione e la messa disposizione gratuita di testi scolastici sul suo sito internet, è assolutamente errata e a questo punto volutamente fuorviante – spiega Motta in una nota – Il riferimento all’accesso in forma gratuita o a pagamento ‘a seconda dei casi previsti dalla normativa vigente’ si riferisce in modo chiaro e inequivoco ai testi della scuola primaria, che vengono forniti a tutti gli alunni dalle Istituzioni pubbliche, e a quei libri destinati ai non abbienti degli altri ordini e gradi di scuola”.

Per una volta sono d’accordo con Federico Motta.
Il modo di approcciare la questione da parte del Codacons è quantomeno maldestro.
Se l’associazione delle associazioni avesse deciso di creare una piattaforma online a disposizione di editori, autori, insegnanti e volontari, dove pubblicare testi, dispense e contenuti digitali vari, e dove ciascuno (autore o editore) può decidere se rilasciare il prodotto del quale detiene i diritti più o meno gratuitamente, sarebbe stata un’idea eccellente. Un’idea che noi avremmo appoggiato mettendo anche a disposizione il nostro catalogo.
Ma una piattaforma del genere non è realizzabile in tempi brevi e senza professionalità specifiche, insomma, è un investimento mica da ridere.
E poi bisogna gestirla.
E infatti pare non sia questa la strada che propongono.
La sparata del Codacons – che certo ben conosce le norme vigenti – non può che far pensare all’ennesima trovata mediatica.
Se il Codacons davvero volesse incentivare in modo concreto e realistico i testi digitali, inizierebbe a veicolare altre notizie: invece di millantare manovre piratesche che mai vedranno la luce, potrebbe segnalare che ci sono case editrici che i libri scolastici su internet e su cd li producono già, che i testi didattici digitali esistono.
E ci sarebbe da segnalare che qualcuna di queste (noi, ad esempio) distribuisce già, e LEGALMENTE, contenuti GRATUITI.
Ma le buone notizie non fanno notizia.

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Sep
04

Stamattina mio marito mi ha chiesto: “ma come mai il Presidente del Consiglio, proprietario di una delle più grandi case editrici scolastiche, ha permesso alla sua pupilla di congelare il mercato dei libri di testo per 5 anni?”.
L’ho guardato. Mi sono resa conto che davvero non capiva.
Allora – non ho mica un marito scemo eh! – si vede che il gioco non è chiaro, forse è il caso di spiegarlo. Semplificando:
Prima è uscita una legge che impone l’adozione dei testi digitali a partire dal 2009 con quello che c’è per arrivare al 2011 con l’adozione di soli ebook.
Subito dopo una legge che pare dire: visto che tanto col cavolo che le case editrici faranno i testi digitali, vi tenete i testi che avete fino al 2014.
Apparentemente è un controsenso e pure una zappata agli editori, come rileva il consorte.
Ma.
1) Le case editrici investono nella redazione, nella stampa dei testi, nelle copie saggio: questi costi vengono ammortizzati nel primo anno di vendita (più o meno) così gli anni successivi, pagati i costi di creazione del testo e gli impianti di stampa (le pellicole e le lastre), rimangono solo i costi di ristampa e i diritti d’autore (una miseria) = tutto guadagno.
2) La trovata della Gelmini ridurrà il fatturato delle case editrici ma aumenterà la percentuale di utile sul fatturato (è una conseguenza del punto 1).
3) Le grandi case editrici detengono l’80% del mercato.
4) Le case editrici piccole avranno difficoltà a far fronte al disastro.
5) Le case editrici grandi recupereranno il fatturato perduto spazzando via quelle piccole.
6) Il monopolio dei 4/5 grandi editori uscirà rafforzato.
7) Nel frattempo le grandi case editrici hanno 5 anni per dirottare gli investimenti sul digitale. 8) Le case editrici piccole, nello stesso periodo, non potranno investire nulla dovendo pensare a sopravvivere, e così alla fine anche quelle che reggeranno saranno tagliate fuori dal mercato.

Morale, la prima trovata della ministra è funzionale alla seconda e, tutte e due, a chi detiene il potere.

Si tenga pure, il presidente dell’AIE, il suo raccapriccio. Gli renderà parecchio denaro.

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Sep
02

Un nuovo problema per i prof.
Limitiamoci per il momento ai licei, per i quali la questione è più scottante. Facciamo due conti: cattedra di Storia e filosofia, 5 ore settimanali di insegnamento – 3 di filosofia e 2 di storia, che nell’anno finale diventano 3. Se l’Educazione civica diventa una materia obbligatoria aggiuntiva dell’area storico-geografica-sociale, ovvero della cattedra di storia e filosofia, le 2 ore di storia settimanale vengono di brutto tagliate del 50%, a fronte di un programma ministeriale immenso, che già così è praticamente impossibile completare (vedi a proposito le geremiadi della stampa e dei ben-pensanti su “i nostri studenti che ignorano la storia patria”).

Che fare?

Nessuno vuole negare l’importanza della disciplina, in tempi come questi poi…. Ma al solito siamo nella palude delle riforme ministeriali di facciata, che vengono s-caricate su piattaforme strutturali marce e polverose. A questo punto rischia davvero di saltare il poco di buono che ancora riusciamo a passare ai nostri ragazzi sul senso del passato e dei diritti.

E quindi?

Quindi una proposta: cerchiamo di applicare con serietà e metodo il principio della verticalità. Se si vogliono fare le riforme senza toccare il telaio che regge il motore, almeno distribuiamo i pesi: facciamole tenendo conto delle competenze effettive delle fasce d’età. In questo senso, l’educazione alla cittadinanza è un processo “di base” che può benissimo competere alla fascia della scuola secondaria di primo grado; alla secondaria superiore, affidiamo l’educazione ai diritti. Ovvero un percorso di spiegazione delle fasi storiche che hanno portato all’evoluzione delle istituzioni, dei diritti, delle leggi, dell’idea di comunità che caratterizza la nostra area geo-politica. Facciamo cioè educazione civica (OK) ma senza separarla dall’insegnamento della storia, pur distinguendole nella forma e nei fini.

Esempi: la democrazia è un fenomeno che ha una data di nascita (anzi: tante date di nascita); niente di più importante che capirne l’evoluzione per comprenderne il senso. E allora, nel libro di storia, un MODULO di Educazione civica – ovvero di STORIA DELLE ISTITUZIONI – ci permetta di affrontare lo studio del fenomeno sia in senso sincronico (quando dove perché) che diacronico (cosa è diventata, a cosa occorrerà fare attenzione nel prosieguo degli studi storici, e perché no: quali filosofie del diritto hanno contribuito alla sua trasformazione).
Noi ci abbiamo già pensato, e forse siamo i primi che possono offrire agli insegnanti una soluzione davvero concreta, e non di bassa cucina editoriale, per allontanare la nuova minaccia che incombe sulla loro autostima. Vedere per credere…

Nota di noa: il file “storia delle istituzioni” è allegato al testo di storia a partire dal terzo modulo.
Puoi scaricare il piano dell’opera, la presentazione degli autori, la guida per l’insegnante, gli indici e due pagine di esempio qui.
Oppure puoi richiedere la copia saggio qui
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  Maurizio Chatel

Noa Carpignano è l'editore che ha creato BBN: la prima casa editrice italiana che pubblica testi scolastici digitali. Ne è amministratore e art director, lavora in un nido d'aquila in riva al mare appesa a un paio di Mac. Per saperne di più puoi leggere una sua intervista QUI o vedere il suo profilo su LinkedIn.