Apr
19

Prima di distruggere il libro di testo, ragioniamo sul sistema di relazioni di cui esso è il semplice intermediario. Il libro di testo, come qualunque strumento, è solo funzionale all’”in-vista-di…” per cui viene utilizzato. Se per generazioni esso è stato il luogo di affermazione di un baronato organico al sistema, il percolato di un’ideologia utile alla formazione di una classe dirigente, negli ultimi decenni si è trasformato in un ingranaggio industriale per lo sfruttamento di un sottobosco di intellettuali in cerca di visibilità, o in fuga dalle frustrazioni di un ruolo vissuto come obsoleto. Come ogni strumento è dunque in sé innocente, poiché il senso sta nelle intenzioni. Quello che manca nella produzione scolastica è la percezione di un vissuto, di un respiro comunicativo che non tratti chi deve imparare – ci sarà pur qualcuno che deve ancora imparare – come lo strumento di un secondo fine. Il fine di un testo non può che essere la persona con cui il tuo sapere è diventato esperienza, qualcuno che non devi convincere della facilità del sapere, ma della sua complessità. Qualcuno che, con la sua presenza accanto al tuo lavoro, ti ha convinto ad accettare la complessità di ciò che credevi di sapere. Il libro di testo è qualcosa che ti cammina accanto tutta la vita, che aspetta sempre di essere scritto, e che ogni giorno ricominci da capo a scrivere, perché qualcuno nel frattempo ti ha nuovamente modificato.

Posted in dalla rete... | Tagged , , | Leave a comment

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *